Le Malattie dell’alcool: alcolismo ed ansia

Alcolismo ed ansia:

È assai frequente scoprire nei casi di alcolismo, la presenza di stati ansiosi.

Sono presenti di solito quando gli alcolisti non sono in un periodo in cui bevono molto e sono in relazione con l’astinenza fisiologica.

L’ansia può anche essere presente come manifestazione di un conflitto psicologico.

La frequenza dell’ansia nell’alcolismo ha contribuito a far si che i medici prescrivessero continuamente agli alcolisti tranquillanti minori come il Librium ed il Valium.

Questi sono utili nella fase di astinenz, a ma controindicati per il mantenimento, dal momento che gli alcolisti corrono il rischio di assuefarvisi.

Si dovrebbe notare che alcune manifestazioni di astinenza possono durare fino a 3, 12 mesi.

Questo periodo prolungato è stato descritto come Sindrome di astinenza protratta e la sua terapia è descritta nel capitolo  sulle “complicazioni psichiatriche e neurologiche dell’alcolismo”.

L’alcolismo può entrare come componente in stati di ansia fobica e disturbi panici poiché gli individui che ne sono affetti si volgeranno all’alcol per trovare sollievo all’intensa reazione panica.

In tal caso si tratta evidentemente di alcolismo secondario.

Il disturbo panico primario può essere trattato con medicinali antidepressivi, specialmente imipramina.

Con il miglioramento disturbo panico l’alcolismo si risolve.

 

Tratto da Sheldon Zimberg (1982)- La cura clinica dell’alcolismo- Ferro Edizioni Milano.

Tutte le ricerche sull’alcolismo si imbattono o si scontrano, notoriamente con ostacolie difficolta ricorrenti, Tra questi un ‘eccesso di semplificazione’ , che riduce il problema ad uno dei suoi dettagli o ad uno dei suoi aspettie, più spesso ad un eccesso di informazioni, che si annoda in confusa ed intricatamescolanza di elementi, a r4ifletterela complessità della quewstione senza chiarirla.

Era il 1982, era il back-ground culturale da cui si diffuse il Metodo Hudolin in Italia.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

Teorie socio culturali

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

 

Tra le teorie socio culturali saranno considerati quei modelli che, provenienti da aree di studio diverse, danno particolare rilievo all’impatto dell’ambiente sociale e culturale sullo sviluppo di problemi connessi al bere.

Nell’ambito delle teorie dell’apprendimento alcuni autori sottolineano il fatto che i problemi dovuti all’uso di sostanze non esisterebbero se le persone non avessero accesso alle sostanze stesse.

Questi studiosi sottolineano il ruolo dei fattori economici, della disponibilità e accettabilità della sostanza, delle punizioni sociali, dei modelli e rinforzi sociali per uno stile di vita ‘drug-free’ (Lerner e Raczynsky, 1988; Crowley, 1988).

Nel 2005 si è tenuto un Simposio al Meeting Annuale della Research Society on Alcoholism con lo scopo di esplorare l’ampio impatto dell’ambiente sociale nello sviluppo dei problemi alcolcorrelati.

I temi trattati sono stati: il supporto sociale, le reti sociali e le reti sociali naturali (ambiente di lavoro, famiglia), Il ruolo del pari (McCrady, 2006).

Ricerche di tipo sociologico hanno dimostrato che variabile demografiche e etniche hanno un ruolo importante nello sviluppo di problemi alcolcorrelati.

Cahalan e Room (1974) hanno identificato come variabili predittive di problemi con l’alcol, la giovane età, il basso livello socio-economico, l’appartenenza certe minoranze etniche.

Classico é lo studio di Valliant (1983) che, in un campione di Boston, ha trovato per persone di origine irlandese erano più alcoldipendenti delle persone con origine Mediterranea (greci, italiani) e che le persone provenienti da classe operaia lo erano più degli studenti.

Numerosi studi sono stati realizzati successivamente per determinare epidemiologia, pattern di consumo ed atteggiamenti culturali relative all’uso di alcol.

La teoria epidemiologica statistica elaborata da Ledermann  (1964) ha dimostrato che consumo medio pro capite di alcol è proporzionale alla prevalenza dei problemi alcol correlati ( su tali teorie si basano anche le indicazioni dell’OMS di Ridurre il consumo di alcol nei diversi paesi).

Room e Makela (2000), in seguito ad una revisione della letteratura, concludono che sono identificabili quattro tipi di culture in base all’atteggiamento nei confronti del bere: società astinenti, cultura in cui il bene è vincolato a rituali, cultura in cui il bere è normale e cultura in cui è permesso ubriacarsi nei momenti di festa.

È interessante notare quando nelle teorizzazioni ci si sposta da un’ottica individuale un’ottica socio culturale sempre più si parla di problemi alcolcorrelati anziché di alcolismo o alcoldipendenza o bere problematico.

Secondo Treno e Lee (2002) il termine “bere problematico” (problem drinking) descrive il comportamento di una persona e di conseguenza trattamento e prevenzione basate su tale idea sono rivolti al l’individuo che beve, considerando come colui sul quale ricadranno le conseguenze del bere (come rischio per la salute, nel lavoro e nella vita familiare).

Al contrario i temi e problemi alcolcorrelati drinking related problems), si riferisce alla conseguenza del consumo di alcol che possono affliggere molte persone oltre quelle che beve (familiari e vicini, colleghi altri membri della comunità).

Queste conseguenze includono costi in termini di salute, costi sociali ed economici della comunità come incidenti, crimini e violenze, assenze da scuola o dal lavoro. Inoltre poiché la maggioranza delle persone che consumano alcol non sono classificabili come bevitori problematici, è evidente che la gran parte dei problemi alcolcorrelati deriva da bevitori non problematici (Treno e Lee, 2002).

Il passaggio da alcolismo a problemi alcolcorrelati segna un nuovo modo di riferirsi al problema e apre la strada a nuovi modelli che sembrano riuscire a comprendere pienamente la complessità del fenomeno e rendere conto della sua multidimensionalità al di là delle dichiarazioni di principio.

Infatti nonostante sembri essere data per scontata l’ eziologia multifattoriale dell’alcolismo, di fatto intorno agli anni 80 si assiste, soprattutto negli USA, ad un’ampia produzione di articoli e ricerche che danno vita ad una decennale controversia e si organizza intorno alle posizioni di coloro che sostengono un approccio medico-biologico, incentrato sulla perdita di controllo sul bere e sulla  conseguente necessità di orientare il trattamento verso la totale astinenza,  e coloro che, basandosi su ricerche  socio-psicologiche, attribuiscono più importanza  a fattori ambientali e propongono trattamenti che possono ricondurre gli individui alla gestione di un bere controllato (Blame, 1990; Donald 1990; Engs, 1990; Peele, 1984;Wallace, 1990).

Tra queste due posizioni estreme ci sono gli studi di coloro che, percependo la complessità del problema, propongono modelli che si spostano dell’alcolismo ai problemi alcolcorrelati, assumono più compiutamente un’ottica multifattoriale e oppongono trattamenti integrati, orientandosi anche in maniera più decisa sul versante della prevenzione primaria e delle politiche governative (Kumpfer,1990; Room, 1990).

Per esempio il modello biopsicosociale che ha rappresentato una risposta alla esigenza di una teoria che fosse più complessa, internazionale e contestuale del paradigma biomedico, è stato applicato anche al campo dei problemi connessi all’uso di alcol e di altre droghe.

Questo approcio si basa su un’ottica sistemica in cui i principi sono:

1- la casualità è multi direzionale, multicausale, probabilistica
2- cambiamenti in un aspetto dei sistemi persona-persona o persona-ambiente possono rivelarsi in tutto il sistema.
3- tra la persona e l’ambiente avvengono transazioni reciproche
4- la persona è influenzata dagli eventi futuri ed è orientato ad uno scopo

5- le persone non si muovono sempre verso uno stato ideale ma possono essere anche distruttive

6- per essere capita una persona deve essere studiata in relazione al suo contesto particolare inclusi i fattori storici, correnti e futuri; dovrebbero essere analizzati anche gli avvenimenti particolari e il loro significato per quella persona

7- tentativi di misurare il sistema persona-ambiente modificano il sistema

8- se da una parte può essere necessaria la grande sintesi di una teoria generale devono essere considerate anche le molte eccezioni basate sulla complessità del sistema
(kumpfer, 1990)

Anche il Pubblic Health Model propone una visione integrata.

Il modello concettualizza i problemi di salute come un interazione tra tre fattori:
1- l’agente (l’etanolo con le sue proprietà biochimiche e conseguenti effetti sull’organismo)
2- l’ospite (l’individuo con le sue caratteristiche biologiche e psicologiche sociali)
3- l’ambiente (i fattori sociali, culturali, politici, economici che influenzano l’uso di alcol).

I Pubblic Health Model ritiene comunque che l’alcol sia così una sostanza pericolosa e che il suo uso in qualsiasi quantità possa portare a dei problemi.

Tra i modelli che sottolineano un eziologia multifattoriale in Italia emerge, come esperienza particolarmente importante, l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi del professor Vladimir Hudolin, uno psichiatra di Zagabria che fin dagli anni quaranta si è occupato di problemi legati all’uso di alcool fino a diventare un esperto dell’OMS.

La differenza tra l’approcio di Hudolin e le altre teorizzazioni che pure propongono modelli multifattoriali, è che il Professore a fin dall’inizio investito sul fare e ha creato un sistema di trattamento sostenibile, efficace e a  bassissimo costo, replicabile e implementabile in culture diverse tanto che oggi è presente in 37 paesi del mondo.

Hudolin, già nel ’64, aveva istituito presso l’ospedale universitario di Zagabria dove era direttore della clinica di neurologia, psichiatria, alcologia ed altre dipendenze, un reparto per alcolisti e, sulla base delle esperienze che aveva avuto con la comunità terapeutica di Maxwell Jones e i club socioterapeutici di Joshua Bierer oltre che dalla conoscenza di gruppi degli Alcolisti Anonimi, organizzò sul territorio della città dei gruppi con i pazienti dimessi dall’ospedale e la loro famiglia.

Hudolin chiamò  questi gruppi Club degli Alcolisti in Trattamento e via via questi diffuso capillarmente sul territorio dell’ex Jugoslavia.

All’inizio Hudolin adottava il modello secondo cui l’alcolismo è visto come una malattia ma aveva già una percezione dei diversi aspetti coinvolti in tale “malattia” e con una visione globale della salute come “benessere fisico psichico e sociale” tanto che definiva il suo modello come approccio psico-medico-sociale.

Fin dal primo  diffondersi della ‘teoria generale dei sistemi‘, composta negli anni 40 da Ludwig Von Bertalanffy, Hudolin aveva intravisto la possibilità di impostare un programma per i problemi alcolcorrelati basata sul principio di tale teoria.

Negli anni ’70 infatti egli invitò William Gray, uno dei fondatori dell’Associazione per la ricerca e la promozione della teoria dei sistemi, a tenere una serie diseminari Zagabria (Lazic, 2000).

La profonda consapevolezza della complessità del problema, acquisita oltre che nei suoi studi nel lavoro pratico con gli alcolisti, lo ha portato negli anni a sviluppare teoria incorporando sempre più aspetti dell’ ottica sistemica e del lavoro di rete.

Importante è stato anche l’incontro con i servizi socio sanitari Italiani nel 1979 quando il professore Hudolin ha introdotto il suo metodo nel nostro paese.

In Italia Hudolin ha infatti trovato una situazione vergine in campo alcologico ma piena di energia stimolan dalle discussioni intorno alla riforma del sistema sanitario in particolare alla legge 180 sulla abolizione manicomi che, fino ad allora, avevano accolto la maggior parte delle domande di trattamento per alcolismo (Folgheraiter 2000).

All’inizio degli anni ’90 Hudolin iniziò a definire suo modello come ‘ecologico o verde‘ e poco dopo come il nome di “approccio ecologico sociale” introducendo con la parola ‘ecologico’ un esplicito riferimento all’ottica sistemica.

In questa revisione della teoria, l’alcolismo viene visto in maniera diversa dalle precedenti teorizzazioni: il termine stesso di alcolismo lascio il posto al termine ‘problemi ‘alcolcorrelati‘ e soprattutto cessò di essere visto come una malattia dell’individuo ma venne inquadrato come un comportamento e, come tale  influenzato da infiniti fattori di natura interna ed esterna dell’individuo tra i quali la cultura riveste particolare importanza.

In questo senso l’approcio di Hudolin può essere inquadrato tra gli approcci socio-culturali.

Una caratteristica importante dell”approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi‘ risiede nel fatto che la teoria di Hudolin è permeata da una profonda comprensione sistemica dei fenomeni umani, che orienta lo sguardo al maggiore numero di aspetti che é possibile includere, coniugata alla consapevolezza che l’osservatore stesso è parte di ciò che sta guardando.

Nonostante la difficoltà a tradurre in un lavoro concreto gli assunti provenienti della comprensione della complessità del problema, l’approcio di Hudolin è permeato da una tensione pragmatica che di fatto mette al centro dell’attenzione le persone reali che soffrono a causa dell’alcol e che vivono in comunità dove è spesso presente una sua sofferenza antropospirituale.

Nella pratica questo si traduce nella  costante interazione tra prevenzione primaria secondaria, terziaria.

L’approcio di Hudolin  parte infatti dalla famiglia come sistema minimo sul quale intervenire e si rivolge non solo alle famiglie che hanno problemi dovuti all’alcol ma anche le famiglie che non li hanno e a tutte le istituzioni pubbliche e private delle comunità dove le persone vivono, in particolare alle istituzioni sanitarie.

L’ottica è quella di mettere in rete coloro che si occupano di problemi correlati e di far sì che sempre più persone istituzioni se ne interessano, rendendo le  comunità sempre più responsabili e competenti nei confronti della propria salute (Cecchi 2000).

Lo scopo finale è il cambiamento della cultura generale, sanitaria, culturale che per Hudolin è il fattore che più di ogni altro determina l’esistenza dei problemi alcolcorrelati.

Per R. Room (2005) nonostante le nuove conoscenze acquisite dalle scienze, i problemi alcolcorrelati continuano ad essere uno che le sfide maggiori per salute pubblica.

Per gli autori questo dipende anche dal fatto che gli approcci di salute pubblica di comunità sono state trascurate favore di approcci orientati agli individui che tendono ad essere più palliativi che preventivi.

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati,l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin la psicologia di comunità Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali 

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

La Tolleranza all’alcool

La tolleranza all’alcool

La tolleranza può essere riferita una condizione di resistenza fisica e psichica: agli stress psichici oppure resistenza allo sforzo lavorativo, agonistico, sportivo ovvero sostanze come l’alcool, i narcotici, alcuni farmaci e così via.

Si parla a volte di massima tolleranza alle frustrazioni al di là della quale, la difesa della personalità cede e si crea un conflitto che finisce con le esprimersi attraverso sintomi psichici.

Il cambiamento della tolleranza  avviene anche per motivi fisici quale un cambiamento del metabolismo o, per quanto riguarda una diminuita tolleranza verso l’alcol in alcuni soggetti, la presenza ad esempio, di lesioni cerebrali.

La tolleranza di solito dipende da una serie di fattori e nel corso della vita può aumentare o diminuire.

La tolleranza all’alcool anche delle persone normali può essere soggetta a variazioni.

È noto che alcune persone, talora sopportano anche notevoli quantità di alcool senza peraltro dimostrare evidenti segni di ubriachezza; mentre al contrario possono versare in stato di ubriachezza dopo aver assunto quantità relativamente piccole.

La diversa tolleranza all’alcol nelle persone normalmente sane è legata cause per ora sconosciute probabilmente costituzionali ed ereditarie.

Potrebbe forse risultare importante la struttura congenita della barriera ematoencefalica.

Cioè di quella particolare membrana che separa il cervello dal sangue che vi circola, nel corso dello sviluppo dell’alcolismo si distinguono in ogni caso alcune fasi nelle quali la tolleranza all’alcol si modifica gradualmente.

Nella fase del consumo sociale si verifica un processo di graduale associazione all’alcol è un progressivo aumento della tolleranza ad esso.

La tolleranza dipende dalla quantità e dal modo in cui viene ingerito l’alcool.

In seguito prendi inizio la fase della malattia alcoliche durante la quale la tolleranza all’alcol resta a lungo invariata.

Alcuni autori sostengono che la tolleranza aumenta nell’alcolista grazie ad un meccanismo di ingrandimento del fegato- ipertrofia 3visto che la trasformazione dell’alcol avviene per mezzo di alcuni enzimi alcoldeidrogenasi, catalasi, MEOS, presenti principalmente nel fegato.

È ovvio che in un fegato grande ce ne sono quantitativamente di più che non in un fegato ridotto di volume come avviene ad esempio nella fase avanzata della cirrosi epatica.

Secondo questa stessa teoria la tolleranza dell’alcool comincerebbe a diminuire quando il fegato diventa più piccolo come nel caso della cirrosi alcolica.

Il segno della diminuzione della tolleranza all’alcol e un sintomo chiaro di uno stato avanzato dell’alcolismo.

Intolleranza all’alcool si riscontra nelle fasi finali dell’ alcolismo quando gli ammalati su ubriacano già dopo una modestissima quantità di bevande alcoliche.

È caratteristico che gli ammalati in questa fase davanti al medico neghino il loro alcolismo e lamentino vari disturbi somatici che sono in verità conseguenze dirette dello stesso.

L’alcolismo come problema personale viene rifiutato da questi ammalati che lo si assimilano invece ad uno stato di debolezza fisica generale: ‘sono così debole dottore che sono ubriaco dopo un bicchiere di vino’.

La tolleranza all’alcol può invece cambiare in seguito a gravi lesioni cerebrali traumatiche infiammatorie o di altra natura.

Probabilmente la causa è dovuta al fatto che tali lesioni danneggiano anche la barriera ematoencefalica per cui l’alcol penetra in notevole concentrazione e con rapidità nelle parti più profonde del cervello magari insieme ad altri prodotti tossici.

Le persone che hanno superato un trauma o un processo morboso anche lieve devono essere avvertiti di questa possibilità poiché in questi casi anche piccolissime quantità di alcol possono portare turbe psichiche acute e molto gravi e talvolta anche attacchi epilettici.

Si può riprodurre una simile intolleranza all’alcool anche negli animali da esperimento dopo averne in precedenza organizzata la barriera ematoencefalica.

Le persone che hanno avuto un grave trauma o una grave malattia il cervello è meglio consigliare una astinenza permanente all’uso di bevande alcoliche.

Tratto da ‘ALCOLISMO’ di V. Hudolin II versione italiana tratta dalla X edizione Yugoslava- Udine 1985

 

Tolleranza all’alcol: fare attenzione

CONCLUSIONI CORSO DI SENSIBILIZZAZIONE ALL’APPROCCIO ECOLOGICO- Parma 25/29 novembre 2019

Si è svolto nei giorni 25-29 novembre 2019 presso la sede ACAT di Parma il corso di Sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale, dai problemi alcolcorrelati alla promozione della salute

Direttore del corso: Dott.Peppino Nicolucci

Responsabilità scientifica: Dott. Peppino Nicolucci

Dott. Giuseppe Fertonani Affini

Co-direttore : Mirca Grossi

Supervisione dei gruppi: Mirca Grossi

Conduttori dei gruppi: Ivano Marchi, Sergio Abretti , Mirzia Bocchia

Co-conduttori: Gianni Magnani

Si ringrazia l’Acat di Parma “Il Volo” e le famiglie dei club per aver dato la possibilità ai corsisti di visitare i loro club.

Il nostro particolare ringraziamento alla costante presenza di Adriana Stori e Elena Ferron che hanno sostenuto la segreteria di Sergio Abretti e Mirzia Bocchia ed hanno contribuito al corretto funzionamento del corso

Si ringrazia il Dott. Peppino Nicolucciper aver accettato la Direzione del corso.

Il Dott. Nicolucci Peppino ringrazia in modo particolare Sergio e Mirzia per il grande impegno, per la disponibilità e per la sincera accoglienza che hanno dato al sottoscritto, a tutto lo staff ed ai corsisti. Ciò si racchiude in una sola frase: Siete due persone MERAVIGLIOSE.

Si ringraziano il Dott. Pietro Pellegrini,Direttore del Dipartimento Integrato Salute Mentale e Dipendenze della AUSL di Parma; la Dott.ssa Cristiana Di Gennaro Responsabile Centro di Alcologia Azienda Ospedaliera–Universitaria di Parma; la Signora Cecilia Scaffardi direttrice Caritas Parma; Dott. Berselli Roberto, vice Presidente Consorzio

Gruppo CEIS; Dott. Fertonani Affini Giuseppe responsabile dell’UOS, Alcologia; la

Prof.ssa Chiara Scivoletto presidente dei CDL unificati in Servizio Sociale Università di Parma; la Dott.ssa Cristina Giuffredi Psicopedagogista; Dott.ssa Cristiana Ghidini Medico di Medicina Interna Azienda Ospedaliera Parma.

Un ringraziamento particolare al Prof. Pier Paolo Vescovi Direttore del Dipartimento Medico Ospedale San Camillo di Cremona, promotore della nascita dei CLUB a Parma

Ringraziamo il Dott. Valentino Patussi, Ospedale Careggi di Firenze, per i saluti in video conferenza ai corsisti e allo staff.

Un apprezzamento per patrocinio va al Comune di Parma , Parma 2020 capitale Italiana della cultura; Gruppo Ceis di Parma, CRI comitato di Parma; SSR Emilia Romagna Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma; Università di Parma – Centro di alcologia-clinica sperimentale Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma; l’Associazione “ripartendo dalla fragilità”; ARCAT Emilia Romagna.

Si ringrazia per il tangibile contributo concesso , la fondazione CARIPARMA.

Al corso hanno partecipato 23 corsisti provenienti dall’Emilia Romagna, dalla Puglia, dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Lombardia, dal Marocco e dalla Georgia. Tutto si è svolto in un clima positivo e di partecipazione che ha suscitato numerosi spunti di riflessione che hanno portato alle seguenti considerazioni.

Il lavoro negli incontri frontali, nei gruppi e soprattutto nella visita ai Club non ha evidenziato alcuna condizione di disagio e differenza nell’approccio dei Club Alcologici Territoriali e dei Club degli Alcolisti in Trattamento alla condizione di sofferenza delle famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi.

  1. Il club è sempre una opportunità per riconoscere ed esercitare la spiritualità antropologica che è fondamentale per il cambiamento della cultura dominante e per migliorare la qualità della nostra esistenza quotidiana a partire dagli stili di vita sostenibili e dalla complessità della vita.
  2. Il club è nato per affrontare i problemi alcol-correlati, incontrando in tanti anni la complessità dell’esistenza ed è per questo motivo che i club si sono aperti alla multidimensionalità della vita. Il club condivide l’unione e la condivisione della sofferenza, della felicità e della gioia e diventa partecipe lasciando la libertà di scelta e togliendo lo stigma che costruisce i muri sia tra le persone che tra diverse culture.
  3. La corresponsabilità è un valore fondante della rete planetaria dei club in base al principio che siamo tutti corresponsabili di tutti. Questo nasce dalla consapevolezza dell’interdipendenza dove ciascuno di noi è interconnesso con ogni altro essere vivente su questo pianeta.
  4. Questo corso ha ribadito l’importanza di mettere al centro la persona, la famiglia, la comunità, tutte in relazione tra di loro. Ha inoltre sottolineato l’importanza di assumere uno stile di vita rivolto all’attenzione, all’eco ed equosostenibilità come valori di ricchezza, di crescita e di cambiamento.
  5. L’esperienza del corso ha fornito abilità e opportunità utili per il miglioramento della comunicazione nella vita relazionale. Pur riconoscendo la difficoltà di parlare di sè stessi, si ribadisce l’importanza di parlare in prima persona come assunzione di responsabilità e di rispetto, evitando quindi di esprimere giudizi sugli altri.
  6. Il lavoro nei piccoli gruppi ha permesso di apprendere ed agire quelle abilità e modalità di comunicazione e di ascolto in maniera partecipata, di mettersi in relazione con l’altro passando dalla teoria alla pratica ed esporre le proprie emozioni nel “qui e ora”, perché le emozioni non sono sempre le stesse e si sentono nel momento in cui le si vivono.
  7. Il lavoro di comunità e dei piccoli gruppi ha permesso a ognuno di esprimere le proprie opinioni e credenze, in un’ottica di non giudizio, rispettando la libertà di espressione di ognuno, in linea con i valori di libertà e condivisione che sono fondanti dell’Ecologia Sociale.
  8. Se si vuole diffondere la cultura dell’Ecologia Sociale c’è bisogno di ritrovare una unità di tutto il sistema dei Club e rafforzare la rete con i servizi territoriali sia pubblici sia privati e con il volontariato sociale privato. Occorre costruire una rete delle reciprocità che si basino sullo sviluppo culturale del metodo, sempre aperto alle innovazioni.
  9. La leggerezza e l’armonia all’interno dei club possono aiutare il processo di cambiamento di tutti, sia dentro che fuori dal club.
  10. Si auspica che si possano sviluppare a tutti i livelli del movimento dei Club la democrazia e l’ecologia delle scelte e delle decisioni perché la democrazia è una ricchezza che oltre alla costruzione dei consensi, che non è mai scontata, ha bisogno delle diversità e delle minoranze. Il sistema Emiliano Romagnolo, democratico, vivo e partecipato, ha superato il conflitto grazie all’auto-mutua-supervisione applicando e vivendo la democrazia.
  11. Si propone la data del 10-01-2020 ore 17 per incontrare i corsisti che hanno dato la disponibilità ad attivarsi a qualsiasi titolo nel nostro territorio al fine di promuovere i club e il messaggio dell’ecologia sociale che vede il superamento con gli stili di vita sostenibili dei paradigmi di malattia, dipendenza e trattamento. I club e le associazioni hanno bisogno di persone disponibili che sappiano mantenere reti funzionali e che si facciano carico di prendersene cura e soprattutto che dialoghino tra loro per il conseguimento di uno sviluppo del sistema.
  12. Si auspica la partecipazione delle famiglie e dei servitori ai Congressi, Convegni, Interclub e a tutti i momenti di aggregazione ed eventi promossi dai vari livelli associativi.
  13. Si propone di organizzare un nuovo Corso di Sensibilizzazione con il sostegno di tutto il movimento Emiliano-Romagnolo, nei tempi e nelle modalità che la realtà locale impone.
  14. Queste conclusioni verranno inviate all’Aicat, all’Arcat dell’Emilia Romagna e alle Acat presenti, e a tutte le realtà istituzionali e non che hanno contribuito alla realizzazione del corso, alla rivista Camminando Insieme eal Direttivo Wacat (in lingua inglese) per la più ampia diffusione. Sarà prevista anche una pubblicizzazione dell’operato e del significato del Corso di Sensibilizzazione.

Le presenti conclusioni sono state condivise da:

Laura Padula

Romina Rossi

Chiara Salaris

Ilenia Rella

Mirca Grossi

Ivano Marchi

Le Malattie dell’alcol: delirium tremens

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’alcolismo

delirium tremens

Il delirium tremens è il disturbo più noto e il più grave scompenso psichico acuto nel corso dell’alcolismo solo quando l’alcolismo è iniziato da almeno cinque anni.

Nella maggior parte dei casi si manifesta all’improvviso, acutamente, soprattutto se l’alcolista viene colpito da un’altra malattia acuta come broncopolmonite, febbre, in seguito ad un intervento chirurgico, ferite eccetera.

Nel delirium tremens l’ammalato ha molti disturbi di carattere fisico psichico: irrequietezza, paura, confusione, allucinazioni, sudorazione e febbre.

È possibile anche che si verifichi all’improvviso un arresto cardiaco come complicazione estrema.

Le cure devono essere accuratamente iniziate in un ospedale del reparto di cura intensiva, va rimarcato che malgrado i metodi attuali di trattamento muore 8/ 15% degli ammalati colpiti da delirium.

Non è sufficiente solamente guarire il malato dai disturbi acuti del delirio ma bisogna  in seguito trattare l’alcolismo. Se non viene fatto appena dimesso dall’ospedale l’alcolista ricomincia a bere e spesso ricade di nuovo nello stato di delirio durante il quale può morire.

Eccezionalmente il delirium tremens si può verificare anche nella prima adolescenza quando il bere inizia già durante l’infanzia.

A volte detta complicazione puoi esordire in modo insolito ed evidenzia sin da prima come palesi soltanto di notte: molti sogni paura, confusione ed insonnia, sudorazione, tachicardia mal di testa,  per molto tempo alcolista resta più o meno normale.

A volte questo stato viene chiamato pre delirio.

Alcuni pensano che il delirium tremens si verifichi a chi ha smesso improvvisamente di bere e quindi secondo questo ragiornamento esso si verificherebbe più spesso nelle persone in ricovero coatto oppure in quelle che improvvisamente smettono di bere.

Oggi l’improvvisa interruzione del consumo di alcolici non presenta alcun pericolo se l’alcolista viene contemporaneamente inserito in un trattamento.

Si parla eccezionalmente cosiddetto delirium tremens del neonato da madre alcolista quando il neonato viene improvvisamente privato dell’acqua che fino a quel momento gli arrivava  dal sangue della madre e si instaura un grave stato di privazione alcolica che lo può portare alla morte.

Sotto verranno menzionate le malformazioni e ritardi mentali, fetopatia alcolica dei bambini nati da donne alcoliste o che bevevano durante la gravidanza.

Tratto da: Vladimi HudolinVincere l’Alcolismo– una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico spesso sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- PIEMME 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine 

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine

Alcolismo e Sindrome di Confine:

Il cosiddetto paziente di confine così come è stato definito da alcuni autori ( Kamber Grinker, e Stone) usa frequentemente l’alcol come automedicazione.

I pazienti, sono diagnosticati come soggetti affetti da disturbi di confine della personalità in DSM-III e sono caratterizzati dall’ incapacità a dominare gli impulsi; relazioni interpersonali, collera ingiustificate e intensa mancanza di auto , sono autolesionisti e sono afflitti da depressione cronica, vacuità, noia, solitudine e ansia.

In pazienti di questo genere ènecessario affrontare direttamente l’alcolismo.

Può essere efficace l’uso di piccole dosi  di Tioridazina da 50-100 mg al giorno da sola o in combinazione con altri antidepressivi e unicamente a un trattamento psicoterapeutico.

Entrare a far parte di AA può soddisfare alcuni dei bisogni di tendenza di questi pazienti, può migliorare la relazione interpersonale e ridurre la sensazione di solitudine contribuendo così ad affrontare l’alcolismo.

Che paziente di confine non consuma più l’alcool si evidenziano i gravi difetti del suo ego.

Gli alcolisti primari al contrario hanno di solito un Ego integro ed efficace, quando non bevono.

Dopo il trattamento dell’alcolismo necessario per questi pazienti di confine una terapia psicoterapia prolungata.

Tratto da: Sheldon Zimberg- La cura clinica dell’alcolismo (1982)- Ferro Edizioni Milano 1984

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista

 

Le Malattie dell’alcol: l’invecchiamento precoce dell’alcolista

Invecchiamento dell’alcolista

Un invecchiamento generale più rapido accompagna regolarmente il bere problematico e l’alcolismo.

A volte l’alcolismo può essere diagnosticato a prima vista dall’aspetto invecchiato dell’ ammalato che in effetti è ancora giovane.

Invecchiamento rapido, i cambiamenti cutanei e l’aspetto trasandato spesso conferiscono al comportamento dell’alcolista un tono particolare che viene chiamato stile etilico  di comportamento.

Altre lesioni nervose

Le lesioni del sistema nervoso, oltre a quelle menzionate nel capitolo dei disturbi psichici, sono relativamente frequenti nell’alcolista.

La lesione più frequente consiste nella atrofia  (il raggrinzimento) nervosa che comporta un allargamento degli spazi e della cavità del cervello, occupati dal liquido cerebrale.

Questo si può osservare nella radiografia, sei liquido cerebrale viene precedentemente estratto e sostituito con l’aria (pneumoencefalografia).

Gli spazi cerebrali allargati si possono evidenziare anche con gli ultrasuoni (encefalografia) o con un metodo più moderno, la cosiddetta termografia assiale computerizzata del cervello (TAC).

Le lesioni possono essere riscontrate anche nel  cervelletto atrofia del cervelletto e nel midollo spinale.

Nell’alcolista possono sopraggiungere anche raccolte emorragiche sotto la membrana meningea esterna della dura madre (ematoma subdurale).

In conclusione a qualcosa tutte le lesioni fisiche psichiche dell’alcolista si può dire che non si tratta di alcolismo, di questo legame specifico che si instaura qua fra l’alcolista ed il suo bere, ma delle conseguenze del bere e del alcolismo.

Oggi molte di queste complicazioni dell’ alcolismo possono essere curate molto meglio di una volta se l’alcolista viene tempestivamente inserito nel trattamento.

Con la cura delle complicazioni non si è fatto niente per alcolismo, e l’alcolista, deve simultaneamente alla cura essere inserito con la famiglia nei Club degli Alcolisti in Trattamento.

 

Tratto da: Vladimi HudolinVincere l’Alcolismo– una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico spesso sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- PIEMME 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

 

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

Che cosa èla dipendenza dall’alcol o dall’alcolismo?

(tratto da: Alcolismo- Alkoholizam di V. Hudolin- a cura della Jugoslavenska Medicinska Naklada Biblioteka – marzo 1985)

Il termine “alcolismo cronico” è stato usato per la prima volta nel 1852 da Magnus Huss, professore di medicina interna dell’Università di Stoccolma, anche se le abitudini alcoliche si possono fa risalire a ben più remoti tempi e con esse l’ubriachezza e la malattia dell’alcolismo.

Alcuni disturbi della Salute già da epoche lontane venivano collegati con il bere (ad es. il Delirium tremens), però l’alcolismo sotto molti aspetti e per lungo tempo non è stato considerato una malattia vera e propria.

È ben noto il fatto che già una sola ubriacatura può portare a gravi alterazioni comportamentali e fisiche, limitate sia pure nel tempo.

In questo caso si parla di uno stato di ebbrezza acuta, di intossicazione da alcol o semplicemente di ubriachezza.

Non sempre è facile notare il comportamento particolare di una persona ubriaca.

Durante lo stato di ubriachezza acuta possono altresì verificarsi gravi disturbi psichici da risultare a volte pericolosi per la persona ubriaca e per coloro che le stanno vicino.

Un disturbo così grave è considerato “stato patologico di ubriachezza“.

Nel corso dell’ebbrezza possono verificarsi anche attacchi epilettici e/o altre lesioni acute (ad es. del pancreas), nonostante la malattia alcolica non sia ancora presente.

Se il consumo di bevande alcoliche diventa regolare, ed eccessivo poiché nel frattemp si é instaurata una dipendenza alcolica con conseguente perdita della capacità di astensione del bere, allora si può parlare di alcolismo.

In corso di alcolismo o meglio di alcoldipendenza i soggetti colpiti manifestano disturbi comportamentali, lesioni organiche, problemi familiari e in generale problemi economici spesso gravati anche da altri problemi sociali che a volte si concludono solo con la morte dei soggetti stessi.

Tutte le varie conseguenze dell’alcolismo si sviluppano con una sequenza temporale diversa più o meno accelerata, a seconda di vari fattori.

Una persona gracile fisicamente debole che beve a stomaco vuoto e velocemente cederà infatti all’alcol molto prima di una persona fisicamente forte, di robusta costruzione, che beve lentamente e dopo aver mangiato.

Dopo 5 anni di consumo eccessivo e continuativo di bevande alcoliche si possono verificare gravi danni alla salute, però le conseguenze dell’alcolismo sul piano economico, familiare e sociale possono verificarsi anche molto tempo prima.

È anche vero che le prime a comparire possono essere propri complicanze organiche (come ad esempio le lesioni pancreatiche epatiche neurologiche).

Cause dell’alcolismo ed il suo sviluppo

Credo che la maggioranza dei lettori si chiederà come si instaura la dipendenza dell’alcol ovvero l’alcolismo.

I motivi che nei singoli casi portano l’alcolismo possono essere diversi.

Molto spesso l’alcolismo nasce come abitudine perché il singolo già nell’infanzia si è abituato a consumare bevande alcoliche.

L’educazione bambino in un ambiente di alcolisti influisce negativamente sullo sviluppo della personalità.

Addirittura al 80% degli alcolisti proviene da famiglie in cui uno o più membri tra parenti più stretti  è alcolista.

Se questi dati si aggiungono anche problemi familiari o difficoltà di altro tipo lo sviluppo del alcolismo sarà ovviamente più esteso e l’individuo cercherà infatti di alleviare le difficoltà della propria esistenza con l’uso reiterato dell’alcol.

È noto che alcune malattie fisiche e psichiche possono contribuire allo sviluppo della malattia alcolica.

Ad esempio, le persone depresse o quelle con malattie digestive possono le volte ricorrere al consumo di bevande alcoliche.

Anche in questi casi la persona ammalata cerca di trovare l’oblio nell’alcool.

Nel complesso si può dire che l’alcolismo nasca dal connubio di tre gruppi di fattori causali: organici, psicologici e sociali.

Molto spesso si parla di cause ditate dell’alcolismo. Ultimamente si tende a dedicare loro maggiore attenzione.

Va detto però che, accettando la possibilità che in un ristretto numero di casi si tratti di uno stato psichico ereditario specifico, in ordine al quale la persona tende all’alcolismo, è difficile credere che tutti gli alcolisti che giungono alla dipendenza debbano tale loro condizione a ragioni strettamente genetiche.

D’altronde non è mai stato provato in modo indiscutibile il condizionamento genetico dell’alcolismo, in ogni modo una tale evenienza non cambierebbe niente circa la possibilità del trattamento e della riabilitazione.

Molti alcolisti come pure molti cosiddetti bevitori moderati sostengono di poter fare a meno dell’alco e di bere per ragioni sociali o per altri motivi essi affermano altresì che volendo potrebbero smettere di consumare bevande alcoliche in qualsiasi momento.

Da qui nasce la necessità di dare la possibilità ad ogni cittadino di definire con un esperimento molto semplice il suo rapporto con le bevande alcoliche.

Si tratta infatti di consigliare la persona di smettere di bere ogni sei mesi per un periodo di 6 settimane.

Se nella fase di interruzione alcolica questa persona non sente alcun bisogno di consumare bevande alcoliche e addirittura non pensa continuamente al bere allora si può dire che si tratta del cosiddetto consumo normale di bevande alcoliche.

Se d’altra parte la stessa non può interrompere il bere o il periodo di interruzione è irrequieta e sento il bisogno vivo di bere dovrebbe richiedere una visita ed il parere del medico esistente già la sintomatologia individuale.

Inoltre ogni cittadino dovrebbe essere informato sulle possibilità di cura determinate malattie ed in particolar modo su quelle forme di trattamento che può applicare da solo senza l’esistenza di organizzazioni specializzate.

Del resto una parte particolare viene applicata anche nel caso di molte altre gravi e lunghe malattie come ad esempio il cancro della mammella, l’ipertensione arteriosa.

Già dai tempi più remoti da quando cioè esiste consumo di bevande alcoliche esistono gli alcolisti e le difficoltà che li coinvolgono.

Negli antichi scritti di alcuni popoli come il nostro si parla di ubriachezza dell’alcolismo e di alcune misure consigliate per combattere questi fenomeni.

Nella storia sociale si fa spesso menzione di alcolismo.

Con l’inizio della Rivoluzione Industriale del mondo sorge il problema del imbrigliamento della classe operaia al quale ha contribuito in un certo qual modo anche l’alcool.

Pensiamo soltanto alla consuetudine di quel tempo secondo la quale lo stipendio veniva distribuito ogni sabato nello osteria che di solito apparteneva al padrone della città.

Il lavoratore Infatti lasciava la maggior parte del proprio guadagno nell’osteria del padrone.

Il capitalismo odierno e probabilmente non solo il capitalismo, non agisce più in questo modo perché alla fine non esiste un vero e proprio tornaconto tuttavia ancora oggi ci sono delle situazioni che potrebbero benissimo rifarsi e molti esempi storici di un passato non tanto lontano.

Il colonialismo mondiale tra l’altro ha fatto spesso leva sull’alcol.

Con l’esercito il conquistatore portava nel paese occupato anche i barili di superalcolici.

Quindi l’alcolismo visto come male sociale, in ogni periodo storico ha mostrato aspetti particolari in relazione a motivazioni e situazioni sociali specifiche.

Come del resto considerare il fenomeno odierno dei paesi sviluppati che fanno credito ai paesi sottosviluppati per favorire la costruzione di fabbriche destinati alla produzione di bevande alcoliche?

Il consumo di bevande alcoliche nelle varie fasi storiche è legato ovviamente a cause specifiche per cui la lotta contro l’abuso dell’alcol dovrebbe adeguarsi il periodo storico nel quale essa viene intrapresa.

C’è stato un periodo quando l’alcolismo veniva considerato “difetto” e “vizio“.

Il rapporto verso gli alcolisti era basato su questi principi e proprio per tale ragione non era pensabile nemmeno la cura dell’alcolismo, sìcche l’alcolista veniva sottoposto unicamente a misura disciplinari a cattivi e non ultimo rifiuto dalla società.

Le misure amministrative nel trattamento degli alcolisti ancora ai giorni nostri sono effettiv*amente frequenti.

Nell’ultimo decennio però il punto di vista scientifico verso il problema dell’alcolismo ha cambiato sostanzialmente.

Si è appurato che l’alcolista non beve per il fatto che desidera bene ma perché in lui si è sviluppato una malattia della dipendenza dell’alcool che gli impone di bere.

Se egli smette di bere si manifestano disturbi ovvero insorge la cosiddetta “sindrome di astinenza” o “malattia astinenziale“.

Egli beve per essere  efficiente e vitale.

L’alcolista da solo in assenza di cura di solito non è in grado di aiutarsi.

Va ribadito che ogni consumo di bevande alcoliche non può essere considerato malattia.

L’ubriachezza acuta comporta varie difficoltà però non in ogni caso ubriachezza acuta si può parlare di malattia alcolica.

Esiste anzi La credenza del consumo cosiddetto normale sociale moderato di bevande alcoliche anche se è difficile accettare inopinatamente il parere che un tale consumo sia un fatto del tutto normale.

Per poter giustificare il bere alcolico come modello normale di comportamento la società tende a ricorrere a vari argomentazioni.

Ad esempio alcune bevande alcoliche più frequentemente il vino e la birra vengono dichiarati prodotti alimentari utili se non primarie da in tal modo che a volte il loro consumo viene giustificato.

Un consumo spontaneo di bevande alcoliche tantomeno l’alcolismo non esiste in alcuna specie animale ma solamente dell’uomo.

Se il consumo di bevande alcoliche fosse una necessità biologica normale probabilmente esso ricorrerebbe anche negli animali.

Le difficoltà in campo scientifico si presentano anche per il fatto che alcolismo spontaneo non è provocabile sperimentalmente nell’animale come avviene invece per altre malattie.

Si è tentato di sviluppare la Corinne sperimentale negli animali però ciò è stato possibile realizzare solo sottoponendole caviglia lo stress biologico ad esempio lo stesso motivo presente quotidianamente dell’uomo.

Diminuendo o eliminando i vari fattori di stress si registra un ritorno alla normalità e conseguente cessazione di assunzione alcolica.

All’una smodato del bere subentra la tossicodipendenza alcolica che porta inevitabilmente a turbe psichiche e fisiche con perdite di trattore decisivi: volontà, forza e capacità reattiva.

L’aggravvio della malattia alcolica viene così esteso al gruppo familiare alla società che devono farsi carico nel dare all’alcolista l’equilibrio e la fiducia in se stesso in modo da portarlo ad essere un elemento creativo e produttivo all’interno di quella realtà abbandonata nel decorso della malattia.

Erroneamente si pensa che l’alcolismo sia legato esclusivamente alle fascie del sottoproletariato della sottocultura in generale mentre l’estensione del fenomeno tocca tutti i ceti sociali.

In nessun caso si deve levare i pregiudizi inesorabili, la stima, la rispettabilità, la capacità lavorativa di questi malati che una volta trattate rientrano nella normalità.

Il comportamento delle persone appartenenti ai vari gruppi sociali può essere più o meno positivo e quanto più positiva se risulta tanto più la singola persone si trova vicino al centro del cerchio sociale.

Alla periferia del cerchio si trovano individuo e gruppi di emarginati frange sottoculturali, personalità che con il loro comportamento possono arrivare fino alla criminalità organizzata. Nei gruppi marginali si trovano spesso molti alcolisti e dipendenti da droghe.

Quando un individuo incomincia bere inizia con il proprio comportamento il suo tragitto verso il gruppo degli emarginati.

Il passaggio nel gruppo degli emarginati ovviamente non è improvviso ma graduale o addirittura , nonostante l’alcolismo, esso può anche non avvenire.

Il movimento verso la periferia della società dovrebbe essere impedito molto prima dell’accertamento diagnostico dell’alcolismo senza attendere quindi che si instaurino i gravi ed irreparabili disturbi di ordine sanitario o sociale.

Accade spesso che parallelamente al l’individuo la famiglia intera posso trovarsi nel gruppo marginale.

Il modello medico della lotta contro l’alcolismo ancora oggi si orienta prevalentemente verso la cura sintomatica e dell’alcolista: ciò significa spesso attendere che la malattia alcolica si manifesti chiaramente prima di iniziare il trattamento ma chiudendo spesso ogni possibilità di riabilitazione completa.

Questo è il motivo per cui oggi l’approccio medico tende ad essere sostituito da un altro tipo di intervento che prevenga in tempo ogni possibile sviluppo della malattia alcolica e i gravi deterioramente medici sociali che la caratterizzano.

Tale modello viene definito modello medico sociale.

Lo sviluppo della malattia alcolica viene accompagnato da molti segnali  grazie ai  quali è possibile individuare alcune fasi.

Il cambiamento della tolleranza verso l’alcol rappresenta una caratteristica relativamente costante di alcune fasi del bere e della dipendenza dall’alcol.

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista

Allucinosi dell’alcolista.

Alterazioni Nervose e psichiche in conseguenza all’alcolismo.

Si tratta di una grave malattia psichica che insorge nell’alcolista.

La malattia accompagnata da sgradevole allucinazioni visive  e soprattutto uditive.

Il malato in genere sente voci alle quali non può restare indifferente, perché lo minacciano i vari modi.

Le allucinazioni possono accompagnarsi anche ad altre turbe psichiche.

Questa malattia va curata in ospedale.

A volte si registrano miglioramenti relativamente rapidi, ma In altri casi i danni psichici possono persistere definitivamente.

Alcuni pensano che l’allucinosi appartenga al gruppo della schizofrenia e pertanto non sarebbe da includere tra le complicazioni alcoliche.

Altri pensano che una parte delle cosiddette allucinosi alcoliche sia dovuto lesioni organiche del cervello.

 

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessita di conoscrere ciò che si deve sconfiggere – Vladimir Hudolin – PIEMME edizioni 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione 

l’allucinosi dell’alcolista

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’alcolismo.

La gelosia dell’alcolista.

È una complicazione molto frequente dell’alcolismo.

Si può dire che un sentimento di gelosia caratteristico dell’alcolista: la gelosia patologica dell’alcolista finisce per trasformarsi qualche volta in vera e propria malattia psichica.

Ciò rende impossibile la vita di lavoro sia lo stesso alcolista sia ai membri della sua famiglia.

Aggressioni alla moglie, causate dalla gelosia, assumono forme veramente assurde spesso impossibili da sopportare, le quali possono anche arrivare ad attacchi fisici alle persone all’omicidio.

La gelosia dell’alcolista spesso è la causa principale è la dissoluzione della sua famiglia, tanto è vero che, quando l’ammalato smette di bere,, la situazione di solito migliora notevolmente.

La psicosi di persecuzione.

A volte, però, la gelosia patologica, nonostante l’ammalato abbia smesso di bere, sfocia in una grave alterazione psichica di carattere durevole, che prende la forma di psicosi paranoide (delirio di persecuzione).

Vi sono altre forme di gelosia, che possono essere infantili ed irreali, ad esempio quando l’alcolista accusa la moglie, anziane ammalata, di adulterio e con ogni persona che incontra per caso.

Si tratta di solito delle cosiddette idee di persecuzione ( idee paranoidi).

Il malato Infatti sospetta di chiunque lo circondi, sviluppando la costante paura di essere perseguitato, di essere ucciso da qualcuno e così via.

Quando si arriva ad uno stadio così grave, di solito la completa guarigione non è più possibile.

Nei casi più gravi è urgente un trattamento ospedaliero ed una sorveglianza assidua, poiché l’ammalato può essere pericoloso per se stesso e per quanti lo circondano.

 

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessità di conoscere ciò che si deve sconfiggere Vladimir Hudolin.

 

Le Malattie dell’alcol: la psicosi di Korsakoff

 

gelosia dell’alcolista la psicosi di persecuzione di solito la completa guarigione non è più possibile.

Le Malattie dell’alcol: la psicosi di Korsakoff

La Psicosi di Korsakoff

La psicosi di korsakoff dell’alcolista viene così chiamata in omaggio al grande psichiatra russo Korsakoff, che è stato il primo a descrivere questa malattia.

Si tratta di una vera e grave turba psichica, abitualmente accompagnata anche da un lesione dei nervi periferici, la cosiddetta polineuropatia alcolica, per cui la malattia viene anche chiamata psicosi Polineuritica.

La malattia si evidenzia e con un rapido decadimento intellettuale dell’alcolista.

L’ammalato dimentica; egli ricorda gli avvenimenti recenti, con crescente difficoltà; spesso egli è distratto è irrequieto.

Dal momento che il malato dimentica alcuni avvenimenti si verificano, come si dice a volte, dei “buchi” nei suoi ricordi.

Questa mancanza di ricordo viene sostituita dall’amalato con riferimenti e avvenimenti inventati e ciò viene scientificamente chiamato confabulazione.
Così, per esempio, l’ammalato che non riconosce il suo medico, lo saluterà come un compagno di osteria, incontrato la sera prima, malgrado egli si trovi in ospedale già da parecchi giorni.

La malattia di Korsakoff è una gravissima complicazione dell’alcolismo.

In un terzo dei casi non è possibile alcun recupero, per un altro terzo sono possibili alcuni miglioramenti e soltanto il restante gruppo può guarire, se le cure vengono prestate tempestivamente.

Ancora poco tempo fa si riteneva che non si potesse ottenere alcun risultato con il trattamento della malattia di Korsakoff.

A volte disturbi psichici, simili a quelli che si verificano nella psicosi di Korsakoff, possono insorgere anche in seguito ad altre malattie e non devono necessariamente essere soltanto una conseguenza dell’alcolismo.

In questi casi, di solito, non via polineuropatia.

La psicosi di Korsakoff si verifica in alcolisti nei quali, dopo un annoso alcolismo, si instaurano gravi lesioni del tessuto cerebrale.

La lesione del cervello si evidenzia con un atrofia del cervello.

L’atrofia colpisce qualche volta in modo particolare la corteccia cerebrale nelle regioni frontali; più comune è una combinazione dell’atrofia corticale e sottocorticale.

 

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica  

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessità di conoscere ciò che si deve sconfiggere   di Vladimir Hudolin