La Tolleranza all’alcool

La tolleranza all’alcool

La tolleranza può essere riferita una condizione di resistenza fisica e psichica: agli stress psichici oppure resistenza allo sforzo lavorativo, agonistico, sportivo ovvero sostanze come l’alcool, i narcotici, alcuni farmaci e così via.

Si parla a volte di massima tolleranza alle frustrazioni al di là della quale, la difesa della personalità cede e si crea un conflitto che finisce con le esprimersi attraverso sintomi psichici.

Il cambiamento della tolleranza  avviene anche per motivi fisici quale un cambiamento del metabolismo o, per quanto riguarda una diminuita tolleranza verso l’alcol in alcuni soggetti, la presenza ad esempio, di lesioni cerebrali.

La tolleranza di solito dipende da una serie di fattori e nel corso della vita può aumentare o diminuire.

La tolleranza all’alcool anche delle persone normali può essere soggetta a variazioni.

È noto che alcune persone, talora sopportano anche notevoli quantità di alcool senza peraltro dimostrare evidenti segni di ubriachezza; mentre al contrario possono versare in stato di ubriachezza dopo aver assunto quantità relativamente piccole.

La diversa tolleranza all’alcol nelle persone normalmente sane è legata cause per ora sconosciute probabilmente costituzionali ed ereditarie.

Potrebbe forse risultare importante la struttura congenita della barriera ematoencefalica.

Cioè di quella particolare membrana che separa il cervello dal sangue che vi circola, nel corso dello sviluppo dell’alcolismo si distinguono in ogni caso alcune fasi nelle quali la tolleranza all’alcol si modifica gradualmente.

Nella fase del consumo sociale si verifica un processo di graduale associazione all’alcol è un progressivo aumento della tolleranza ad esso.

La tolleranza dipende dalla quantità e dal modo in cui viene ingerito l’alcool.

In seguito prendi inizio la fase della malattia alcoliche durante la quale la tolleranza all’alcol resta a lungo invariata.

Alcuni autori sostengono che la tolleranza aumenta nell’alcolista grazie ad un meccanismo di ingrandimento del fegato- ipertrofia 3visto che la trasformazione dell’alcol avviene per mezzo di alcuni enzimi alcoldeidrogenasi, catalasi, MEOS, presenti principalmente nel fegato.

È ovvio che in un fegato grande ce ne sono quantitativamente di più che non in un fegato ridotto di volume come avviene ad esempio nella fase avanzata della cirrosi epatica.

Secondo questa stessa teoria la tolleranza dell’alcool comincerebbe a diminuire quando il fegato diventa più piccolo come nel caso della cirrosi alcolica.

Il segno della diminuzione della tolleranza all’alcol e un sintomo chiaro di uno stato avanzato dell’alcolismo.

Intolleranza all’alcool si riscontra nelle fasi finali dell’ alcolismo quando gli ammalati su ubriacano già dopo una modestissima quantità di bevande alcoliche.

È caratteristico che gli ammalati in questa fase davanti al medico neghino il loro alcolismo e lamentino vari disturbi somatici che sono in verità conseguenze dirette dello stesso.

L’alcolismo come problema personale viene rifiutato da questi ammalati che lo si assimilano invece ad uno stato di debolezza fisica generale: ‘sono così debole dottore che sono ubriaco dopo un bicchiere di vino’.

La tolleranza all’alcol può invece cambiare in seguito a gravi lesioni cerebrali traumatiche infiammatorie o di altra natura.

Probabilmente la causa è dovuta al fatto che tali lesioni danneggiano anche la barriera ematoencefalica per cui l’alcol penetra in notevole concentrazione e con rapidità nelle parti più profonde del cervello magari insieme ad altri prodotti tossici.

Le persone che hanno superato un trauma o un processo morboso anche lieve devono essere avvertiti di questa possibilità poiché in questi casi anche piccolissime quantità di alcol possono portare turbe psichiche acute e molto gravi e talvolta anche attacchi epilettici.

Si può riprodurre una simile intolleranza all’alcool anche negli animali da esperimento dopo averne in precedenza organizzata la barriera ematoencefalica.

Le persone che hanno avuto un grave trauma o una grave malattia il cervello è meglio consigliare una astinenza permanente all’uso di bevande alcoliche.

Tratto da ‘ALCOLISMO’ di V. Hudolin II versione italiana tratta dalla X edizione Yugoslava- Udine 1985

 

Tolleranza all’alcol: fare attenzione

Tossicofilia, dipendenza e problemi alcolcorrelati

Tossicofilia, dipendenza e problemi alcolcorrelati

Con il concetto di tossicofilia si indica quel particolare comportamento che porta il soggetto a ricercare gli effetti gratificanti di una o più sostanze psicoattive che vengono assunte al fine di modificare intenzionalmente il proprio stato corporeo e mentale.

Alle esperienze che si sono conseguite di tali modificazioni l’individuo attribuisce un senso ed un significato soggettivo che nel lungo periodo rinforzano il comportamento di assunzione della sostanza mediante l’attribuzione ad esso di una valenza positiva.

Gli effetti gratificanti che insorgono poco dopo aver fatto uso di una sostanza, euforia, sedazione, disinibizione, analgesia, favoriscono l’insorgere di ulteriori effetti più elaborati dal punto di vista cognitivo che, vengono qui cercati dal singolo proprio in virtù della funzione loro attribuita di evasione da situazioni stressanti, ansiogene e penose.

L’espressione disinibita delle proprie emozioni, la ricerca d’identità alternative, relazione che si instaura dunque tra soggetto e sostanza può essere definita di ‘Filia’ dal momento che l’individuo adotta un agire finalizzato, per quanto non necessariamente univoco, coerente, efficace dal punto di vista di una logica utilitaristica, in cui interagiscono particolari come di costruzione del se, degli altri e del mondo.

Se la Tossicofilia è più pertinente alla ricerca di un’esperienza psicologica che non disgiunta da meccanismi neurofarmacologici che la rendono possibile, affonda le sue rasdici in modelli e modalità di consumo culturalmente appresi.

La dipendenza riguarda la condizione in cui l’assunzione di una Droga diventa necessaria per mantenere un certo ‘benessere’ fisiologico.

Nel 1964 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la tossicodipendenza ‘uno stato di dipendenza psichica o fisica o psicofisica che si sviluppa in una persona che periodicamente o continuamente assume una droga?.

Il termine dipendenza psichica si riferisce al l’incapacità del soggetto di funzionare emozionalmente senza far ricorso alla droga e quindi al bisogno di assumere per ottenere sensazioni di piacere e per evitarme di sgradevoli.

La dipendenza fisica invece quando il soggetto che ha assunto la sostanza in forma cronica smette improvvisamente di usarla e si instaurano i gravi sintomi fisici di astinenza.

In ambito sanitario non esiste la diagnosi di alcolismo ne di conseguenza esiste l’alcolista: benché l’alcolismo non sia una malattia è innegabile che è l’alcol che provochi malattie l’unica diagnosi possibile risulta quella che relativa al rapporto alcol persona e ai disturbi correlati all’uso di alcool.

Per la definizione di tale rapporto si fa riferimento ai criteri indicati da due principali strumenti attraverso i quali clinici e psichiatri classificano in maniera internazionale, i disturbi di malattie mentali: l’ International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems il diagnostic  manual of Mental disorders anche DSM-IV-TR.

Come contattare l’Associazione dei Club di Parma (ACAT)

Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

Difficoltà connesse al consumo di bevande alcoliche: come affrontarle?

che cos’è la dipendenza dall’alcol

che cos’è la dipendenza dall’alcol o alcolismo.

 -Tratto da Alcolismo di Vladimir Hudolin-

Il termine alcolismo cronico ‘alcoholismus chronicus’ è stato usato per la prima volta nel nel 1852 da Magnus Huss , professore di medicina interna dell’università di Stoccolma, anche se le abitudini alcoliche si possono far risalire a ben più remoti tempi.

Alcuni disturbi della salute già da epoche lontane venivano collegati con il bere però l’alcolismo sotto molti aspetti e per lungo tempo non è stato considerato una malattia vera e propria.

È ben noto il fatto che già una sola ubriacatura può portare a gravi alterazioni comportamentali e fisiche, limitate sia pure nel tempo.

In questo caso si parla di uno stato di ebbrezza acuta, di intossicazione da alcol o semplicemente di ubriachezza. Non sempre facile notare il comportamento particolare di una persona ubriaca. Durante lo stato di ubriachezza acuta possono altresì verificarsi  gravi disturbi psichici da risultare a volte pericolosi per la persona ubriaca e per coloro che le stanno vicino.

Un disturbo così grave è il cosiddetto ‘stato patologico di ubriachezza’. nel corso dell’ebrezza possono verificarsi anche attacchi epilettici e altre lesioni acute nonostante la malattia alcolica non sia ancora presente.

Se il consumo di bevande alcoliche diventa regolare ed eccessivo, perché nel frattempo si è instaurato una dipendenza alcolica con conseguente perdita della capacità di astensione dal bere, allora si può parlare di alcolismo.

In corso d’alcolismo o meglio di alcol dipendenze, soggetti colpiti manifestano disturbi comportamentali, lesioni organiche, problemi familiari e, in generale, problemi economici spesso gravate anche da altri completi sociali che a volte si concludono solo con la morte dei soggetti stessi.

Tutte le varie conseguenze dell’alcolismo si sviluppano con una sequenza temporale diversa, più o meno accelerata, a seconda dei vari fattori. Una persona gracile, fisicamente debole, che beve a stomaco vuoto e velocemente, cederà infatti all’alcol molto prima di una persona fisicamente forte, di robusta costruzione, che beve lentamente dopo aver mangiato.

Dopo 5 anni di consumo eccessivo e continuativo di bevande alcoliche si possono verificare gravi danni alla salute, però le conseguenze di alcolismo sul piano economico, familiare e sociale possono verificarsi anche molto tempo prima. E’ anche vero che le prime a comparire possono essere proprio le complicazioni organiche come ad esempio le lesioni pancreatiche, epatiche, neurologiche.

 

Cause dell’alcolismo ed il suo sviluppo.

credo che la maggioranza dei lettori si chiederà come si instaura la dipendenza del dall’alcol ovvero l’alcolismo. I motivi che nei singoli casi portano all’ alcolismo possono essere diversi. Molto spesso l’alcolismo nasce come abitudine poiché il singolo, già nella infanzia, subito a consumare bevande alcoliche. L’educazione bambino in un ambiente di alcolisti fluisce negativamente sullo sviluppo della personalità. Addirittura l’80% degli alcolisti proviene da famiglie in cui uno più membri tra i parenti più stretti e alcolista.

Se a questi dati si aggiungono anche problemi familiari o difficoltà di altro tipo, lo sviluppo dell’alcolismo sarà ovviamente più esteso. L’individuo cercherà infatti di alleviare tutte le difficoltà della propria esistenza con l’uso reiterato dell’alcol.

E noto che alcune malattie fisiche e psichiche possono contribuire allo sviluppo della malattia alcolica. Ad esempio, le persone depresse o quelle con malattie digestive possono alle volte ricorrere al consumo di bevande alcoliche. Anche in questi casi la persona ammalata cerca di trovare oblio nel alcol punto del complesso si può dire che l’alcolismo nasca dal connubio di tre gruppi di fattori causali: organici, psicologici e sociali.

Molto spesso si parla di cause ereditarie dell’ alcolismo. Ultimamente si tende a dedicare loro maggiore attenzione. va detto però che, anche accettando la possibilità che in un ristretto numero di casi si tratti di uno stato psichico ereditario specifico in ordine al quale la possono attendere alcolismo, è difficile credere che tutti gli alcolisti che giungono alla cura debbano tale loro condizione ragioni strettamente genetiche. D’altronde non è mai stato provato in modo indiscutibile il condizionamento genetico delle cholismo e in ogni modo una tale evidenza non cambierebbe niente circa la possibilità del trattamento e della riabilitazione.

Molte  come pure molti dei cosiddetti bevitori moderati sostengono di poter fare a meno del alcol e di bere per ragioni sociali o per altri motivi. E si affermano altresì che, volendo via gola potrebbero smettere di consumare bevande alcoliche in qualunque momento. Da qui nasce la necessità di dare la possibilità ad ogni cittadino di definire con un esperimento molto semplice il suo rapporto con le bevande alcoliche punto tra le prove molto semplice appunto si tratta infatti di consigliare la persona di smettere di bere ogni sei mesi per un periodo di seisettimane.se nella fase di interruzione alcolica questa persona non sente alcun bisogno di consumare bevande alcoliche addirittura non pensa continuamente al bere, allora si può dire che si tratta del cosiddetto consumo normale di bevande alcoliche. Sede altra parte la stessa non può interrompere il bere, o nel periodo di interruzione era quieta e sente bisogno di vivo di bere, dovrebbe richiedere una visita e vi parere del medico, esistendo già la sintomatologia individuale.

Inoltre ogni cittadino dovrebbe essere informato sulle possibilità di curare determinate malattie ed in particolar modo su quelle forme di trattamento che può applicare da solo senza l’assistenza di organizzazioni specializzate. Del resto una parsi particolare viene applicata anche nel caso di molte altre gravi e lunghe malattie come per esempio il cancro della mammella, l ipertensione arteriosa. Già dai tempi più remoti, da quando ciò esiste il consumo di bevande alcoliche, esistono gli alcolisti e le difficoltà che li coinvolgono. Negli antichi scritti di alcuni popoli, come il nostro si parla di dell’ubriachezza, dell’ alcolismo e di alcune misure consigliate per combattere questi fenomeni punto

Nella storia sociale si fa spesso menzione all’ alcolismo. Con l’inizio della rivoluzione industriale nel mondo sorge il problema dell’imbrigliamento della classe operaia, al quale ha contribuito in un certo qual modo anche l’alcol. Pensiamo soltanto la consuetudine di quel tempo, secondo la quale lo stipendio veniva distribuito ogni sabato nella osteria virgola che di solito apparteneva al padrone della città. Il lavoratore infatti lasciava la maggior parte del proprio guadagno nella osteria del padrone punto il capitalismo odierno e probabilmente non solo capitalismo non agisce più in questo modo perché alla fine non esiste un vero e proprio tornaconto; pur tuttavia ancora oggi ci sono delle situazioni che potrebbero benissimo rifarsi ai molti esempi storici di un passato non tanto lontano. Il colonialismo mondiale tra l’altro ha fatto spesso leva sull’ alcol punto con l’esercito di il conquistatore portava nel paese occupato anche i barili di superalcolici punto quindi l alcolismo, visto come male sociale virgola in ogni periodo storico ha mostrato aspetti particolari relazione a motivazioni situazioni sociali specifiche. Come del resto considerare il fenomeno odierno dei paesi sviluppati che fanno credete paesi sottosviluppati abbia favorire la costruzione di fabbriche destinate alla produzione di veranda alcoliche.

Il consumo delle bevande alcoliche nelle varie fasi storiche è legato ovviamente a cause specifiche per cui la lotta contro l’abuso dell’alcol dovrebbe adeguarsi al periodo storico nel quale esso viene intrapresa.

c’è stato un periodo quando l’alcolismo veniva considerato difetto via gola vizio. Il rapporto verso gli alcolisti era basato su questi principi e proprio per tale ragione non era pensabile nemmeno la quota di alcolismo, sicché l’alcolista veniva sottoposto unicamente misura disciplinare, a castighi e non ultimo al rifiuto della società.

Le misure amministrative nel trattamento degli alcolisti ancora ai giorni nostri sono relativamente frequenti. Nell’ultimo decennio però il punto di vista scientifico verso il problema dell’alcolismo è cambiato sostanzialmente. Si è appurato che la lista non beve per il fatto che desidera bere, ma perché in lui si è sviluppata la malattia della dipendenza dell’alcol che gli impone di bere.

Se egli smette di bere si manifestano la cosiddetta sindrome di astinenza o malattia astinenza. Egli beve per essere efficiente e vitale.

L’Alcolista da solo in assenza di cure di solito non è in grado di aiutarsi.

Va ribadito che ogni consumo di bevande alcoliche non può essere considerato malattia. L’ubriachezza acuta comporta varie difficoltà però non in ogni caso ubriachezza acuta si può parlare di malattia alcolica. Esiste anzi la credenza del consumo cosiddetto normale, sociale, moderato di bevande alcoliche, anche se è difficile accettare inopinatamente il parere che in tale consumo sia un fatto del tutto normale. Per poter giustificare il bere alcolico come modello normale di comportamento la società tende a ricorrere a varie argomentazioni punto ad esempio alcune bevande alcoliche più frequentemente vino e la birra, vengono dichiarati prodotti alimentari utili se non primari ed è in tal modo che a volte il loro consumo viene giustificato.

Le difficoltà in campo scientifico si presentano anche per il fatto che l’alcolismo spontaneo non è provocabile sperimentalmente nell‘animale come avviene invece per altre malattie.

Si è tentato di sviluppare l’alcolismo sperimentale degli animali però ciò è stato possibile realizzare solo sottoponendo le cavie allo stress biologico presente quotidianamente nell’uomo. Diminuendo eliminando i vari fattori di stress si registra un ritorno alla normalità e conseguente cessazione di assunzione alcolica.

All’uso smodato del bere subentra la tossicodipendenza alcolica che porta inevitabilmente a turbe psichiche e fisiche con perdita di tre fattori decisivi: volontà, forza e capacità reattiva.

L’aggravio della malattia alcolica viene così esteso al gruppo familiare e alla società, che devono farsi carico nel dare alla collega equilibra fiducia in se stessi in modo da riportarlo ed essere un elemento creativo e produttivo all’interno di quella realtà abbandonata nel decorso della malattia.

Erroneamente si pensa che l’alcolismo sia legato esclusivamente alle fasce del sottoproletariato e della sottocultura in generale mentre la l’estensione del fenomeno tocca tutti i ceti sociali. In nessun caso si devono gravare di pregiudizi inesorabili la stima via con la rispettabilità, la capacità lavorativa di questi malati che, una volta trattati, rientro non è la normalità.

Il comportamento delle persone, appartenente i vari gruppi sociali, voi sa più o meno positivo e quanto più positivo esso risulta, tanto più le singole persone si trovano vicino al centro del proprio cerchio sociale.

Alla periferia il cerchio si trovano individui o gruppi di emarginati, frange sotto-culturali, personalità che con il loro comportamento possono arrivare fino alla criminalità organizzata appunto nei gruppi marginali si trovano purtroppo molti alcolisti e dipendenti da droghe.

Quando un individuo incomincia a bere, inizia con il proprio comportamento sul tragitto verso il gruppo degli emarginati. Il passaggio nel gruppo degli emarginati ovviamente non è improvviso, ma graduale o addirittura, nonostante l’alcolismo, adesso può anche non avvenire.

Il movimento verso la periferia della società dovrebbe essere impedito molto prima dell’accertamento diagnostico della cholismo, senza attendere quindi che si instaurino gravi ed irripetibili disturbi di ordine sanitario sociale.

Accade spesso che, parallelamente all’ individuo, la famiglia intera posso trovarsi nel gruppo marginale punto il modello medico nella lotta contro l’alcolismo ancora oggi si orienta prevalentemente verso la cura sintomatica dell’acqua lista: ciò significa spesso attendere che la malattia alcolica si manifesti chiaramente prima di iniziare il trattamento, precludendo spesso ogni possibilità di riabilitazione completa.

Questo è il motivo per cui oggi l’approccio medico tende adesso sostituito da un altro tipo di intervento che prevenga in tempo ogni possibile sviluppo di malattie alcoliche e i gravi deterioramenti medico sociali che la caratterizzano.

Tale modello viene definito: modello medico sociale. Lo sviluppo della malattia alcolica viene accompagnato da molti segnali grazie ai quali è possibile individuarne alcune fasi punto il cambiamento della tolleranza verso l’alcol rappresenta una caratteristica relativamente costante di alcune fasi del bere e della dipendenza dell’alcol.

La tolleranza

 

la tolleranza può essere ferita una condizione di resistenza fisica e psichica: resistenza agli stress psichici oppure resistenza allo sforzo, lavorativo, agonistico, sportivo ovvero a sostanze come l’alcol, i narcotici, alcuni farmaci e così via. Si parla a volte di massima tolleranza alle frustrazioni al di là della quale la difesa della personalità cede e si crea un conflitto che finisce con l’esprimersi attraverso sintomi psichici punto il cambiamento della tolleranza può avvenire anche per motivi fisici, quale un cambiamento del metabolismo, per quanto riguarda una diminuita tolleranza verso l’alcol in alcuni soggetti, la presenza ad esempio di lesioni cerebrali, eccetera ..

La tolleranza di solito dipende da una serie di fattori e nel corso della vita può aumentare o diminuire appunto la tolleranza all’alcol anche nelle persone normali può essere soggetta a variazioni.

E’ noto che alcune delle persone tra loro sopportano anche notevoli quantità di alcol senza per altro di mostrare evidenti segni di pochezza; mentre al contrario possono versare in stato di ubriachezza dopo aver assunto quantità relativamente piccole di alcol.

La diversa tolleranza all’alcol nelle persone normalmente sane e legata a cause per ora sconosciute, probabilmente costituzionali ed ereditarie punto potrebbe forse risultare importante la struttura congenita da barriera e matto encefalica cioè a quella particolare membrana che separa il cervello dal sangue che vi circola.

Nel corso dello sviluppo dell’alcolismo si distinguono in ogni caso alcune fasi quali a tolleranza all’alcol si modifica Gradualmente.

Nella fase di consumo sociale si verifica un processo di graduale assuefazione all’alcol e un progressivo aumento della tolleranza ad esso.

La tolleranza dipende dalla quantità e dal modo in cui viene ingerito l’alcol.

In seguito prende inizio la fase della malattia alcolica durante la quale la tolleranza all’alcol resta lungo invariata.

Alcuni autori sostengono che la tolleranza all’alcol aumenta nell’alcolismo grazie ad un meccanismo di ingrandimento del fegato, visto quella trasformazione dell’alcol avviene per mezzo di alcuni enzimi, presenti principalmente nel fegato oltre che in altri organi.

E’ ovvio che in un fegato grande ce ne sono quantitativamente di più che in un fegato ridotto di volume, come avviene ad esempio nella fase avanzata cirrosi epatica. Secondo questa stessa teoria il la tolleranza all’alcol comincerebbe a diminuire quando il fegato diventa più piccolo, come il caso della cirrosi alcolica appunto.

Il segno della diminuzione della tolleranza all’alcol è un sintomo chiaro di uno stato avanzato dell’alcolismo.

L’intolleranza e l’alcol si riscontra nelle fasi finali di alcolismo quando gli ammalati su ubriacano già dopo modestissime quantità di bevande alcoliche.

Caratteristico che gli ammalati in questa fase, davanti al medico neghino il loro alcolismo e lamentino vari disturbi somatici che sono in verità conseguenza diretta dello stesso.

L’Alcolismo come problema personale, viene rifiutato questi ammalati che lo assimilano invece uno stato di debolezza fisica generale.

La tolleranza all’alcol può invece cambiare in seguito a gravi lesioni cerebrali, infiammatorio o di altra natura appunto probabilmente la causa è dovuta al fatto che tali lesioni danneggiano anche la barriera ematoencefalica per cui l’alcol penetra in notevole concentrazione con la rapidità nelle parti più profonde del cervello magari insieme ad altri prodotti tossici.

Le persone che hanno sparato un trauma a un processo morboso anche lieve devono essere avvertiti di questa possibilità poiché in questi casi anche piccolissime quantità di alcol possono portare a turbe psichiche cute e molto gravi o talvolta anche attacchi epilettici.

 

Alle persone che hanno avuto un grave trauma o una grave malattia al cervello è meglio consigliare un’astinenza permanente dall’uso di bevande alcoliche.

Difficoltà connesse al consumo di bevande alcoliche: come affrontarle?

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica

La Tolleranza all’alcool

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

Dal 26 aprile riaprono i Club CAT a Parma

Associazione dei Club Alcologici Territoriali di Parma,

dal 1993 in prima linea nella battaglia contro l’alcol dipendenza

(375-6023601 – acat.parmasud@virgilio.it),

comunica che riprenderà la propria attività di incontri settimanali dei Club, seppur in forma ridotta sia come numero di partecipanti, sia come tempo per meglio rispondere alla normativa anti COVID emanate dal Ministero della Sanità.

 

La pronta risposta di Acat si rende necessaria dalle continue richieste di aiuto e di supporto che pervengono quotidianamente  all’Associazione. Il problema dell’alcoldipendenza si è fortemente ascuito nell’ ultimo anno di pandemia e di continua incertezza sociale.

La dove il problema era presente ma dove veniva gestito è diventato un problema incontyrollato.

Acat Parma mette in campo tutte le proprie risorse e la propria trentennale esperienza per dare risposte concrete ed alternative all’alcol per tutta la famiglia.

La sede AcaT  si trova in Via L. Testi, 4 a Parma ed è aperta previo appuntamento.

Per informazioni 375-6023601   acat.parmasud@virgilio.it

Non official site: https://acatparma.org

Acat Cesena- Arcat ER – Evento Interclub Virtuale 14 marzo

Interclub virtuale Hudolin Maestro di VitaArcat Emilia Romagna organizza per il 14 marzo 2021 il primo interclub virtuale dell’ Associazione dei Club ACAT.

Come Partecipare:

Per la videochiamata verrà utilizzato lo strumento “Stanze” di Messenger. Perquesto è necessario che tutti i partecipanti abbiano un profilo Facebook e siano iscritti alla pagina “Vladimir Hudolin Maestro di vita
.
La diretta sarà pubblicata sulla pagina Facebook “Vladimir Hudolin Maestro divita” e chiunque potrà fare domande scrivendole nell’apposito campo dei“commenti”.
La mattina dell’evento verrà inviato a tutti i partecipanti un link, tramite il quale potranno accedere alla videochiamata.

È necessario far pervenire almeno 4 giorni prima tutti i video/presentazioni da farevedere durante la diretta.

Al momento dell’accesso è importante che tutti i partecipanti disabilitino il proprio microfono e lo attivino solo nel momento del loro intervento, questo per evitare ogni tipo di rumore possa compromettere l’audio.

 

 

 

 

Acat Cesena Interclub Virtuale del 14 03 2021

Difficoltà connesse al consumo di bevande alcoliche: come affrontarle?

risposta alla domanda numero 1

Cosa si intende per difficoltà connesse al consumo di bevande alcoliche e qual’è il modo di prevenirle e affrontarle?
Le bevande alcoliche ed il loro consumo accompagnano l’uomo, si può dire da sempre?

Le scoperte archeologiche più recenti dimostrano che l’uomo conosceva il modo di produrre l’alcol per fermentazione da prima di 35.000 40.000 anni fà.

Con l’andare del tempo il bere alcolico ed alcune sue conseguenze, quali ad esempio ubriachezza, venivano accettati quali comportamenti normali.

Più tardi, con lo sviluppo delle civiltà e di progresso tecnologico, alcuni fenomeni connessi con l’uso delle bevande alcoliche, come lo stato di ubriachezza in determinate situazioni, il comportamento aggressivo, cominciano ad essere considerati infrazioni alle nome e difetti morali.

Da un secolo circa alcune conseguenze del bere, come ad esempio le psicosi alcoliche, vengono considerate invece una malattia vera e propria.

Attualmente si accumulano le testimonianze che anche il cosidetto ‘bere moderato sociale, accettabile, permesso’ può provocare disturbi sociali e sanitari anche in assenza di una dipendenza alcolica .

In riferimento al fatto che l’ubriachezza e l’alcolismo ovvero lo stato di dipendenza dall’alcol comportano difficoltà per il singolo, la sua famiglia e la società, è da tempo che si cercano di eliminare ed ostacolare tali danni, escogitando adottando varie misure.

La maggior parte delle conseguenze negative del bere alcolico e dell’alcol dipendenza non è tanto di pertinenza medica quanto di natura socio comportamentale per cui si ha tentato di regolare il consumo delle bevande alcoliche nella società con varie misure:

  • la misure disciplinare
  • i programmi di educazione sanitaria e sociale
  • il proibizionismo

Il primo modello di approccio alla lotta contro le difficoltà legate al bere alcolico è stato quello moralistico.

Secondo tale modello il bere era considerato un vizio morale e la lotta contro di esso era in sostanza un compito delle organizzazioni per la sobrietà che lottavano contro ogni produzione e consumo di bevande alcoliche.

Quando poi il bere divenne un ostacolo serio lo sviluppo tecnologico, caratterizzato da uno sviluppo del traffico stradale della produzione industriale, si adottarono ancora misure limitative e di controllo, anche se l’ alcolismo gradualmente cominciava ad essere accettata come malattia  e si dava avvio a modalità più efficaci di trattamento degli alcolisti.

Parallelamente andava prendendo forma il cosiddetto modello medico, visto come modo nuovo di approccio all’alcolismo.

Va rimarcato che nonostante il trattamento degli alcolisti abbia dato risultati un tempo ritenuti insperati in tutto il mondo, è stato in pratica dimostrato che, in assenza di altre misure, non si possono risolvere tutte le difficoltà legate all’assunzione di bevande alcoliche.

Sotto questo profilo anche il modello medico ha finito con lo svelare i propri limiti.

Si può intanto constatare che:

1 – il numero degli alcolisti in trattamento mostra un lieve ma continuo aumento
2 – è pure un aumento il consumo di bevande alcoliche.
3 –  il bere, quale espressione di un determinato comportamento, è adottato da gruppi di popolazioni più giovani.
4 – sono sempre più giovani vengono ricoverate negli ospedali per alcolismo.
5 – rispetto agli uomini il numero relativo alle donne alcoliste sta aumentando .
6- è sempre maggiore il numero dei letti , delle istituzioni e dei quadri operativi,  che vengono predisposti per la cura dell’alcolismo.
7- è sempre maggiore numero della psicosi alcoliche e degli altri gravi complicazioni della salute nel momento in cui viene iniziato trattamento.
8 – nelle varie regioni del mondo dove una volta si beveva esclusivamente vino, si tende a bere anche superalcolici.
9- aumenta il numero dei problemi di carattere non medico, legate al consumo di bevande alcoliche.

Basta accennare al fatto che ad esempio nella sola Croazia, gli etilisti trascorrono  negli ospedali psichiatrici mezzo milione di giornate di ricovero all’anno.

Tutto ciò reclama la necessità di elaborare un programma per combattere tutte le difficoltà causate dal consumo di alcolici, siano esse natura medica o no.

Il modello medico per la lotta i problemi legati al consumo di bevande alcoliche sempre più esteriormente viene sostituito da quello medico sociale.

Sembra che il modo migliore di intervento sia quello di organizzare,  a livello locale, un programma di assistenza e di promozione della salute mentale, nel quale poteva anche inserire, in un modo più specifico, il programma di lotta contro le difficoltà legate al consumo di bevande alcoliche.

Il programma comunale a sua volta dovrebbe contenere i programmi delle comunità locali, i programmindelle organizzazioni di base del lavoro associato, i programmi delle scuole elementari e delle scuole professionali è così via.

Il contenuto minimo del programma dovrebbe consistere nell’educazione sanitaria e sociale che consenta ad ogni membro della società autotutelarsi e auto aiutarsi.
La nuova legge sulla protezione sanitaria che è stata introdotta dalla RSD Croazia primo gennaio dell’81 asseconda tale programma in quanto il ruolo principale per la protezione ed il miglioramento della salute viene dato al servizio primario di assistenza e protezione sanitaria di base, al medico generico,  al medico della medicina del lavoro, al medico scolastico, al medico dentista e alle loro equipe.

La legge inoltre accetta anche il principio di autoprotezione e autoaiuto nell’ambito dei programmi per la fondazione sanitaria.

Tratto da: Vincere l’alcolismo di Vladimir Hudolin – edizioni PIEMME 1982

Le 12 domande sull’Alcolismo del prof. V. Hudolin nel 1980

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

SENZA IL CLUB TANTI RIPRENDONO A BERE

Rilanciamo un articolo tratto da l’Arena di Verona di di Barbara Bertasi dove si evidenzia un problema comune a tutte le Acat del territorio.

Con le attuali modalità di comunicazione virtuale imposte dal coronavirus gli Acat non riescono più a mantenere uno stretto legame con i propri soci

SENZA IL CLUB TANTI RIPRENDONO A BERE

Molti stanno distruggendo anni di lotta contro la dipendenza. In meno di un anno almeno il 10% è tornato al vecchio stile di vita

Tommasi: Le enoteche online hanno raggiunto picchi di vendite pari al 425%

La vice-presidente: La solitudine potenzia il potere degli alcolici visti come l’unica via di fuga.

(di Barbara Bertasi)

E’ accorato l’Sos dell’Associazione Club Alcologici Territoriali (Acat) che con le attuali modalità di comunicazione virtuale imposta dal Coronavirus, non riesce più a mantenere lo stretto legame con i propri soci.

Molti infatti, e sempre più frequentemente, stanno ripiombando nel circolo vizioso della dipendenza. Il tiranno, che siano l’alcol o la droga, sta riapparendo più insidioso, nella mente di chi ne è o ne era rimasto schiavo.

Perché sono troppi gli abbracci venuti a mancare, le strette di mano trattenute, le parole filtrate dalle mascherine, i chilometri non fatti per andare da amici e parenti.

Esagerato è il vuoto da colmare per chi a se stesso crede di non saper bastare e si illude di poterlo fare riempiendo d’alcol un bicchiere o ingerendo sostanze.

Un’illusione che, in un attimo, può distruggere ore, giorni, mesi anni di lotta per non soggiacere. Una lotta che ora pare ai ferri corti perché le “armi”, ossia i gruppi e gli operatori, stanno mancando.

Gli incontri ai Clubs sono vietati e le uscite impensabili. Favorirebbero il contatto e quindi il diffondersi del virus. “Durante il primo lock-down, che durò dal dieci marzo a fine aprile tutti i dodici Club del Baldo Garda furono chiusi.

Solo nove sono stati riaperti tra maggio e ottobre quando sono stati richiusi nuovamente a causa della seconda ondata pandemica”, premette la vice-presidente Elena Tommasi. “In poco meno di un anno”, ragguaglia, “almeno il 10 per cento dei nostri soci, un centinaio con i loro famigliari, è tornato al vecchio stile di vita.

Sono aumentate le ricadute, l’ansia, la depressione, l’angoscia: sono stati dovuti al diradarsi delle visite tra amici e parenti, ma anche alla perdita del lavoro e alle conseguenti difficoltà economiche.

Qui”, informa Tommasi, “come in tutta Italia, si è registrato un netto incremento dell’assunzione di alcol, soprattutto di vino, seguito da birra e superalcolici”. Del resto basta fare un giro, la sera, per notare, tra i tanti cartoni di pizze e involucri di panini gettai a terra, sempre più lattine, bottiglie, cocci e persino bicchieri di plastica e vetro.

“Non siamo ancora giunti a un’osservazione clinica, ma le indagini di settore indicano che le enoteche on-line attraverso l’e-commerce hanno raggiunto picchi di vendite pari a oltre il 425%, dato superiore alle vendite attraverso i canali tradizionali che sono a propria volta contrassegnati del segno “più” come quelle nei supermercati”.

Dove è sempre più frequente vedere, in coda alle casse, uomini e donne che tengono in mano solo bottiglie o lattine di vino.

“I più penalizzati sono i consumatori che erano a rischio”, sottolinea.

E’ vero che gli eventi sociali potevano favorire i brindisi. “Ma la solitudine”, dice Tommasi, “potenzia il potere del bere, ne assolutizza il momento di assunzione, lo trasforma in nell’unica via di fuga da una vita non amata.

Così, correlato a questa inedita pandemia, è sempre più frequente l’allontanamento dal Club, che non prevede più le amate modalità di un tempo.

I Club sono sempre stati considerati da noi una famiglia”.  “Lì”, ricorda, “ci si abbracciava, ci si baciava, si condividevano torte dolci e salate.

Ora tutto ciò è un ricordo e le vie telematiche non stimolano tutti. Vi si aggiunge il fatto”, continua, “che in questo periodo di emergenza sanitaria, i servizi di Alcologia non possono più attivare i cosiddetti ricoveri programmati per chi ne avrebbe la necessità.

Persone che così sono sempre più a rischio di contrarre patologie, quindi anche il virus, perché l’utilizzo di alcol pregiudica anche le difese immunitarie”, conclude.

 

Il presidente Fabrizio Bertoldi: “chi ha avuto ricadute ricordi che può rialzarsi”

Se un buon 10% delle persone che assumevano alcol, con la pandemia, è ripiombato nella dipendenza il restante 90% ha “tenuto botta” e spera che le cose cambino.

Fa sapere Fabrizio Bertoldi presidente dei Club dell’Acat Baldo Garda, e servitore (operatore) dal 2011. “Frequento questo gruppo da tredici anni e mai mi sarei aspettato che scoppiasse un’emergenza sanitaria con conseguenze deleterie come quelle implicate da questo isolamento. Un lock-down duro che mi ha fatto capire, più di prima quanto la nostra attività sia vitale.  Grazie al Club, dopo anni di dipendenza, sono tornato a provare la bellezza della sobrietà”, dice. “Ad assaporare il valore del controllo, della misura, della moderazione, un senso di equilibrio che senza accorgermi avevo perso.

Il bere”, rileva, “mi ha fatto perdere tanti anni, tante belle cose della vita che si apprezzano quando si è sobri. Ora, mi manca tantissimo la quotidianità degli incontri al Club”, ammette. “Rimpiango i momenti in cui organizzavamo eventi, congressi, uscite. Però, grazie al lavoro fatto su di me stesso e con le famiglie dei Club dell’Acat Baldo Garda sto bene, assicura Fabrizio.

Questo è un periodo difficile”, riconosce. “Ci resta solo la possibilità di incontrarci on-line, momenti che non apprezzo molto perché, purtroppo, non amo gli strumenti informatici. Provo tanta nostalgia”, confessa, “ma non posso bruciare l’enorme sforzo fatto per uscire dal tunnel dell’alcol e poter stare bene come sto ora.

Sono convinto”, prosegue, “che le cose cambieranno, che torneremo a fare festa insieme, a promuovere la nostra azione di aiuto a chi è vittima di dipendenza. So che qualcuno ha avuto una ricaduta ma, se vuole, può rialzarsi. La pandemia finirà. Intanto la vita continua. E io approfitterò per imparare ad usare meglio questi maledetti, ma necessari, strumenti informatici”. B.B.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

Nell’ambito delle teorie psicodinamiche e della psicanalisi in particolare gli autori hanno proposto ipotesi sulle possibili cause dell’alcolismo all’interno della propria metapsicologia di riferimento.
Fino agli anni ’70 Gli autori psicoanalitici che operavano all’interno del modello pulsionale hanno attribuito importanza eziologica alla rimozione, al conflitto sessuale aggressivo e alla funzione regressiva e di gratificazione libidica connesse soprattutto agli aspetti simbolici della sostanza e del modo in cui viene assunta (Khantizian, 1990)
Freud (1905) nei , afferma che in alcuni bambini via un’intensificazione costituzionale della sensibilità erogena della regione labiale e “se tale importanza persiste questi bambini e uomini avevano un forte motivo per bere e fumare” (pag. 66 tra. it. 1975).
Freud vede l’alcol come un sostituto il libidico oggettuale per una gratificazione orale; rileva negli alcolisti anche una certa debolezza dell’Io che è dominato dal principio del piacere e dalla necessità di accrescere la propria autostima narcisistica.

Nel 1929, nel libro Il disagio della civiltà, Freud descrive l’intossicazione come un modo per evitare il dispiacere fuggendo dal mondo esterno e in qualche modo include nell’eziologia del bere influenze ambientali più ampie e non limitate alle vicende infantili che possono aver determinato una fissazione allo stadio orale: gli effetti prodotti dagli inebrianti nella lotta per conquistare la felicità e per difendersi dalla miseria vengono considerati talmente benefici che gli individui e popoli hanno loro riservato un posto ben preciso nel loro economia libidica.

Dobbiamo ad essi non solo l’acquisto immediato di piacere ma anche una parte ardentemente agognata, d’indipendenza dal mondo esterno. C

Con l’aiuto dello Scacciapensieri sappiamo dunque di poterci sempre sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori (pag. 570 trad. it. 1978).

Freud, ed altri autori come Abraham, Fenichel, Knight hanno rilevato anche il potere disinibente dell’alcol: il super-Io è solubile nell’alcol (Zimberg, 1982)

Anche Abraham (1916) parla di bramosia orale e ricerca di benessere.

Per Rado (1933) la gratificazione orale è un fattore importante e nella personalità dipendente assume la funzione di una difesa maniacale per contrastare sentimenti depressivi.

Rosenfeld (1965) all’interno della metapsicologia kleiniana delle relazioni oggettuali, considera l’uso di alcol un modo di evitare angoscie depressive e persecutorie in persone ferme nella posizione schizo-paranoide che sono portate a vivere la sostanza alternativamente come tutta buona o tutta cattiva.

Nel primo caso attraverso il bere si avrà l’incorporazione di un oggetto buono che avrà l’effetto di rafforzare le difese maniacali e di estromettere la parte negativa del Sè, nel secondo caso, incorporazione di una sostanza cattiva e aggressiva e l’identificazione con essa produrra sentimenti di colpa e avrà l’effetto di accrescere istinto di morte.
(Teorie Psicodinamiche)

Zimberg (1982) propone un modello che partendo dalla distinzione tra alcolista primario (che non ha disturbi psichiatrici) e alcolista secondario (alcolismo come conseguenza di un disturbo psichiatrico) riconosce una particolare costellazione psicologica e ruolo di fattore chiave nello sviluppo dell’alcolismo.

Secondo l’autore rifiuti subiti nell’infanzia, l’iper protezione o una che responsabilizzazione precoce inducono scarsa autostima e sentimenti di inadeguatezza che, se negativi, portano ad un eccessivo bisogno inconscio di dipendenza con intense richieste di calore e nutrimento che non possono essere soddisfatte nella realtà.

Queste richieste rifiutate generano ansia che a sua volta porta allo sviluppo di un bisogno compensatorio di grandezza come meccanismo di difesa.

A questo punto predisposizioni genetiche fattori socio-culturali possono contribuire alla scelta dell’uso di alcol che accresce, temporaneamente, il senso di potere o di successo compensatorio innescando un circolo vizioso che può condurre all’alcolismo (Zimberg, 1982).

Le formulazioni più recenti soprattutto nell’ambito della psicologia del Sè sottolineano la vulnerabilità delle strutture dell’Io e del Sè e deputate alla regolazione dell’autostima, all’autocura e alla capacità di relazionarsi con gli altri (Kantzian, 1990).

Kohut (1977 )sostiene che l’individuo soffre a causa di un deficit del Sè e cerca la droga, che sente come capace di curare il difetto centrale, la sostanza diviene così il sostituto di un oggetto-Sè fallimentare. L’Ingestione della droga costringe simbolicamente l’oggetto-Sè rispecchiante ad amarlo ed accettarlo.

In altri casi la droga fornisce agli individui l’autostima che non possiedono (il sentirsi accettato e sicuro di sè) oppure il senso di fusione con una forte fonte di potere che lo fa sentire forte e meritevole.

Tutti questi effetti della droga accrescono nel individuo il sentimento di essere vivo e la certezza se esistere.

Per Khantzian (1977) un modello eccessivamente pulsionale, con tutta l’enfasi posta sulla gratificazione libidica connesso all’uso di droghe, ha impedito i primi autori psicoanalitici di sviluppare pienamente importanti osservazioni cliniche.

Il modello dell’automedicazione da lui proposto sostiene che le persone fanno uso di droghe come auto-cura per la sofferenza psicologica che deriva da deficit nelle strutture dell’Io e del Sècoinvolte nella regolazione di 4 aree principali:

a) accesso, tolleranze rivoluzione dei sentimenti
b) gestione delle relazioni
c) autocura
d) di autostima
I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico
I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale
I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai  problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – G. Guidoni e A. Tilli

 

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’ alcolismo.

Lo stato di ebbrezza patologica.

A parte l’ubriachezza acuta dell’alcolista, nella letteratura viene molte volte descritta una ubriachezza detta patologica, nonostante questo termine possa far nascere un ambiguità.

Se esiste un ubriachezza patologica, infatti, si potrebbe presupporre l’esistenza anche di un’ubriachezza che non lo sia, nonostante che tutte le ubriachezze rappresentino una condizione patologica.

Malgrado altri termini proposti per questo quadro clinico, il termine ebbrezza patologica continua ad essere usato nella letteratura medica, e bisogna mantenerlo finché non se ne trova uno migliore.

Si tratta di una ubriachezza acuta e pericolosa, caratterizzata da gravi disturbi psichici della persona ubriaca.

Può manifestarsi nella persona che si ubriaca per la prima volta e nei bevitori moderati, ma più spesso nello stato di ebbrezza dell’alcolista.

Lo stato di ebbrezza patologico si può verificare già dopo le assunzioni di una quantità di alcol relativamente piccola.

I disturbi principali consistono in uno stato confusionale, in un marcato comportamento aggressivo ed in una successiva amnesia totale o almeno parziale di tutto quanto è successo durante lo stato di ebbrezza patologico.

Il pericolo che deriva da una tale persona è particolarmente grave, tanto più che l’ubriaco in un tale stato non sempre manifesta chiari segni esteriori di uno stato di ebbrezza, oppure di un comportamento anormale.

Lo stato di ubriachezza patologico si conclude di solito con il sonno, per quale l’ammalato si sveglia dopo alcune ore e non ricorda nulla di quanto è successo, oppure lo ricorda sono in parte.

In questo stato la persona ubriaca può avere un attacco epilettico.

Non si è tutt’ora stabilita la causa per cui lo stato di ebbrezza patologico si verifichi in alcune persone e altre no.

Alcuni ritengono che la causa sia la predisposizione di certe persone.

Tratto da: ‘ Vincere l’Alcolismo’ – una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- Vladimir Hudolin (1993)