I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

La peculiarità dell’ approcio ecologico sociale del professor Vladimir Hudolin, risiede nel fatto che, aderendo in maniera profonda ad una visione sistemica della vita, riesce a comprendere i molteplici livelli dei problemi alcolcorrelati.

E’ stato scritto che l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi può essere considerato come:

1. un modello epistemologico
2. una tecnica di trattamento
3. Una filosofia di vita
(Guidoni e Tilli, 2003)

Come dire che mette insieme teoria, pratica e spiritualità cercando di abbracciare in questo modo la complessità del fenomeno.
In particolare il punto due non solo prevede una tecnica di trattamento ma pone in relazione tutti e tre i livelli di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria) e si concretizza nella metodologia dei club degli alcolisti in trattamento.

IL MODELLO EPISTEMOLOGICO:

Hudolin considera l’alcolismo come un comportamento, uno stile di vita e, come tale, determinato da molteplici fattori di natura biologica, psicologica e sociale. Invece di alcolismo preferisce usare il termine problemi alcolcorrelati.

Il problema alcolcorrelato viene considerato come un disturbo nel sistemi ecologico-sociali nei quali l’uomo è inserito. Soprattutto viene sottolineato che i problemi alcolcorrelati sono legati alla cultura del bere presente nelle nostre comunità e che una loro prevenzione e un miglioramento dello stile di vita legato al bere non possa prescindere da un cambiamento della cultura sanitaria e generale delle comunità.

La teoria ecologico-sociale aderisce all’approcio sistemico (Hudolin 1990, 1991, 1997; Ceccuti 1990; Sforzina 1990) approcio che secondo De Leo e Patrizi (1992) ha storicamente contribuito all’epistemologia della complessità.

Con la teoria sistemica il comportamento problematico, dalla devianza psichiatrica alla tossicomania, viene inserito all’interno del contesto in cui si esprime e di cui ha qualche livello di realtà è espressione.  Non più seguito del singolo, della sua mente o di patologie organiche, il comportamento negativo viene riletto con un disagio del sistema cui l’individuo appartiene, come comportamento significato e significante se riferito quel sistema di interazioni. (De Leo e Patrizi, 1992, pagine 88-89).

Così abbiamo la valorizzazione del contesto come sottosistema ecologico Di cui ogni comportamento è pappe ed è da esso definito la comunità, cioè l’ambiente dove l’uomo vive e lavora, e sistema di cui l’alcolismo È espressione sotto Family stile di vita a cui la comunità stessa da significato iuzzolini 1990-1997.
La famiglia rappresenta un sottosistema fondamentale del sistema comunità che si configura di fatto con una comunità di famiglie. l’approccio familiare quindi ritenuto essere l’approccio minimo indispensabile per affrontare il problema (Noventa 1993).

Secondo Sforzina, integrazione di alcuni dei principi del lavoro di gruppo, dell’approccio familiare e della comunità terapeutica in una cornice sistemica, presente una delle grandi innovazioni apportate dal professor alla comprensione e al trattamento di problemi alcolcorrelati (Sforzina 1990).

Hudolin sostiene che l’approccio ecologico sociale sebbene nato in relazione ai problemi alcolcorrelati e complessi può essere applicato con minimali modifiche, a tutte le altre sofferenze comportamentali ed alle loro varie combinazioni ( Hudolin 1997)

Tecnica di trattamento:
…..sezione a parte-

 

UNA FILOSOFIA DI VITA:

Agli inizi degli anni novanta il professor Hudolin  ha introdotto il concetto di ‘Spiritualità Antropologica‘, da lui definito come ‘la cultura sociale umana basata sui valori che l’uomo ha da sempre posseduto come un codice interno di regole di comportamento’ (Hudolin 1994 pag. 81 ).

La spiritualità antropologica coerentemente con una visione sistemica, è vista come parte dell’ecosistema umano e cambia con il cambiare di questo.

Secondo prof. Hudolin  in questo momento storico è caratterizzato da una crisi della spiritualità antropologica a livello planetario.

I Club degli Alcolisti in Trattamento si basano sulla solidarietà, sull’amicizia, sull’amore, sulla ricerca della Pace e della convivenza e sulla necessità di cambiamento della cultura sanitaria e generale e quindi della spiritualità antropologica.

Per questo raggiungere l’astinenza dal bere  è considerata solo una tappa intermedia di un percorso verso l’elaborazione di una filosofia di vita incentrata sui valori della solidarietà, amicizia, amore, pace, giustizia sociale, impegno per i diritti umani fondamentali, sull’accettazione della diversità.

In questo modo i programmi alcologici territoriali entrano a far parte di una vasta azione di protezione e promozione della salute (e quindi della vita) e dei valori spirituali specifici della specie umana ( Hudolin 1994).
Secondo Maturana e Varela (1984 ) patrimonio esclusivo dell’essere umano, tramite il linguaggio, è la riflessione.

Riflessione permette di trascendere ad una prospettiva più ampia della quale ci si rende conto che, come esseri umani, abbiamo solo il mondo che creiamo insieme agli altri.
A questo livello, secondo gli autori, ci si arriva spesso attraverso l’amore e, da loro definito come ‘l’accettazione dell’altro, da parte di qualcuno nella convivenza‘. Per Maturana e Varela, ‘ l’amore è il fondamento biologico del fenomeno sociale: senza nuove, senza accettazione dell’altro da parte di ciascuno di noi, non c’è socializzazione, e senza socializzazione non c’è umanità.
Qualunque cosa che distrugga o limiti l’accettazione dell’altro da parte di qualcuno distrugge o limita l’essere umano’.

Partecipare al Club è in generale lavorare seguendo questo approccio, comporta quindi, ‘un cambiamento individuale con la posizione di una specifica filosofia di vita‘.

Infatti poiché in base a questo può cioè ognuno di noi è parte integrante dell’ecosistema che esprime la sofferenza multidimensionale, nessuno nemmeno il professionista può avanzare pretese di controllo, cura, gestione, o quant’altro dei dei vari problemi e, proprio per lo stesso motivo, nemmeno nessuno se ne può chiamare fuori.

Unica possibilità che resto ognuno sia professionista che non è quindi quella di porsi al servizio di questo ecosistema umano-planetario perché è solo mettendoci al servizio di questo nostro mondo che noi potremmo migliorare la vita che è anche la nostra.

Questo vuol dire che operare secondo l’approccio ecologico sociale non significa soltanto quando esco delle persone con problemi alcolcorrelati della famiglia e implica della profonda esperienza personale che comporta l’adozione di una nuova filosofia di vita.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

 

 

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – Guido Guidoni e Angela Tilli

La Tolleranza all’alcool

La tolleranza all’alcool

La tolleranza può essere riferita una condizione di resistenza fisica e psichica: agli stress psichici oppure resistenza allo sforzo lavorativo, agonistico, sportivo ovvero sostanze come l’alcool, i narcotici, alcuni farmaci e così via.

Si parla a volte di massima tolleranza alle frustrazioni al di là della quale, la difesa della personalità cede e si crea un conflitto che finisce con le esprimersi attraverso sintomi psichici.

Il cambiamento della tolleranza  avviene anche per motivi fisici quale un cambiamento del metabolismo o, per quanto riguarda una diminuita tolleranza verso l’alcol in alcuni soggetti, la presenza ad esempio, di lesioni cerebrali.

La tolleranza di solito dipende da una serie di fattori e nel corso della vita può aumentare o diminuire.

La tolleranza all’alcool anche delle persone normali può essere soggetta a variazioni.

È noto che alcune persone, talora sopportano anche notevoli quantità di alcool senza peraltro dimostrare evidenti segni di ubriachezza; mentre al contrario possono versare in stato di ubriachezza dopo aver assunto quantità relativamente piccole.

La diversa tolleranza all’alcol nelle persone normalmente sane è legata cause per ora sconosciute probabilmente costituzionali ed ereditarie.

Potrebbe forse risultare importante la struttura congenita della barriera ematoencefalica.

Cioè di quella particolare membrana che separa il cervello dal sangue che vi circola, nel corso dello sviluppo dell’alcolismo si distinguono in ogni caso alcune fasi nelle quali la tolleranza all’alcol si modifica gradualmente.

Nella fase del consumo sociale si verifica un processo di graduale associazione all’alcol è un progressivo aumento della tolleranza ad esso.

La tolleranza dipende dalla quantità e dal modo in cui viene ingerito l’alcool.

In seguito prendi inizio la fase della malattia alcoliche durante la quale la tolleranza all’alcol resta a lungo invariata.

Alcuni autori sostengono che la tolleranza aumenta nell’alcolista grazie ad un meccanismo di ingrandimento del fegato- ipertrofia 3visto che la trasformazione dell’alcol avviene per mezzo di alcuni enzimi alcoldeidrogenasi, catalasi, MEOS, presenti principalmente nel fegato.

È ovvio che in un fegato grande ce ne sono quantitativamente di più che non in un fegato ridotto di volume come avviene ad esempio nella fase avanzata della cirrosi epatica.

Secondo questa stessa teoria la tolleranza dell’alcool comincerebbe a diminuire quando il fegato diventa più piccolo come nel caso della cirrosi alcolica.

Il segno della diminuzione della tolleranza all’alcol e un sintomo chiaro di uno stato avanzato dell’alcolismo.

Intolleranza all’alcool si riscontra nelle fasi finali dell’ alcolismo quando gli ammalati su ubriacano già dopo una modestissima quantità di bevande alcoliche.

È caratteristico che gli ammalati in questa fase davanti al medico neghino il loro alcolismo e lamentino vari disturbi somatici che sono in verità conseguenze dirette dello stesso.

L’alcolismo come problema personale viene rifiutato da questi ammalati che lo si assimilano invece ad uno stato di debolezza fisica generale: ‘sono così debole dottore che sono ubriaco dopo un bicchiere di vino’.

La tolleranza all’alcol può invece cambiare in seguito a gravi lesioni cerebrali traumatiche infiammatorie o di altra natura.

Probabilmente la causa è dovuta al fatto che tali lesioni danneggiano anche la barriera ematoencefalica per cui l’alcol penetra in notevole concentrazione e con rapidità nelle parti più profonde del cervello magari insieme ad altri prodotti tossici.

Le persone che hanno superato un trauma o un processo morboso anche lieve devono essere avvertiti di questa possibilità poiché in questi casi anche piccolissime quantità di alcol possono portare turbe psichiche acute e molto gravi e talvolta anche attacchi epilettici.

Si può riprodurre una simile intolleranza all’alcool anche negli animali da esperimento dopo averne in precedenza organizzata la barriera ematoencefalica.

Le persone che hanno avuto un grave trauma o una grave malattia il cervello è meglio consigliare una astinenza permanente all’uso di bevande alcoliche.

Tratto da ‘ALCOLISMO’ di V. Hudolin II versione italiana tratta dalla X edizione Yugoslava- Udine 1985

 

Tolleranza all’alcol: fare attenzione

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

Nell’ambito delle teorie psicodinamiche e della psicanalisi in particolare gli autori hanno proposto ipotesi sulle possibili cause dell’alcolismo all’interno della propria metapsicologia di riferimento.
Fino agli anni ’70 Gli autori psicoanalitici che operavano all’interno del modello pulsionale hanno attribuito importanza eziologica alla rimozione, al conflitto sessuale aggressivo e alla funzione regressiva e di gratificazione libidica connesse soprattutto agli aspetti simbolici della sostanza e del modo in cui viene assunta (Khantizian, 1990)
Freud (1905) nei , afferma che in alcuni bambini via un’intensificazione costituzionale della sensibilità erogena della regione labiale e “se tale importanza persiste questi bambini e uomini avevano un forte motivo per bere e fumare” (pag. 66 tra. it. 1975).
Freud vede l’alcol come un sostituto il libidico oggettuale per una gratificazione orale; rileva negli alcolisti anche una certa debolezza dell’Io che è dominato dal principio del piacere e dalla necessità di accrescere la propria autostima narcisistica.

Nel 1929, nel libro Il disagio della civiltà, Freud descrive l’intossicazione come un modo per evitare il dispiacere fuggendo dal mondo esterno e in qualche modo include nell’eziologia del bere influenze ambientali più ampie e non limitate alle vicende infantili che possono aver determinato una fissazione allo stadio orale: gli effetti prodotti dagli inebrianti nella lotta per conquistare la felicità e per difendersi dalla miseria vengono considerati talmente benefici che gli individui e popoli hanno loro riservato un posto ben preciso nel loro economia libidica.

Dobbiamo ad essi non solo l’acquisto immediato di piacere ma anche una parte ardentemente agognata, d’indipendenza dal mondo esterno. C

Con l’aiuto dello Scacciapensieri sappiamo dunque di poterci sempre sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori (pag. 570 trad. it. 1978).

Freud, ed altri autori come Abraham, Fenichel, Knight hanno rilevato anche il potere disinibente dell’alcol: il super-Io è solubile nell’alcol (Zimberg, 1982)

Anche Abraham (1916) parla di bramosia orale e ricerca di benessere.

Per Rado (1933) la gratificazione orale è un fattore importante e nella personalità dipendente assume la funzione di una difesa maniacale per contrastare sentimenti depressivi.

Rosenfeld (1965) all’interno della metapsicologia kleiniana delle relazioni oggettuali, considera l’uso di alcol un modo di evitare angoscie depressive e persecutorie in persone ferme nella posizione schizo-paranoide che sono portate a vivere la sostanza alternativamente come tutta buona o tutta cattiva.

Nel primo caso attraverso il bere si avrà l’incorporazione di un oggetto buono che avrà l’effetto di rafforzare le difese maniacali e di estromettere la parte negativa del Sè, nel secondo caso, incorporazione di una sostanza cattiva e aggressiva e l’identificazione con essa produrra sentimenti di colpa e avrà l’effetto di accrescere istinto di morte.
(Teorie Psicodinamiche)

Zimberg (1982) propone un modello che partendo dalla distinzione tra alcolista primario (che non ha disturbi psichiatrici) e alcolista secondario (alcolismo come conseguenza di un disturbo psichiatrico) riconosce una particolare costellazione psicologica e ruolo di fattore chiave nello sviluppo dell’alcolismo.

Secondo l’autore rifiuti subiti nell’infanzia, l’iper protezione o una che responsabilizzazione precoce inducono scarsa autostima e sentimenti di inadeguatezza che, se negativi, portano ad un eccessivo bisogno inconscio di dipendenza con intense richieste di calore e nutrimento che non possono essere soddisfatte nella realtà.

Queste richieste rifiutate generano ansia che a sua volta porta allo sviluppo di un bisogno compensatorio di grandezza come meccanismo di difesa.

A questo punto predisposizioni genetiche fattori socio-culturali possono contribuire alla scelta dell’uso di alcol che accresce, temporaneamente, il senso di potere o di successo compensatorio innescando un circolo vizioso che può condurre all’alcolismo (Zimberg, 1982).

Le formulazioni più recenti soprattutto nell’ambito della psicologia del Sè sottolineano la vulnerabilità delle strutture dell’Io e del Sè e deputate alla regolazione dell’autostima, all’autocura e alla capacità di relazionarsi con gli altri (Kantzian, 1990).

Kohut (1977 )sostiene che l’individuo soffre a causa di un deficit del Sè e cerca la droga, che sente come capace di curare il difetto centrale, la sostanza diviene così il sostituto di un oggetto-Sè fallimentare. L’Ingestione della droga costringe simbolicamente l’oggetto-Sè rispecchiante ad amarlo ed accettarlo.

In altri casi la droga fornisce agli individui l’autostima che non possiedono (il sentirsi accettato e sicuro di sè) oppure il senso di fusione con una forte fonte di potere che lo fa sentire forte e meritevole.

Tutti questi effetti della droga accrescono nel individuo il sentimento di essere vivo e la certezza se esistere.

Per Khantzian (1977) un modello eccessivamente pulsionale, con tutta l’enfasi posta sulla gratificazione libidica connesso all’uso di droghe, ha impedito i primi autori psicoanalitici di sviluppare pienamente importanti osservazioni cliniche.

Il modello dell’automedicazione da lui proposto sostiene che le persone fanno uso di droghe come auto-cura per la sofferenza psicologica che deriva da deficit nelle strutture dell’Io e del Sècoinvolte nella regolazione di 4 aree principali:

a) accesso, tolleranze rivoluzione dei sentimenti
b) gestione delle relazioni
c) autocura
d) di autostima
I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico
I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale
I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai  problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – G. Guidoni e A. Tilli

 

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’ alcolismo.

Lo stato di ebbrezza patologica.

A parte l’ubriachezza acuta dell’alcolista, nella letteratura viene molte volte descritta una ubriachezza detta patologica, nonostante questo termine possa far nascere un ambiguità.

Se esiste un ubriachezza patologica, infatti, si potrebbe presupporre l’esistenza anche di un’ubriachezza che non lo sia, nonostante che tutte le ubriachezze rappresentino una condizione patologica.

Malgrado altri termini proposti per questo quadro clinico, il termine ebbrezza patologica continua ad essere usato nella letteratura medica, e bisogna mantenerlo finché non se ne trova uno migliore.

Si tratta di una ubriachezza acuta e pericolosa, caratterizzata da gravi disturbi psichici della persona ubriaca.

Può manifestarsi nella persona che si ubriaca per la prima volta e nei bevitori moderati, ma più spesso nello stato di ebbrezza dell’alcolista.

Lo stato di ebbrezza patologico si può verificare già dopo le assunzioni di una quantità di alcol relativamente piccola.

I disturbi principali consistono in uno stato confusionale, in un marcato comportamento aggressivo ed in una successiva amnesia totale o almeno parziale di tutto quanto è successo durante lo stato di ebbrezza patologico.

Il pericolo che deriva da una tale persona è particolarmente grave, tanto più che l’ubriaco in un tale stato non sempre manifesta chiari segni esteriori di uno stato di ebbrezza, oppure di un comportamento anormale.

Lo stato di ubriachezza patologico si conclude di solito con il sonno, per quale l’ammalato si sveglia dopo alcune ore e non ricorda nulla di quanto è successo, oppure lo ricorda sono in parte.

In questo stato la persona ubriaca può avere un attacco epilettico.

Non si è tutt’ora stabilita la causa per cui lo stato di ebbrezza patologico si verifichi in alcune persone e altre no.

Alcuni ritengono che la causa sia la predisposizione di certe persone.

Tratto da: ‘ Vincere l’Alcolismo’ – una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- Vladimir Hudolin (1993)

Tolleranza all’alcol: fare attenzione

Premettiamo subito che l’alcol essendo una droga è altamente tossico come tutte le droghe conosciute.

La Tolleranza alla quantità di alcol, altro non è che la risposta dell’organismo nel tentare di metabolizzare la sostanza tossica.

Quando aumenta la tolleranza all’alcol si è intossicati e ci si stà avvicinando alla dipendenza (disturbo da abuso di sostanze alcoliche)

Il grado di intossicazione all’alcol ed il grado di dipendenza viene spesso definito come: “io l’alcol lo reggo bene“, con ciò si sta dichiarando che l’abuso della sostanza  aumenta regolarmente e che è necessario porsi il problema quanto prima.

Si puo prevedere un periodo di astensione dall’alcol breve per valutarne il grado di intossicazione.

Il prof. V. Hudolin, suggeriva alle persone che dichiaravano di non avere problemi con l’alcol, di misurare la loro convinzione facendo un semplice test.

Astenersi totalmente dalle bevande alcoliche per un periodo di sole 6 settimane in prossimità di feste comandate. Chi vi riusciva senza problemi poteva affermare con certezza che non esisteva in lui nessun rapporto di dipendenza dalla sostanza.

Nelle Società la cui cultura considera l’alcol come alimento ed elemento di convivialità e dove viene accettatal’usanza di ubriacarsi durante le feste (Room e Maleka, 2000) si verifica spesso il fenomeno di una tendenza ad una alta tolleranza all’acol.

La teoria epidemiologica-statistica, elaborata da Lederman (1964), ha dimostrato che il consumo medio pro capite di alcol è proporzionale alla prevalenza dei problemi alcolcorrelati.

La  quantità di alcol ingerita senza apparenti segni di ubriachezza (Tolleranza) tende ad aumentare secondo diversi fattori come gli aspetti fisici (peso, altezza), gli aspetti socio-economici (ambiente esterno e qualità della sostanza ingerita) e gli aspetti genetici (razza, DNA).

Ecco come interpretava la ‘Tolleranza’ il Prof. Hudolin nel suo ‘Vincere l’Alcolismo’:

Il bere sostanze alcoliche per un tempo prolungato può condurre un certo numero di persone all’alcolismo.
Esso si manifesta con una progressione precisa: all’inizio si nota un’associazione all’alcol e un’assunzione sempre maggiore delle bevande alcoliche che nel linguaggio professionale viene chiamato ‘aumento della tolleranza’ col incremento dell’uso.
Questa è la fase del cosiddetto bere sociale, quando cioè l’alcol viene bevuto in compagnia, con amici e fuori dall’orario di lavoro.
La quantità bevuta dipende dalla tolleranza ed è differente dell’uno all’altro bevitore moderato.
Poi quando cominciano le forme più pericolose del bere inizia a manifestarsi pienamente ‘bere problematico’.
Il soggetto ha vari problemi sanitari, familiari, lavorativi e sociali senza essere ancora alcolista.
Più tardi il soggetto inizia a bere prima di cominciare il lavoro e poi piccole quantità, costantemente, per tutta la giornata, giungendo a sera, a volte, anche ubriaco.
E’ questo modello più frequente ma non l’unico che caratterizza il comportamento dell alcolista.
All’inizio dell’alcolismo appaiono le ‘amnesie alcoliche’ o ‘palinsesti’ alcolici come li chiama Jellinek.

L’alcolista non ricorda il periodo delle ubriachezza.

Dopo una ubriachezza forte anche Il bevitore moderato non si ricorda, o si ricorda solo parzialmente dell’accaduto durante la sbornia.
Poi col passare del tempo si verificano amnesie che compaiono anche dopo l’assunzione di quantità minime di alcol, molto minore rispetto alla quantità precedentemente sopportate senza problemi.

L’alcolista perde ben presto la capacità di controllo delle quantità di bevande alcoliche che ingerisce e va spesso in conto numerose disturbi di carattere psicologico, fisico o sociale.

Quando una persona inizia a bere passa dell’astinenza al bere moderato.
L’alcolista che una volta sopportava grandi quantità di alcol, su ubriaca assumendo quantità minori.

La Tolleranza Alcolica

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

Il primo modello teorico che propone un’eziologia e un trattamento per problemi connessi all’uso di alcool è il modello morale che ha dominato per tutto XIX secolo.
Tale modello attribuisce il bere eccessivo o ubriachezza a deficit della responsabilità personale o della forza spirituale.
Il dottor Benjamin Rush nel 1785 considerava l’ubriachezza come “una malattia della volontà“.
Rush prescriveva come cura l’astensione immediata e totale del delle bevande alcoliche e riteneva che l’alcolista fosse una vittima della diffusa e approvata usanza sociale di bere sostanze che provocano dipendenza ( Rush 1970).
Secondo Levine (1979) nel lavoro di Rush apparve per la prima volta il concetto di dipendenza (Addiction) e questo rappresentò l’avvento di un nuovo paradigma che segna una rottura con le precedenti concezioni secondo le quali le persone bevevano e si ubriacavano perché lo volevano e non perché erano in qualche modo costrette (Levine, 1979).

Da queste idee, verso la fine del XVIII secolo, negli Stati Uniti, nacque il Movimento di Temperanza e durante il XIX secolo si sviluppano varie organizzazioni di astinenti, come l’Esercito della Salvezza e l’Organizzazione Internazionale dei Buoni Templari, che si battevano contro la produzione, la diffusione e consumo di bevande alcoliche.
Queste associazioni fondavano anche degli asili dove gli alcolisti potevano ricevere trattamenti specifici.
Tuttavia, con il diffondersi dell’industrializzazione, l’accento fu spostato sugli effetti negativi dell’alcol legati agli incidenti sul lavoro, al costo per i lavoratori e le loro famiglie soprattutto sul ruolo del bar come luogo di nascita del crimine e dell’immoralità.

L’alcolista fu visto sempre meno come una vittima e sempre più come una minaccia per la comunità e l’ideologia dei vari movimenti di temperanza divenne più estrema e si orientò verso il Proibizionismo.

L’applicazione del proibizionismo ebbe il suo culmine negli Stati Uniti con l’approvazione del 18° emendamento della Costituzione che vietò la produzione, la vendita ed il consumo di alcolici dal 1919 al 1933, anno in cui fu abolito perché, nonostante ci fosse stata un’effettiva riduzione del consumo di alcol (alcolismo) e dei problemi alcol-correlati questa legge aveva creato più problematiche di quante ne avesse risolte ( contrabbando, mala vita, ecc.).
Alcuni autori preferiscono considerare il modello di Temperanza come distinto dal modello morale, in quanto il primo vede
l’alcol come una droga pericolosa da consumare in ogni caso con cautela, mentre il secondo vede nella debolezza dell’individuo la causa dei problemi legati al consumo di alcol.

Altri distinguono il modello morale in due sotto modelli: un modello morale  (dry) asciutto che considera l’alcol come una sostanza nociva e quindi comunque inaccettabile ed un modello morale (wet) bagnato per il quale gli alcolisti sono persone che non obbediscono alle regole di un modo di bere socialmente accettabile (Hester, Sheeby 1990).

Il Modello Morale ha dominato nel 1800 ma non ha cessato del tutto di influenzare il pensiero sul fenomeno.

Infatti ancora oggi, sia nel linguaggio comune che in quello professionale, vengono usati termini come vizio, colpa ed alcolizzato con la sua connotazione dispregiativa.

Negli ultimi duecento anni la definizione dell’alcolismo si è del resto modellato sugli sviluppi del pensiero sulla devianza in generale e sulla malattia mentale in particolare.

Fino al XX secolo, malattia mentale e ubriachezza abituale (alcolismo) erano entrambe attribuite a un fallimento nel regolare se stessi e di conseguenza erano utilizzati trattamenti morali e repressivi nell’intento di ricostruire il potere di autocontrollo attraverso la disciplina, la routine e il duro lavoro ( Hudolin, 1991; Levine, 1979).

Si veda anche il ‘Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

Approcio familiare sistemico

(approcio-familiare-sistemico ai problemi alcol-correlati)

L’approccio familiare sistemico può essere sinteticamente considerato l’ambito teorico cui si riferiscono diversi paradigmi terapeutici accomunati dal attenzione alle relazioni più che agli individui, al qui ed ora più che al passato (terapia sistemica in senso stretto, terapie strategiche e terapie strutturale).

La teoria sistemica inizialmente fu applicata allo studio della schizofrenia: l’articolo “verso una teoria della schizofrenia” pubblicata nel 1956 da Bateson, Jackson, Haley e Weakland viene considerato come la nascita della concezione sistemica della famiglia e lanciò verso la fama mondiale il gruppo fondato negli anni 50 da Beatson per studiare la comunicazione.

Unendo lo studio sulla comunicazione alla teoria generale dei sistemi di Von Bertalanffy (1968) e alle idee del cibernetica, la famiglia viene considerata come un sistema di parti interconnesse che si autoregola attraverso meccanismi dei retroazione.

L’iniziale terapia sistemica si è poi suddivisa in diversi modelli e scuole ed è stata considerata applicabile a qualsiasi tipo di disturbo psicologico evitando tuttavia qualsiasi considerazione eziologica di tipo nosografico ma facendo risalire ogni sintomo psicologico (uso di alcol e droghe compresi), ad una disfunzione del sistema.

Il sistema preso in considerazione è il sistema familiare di cui nelle diverse formulazioni vengono sottolineati aspetti diversi: l’omeostasi familiare e paziente designato (Jackson Weakland, 1961), la pragmatica della comunicazione (Watzlavick, Jakson Beavin, 1967), il potere ed il controllo (Haley, 1976), struttura, confini, disimpegno, invischiamento (Minuchin, 1974).

Le diverse terapie familiari si sono occupate e si occupano dunque di problemi alcolcorrelati senza proporre un’ipotesi specifica sulla loro eziologia e, nonostante la derivazione sistemica, raramente considerano oggetti di studio più ampi della famiglia.

Gregory Bateson, riconosciuto da tutte le scuole di terapia familiare come loro precursore e fondatore, si è sentito tradito dalla traduzione del proprio pensiero in pratiche terapeutiche codificate e circoscritte e si è dedicato fino alla sua morte allo studio di una epistemologia globale che trascendesse ogni applicazione terapeutica basata sulle sue idee (Bertrando, Toffanetti, 2000).

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

approcio-familiare-sistemico ai problemi alcolcorrelati

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

Teorie della personalità

L’idea che le caratteristiche di personalità abbiano un ruolo nello sviluppo di problemi legati all’uso di alcol ha una lunga tradizione a partire dal concetto di degenerazione presente nelle Teorie del XIX secolo (Peel, 1990).

Tuttavia nonostante l’enorme mole di ricerche, non è stato possibile definire una personalità alcolica o analcolica.

La maggior parte degli studi concordano sul fatto che le strutture di personalità delle persone alcoliste sono molto diverse tra loro (Rigliano, 2004).

Tuttavia sono state condotte molte ricerche con l’obiettivo di individuare tratti di personalità correlati all’uso di alcool.

McCelland e colleghi (1972), hanno studiato l’alcolismo in relazione il bisogno di potere con il Thermatic Apperception  Test (TAT), evidenziando in studenti di college forti  bevitori un elevato bisogno di potere.

Ma i risultati non sono stati replicati e altri tratti come l’impulsività e la personalità antisociale sembrano descrivere meglio i ‘bevitori problematici’ (Peele, 1990).

Dall’ampio uso del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (mmpi) sono stati fatti numerosi sforzi per cercare una sottoscala del test che correlasse con l’alcolismo.

La scala che ha avuto più sviluppo stata la Mac scale elaborata da Craig McAndrew.

La scala è stato testata con persone ricoverate in un servizio psichiatrico e in questo ambito mostra una certa validità nel discriminare gli alcolisti dai pazienti psichiatrici.

Il manuale del mmpi-2 riporta che alti punteggi alla Scala Mac, indicano persone estroverse, esibizioniste, e desiderose di correre rischi che possono essere associati ad una può pensione generale alla tossicodipendenza piuttosto che al solo alcolismo ( Hathaway e McKinley 1989).

Poiché non tutti gli alcolisti erano identificati correttamente dalla MC Scale McaAdrew  proppose un di considerare le persone con alti punteggi alla scala come alcolisti primari e quelli non identificati correttamente come secondari.

Studi successivi sembravano confermare la validità di questa proposta e sembrava non esservi delle grandi somiglianze tra l’alcolista primario con punteggi alla scala Mac e l’alcolista Tipo II di Clonninger (Ward eJackson, 1990; Svanum e Ehrman, 1992).

Mcandrew modificò poi la scala nel tentativo di individuare personalità  prealcolica. Creò la SAP /(Substance Abuse Proclivity) Scale che ha mostrato qualche successo nell’identificare giovani bevitori problematici e consumatori di altre droghe.

In ambito cognitivo alcune ricerche della teoria del locus of control di Rotter hanno mostrato che le persone con un orientamento verso l’esterno hanno più probabilità di diventare bevitori  problematici e alcolisti; non tutte le ricerche hanno confermato questo risultato (Rohsenow e O’Leary, 1978).

Gli studi sul concetto di campo-dipendenza elaborato David King e colleghi hanno prodotto risultati consistenti mostrando che gli alcolisti sono più campo- dipendenti dei non alcolisti (Barnes 1979).

Una recente revisione nella letteratura riporta che  le dimensioni di personalità maggiormente associati alle dipendenze sono: sensation-seeking, personalità antisociale e novelty seeking (Lejoyeux, 2004).

Vari sono stati anche i tentativi di creare delle tipologie personologiche di alcolisti a partire dalla classificazione di Jellinek ma nessuno si è dimostrata consistente.

Secondo Girosi (2004) la complessità dell’alcolismo richiede necessariamente un modello eziologico multifattoriale capace di comprendere fattori genetici, processi neurofisiologici, eventi di vita e contesti sociali e culturali: un simile approcio esclude a priori la possibilità di individuare una specifica tipologia di personalità alcolica.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale 

Tratto dal lavoro di Guido Guidoni e Angela Tilli: Modelli Teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunita.