Alcolismo di Vladimir Hudolin

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

Che cosa èla dipendenza dall’alcol o dall’alcolismo?

(tratto da: Alcolismo- Alkoholizam di V. Hudolin- a cura della Jugoslavenska Medicinska Naklada Biblioteka – marzo 1985)

Il termine “alcolismo cronico” è stato usato per la prima volta nel 1852 da Magnus Huss, professore di medicina interna dell’Università di Stoccolma, anche se le abitudini alcoliche si possono fa risalire a ben più remoti tempi e con esse l’ubriachezza e la malattia dell’alcolismo.

Alcuni disturbi della Salute già da epoche lontane venivano collegati con il bere (ad es. il Delirium tremens), però l’alcolismo sotto molti aspetti e per lungo tempo non è stato considerato una malattia vera e propria.

È ben noto il fatto che già una sola ubriacatura può portare a gravi alterazioni comportamentali e fisiche, limitate sia pure nel tempo.

In questo caso si parla di uno stato di ebbrezza acuta, di intossicazione da alcol o semplicemente di ubriachezza.

Non sempre è facile notare il comportamento particolare di una persona ubriaca.

Durante lo stato di ubriachezza acuta possono altresì verificarsi gravi disturbi psichici da risultare a volte pericolosi per la persona ubriaca e per coloro che le stanno vicino.

Un disturbo così grave è considerato “stato patologico di ubriachezza“.

Nel corso dell’ebbrezza possono verificarsi anche attacchi epilettici e/o altre lesioni acute (ad es. del pancreas), nonostante la malattia alcolica non sia ancora presente.

Se il consumo di bevande alcoliche diventa regolare, ed eccessivo poiché nel frattemp si é instaurata una dipendenza alcolica con conseguente perdita della capacità di astensione del bere, allora si può parlare di alcolismo.

In corso di alcolismo o meglio di alcoldipendenza i soggetti colpiti manifestano disturbi comportamentali, lesioni organiche, problemi familiari e in generale problemi economici spesso gravati anche da altri problemi sociali che a volte si concludono solo con la morte dei soggetti stessi.

Tutte le varie conseguenze dell’alcolismo si sviluppano con una sequenza temporale diversa più o meno accelerata, a seconda di vari fattori.

Una persona gracile fisicamente debole che beve a stomaco vuoto e velocemente cederà infatti all’alcol molto prima di una persona fisicamente forte, di robusta costruzione, che beve lentamente e dopo aver mangiato.

Dopo 5 anni di consumo eccessivo e continuativo di bevande alcoliche si possono verificare gravi danni alla salute, però le conseguenze dell’alcolismo sul piano economico, familiare e sociale possono verificarsi anche molto tempo prima.

È anche vero che le prime a comparire possono essere propri complicanze organiche (come ad esempio le lesioni pancreatiche epatiche neurologiche).

Cause dell’alcolismo ed il suo sviluppo

Credo che la maggioranza dei lettori si chiederà come si instaura la dipendenza dell’alcol ovvero l’alcolismo.

I motivi che nei singoli casi portano l’alcolismo possono essere diversi.

Molto spesso l’alcolismo nasce come abitudine perché il singolo già nell’infanzia si è abituato a consumare bevande alcoliche.

L’educazione bambino in un ambiente di alcolisti influisce negativamente sullo sviluppo della personalità.

Addirittura al 80% degli alcolisti proviene da famiglie in cui uno o più membri tra parenti più stretti  è alcolista.

Se questi dati si aggiungono anche problemi familiari o difficoltà di altro tipo lo sviluppo del alcolismo sarà ovviamente più esteso e l’individuo cercherà infatti di alleviare le difficoltà della propria esistenza con l’uso reiterato dell’alcol.

È noto che alcune malattie fisiche e psichiche possono contribuire allo sviluppo della malattia alcolica.

Ad esempio, le persone depresse o quelle con malattie digestive possono le volte ricorrere al consumo di bevande alcoliche.

Anche in questi casi la persona ammalata cerca di trovare l’oblio nell’alcool.

Nel complesso si può dire che l’alcolismo nasca dal connubio di tre gruppi di fattori causali: organici, psicologici e sociali.

Molto spesso si parla di cause ditate dell’alcolismo. Ultimamente si tende a dedicare loro maggiore attenzione.

Va detto però che, accettando la possibilità che in un ristretto numero di casi si tratti di uno stato psichico ereditario specifico, in ordine al quale la persona tende all’alcolismo, è difficile credere che tutti gli alcolisti che giungono alla dipendenza debbano tale loro condizione a ragioni strettamente genetiche.

D’altronde non è mai stato provato in modo indiscutibile il condizionamento genetico dell’alcolismo, in ogni modo una tale evenienza non cambierebbe niente circa la possibilità del trattamento e della riabilitazione.

Molti alcolisti come pure molti cosiddetti bevitori moderati sostengono di poter fare a meno dell’alco e di bere per ragioni sociali o per altri motivi essi affermano altresì che volendo potrebbero smettere di consumare bevande alcoliche in qualsiasi momento.

Da qui nasce la necessità di dare la possibilità ad ogni cittadino di definire con un esperimento molto semplice il suo rapporto con le bevande alcoliche.

Si tratta infatti di consigliare la persona di smettere di bere ogni sei mesi per un periodo di 6 settimane.

Se nella fase di interruzione alcolica questa persona non sente alcun bisogno di consumare bevande alcoliche e addirittura non pensa continuamente al bere allora si può dire che si tratta del cosiddetto consumo normale di bevande alcoliche.

Se d’altra parte la stessa non può interrompere il bere o il periodo di interruzione è irrequieta e sento il bisogno vivo di bere dovrebbe richiedere una visita ed il parere del medico esistente già la sintomatologia individuale.

Inoltre ogni cittadino dovrebbe essere informato sulle possibilità di cura determinate malattie ed in particolar modo su quelle forme di trattamento che può applicare da solo senza l’esistenza di organizzazioni specializzate.

Del resto una parte particolare viene applicata anche nel caso di molte altre gravi e lunghe malattie come ad esempio il cancro della mammella, l’ipertensione arteriosa.

Già dai tempi più remoti da quando cioè esiste consumo di bevande alcoliche esistono gli alcolisti e le difficoltà che li coinvolgono.

Negli antichi scritti di alcuni popoli come il nostro si parla di ubriachezza dell’alcolismo e di alcune misure consigliate per combattere questi fenomeni.

Nella storia sociale si fa spesso menzione di alcolismo.

Con l’inizio della Rivoluzione Industriale del mondo sorge il problema del imbrigliamento della classe operaia al quale ha contribuito in un certo qual modo anche l’alcool.

Pensiamo soltanto alla consuetudine di quel tempo secondo la quale lo stipendio veniva distribuito ogni sabato nello osteria che di solito apparteneva al padrone della città.

Il lavoratore Infatti lasciava la maggior parte del proprio guadagno nell’osteria del padrone.

Il capitalismo odierno e probabilmente non solo il capitalismo, non agisce più in questo modo perché alla fine non esiste un vero e proprio tornaconto tuttavia ancora oggi ci sono delle situazioni che potrebbero benissimo rifarsi e molti esempi storici di un passato non tanto lontano.

Il colonialismo mondiale tra l’altro ha fatto spesso leva sull’alcol.

Con l’esercito il conquistatore portava nel paese occupato anche i barili di superalcolici.

Quindi l’alcolismo visto come male sociale, in ogni periodo storico ha mostrato aspetti particolari in relazione a motivazioni e situazioni sociali specifiche.

Come del resto considerare il fenomeno odierno dei paesi sviluppati che fanno credito ai paesi sottosviluppati per favorire la costruzione di fabbriche destinati alla produzione di bevande alcoliche?

Il consumo di bevande alcoliche nelle varie fasi storiche è legato ovviamente a cause specifiche per cui la lotta contro l’abuso dell’alcol dovrebbe adeguarsi il periodo storico nel quale essa viene intrapresa.

C’è stato un periodo quando l’alcolismo veniva considerato “difetto” e “vizio“.

Il rapporto verso gli alcolisti era basato su questi principi e proprio per tale ragione non era pensabile nemmeno la cura dell’alcolismo, sìcche l’alcolista veniva sottoposto unicamente a misura disciplinari a cattivi e non ultimo rifiuto dalla società.

Le misure amministrative nel trattamento degli alcolisti ancora ai giorni nostri sono effettiv*amente frequenti.

Nell’ultimo decennio però il punto di vista scientifico verso il problema dell’alcolismo ha cambiato sostanzialmente.

Si è appurato che l’alcolista non beve per il fatto che desidera bene ma perché in lui si è sviluppato una malattia della dipendenza dell’alcool che gli impone di bere.

Se egli smette di bere si manifestano disturbi ovvero insorge la cosiddetta “sindrome di astinenza” o “malattia astinenziale“.

Egli beve per essere  efficiente e vitale.

L’alcolista da solo in assenza di cura di solito non è in grado di aiutarsi.

Va ribadito che ogni consumo di bevande alcoliche non può essere considerato malattia.

L’ubriachezza acuta comporta varie difficoltà però non in ogni caso ubriachezza acuta si può parlare di malattia alcolica.

Esiste anzi La credenza del consumo cosiddetto normale sociale moderato di bevande alcoliche anche se è difficile accettare inopinatamente il parere che un tale consumo sia un fatto del tutto normale.

Per poter giustificare il bere alcolico come modello normale di comportamento la società tende a ricorrere a vari argomentazioni.

Ad esempio alcune bevande alcoliche più frequentemente il vino e la birra vengono dichiarati prodotti alimentari utili se non primarie da in tal modo che a volte il loro consumo viene giustificato.

Un consumo spontaneo di bevande alcoliche tantomeno l’alcolismo non esiste in alcuna specie animale ma solamente dell’uomo.

Se il consumo di bevande alcoliche fosse una necessità biologica normale probabilmente esso ricorrerebbe anche negli animali.

Le difficoltà in campo scientifico si presentano anche per il fatto che alcolismo spontaneo non è provocabile sperimentalmente nell’animale come avviene invece per altre malattie.

Si è tentato di sviluppare la Corinne sperimentale negli animali però ciò è stato possibile realizzare solo sottoponendole caviglia lo stress biologico ad esempio lo stesso motivo presente quotidianamente dell’uomo.

Diminuendo o eliminando i vari fattori di stress si registra un ritorno alla normalità e conseguente cessazione di assunzione alcolica.

All’una smodato del bere subentra la tossicodipendenza alcolica che porta inevitabilmente a turbe psichiche e fisiche con perdite di trattore decisivi: volontà, forza e capacità reattiva.

L’aggravvio della malattia alcolica viene così esteso al gruppo familiare alla società che devono farsi carico nel dare all’alcolista l’equilibrio e la fiducia in se stesso in modo da portarlo ad essere un elemento creativo e produttivo all’interno di quella realtà abbandonata nel decorso della malattia.

Erroneamente si pensa che l’alcolismo sia legato esclusivamente alle fascie del sottoproletariato della sottocultura in generale mentre l’estensione del fenomeno tocca tutti i ceti sociali.

In nessun caso si deve levare i pregiudizi inesorabili, la stima, la rispettabilità, la capacità lavorativa di questi malati che una volta trattate rientrano nella normalità.

Il comportamento delle persone appartenenti ai vari gruppi sociali può essere più o meno positivo e quanto più positiva se risulta tanto più la singola persone si trova vicino al centro del cerchio sociale.

Alla periferia del cerchio si trovano individuo e gruppi di emarginati frange sottoculturali, personalità che con il loro comportamento possono arrivare fino alla criminalità organizzata. Nei gruppi marginali si trovano spesso molti alcolisti e dipendenti da droghe.

Quando un individuo incomincia bere inizia con il proprio comportamento il suo tragitto verso il gruppo degli emarginati.

Il passaggio nel gruppo degli emarginati ovviamente non è improvviso ma graduale o addirittura , nonostante l’alcolismo, esso può anche non avvenire.

Il movimento verso la periferia della società dovrebbe essere impedito molto prima dell’accertamento diagnostico dell’alcolismo senza attendere quindi che si instaurino i gravi ed irreparabili disturbi di ordine sanitario o sociale.

Accade spesso che parallelamente al l’individuo la famiglia intera posso trovarsi nel gruppo marginale.

Il modello medico della lotta contro l’alcolismo ancora oggi si orienta prevalentemente verso la cura sintomatica e dell’alcolista: ciò significa spesso attendere che la malattia alcolica si manifesti chiaramente prima di iniziare il trattamento ma chiudendo spesso ogni possibilità di riabilitazione completa.

Questo è il motivo per cui oggi l’approccio medico tende ad essere sostituito da un altro tipo di intervento che prevenga in tempo ogni possibile sviluppo della malattia alcolica e i gravi deterioramente medici sociali che la caratterizzano.

Tale modello viene definito modello medico sociale.

Lo sviluppo della malattia alcolica viene accompagnato da molti segnali  grazie ai  quali è possibile individuare alcune fasi.

Il cambiamento della tolleranza verso l’alcol rappresenta una caratteristica relativamente costante di alcune fasi del bere e della dipendenza dall’alcol.