Il Club è…

Il club è una associazione privata che appartiene a noi famiglie che lo frequentiamo per iniziare e poi consolidare il cambiamento del nostro stile di vita e naturalmente per smettere di bere.

Ci incontriamo una volta la settimana per un ora e mezzo.

Il club è una comunità multifamiliare.

Vuol dire che noi famiglie ci troviamo a condividere un cammino in un clima che è comunitario perché mettiamo in comunione le nostre storie, le nostre difficoltà, i nostri poggetti, le nostre speranze, i nostri successi, le gioie ed i  dolori della vita quotidiana.

Le nostre famiglie fanno parte del paese, del quartiere dove si trova il club espressione di quel paese, di quel quartiere e se ne sente parte.
In questo modo per tutti noi è più facile frequentarci ed essere vicini ad una famiglia che si trova in difficoltà.

Il nostro Club è un’associazione chiusa, non è un’isola, non è una setta più o meno segreta.

Il club è una porta aperta per le famiglie in difficoltà e per questo non nascondiamo la nostra appartenenza al club.
Sono membri del club le nostre famiglie, il Servitore e le nuove famiglie.

Il Club è il perno fondante della nostra metodologia proposta dal Prof. V. Hudolin.

Il Club è delle Famiglie…

I Club sono nati per le famiglie che hanno problemi alcol correlati e complessi.

Noi diciamo sempre che il club lavora secondo un approccio familiare.

Vuol dire che noi pensiamo che quando in una famiglia c’è un ‘problema’, quel problema non riguarda mai un singolo membro,  ad esempio la persona che difficoltà con l’alcol, ma tutta la famiglia e in senso più  ampio la comunità in cui la famiglia vive.

Per noi sembra ovvio ma è molto frequente ragionare separando chi beve da chi non beve, vedere nella famiglia colpevoli e vittime, persone da curare e altre da proteggere.

Questo modo di ragionare ha un piccolo grande difetto: non risolve i problemi della famiglia anzi li aggrava.

L’importanza di lavorare secondo un approccio famigliare  deriva anche dall’ esperienza maturata in questi 40 anni di metodo Hudolin.

Quando tutta la famiglia presente frequenta il club, cambiare stile di vita, smettere di bere diventa decisamente più facile e naturalmente più bello.

Del resto se ci pensate un attimo sarete sicuramente d’accordo.

Abbiamo detto che si viene al club per cambiare il proprio stile di vita ed esso riguarda ovviamente tutta la famiglia non un singolo familiare.

Se tutti frequentano il club,  si riesce prima a mantenere la sobrietà e crescere come responsabilità della persona.
Naturalmente tra il dire e il fare a volte…

Può succedere che il nostro club vediate famiglie che non frequentano insieme, mariti che ci lasciano, figli che non si vedono mai.

Se succede tirategli le orecchie ricordategli che al club viene tutta la famiglia compreso i bambini che non sono certo un problema o un disturbo,  E poi i figli al club hanno esperienza importante: condividono il cambiamento delle nostre famiglie, superano i momenti negativi che hanno vissuto.
A volte può succedere che all’inizio si decida di venire al club solo una parte della famiglia.
È comunque un inizio e noi ne siamo contenti.
Ma è ovvio che lavoreremo perché anche il resto della famiglia ci raggiunga quanto prima.
Con pazienza e rispettando i tempi di ognuno perchè per il Club, il tempo è una risorsa importante.

 

Alcol e giovani: i numeri del fenomeno


Con il termine alcolismo intendiamo «il cronico disordine comportamentale, caratterizzato dalla ripetuta ingestione di bevande alcoliche in eccesso rispetto agli usi dietetici e sociali della comunità, con gravi conseguenze sulla salute del bevitore e sul suo funzionamento psicosociale» (Janiri & Martinotti, 2008).

L’alcol presente nella birra, nel vino e nei liquori è alcol etilico, meglio chiamato etanolo.

Si tratta di una vera e propria droga perchè agisce sul sistema nervoso in maniera del tutto simile alle sostanze psicotrope e stupefacenti che determinano
dipendenza.

Gli effetti disinibenti ed euforizzanti dell’alcol tendono ad indurre con maggior facilità le persone a farne uso perchè la sostanza permette di modificare
illusoriamente la percezione di se stessi e della realtà.

Ogni anno, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)
sono attribuibili, direttamente o indirettamente al consumo di alcol, il 10% di tutte le malattie, il 10% di tutti i tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, il 41%
degli omicidi, il 45% di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie
croniche.

I giovani sono i più vulnerabili agli effetti sia fisici che mentali dell’alcol e
pertanto sono più esposti ai suoi rischi. I ragazzi tra gli 11 e i 15 anni sono
orientati in numero sempre più crescente verso il modello che in America è
chiamato Binge Drinking, cioè un abuso di alcol concentrato in singole occasioni.
In particolare, gli episodi sono circoscritti al fine settimana: i ragazzi bevono in modo occasionale, alle feste, all’aperitivo o in discoteca, e raramente da soli.

Questo comportamento ha effetti devastanti sulla salute in quanto l’organismo di un adolescente è ancora in completa evoluzione e l’alcol ha l’effetto di rallentare lo sviluppo mentale (Baiocco, D’Alessio & Laghi, 2008).

Attualmente, in letteratura, la definizione di Binge Drinking è ampiamente utilizzata. Wechsler, nell’ormai noto report del 1992 (Wechsler & Isaac, 1992), lo
definì come«l’assunzione di cinque o più drink alcolici in una stessa serata da parte degli uomini e quattro o più per le donne».

Binge Drinking e Binge Drinker Binge drinking letteralmente significa
“bevute compulsive”.

In realtà, non si tratta di una vera e propria tendenza legata all’alcool, quanto piuttosto di una tendenza rivolta alla ricerca dello “sballo”, ricercato
ingerendo alcolici in quantità superiore al dovuto, solitamente a stomaco
vuoto.
È una tendenza pericolosa, rispetto alla quale non sempre il soggetto che
manifesta Binge Drinking è consapevole delle conseguenze a cui può portare
il suo comportamento.
Risulta opportuno descrivere il Binge Drinker sia sulla base della quantità di
alcol ingerito che di frequenza d’attuazione del comportamento di abuso.

Un episodio di Binge Drinking è caratterizzato dal consumo di 4 o più drink in una sola occasione per le ragazze e più drink per i ragazzi.
Dal punto di vista psicologico, è fondamentale ricordare che, al di là della
sostanza ingerita, lo scopo principale delle abbuffate alcolicheè la perdita
di controllo, l’ubriacatura.

Spesso, dunque, la sostanza rappresenta solo un mezzo e non un fine.

Tratto dalla Newsletter dell’associazione ‘In Viaggio’

L’Associazione “In Viaggio” ha trasferito la propria sede in Via Verdi n°7- San Polo di Torrile, Parma presso la casa del volontariato.




CONCLUSIONI CORSO DI SENSIBILIZZAZIONE ALL’APPROCCIO ECOLOGICO- Parma 25/29 novembre 2019

Si è svolto nei giorni 25-29 novembre 2019 presso la sede ACAT di Parma il corso di Sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale, dai problemi alcolcorrelati alla promozione della salute

Direttore del corso: Dott.Peppino Nicolucci

Responsabilità scientifica: Dott. Peppino Nicolucci

Dott. Giuseppe Fertonani Affini

Co-direttore : Mirca Grossi

Supervisione dei gruppi: Mirca Grossi

Conduttori dei gruppi: Ivano Marchi, Sergio Abretti , Mirzia Bocchia

Co-conduttori: Gianni Magnani

Si ringrazia l’Acat di Parma “Il Volo” e le famiglie dei club per aver dato la possibilità ai corsisti di visitare i loro club.

Il nostro particolare ringraziamento alla costante presenza di Adriana Stori e Elena Ferron che hanno sostenuto la segreteria di Sergio Abretti e Mirzia Bocchia ed hanno contribuito al corretto funzionamento del corso

Si ringrazia il Dott. Peppino Nicolucciper aver accettato la Direzione del corso.

Il Dott. Nicolucci Peppino ringrazia in modo particolare Sergio e Mirzia per il grande impegno, per la disponibilità e per la sincera accoglienza che hanno dato al sottoscritto, a tutto lo staff ed ai corsisti. Ciò si racchiude in una sola frase: Siete due persone MERAVIGLIOSE.

Si ringraziano il Dott. Pietro Pellegrini,Direttore del Dipartimento Integrato Salute Mentale e Dipendenze della AUSL di Parma; la Dott.ssa Cristiana Di Gennaro Responsabile Centro di Alcologia Azienda Ospedaliera–Universitaria di Parma; la Signora Cecilia Scaffardi direttrice Caritas Parma; Dott. Berselli Roberto, vice Presidente Consorzio

Gruppo CEIS; Dott. Fertonani Affini Giuseppe responsabile dell’UOS, Alcologia; la

Prof.ssa Chiara Scivoletto presidente dei CDL unificati in Servizio Sociale Università di Parma; la Dott.ssa Cristina Giuffredi Psicopedagogista; Dott.ssa Cristiana Ghidini Medico di Medicina Interna Azienda Ospedaliera Parma.

Un ringraziamento particolare al Prof. Pier Paolo Vescovi Direttore del Dipartimento Medico Ospedale San Camillo di Cremona, promotore della nascita dei CLUB a Parma

Ringraziamo il Dott. Valentino Patussi, Ospedale Careggi di Firenze, per i saluti in video conferenza ai corsisti e allo staff.

Un apprezzamento per patrocinio va al Comune di Parma , Parma 2020 capitale Italiana della cultura; Gruppo Ceis di Parma, CRI comitato di Parma; SSR Emilia Romagna Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma; Università di Parma – Centro di alcologia-clinica sperimentale Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma; l’Associazione “ripartendo dalla fragilità”; ARCAT Emilia Romagna.

Si ringrazia per il tangibile contributo concesso , la fondazione CARIPARMA.

Al corso hanno partecipato 23 corsisti provenienti dall’Emilia Romagna, dalla Puglia, dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Lombardia, dal Marocco e dalla Georgia. Tutto si è svolto in un clima positivo e di partecipazione che ha suscitato numerosi spunti di riflessione che hanno portato alle seguenti considerazioni.

Il lavoro negli incontri frontali, nei gruppi e soprattutto nella visita ai Club non ha evidenziato alcuna condizione di disagio e differenza nell’approccio dei Club Alcologici Territoriali e dei Club degli Alcolisti in Trattamento alla condizione di sofferenza delle famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi.

  1. Il club è sempre una opportunità per riconoscere ed esercitare la spiritualità antropologica che è fondamentale per il cambiamento della cultura dominante e per migliorare la qualità della nostra esistenza quotidiana a partire dagli stili di vita sostenibili e dalla complessità della vita.
  2. Il club è nato per affrontare i problemi alcol-correlati, incontrando in tanti anni la complessità dell’esistenza ed è per questo motivo che i club si sono aperti alla multidimensionalità della vita. Il club condivide l’unione e la condivisione della sofferenza, della felicità e della gioia e diventa partecipe lasciando la libertà di scelta e togliendo lo stigma che costruisce i muri sia tra le persone che tra diverse culture.
  3. La corresponsabilità è un valore fondante della rete planetaria dei club in base al principio che siamo tutti corresponsabili di tutti. Questo nasce dalla consapevolezza dell’interdipendenza dove ciascuno di noi è interconnesso con ogni altro essere vivente su questo pianeta.
  4. Questo corso ha ribadito l’importanza di mettere al centro la persona, la famiglia, la comunità, tutte in relazione tra di loro. Ha inoltre sottolineato l’importanza di assumere uno stile di vita rivolto all’attenzione, all’eco ed equosostenibilità come valori di ricchezza, di crescita e di cambiamento.
  5. L’esperienza del corso ha fornito abilità e opportunità utili per il miglioramento della comunicazione nella vita relazionale. Pur riconoscendo la difficoltà di parlare di sè stessi, si ribadisce l’importanza di parlare in prima persona come assunzione di responsabilità e di rispetto, evitando quindi di esprimere giudizi sugli altri.
  6. Il lavoro nei piccoli gruppi ha permesso di apprendere ed agire quelle abilità e modalità di comunicazione e di ascolto in maniera partecipata, di mettersi in relazione con l’altro passando dalla teoria alla pratica ed esporre le proprie emozioni nel “qui e ora”, perché le emozioni non sono sempre le stesse e si sentono nel momento in cui le si vivono.
  7. Il lavoro di comunità e dei piccoli gruppi ha permesso a ognuno di esprimere le proprie opinioni e credenze, in un’ottica di non giudizio, rispettando la libertà di espressione di ognuno, in linea con i valori di libertà e condivisione che sono fondanti dell’Ecologia Sociale.
  8. Se si vuole diffondere la cultura dell’Ecologia Sociale c’è bisogno di ritrovare una unità di tutto il sistema dei Club e rafforzare la rete con i servizi territoriali sia pubblici sia privati e con il volontariato sociale privato. Occorre costruire una rete delle reciprocità che si basino sullo sviluppo culturale del metodo, sempre aperto alle innovazioni.
  9. La leggerezza e l’armonia all’interno dei club possono aiutare il processo di cambiamento di tutti, sia dentro che fuori dal club.
  10. Si auspica che si possano sviluppare a tutti i livelli del movimento dei Club la democrazia e l’ecologia delle scelte e delle decisioni perché la democrazia è una ricchezza che oltre alla costruzione dei consensi, che non è mai scontata, ha bisogno delle diversità e delle minoranze. Il sistema Emiliano Romagnolo, democratico, vivo e partecipato, ha superato il conflitto grazie all’auto-mutua-supervisione applicando e vivendo la democrazia.
  11. Si propone la data del 10-01-2020 ore 17 per incontrare i corsisti che hanno dato la disponibilità ad attivarsi a qualsiasi titolo nel nostro territorio al fine di promuovere i club e il messaggio dell’ecologia sociale che vede il superamento con gli stili di vita sostenibili dei paradigmi di malattia, dipendenza e trattamento. I club e le associazioni hanno bisogno di persone disponibili che sappiano mantenere reti funzionali e che si facciano carico di prendersene cura e soprattutto che dialoghino tra loro per il conseguimento di uno sviluppo del sistema.
  12. Si auspica la partecipazione delle famiglie e dei servitori ai Congressi, Convegni, Interclub e a tutti i momenti di aggregazione ed eventi promossi dai vari livelli associativi.
  13. Si propone di organizzare un nuovo Corso di Sensibilizzazione con il sostegno di tutto il movimento Emiliano-Romagnolo, nei tempi e nelle modalità che la realtà locale impone.
  14. Queste conclusioni verranno inviate all’Aicat, all’Arcat dell’Emilia Romagna e alle Acat presenti, e a tutte le realtà istituzionali e non che hanno contribuito alla realizzazione del corso, alla rivista Camminando Insieme eal Direttivo Wacat (in lingua inglese) per la più ampia diffusione. Sarà prevista anche una pubblicizzazione dell’operato e del significato del Corso di Sensibilizzazione.

Le presenti conclusioni sono state condivise da:

Laura Padula

Romina Rossi

Chiara Salaris

Ilenia Rella

Mirca Grossi

Ivano Marchi

Alcol, anche quello passivo fa male


Il consumo di bevande alcoliche è responsabile o aumenta il rischio dell’insorgenza di numerose patologie: cirrosi epatica, pancreatite, tumori maligni e benigni (per esempio quello del seno), epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia, depressione.

L’alcol è inoltre responsabile di molti danni indiretti (i cosiddetti danni alcol-correlati), dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro e degli episodi di violenza.

A completare la lista dei danni c’è anche l’alcol “passivo”, quello di seconda mano, che provoca danni anche a chi non lo assume. Dagli incidenti stradali alle molestie alla violenza fisica sono diverse le gravi conseguenze che possono subire le persone solo perché altri bevono alcolici.

Negli Stati Uniti questa platea è stata stimata in 53 milioni, come riferiscono i rappresentanti dell’Alcohol Research Group, un programma del Public Health Institute di Oakland (Usa) in una ricerca pubblicata di recente su Journal of Studies on Alcohol and Drugs.

Queste conseguenze si configurano come un ulteriore motivo per intervenire con politiche pubbliche che mirino alla riduzione dei livelli di consumo di alcol, ricordano gli autori dello studio.

Il team di ricerca per elaborare i danni da alcol passivo hanno condotto due sondaggi, svolti negli Stati Uniti nel 2015:

  • il National Alcol Harming to Others Survey
  • il National Alcohol Survey

 

E’ emerso che circa il 21% delle donne e circa il 23% degli uomini, per un totale di 53 milioni di adulti, aveva subito un danno a causa dell’assunzione altrui di alcolici nei dodici mesi precedenti alla rilevazione.

 

Gli effetti dell’ “alcol passivo” potavano a compiere minacce, molestie, vandalismo o danni alla proprietà, aggressioni fisiche, lesioni dovute a incidenti stradali, problemi familiari o finanziari.

Le minacce e le molestie erano le conseguenze principali, riportate nel 16% dei casi.

Le risposte variavano in base al genere, all’età e anche in base ai consumi di alcolici. I problemi finanziari e familiari, i danni alla proprietà, il vandalismo e le aggressioni riguardavano di più le donne.

Inoltre, come riferiscono gli autori dello studio, per le donne il rischio derivava in particolare dalla presenza di uomini che bevono, soprattutto nelle mura domestiche, mentre per gli uomini dai consumatori fuori dalle famiglie.

Gli under 25 erano inoltre più a rischio di subire gli effetti dell’alcol di seconda mano. Questi coinvolgevano anche gli stessi consumatori di alcolici, e non solo se fossero forti bevitori (cinque o più drink per gli uomini, quattro o più per le donne, in una sola occasione e almeno una volta al mese).

Chi assumeva alcolici in quantità inferiori aveva un rischio maggiore di molestie, minacce e lesioni da incidenti stradali, da due a tre volte più grande di quello di chi non beveva per nulla.

Per cercare di limitare gli effetti dannosi dell’alcol su chi non beve è importante assumere delle iniziative con cui cercare di controllare il consumo di alcolici.

“La libertà di bere alcol dev’essere controbilanciata dalla libertà degli altri di non subire le conseguenze della sua assunzione dagli omicidi alle aggressoni sessuali, dagli incidenti automobilistici agli abusi domestici”, scrive Timothy Naimi del Boston Medical Center in un editoriale.

Tra le misure applicabili ci sono le politiche sui prezzi, dall’aumento delle imposte sulle bevande alcoliche alla politica del prezzo minimo: “Ci sono sempre più ricerche sugli effetti delle politiche nazionali”, ricorda in un altro commento l’esperta Sven Andréasson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), “in particolare gli effetti delle politiche di prezzo su tutte le forme di violenza, da quella sessuale a quella sui minori”.



Corso Acat (Associazione dei Club degli Alcolisti in trattamento) a Parma dal 25 al 30 novembre 2019


Acat Parma organizza il Corso di Sensibilizzazione all’approcio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi (Metodo Hudolin) a Parma la settimana del 25 novembre al 30 novembre.

In collaborazione con la Scuola Nazionale di Perfezionamento in Alcologia ARCAT Emilia Romagna.

Presso la Sede dell’associazione in via Laudedeo Testi 4/B a Parma.

Direttore del corso sarà il Dott. Paolo E. Di Mauro e co/ direttore Dott. Paolo Loffredo.

I relatori e i Co-Conduttori sono in fase di definizione o conferma.

La finalità del Corso è quella di sensibilizzare i corsisti come parte delle comunità locali e promuovere il loro inserimento nei programmi territoriali per i problemi alcolcorrelati, in particolare nei Club degli Alcolisti in trattamento.

Gli obiettivi del corso sono:

  • mettere in discussione le convinzioni ed i comportamen ti legati ai luoghi comuni nei confronti dell’uso dell’alcol e dei problemi alcolcorrelati e complessi, promuovendo un coinvolgimento personale dei corsisti.
  • trasmettere le conoscenze più aggiornate sui problemi alcolcorrelati e complessi
  • formare i corsisti per operare nei club degli alcolisti in trattamento, quali ‘servitori-insegnanti’, secondo l’approcio ecologico sociale;
  • favorire lo sviluppo del sistema ecologico-sociale nella comunità locale dove si svolge il corso.

per informazioni mail-to acat.parmasud@virgilio.it

telefono 375 602 6361



Isolamento Sociale- Insieme per risalire- a Parma


A Parma, Ripartendo dalla Fragilità, un pool di Associazioni del Terzo Settore in prima linea contro l’isolamento sociale

 

L’incontro si è svolto in un clima estremamente positivo e di grande visione per il futuro della città reso possibile da una conoscenza scientifica dei bisogni del passato. La Fragilità famigliare, emotiva, economica come riconoscerla?

Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino
Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino

In primis Don Cocconi ci ricorda che gli altri siamo noi e che la fragilità momentanea dell’uno è la nostra fragilità di comunità.

Le famiglie che iniziano un brutto periodo di fragilità sono la nostra comunità.

La Prof.Giovanna Vendemia, responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Parma ci aggiorna sulle novità di approcio e di sviluppo degli interventi dei Servizi.

In particolare si evidenziano le troppe ripetitività delle crisi di ‘bisogno’ quasi come se ci fossero sempre gli stessi ‘modi operandi’ all’origine.

Si devono stimolare l’attenzione e la responsabilità della persona che ha necessità.

Non sono sufficienti solo aiuti economici spot ma un continuo insegnamento ed aggiornamento responsabilizzante.

Intercettiamo la capacità della Persona di ‘chiedere‘ e quella di ‘ascoltare‘ non sempre azioni presenti nel rapporto istituzioni/persona ma spesso date per scontate.

Dobbiamo quantificare e qualificare la ‘fragilità emotiva‘ come la paura, l’ascoltare troppo gli altri od il negare troppo oppure l’incapacità di relazionarsi agli altri perchè non tutti siamo uguali e non tutti abbiamo la stessa storia.

Studiamo quindi una metodologia per entrare in contatto ma come? Ascoltando e cogliendo le sfumature ed indirizzare alla rete delle Associazioni che operano a Parma.

 

Il Prof. Federico Ghillani espone un ragionamento completo e fluente, partendo dall’prologo: ‘ prima della fragilità c’è la solitudine‘.

Il percorso narrativo del Professore ci chiarisce le idee sui due polmoni che danno respiro al  contrastoalla fragilità:

  • Istituzionale, politica e Parlamento
  • corpi intermedi, associazioni

I corpi intermedi sono l’oggetto principale della risposta alla fragilità in tutti i suoi aspetti. Le Case della Salute, i Sindacati, le Associazioni , i Punti di Comunità sono tutte le risposte che abbiamo messo in campo e sono ormai tutte in rete.

Le Associazioni ascoltano, orientano, organizzano e aiutano la dove c’è necessità.

Al termine prende la parola Don Giacomo Panizza che ci racconta la sua testimonianza.

Ci racconta la sua storia dell’alleanza contro la povertà.

Don Giacomo Panizza a Parma- Ripartendo dalla fragilità - Acat Parma Don Giacomo PanizzaDon GIacomo Panizza- Acat Parma Conferenza- Ottobre 2019 Don Giacomo PanizzaDon Giacomo Panizza - Ripartendo dalla Fragilità-Acat Parma Conferenza Don Giacomo PanizzaDon Giacomo Panizza- Ripartendo dalla Fragilità- Acat Parma Don Giacomo Panizza

La lotta di Don Panizza inizia in Calabria ormai 40 anni fa, dove inizia a parlare ai poveri ed ai disabili che allora vivevano solo di sussidio e spesso segregati in casa.

Nonostante l’opposizione della n’drangheta, il Don riesce ad organizzare spazi e centri di lavoro per ridare dignità ai disabili ma e soprattutto insegna come imporre i propri diritti e fare rete tra di loro per potersi migliorare la vita.

I Partners:

  • Associazione San Crisoforo info@sancristoforo.org
  • Rete Carcere retecarcere@libero.it
  • RI CRE DI TI info@ricrediti.it
  • Snupi (sostegno nuove patologie intestinali) info@snupi.it
  • CENTOPERUNO info@emporioparma.org
  • INTERCRAL Parma info@intercralparma.it
  • AnCeSCAO cpancescao@comitatianzianiparma.it
  • ACAT Parma ‘Il Volo’ acat.parmasud@virgilio.it



Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?


Non solo radicato nella nostra cultura ma anche fonte di reddito, accondiscendenza collettiva verso gli effetti intossicanti confusi con piacevoli stati mentali che, accompagnano i gusti raffinati.

È l’ultimo lato della menzogna alcolica che vogliamo esplorare in questo capitolo.

Lo faccio per una ragione molto semplice perché esiste oggi un’apparente sensibilità nei confronti dei problemi alcol correlati con dispiegamento di programmi educativi sui temi della sicurezza stradale, un po’ meno sulla gravidanza e pressoché assenti sulle radici culturali di questa abitudine e sulla prospettiva di poter effettuare una concreta scelta analcolica.


La menzogna e quindi l’inganno di cui si tratta in questo caso, riguarda la concentrazione sugli aspetti problematici e disturbanti del bere e, dà come corrispettivo il non celato desiderio pedagogico di istruire le giovani generazioni a diventare consumatori responsabili e non trasgressivi di bevande alcoliche.

L’arcano desiderio è quello di ridare credibilità ad una droga legale

,che rischiava e rischia, se letta con correttezza, di suscitare numerose perplessità relativamente al suo uso, senza per questo dover lasciarsi andare a misura e poi visionista. Sempre più si osserva un crescendo di iniziative che vanno sotto il nome di prevenzione dell’alcolismo e dei problemi alcol-correlati o, ancora dell’ alcolismo giovanile o delle stragi del sabato sera.

Tali iniziative vengono promosse anche da associazioni che non si sono mai occupati di alcologia e nemmeno una valenza genericamente culturale e che forse amano anche incontrarsi nella convivialità di un buon bicchiere di vino di qualità associato cibi pregiati.

La visione che accompagna questa forme associative è caratterizzata dalla valorizzazione della società e delle persone per bene, preoccupate dagli eccessi e fini coltivatrici della moderazione e della tradizione Compresa quella vitivinicola.

Il messaggio che veicolano è il ripristino degli antichi valori e la fiera opposizione nei confronti di qualsiasi comportamento che è conforme alle proprie scelte comportamentali.


Si tratta di un miscuglio di ipocrisia e di perbenismo che si associa alla perfezione alla vecchia terminologia alcologica.

Frequentemente infatti che queste sottrazioni contino tra i loro membri illustri esperti o rivolgono a professionisti che abilmente con convinzione confermano il pregiudizio- alcolisti che sono ben distinti dai bevitori moderati.

Spesso la loro vita è stata segnata dal trauma infantile o dalla sfortuna o in qualche caso dalla pervicace lasciva del Vizio o mancanza di valori.

I problemi alcolcorrelati della popolazione giovanile sono il frutto di mode libertarie e trasgressive, inquinamenti intollerabili nei confronti dei sacchi principi fondati sul rispetto delle regole.

Non mi meraviglierei che potessero avere anche il retro pensiero che questa sana cultura vinicola possa rappresentare un deterrente nei confronti dei consumi di droghe illegali.

A questo proposito non ho elementi per poterlo affermare con certezza e sufficienti indizi per cogliere la disparità di giudizio infondato sulla pericolosità reale di tutte le droghe legali e illegali.

L’atteggiamento di convenzione espressa della politica da molti mondi e da gran parte dell’opinione pubblica largamente manipolata sono caratterizzate da una scala di pericolosità delle droghe che non risponde né a considerazioni di ordine scientifiche né a semplici rilevazioni numeriche sui danni prodotti dalle diverse droghe.

È a tutti noto infatti che le droghe più pericolose, sono quelle legali alcol e tabacco.


Le altre fanno ugualmente male ma nella scala dei danni ne fanno decisamente meno.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Chi non è libero tende ad assecondare le credenze dominanti e grazie alla benevolenza dei forti facendo la voce grossa nei confronti dei deboli.

Tutto questo sembra lontano dalla alcologia ma in realtà mina le radici tutta la fatica di questi 30 anni attraverso i quali i programmi alcologici territoriali dei club degli alcolisti in trattamento hanno posto con forza la necessità di trattare i problemi alcolcorrelati al di fuori sia del paradigma morale che di quello del concetto di malattia.

I club hanno riconciliato con fatica l’alcolista con il suo contesto di appartenenza, interrompendo una vecchia pratica di eliminazione ma hanno anche sottolineato proprio attraverso il tentativo di superamento dello stigma che il vero problema è collocato nel consumo di bevande alcoliche e nella cultura che lo sostiene.

Purtroppo la persistenza dei vecchi concetti che per un certo periodo è stato necessario mantenere per avviare progetti di cambiamento di significato ci ha costretti a non definire in maniera coerente alcuni passaggi che presentano la criticità fondamentale che ci distingue dai programmi che appartengono la convinzione senza necessariamente affermarlo esplicitamente o facendolo solo in certe circostanze che l’alcolismo e l’alcol dipendenza, siano malattie con diverse teorie eziologiche dai una radicale diversità tra i bevitori moderati e gli alcolisti.


I primi sono i virtuosi esempi di uno stile di vita encomiabile all’insegna del controllo e del buon gusto,
fedeli custodi delle radicate tradizioni delle nostre terre
ospiti impareggiabili gentili affabili ma anche gioviali e seducenti, capace di creare intorno a sé tra un sorso e l’altro quella calda atmosfera avvolgente che la funzione socializzante dell’alcol sprigiona dagli animi Nobili e vincenti di uomini e donne di una sottile accattivante intreccio erotico con Grazia ed eleganza, cultura dei piaceri della vita che sgorgano con spontanea immediatezza dai lodevoli praticanti della moderazione dell’ottimismo manierato della bolla onirica. che sanno costruire in incontro favoloso tra gli effetti di alcol etilico ed invidiabili personalità.

I secondi rappresentano il segno inequivocabile del degrado che spetta a chi ha voluto sfidare il carattere avvolgente dell’alcol e non ne ha potuto fare a meno per una debolezza fisica e interiore e volgari trasandati poco usi l’apprezzamento dei retrogusti sublimi dei distillati dei vini fino alle raffinate birre.

Maleducati, violenti e perdenti, segno inequivocabile di una mancanza di rispetto nei confronti del bere prezioso dell’alcol che fin dall’antichità è stato consegnato agli umani per farne un uso saggio.


Inospitali, con una sessualità animalesca gli alcolisti.

Potrei continuare a lungo il divario tra le due categorie intorno alla quale si costruisce lo spartiacque rispetto al quale si inneggia ai bevitori moderati al buon bere e si condannano gli alcolisti esaltando il valore reale simbolico dell’alcol etilico e redarguendo aspramente chi vi abbia voluto metterlo in cattiva luce.

È una logica che risulta totalmente al servizio della cultura del bere rispetto alla quale, in posizione diametralmente opposta si colloca quella che ha dichiarato l’assoluta autonomia degli interessi dei produttori di farmaci per curare l’alcolismo delle lobby professionali e dei produttori di bevande alcoliche.

Radicali diversità non riguardano solo il sistema degli interessi ma la stessa visione del mondo.


Per dissipare ogni equivoco il terreno più determinante è quello dei linguaggi e delle terminologie che utilizziamo e che riflette il nostro modo di essere e di interpretare ciò che accade.


In zona alcool attribuibile è quella generata dell’asservimento della cultura del bere alla cultura del controllo, dell’egocentrismo culturale della quale ci si può liberare soltanto recuperando la propria autonomia di giudizio in una dimensione di relazione ecologica.

L’alcol è sempre in gioco con la sua ambivalenza ma, come fattore interferente nella gioia percepita di poterlo controllare e dominare presumendo che in questo modo di essere annoverati tra i virtuosi e nella disperata condizione di chi si lascia andare all’ubriacatura frequente e perpetua, ponendosi dal lato scomodo dei viziosi, dicasi dei malati che trascinano la loro esistenza tra il susseguirsi di ricadute con la speranza remota di cedere le armi ed affidarsi alle espiazione del l’astinenza.


Le cose non stanno precisamente in questo modo ma riguardano piuttosto due tipi di elementi che certamente concorrono a creare quelle condizioni.


L’aspetto più difficile del riconoscere è che l’alcol è in sé una droga, un fattore di rischio che comunque danneggia chiunque, mentre le condizioni esistenziali appartengono alla vita e la persona e quindi non sono riconducibili alle condizioni arbitraria dell’alcolismo.


La menzogna è tutta qua nel considerare gli alcolisti i peggiori e i bevitori moderati i migliori rappresentanti della normalità.


Gli alcolisti non sono peggiori semplicemente dal punto di vista ontologico esistenziale, sono semplicemente una costruzione arbitraria che semplifica paurosamente la realtà dei fatti.
In sostanza non esiste il risultato di un’attribuzione.

Esistono solo in quanto persone.

C’è l’alcol e c’è una persona, c’è un comportamento e c’è un essenza individuale, ci sono problemi correlati all’uso di alcol e ci sono persone che hanno storie diverse, gioie e sofferenze diversi, si tratta di un passaggio non semplice che rappresenta il nucleo fondamentale di questa discussione fondativa della teoria ecologico-sociale antropo-spirituale.



A.C.A.T. Parma, un solo scopo: stop all’alcol!


L’Associazione, perseguendo esclusivamente finalità di solidarietà e di impegno civile, si prefigge i seguenti scopi:

1- promozione e protezione della salute basate sul principio di auto-mutuo aiuto e della partecipazione multifamigliare oltre che sul principio, riconosciuto da tutti gli associati, che l’assunzione di alcol e droghe di tutti i tipi è un comportamento a rischio.

La sua attività è rivolta al processo di cambiamento dello stile di vita, al mantenimento dell’astinenza, alla riabilitazione, al reinserimento del membro della famiglia nel lavoro e nella società.

La divulgazione dell’informazione circa i problemi alcol-droga correlati è parte integrante del programma.

2- Aiutare i membri ed i loro famigliari mediante il lavoro di gruppo, l’amicizia e la solidarietà, a risolvere le conseguenze dovute all’uso di sostanze alcoliche da sole o combinate con altre sostanze o farmaci per la cura o disagi complessi.

3- Condurre in modo organizzato con i propri soci un lavoro di intervento volontario o specializzatocome attività fondamentale di ogni club.

4- offrire un aiuto a risolvere i problemi personali e famigliari, nei limiti delle proprie capacità.

5-Intervenire in situazioni di ricaduta o altre dififcoltà, adottando le forme di aiuto più consone, come per es. visite domiciliari, intensificando la collaborazione con i servizi sociali e sanitari nazionali.

Questi sono in sintesi le finalita ed i metodi messi in atto dall’Associazione A.C.A.T. Parma ‘il volo’ per promuovere il concetto di ‘salute’ e di sobrieta e la promozione della salute intesa come ‘stile di vita’.

Analizzare personalmente quelle che sono le problematiche che hanno permesso alla dipendenza di sopraffare l’individuo e condividerle con altri, porta facilmente a risolvere il ‘nodo’ o ‘il problema’.