I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Teoria cognitivo comportamentale

Nell’area cognitivo-comportamentale un filone importante di ricerca e quello basato sulle teorie dell’apprendimento.

Nel 1968 il National Institute on Drug Abuse (NIDA) ha pubblicato una monografia intitolata Learning Factors in Substance Abuse.
In questo contesto ‘apprendimento’ si riferisce ai cambiamenti nel comportamento dovuti alle esperienza sia che questi si verifichino a livello dello stile di vita, sia a livello del funzionamento cellulare (Ray, 1988).

L’evidenza che le droghe producono risposte condizionate risale gli studi di Pavlov (1927).

Ricerche successive hanno anche evidenziato che sia la tolleranza sia i sintomi di astinenza possono essere condizionati (Siegal, 1988).

È stato dimostrato che sia stimoli esterocettivi sia stimoli interocettivi elicitare il comportamento di ricerca della sostanza.

Situazioni ambientali precedentemente associata l’assunzione della sostanza, assunzione di una singola dose di alcol, altre persone nel ruolo di modelli, regole ed istituzioni possono tutti influire sul comportamento di uso di alcol.

Spesso questi sintomi agiscono in maniera complessa come quando per esempio, il rinforzo di una risposta in presenza di un certo stimolo è condizionato da un altro stimolo (Bikel e Kelly, 1988).

Secondo Monti (1988) la teoria dell’apprendimento sociale che comprende l’apprendimento rispondente, l’apprendimento operante e certi specifici fattori cognitivi all’interno di una teoria integrata, ha permesso di superare il GAP tra teoria e pratica in particolare nelle applicazioni riferite all’uso di alcool.

La teoria dell’apprendimento sociale evidenziato che gli alcolisti hanno appreso risposte cognitive e comportamentali che li rendono vulnerabili alle situazioni ad alto rischio di ricadute (pressioni interpersonali, stress interpersonali che esistano in rabbia e frustrazione, stati affettivi negativi come depressione noia e la presenza di Steam ID correlati all’alcol e al bere).

Queste reazioni apprese includono:
A aspettative
B abilità di coping
C risposte condizionate gli stimoli commessi dall’alcol al bere.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

Teorie della personalità

L’idea che le caratteristiche di personalità abbiano un ruolo nello sviluppo di problemi legati all’uso di alcol ha una lunga tradizione a partire dal concetto di degenerazione presente nelle Teorie del XIX secolo (Peel, 1990).

Tuttavia nonostante l’enorme mole di ricerche, non è stato possibile definire una personalità alcolica o analcolica.

La maggior parte degli studi concordano sul fatto che le strutture di personalità delle persone alcoliste sono molto diverse tra loro (Rigliano, 2004).

Tuttavia sono state condotte molte ricerche con l’obiettivo di individuare tratti di personalità correlati all’uso di alcool.

McCelland e colleghi (1972), hanno studiato l’alcolismo in relazione il bisogno di potere con il Thermatic Apperception  Test (TAT), evidenziando in studenti di college forti  bevitori un elevato bisogno di potere.

Ma i risultati non sono stati replicati e altri tratti come l’impulsività e la personalità antisociale sembrano descrivere meglio i ‘bevitori problematici’ (Peele, 1990).

Dall’ampio uso del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (mmpi) sono stati fatti numerosi sforzi per cercare una sottoscala del test che correlasse con l’alcolismo.

La scala che ha avuto più sviluppo stata la Mac scale elaborata da Craig McAndrew.

La scala è stato testata con persone ricoverate in un servizio psichiatrico e in questo ambito mostra una certa validità nel discriminare gli alcolisti dai pazienti psichiatrici.

Il manuale del mmpi-2 riporta che alti punteggi alla Scala Mac, indicano persone estroverse, esibizioniste, e desiderose di correre rischi che possono essere associati ad una può pensione generale alla tossicodipendenza piuttosto che al solo alcolismo ( Hathaway e McKinley 1989).

Poiché non tutti gli alcolisti erano identificati correttamente dalla MC Scale McaAdrew  proppose un di considerare le persone con alti punteggi alla scala come alcolisti primari e quelli non identificati correttamente come secondari.

Studi successivi sembravano confermare la validità di questa proposta e sembrava non esservi delle grandi somiglianze tra l’alcolista primario con punteggi alla scala Mac e l’alcolista Tipo II di Clonninger (Ward eJackson, 1990; Svanum e Ehrman, 1992).

Mcandrew modificò poi la scala nel tentativo di individuare personalità  prealcolica. Creò la SAP /(Substance Abuse Proclivity) Scale che ha mostrato qualche successo nell’identificare giovani bevitori problematici e consumatori di altre droghe.

In ambito cognitivo alcune ricerche della teoria del locus of control di Rotter hanno mostrato che le persone con un orientamento verso l’esterno hanno più probabilità di diventare bevitori  problematici e alcolisti; non tutte le ricerche hanno confermato questo risultato (Rohsenow e O’Leary, 1978).

Gli studi sul concetto di campo-dipendenza elaborato David King e colleghi hanno prodotto risultati consistenti mostrando che gli alcolisti sono più campo- dipendenti dei non alcolisti (Barnes 1979).

Una recente revisione nella letteratura riporta che  le dimensioni di personalità maggiormente associati alle dipendenze sono: sensation-seeking, personalità antisociale e novelty seeking (Lejoyeux, 2004).

Vari sono stati anche i tentativi di creare delle tipologie personologiche di alcolisti a partire dalla classificazione di Jellinek ma nessuno si è dimostrata consistente.

Secondo Girosi (2004) la complessità dell’alcolismo richiede necessariamente un modello eziologico multifattoriale capace di comprendere fattori genetici, processi neurofisiologici, eventi di vita e contesti sociali e culturali: un simile approcio esclude a priori la possibilità di individuare una specifica tipologia di personalità alcolica.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale 

Tratto dal lavoro di Guido Guidoni e Angela Tilli: Modelli Teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunita.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

Nell’ambito delle teorie psicodinamiche e della psicanalisi in particolare gli autori hanno proposto ipotesi sulle possibili cause dell’alcolismo all’interno della propria metapsicologia di riferimento.
Fino agli anni ’70 Gli autori psicoanalitici che operavano all’interno del modello pulsionale hanno attribuito importanza eziologica alla rimozione, al conflitto sessuale aggressivo e alla funzione regressiva e di gratificazione libidica connesse soprattutto agli aspetti simbolici della sostanza e del modo in cui viene assunta (Khantizian, 1990)
Freud (1905) nei , afferma che in alcuni bambini via un’intensificazione costituzionale della sensibilità erogena della regione labiale e “se tale importanza persiste questi bambini e uomini avevano un forte motivo per bere e fumare” (pag. 66 tra. it. 1975).
Freud vede l’alcol come un sostituto il libidico oggettuale per una gratificazione orale; rileva negli alcolisti anche una certa debolezza dell’Io che è dominato dal principio del piacere e dalla necessità di accrescere la propria autostima narcisistica.

Nel 1929, nel libro Il disagio della civiltà, Freud descrive l’intossicazione come un modo per evitare il dispiacere fuggendo dal mondo esterno e in qualche modo include nell’eziologia del bere influenze ambientali più ampie e non limitate alle vicende infantili che possono aver determinato una fissazione allo stadio orale: gli effetti prodotti dagli inebrianti nella lotta per conquistare la felicità e per difendersi dalla miseria vengono considerati talmente benefici che gli individui e popoli hanno loro riservato un posto ben preciso nel loro economia libidica.

Dobbiamo ad essi non solo l’acquisto immediato di piacere ma anche una parte ardentemente agognata, d’indipendenza dal mondo esterno. C

Con l’aiuto dello Scacciapensieri sappiamo dunque di poterci sempre sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori (pag. 570 trad. it. 1978).

Freud, ed altri autori come Abraham, Fenichel, Knight hanno rilevato anche il potere disinibente dell’alcol: il super-Io è solubile nell’alcol (Zimberg, 1982)

Anche Abraham (1916) parla di bramosia orale e ricerca di benessere.

Per Rado (1933) la gratificazione orale è un fattore importante e nella personalità dipendente assume la funzione di una difesa maniacale per contrastare sentimenti depressivi.

Rosenfeld (1965) all’interno della metapsicologia kleiniana delle relazioni oggettuali, considera l’uso di alcol un modo di evitare angoscie depressive e persecutorie in persone ferme nella posizione schizo-paranoide che sono portate a vivere la sostanza alternativamente come tutta buona o tutta cattiva.

Nel primo caso attraverso il bere si avrà l’incorporazione di un oggetto buono che avrà l’effetto di rafforzare le difese maniacali e di estromettere la parte negativa del Sè, nel secondo caso, incorporazione di una sostanza cattiva e aggressiva e l’identificazione con essa produrra sentimenti di colpa e avrà l’effetto di accrescere istinto di morte.
(Teorie Psicodinamiche)

Zimberg (1982) propone un modello che partendo dalla distinzione tra alcolista primario (che non ha disturbi psichiatrici) e alcolista secondario (alcolismo come conseguenza di un disturbo psichiatrico) riconosce una particolare costellazione psicologica e ruolo di fattore chiave nello sviluppo dell’alcolismo.

Secondo l’autore rifiuti subiti nell’infanzia, l’iper protezione o una che responsabilizzazione precoce inducono scarsa autostima e sentimenti di inadeguatezza che, se negativi, portano ad un eccessivo bisogno inconscio di dipendenza con intense richieste di calore e nutrimento che non possono essere soddisfatte nella realtà.

Queste richieste rifiutate generano ansia che a sua volta porta allo sviluppo di un bisogno compensatorio di grandezza come meccanismo di difesa.

A questo punto predisposizioni genetiche fattori socio-culturali possono contribuire alla scelta dell’uso di alcol che accresce, temporaneamente, il senso di potere o di successo compensatorio innescando un circolo vizioso che può condurre all’alcolismo (Zimberg, 1982).

Le formulazioni più recenti soprattutto nell’ambito della psicologia del Sè sottolineano la vulnerabilità delle strutture dell’Io e del Sè e deputate alla regolazione dell’autostima, all’autocura e alla capacità di relazionarsi con gli altri (Kantzian, 1990).

Kohut (1977 )sostiene che l’individuo soffre a causa di un deficit del Sè e cerca la droga, che sente come capace di curare il difetto centrale, la sostanza diviene così il sostituto di un oggetto-Sè fallimentare. L’Ingestione della droga costringe simbolicamente l’oggetto-Sè rispecchiante ad amarlo ed accettarlo.

In altri casi la droga fornisce agli individui l’autostima che non possiedono (il sentirsi accettato e sicuro di sè) oppure il senso di fusione con una forte fonte di potere che lo fa sentire forte e meritevole.

Tutti questi effetti della droga accrescono nel individuo il sentimento di essere vivo e la certezza se esistere.

Per Khantzian (1977) un modello eccessivamente pulsionale, con tutta l’enfasi posta sulla gratificazione libidica connesso all’uso di droghe, ha impedito i primi autori psicoanalitici di sviluppare pienamente importanti osservazioni cliniche.

Il modello dell’automedicazione da lui proposto sostiene che le persone fanno uso di droghe come auto-cura per la sofferenza psicologica che deriva da deficit nelle strutture dell’Io e del Sècoinvolte nella regolazione di 4 aree principali:

a) accesso, tolleranze rivoluzione dei sentimenti
b) gestione delle relazioni
c) autocura
d) di autostima
I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico
I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale
I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

Teorie Psicodinamiche, Teorie Psicodinamiche, Teorie Psicodinamiche

tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – G. Guidoni e A. Tilli

 

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

La peculiarità dell’ approcio ecologico sociale del professor Vladimir Hudolin, risiede nel fatto che, aderendo in maniera profonda ad una visione sistemica della vita, riesce a comprendere i molteplici livelli dei problemi alcolcorrelati.

E’ stato scritto che l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi può essere considerato come:

1. un modello epistemologico
2. una tecnica di trattamento
3. Una filosofia di vita
(Guidoni e Tilli, 2003)

Come dire che mette insieme teoria, pratica e spiritualità cercando di abbracciare in questo modo la complessità del fenomeno.
In particolare il punto due non solo prevede una tecnica di trattamento ma pone in relazione tutti e tre i livelli di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria) e si concretizza nella metodologia dei club degli alcolisti in trattamento.

IL MODELLO EPISTEMOLOGICO:

Hudolin considera l’alcolismo come un comportamento, uno stile di vita e, come tale, determinato da molteplici fattori di natura biologica, psicologica e sociale. Invece di alcolismo preferisce usare il termine problemi alcolcorrelati.

Il problema alcolcorrelato viene considerato come un disturbo nel sistemi ecologico-sociali nei quali l’uomo è inserito. Soprattutto viene sottolineato che i problemi alcolcorrelati sono legati alla cultura del bere presente nelle nostre comunità e che una loro prevenzione e un miglioramento dello stile di vita legato al bere non possa prescindere da un cambiamento della cultura sanitaria e generale delle comunità.

La teoria ecologico-sociale aderisce all’approcio sistemico (Hudolin 1990, 1991, 1997; Ceccuti 1990; Sforzina 1990) approcio che secondo De Leo e Patrizi (1992) ha storicamente contribuito all’epistemologia della complessità.

Con la teoria sistemica il comportamento problematico, dalla devianza psichiatrica alla tossicomania, viene inserito all’interno del contesto in cui si esprime e di cui ha qualche livello di realtà è espressione.  Non più seguito del singolo, della sua mente o di patologie organiche, il comportamento negativo viene riletto con un disagio del sistema cui l’individuo appartiene, come comportamento significato e significante se riferito quel sistema di interazioni. (De Leo e Patrizi, 1992, pagine 88-89).

Così abbiamo la valorizzazione del contesto come sottosistema ecologico Di cui ogni comportamento è pappe ed è da esso definito la comunità, cioè l’ambiente dove l’uomo vive e lavora, e sistema di cui l’alcolismo È espressione sotto Family stile di vita a cui la comunità stessa da significato iuzzolini 1990-1997.
La famiglia rappresenta un sottosistema fondamentale del sistema comunità che si configura di fatto con una comunità di famiglie. l’approccio familiare quindi ritenuto essere l’approccio minimo indispensabile per affrontare il problema (Noventa 1993).

Secondo Sforzina, integrazione di alcuni dei principi del lavoro di gruppo, dell’approccio familiare e della comunità terapeutica in una cornice sistemica, presente una delle grandi innovazioni apportate dal professor alla comprensione e al trattamento di problemi alcolcorrelati (Sforzina 1990).

Hudolin sostiene che l’approccio ecologico sociale sebbene nato in relazione ai problemi alcolcorrelati e complessi può essere applicato con minimali modifiche, a tutte le altre sofferenze comportamentali ed alle loro varie combinazioni ( Hudolin 1997)

Tecnica di trattamento:
…..sezione a parte-

 

UNA FILOSOFIA DI VITA:

Agli inizi degli anni novanta il professor Hudolin  ha introdotto il concetto di ‘Spiritualità Antropologica‘, da lui definito come ‘la cultura sociale umana basata sui valori che l’uomo ha da sempre posseduto come un codice interno di regole di comportamento’ (Hudolin 1994 pag. 81 ).

La spiritualità antropologica coerentemente con una visione sistemica, è vista come parte dell’ecosistema umano e cambia con il cambiare di questo.

Secondo prof. Hudolin  in questo momento storico è caratterizzato da una crisi della spiritualità antropologica a livello planetario.

I Club degli Alcolisti in Trattamento si basano sulla solidarietà, sull’amicizia, sull’amore, sulla ricerca della Pace e della convivenza e sulla necessità di cambiamento della cultura sanitaria e generale e quindi della spiritualità antropologica.

Per questo raggiungere l’astinenza dal bere  è considerata solo una tappa intermedia di un percorso verso l’elaborazione di una filosofia di vita incentrata sui valori della solidarietà, amicizia, amore, pace, giustizia sociale, impegno per i diritti umani fondamentali, sull’accettazione della diversità.

In questo modo i programmi alcologici territoriali entrano a far parte di una vasta azione di protezione e promozione della salute (e quindi della vita) e dei valori spirituali specifici della specie umana ( Hudolin 1994).
Secondo Maturana e Varela (1984 ) patrimonio esclusivo dell’essere umano, tramite il linguaggio, è la riflessione.

Riflessione permette di trascendere ad una prospettiva più ampia della quale ci si rende conto che, come esseri umani, abbiamo solo il mondo che creiamo insieme agli altri.
A questo livello, secondo gli autori, ci si arriva spesso attraverso l’amore e, da loro definito come ‘l’accettazione dell’altro, da parte di qualcuno nella convivenza‘. Per Maturana e Varela, ‘ l’amore è il fondamento biologico del fenomeno sociale: senza nuove, senza accettazione dell’altro da parte di ciascuno di noi, non c’è socializzazione, e senza socializzazione non c’è umanità.
Qualunque cosa che distrugga o limiti l’accettazione dell’altro da parte di qualcuno distrugge o limita l’essere umano’.

Partecipare al Club è in generale lavorare seguendo questo approccio, comporta quindi, ‘un cambiamento individuale con la posizione di una specifica filosofia di vita‘.

Infatti poiché in base a questo può cioè ognuno di noi è parte integrante dell’ecosistema che esprime la sofferenza multidimensionale, nessuno nemmeno il professionista può avanzare pretese di controllo, cura, gestione, o quant’altro dei dei vari problemi e, proprio per lo stesso motivo, nemmeno nessuno se ne può chiamare fuori.

Unica possibilità che resto ognuno sia professionista che non è quindi quella di porsi al servizio di questo ecosistema umano-planetario perché è solo mettendoci al servizio di questo nostro mondo che noi potremmo migliorare la vita che è anche la nostra.

Questo vuol dire che operare secondo l’approccio ecologico sociale non significa soltanto quando esco delle persone con problemi alcolcorrelati della famiglia e implica della profonda esperienza personale che comporta l’adozione di una nuova filosofia di vita.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

 

 

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per problemi alcol correlati:
Il modello medico.

Nel ventesimo secolo si sviluppò compiutamente il  modello medico dell’alcolismo.
L’idea del ubriachezza abituale come malattia era già presente nel pensiero di Rush nel 1700, all’inizio dell’800 fu descritto il quadro clinico del delirium tremens e nel 1849 si ebbe la prima descrizione del ‘alkoholismus cronicus’ come specifica sindrome, ad opera del medico svedese Magnus Huss (1849).
Tuttavia, solo nel 1900, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, gli alcolisti cominciavano ad essere sottoposti a cure specifiche, tra le quali, anche le diverse terapie psichiatriche allora disponibili come l’elettroshock , la lobotomia, i sedativi, il decondizionamento.
E fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che si diffuse il concetto dell’alcolismo come malattia.
Mentre i primi tentativi di dare una spiegazione medica dell’alcolismo , come quello di Rush, attribuivano all’alcol la proprietà di condurre le persone ad una perdita di controllo sul bere, la versione più moderna del concetto del medico dell’alcolismo, nata dopo il fallimento del proibizionismo americano che aveva fatto collare l’obiettivo di un astinenza universale, affermo che l’alcolismo era una caratteristica di un piccolo gruppo di individui con una innata suscettibilità per questa malattia.
All’ affermarsi di tale modello contribuì in maniera decisiva il movimento degli Alcolisti Anonimi (AA).
Associazione alcolisti anonimi Nacque nel 1935 ad Akron negli USA negli Stati Uniti, quando Bill Wilson di Bob Smith un agente di borsa un medico entrambi alcolisti, scoprirono che. Aiutandosi reciprocamente riuscivano a mantenersi astemi.
In opposizione all’approcio moralistico seguito negli Stati Uniti, consideravano l’alcolismo come una malattia cronica dalla quale non si può guarire ma che si può arrestare smettendo di bere e indusse una nuova modalità per il raggiungimento il mantenimento dell’astinenza: il metodo dell’ auto-aiuto.

Bill e Bob ispirandosi alla medicina, alla psicologia e alla religione, elaborarono il metodo dei 12 passi che descrisseronel  libro ‘Alcolisti Anonimi’ noto come ‘Il Grande Libro‘ pubblicato nel 1939.

In movimento degli alcolisti anonimi a caratteristiche tipicamente statunitensi: la tipica atmosfera da revival americano lo avvicina le compagnie di temperanza del XIX  secolo che avevano radici in movimenti religiosi, per questo nonostante la sua grande diffusione non ha influenzato in altre nazioni le politiche e i trattamenti per l’alcolismo tanto quanto negli  Stati Uniti.
Inoltre chiede i partecipanti alcune capacità come un discreto livello di scolarità, ideazione, concettualizzazione e verbalizzazione fluida.
Successivamente, il modello medico trovo’ il suo suggello nell’opera di Jellinek che nel 1960 pubblico il libro ‘Disease Concept of alcohlism‘.

Questa opera divenne il testo di riferimento del modello medico per quanto l’autore definisca alcolismo come qualunque uso di bevande alcoliche che provochi un qualsiasi danno all’individuo o alla società o  adentrambi.
Jellinek propone una classificazione delle diverse forme di alcolismo:Alfa, Beta, Gamma, Delta ed Epsilon.

Il tipo Alfa è caratterizzato dal dipendenza degli effetti dell’alcol che viene utilizzata per mitigare sofferenze fisiche o emotive; chi ne soffre non ha perso la capacità di controllare il consumo della sostanza e gli effetti negativi di questo emergono solo nelle relazioni interpersonali.
Non si riscontra in questo tipo una sindrome di astinenza, nè una progressione della malattia.

Nel tipo Beta invece sono presenti gravi complicanze mediche senza sintomi evidenti di dipendenza fisica o psicologica. Questa è la forma di alcolismo, progressiva, tipica di paesi in cui si consuma vino quotidianamente come usanza sociale,  e dove spesso si trovano anche abitudini alimentare carenti.

L’alcolismo Gamma è caratterizzato da dipendenza da alcol e dalla perdita di controllo sulla quantità di sostanza assunta; presente un forte deterioramento fisico e sociale ed è questa la forma di alcolismo più comune negli Stati Uniti.

Tali caratteristiche sono presenti anche nell’alcolismo  Delta tranne nel fatto che il l’individuo riesce ad avere un controllo sull’alcol astenendosi dall’uso per alcuni periodi.

alcolismo  Epsilon era ritenuto la forma meno comune in America ed è caratterizzato da sbornia periodiche.

Ricerche successive non hanno però confermato questa  classificazione (Peele, 1984).

Il modello medico dell’alcolismo considera quindi l’alcol come una sostanza socialmente accettabile che fa ammalare solo alcune persone. L’alcolista è una persona in qualche modo diversa costituzionalmente dai non alcolisti e, a causa di tale differenza individuale, per l’alcolista impossibile bere in modo moderato.

Il trattamento basato su tale modello è focalizzato sull’aiuto dato l’individuo nel suo sforzo di controllare il proprio comportamento compulsivo ( Levine, 1979).
La causa della malattia viene ricercata più dell’individuo che non nella sostanza in sé.

Siccome però non sono mai stati individuati assetti di personalità, tratti psicologici o costituzionali specificatamente correlati con l’alcolismo è molto difficile proporre interventi di prevenzione primaria basati su questo modello.
Il modello medico oggi riscuote molta popolarità ed è appoggiato anche dai produttori di bevande alcoliche poiché implica che la maggioranza delle persone possa bere senza rischio di diventare alcolista (Hester R.K. s Sheeby N., 1980).
Il modello medico è stato importante perché esteso la protezione sanitaria e sociale agli alcolisti alle loro famiglie ed ha permesso di pensare a loro non più come persone da condannare Ma come persone bisognose di cure.

Tuttavia allo stesso tempo ha frenato lo sviluppo all’approcio ai problemi alcolcorrelati,   occupandosi prevalentemente delle complicanze somatiche o psichiatriche dell’alcolismo senza considerarne le componenti sociali e culturali che invece emergono chiaramente da numerose ricerche. Inoltre la forte enfasi data all’idea di alcolismo come una specifica malattia ha oscurato la  diffusione dell’evidenza che di fatto nessuna singola causa è mai stata stabilita, nel cui singolo fattore causale biologico è mai stato risultato essere decisivo (Fingarette, 1990).
Dopo la Seconda Guerra Mondiale lo sviluppo della alcologia è stato rapido e la complessità dei disturbi alcol correlati ha portato l’emozione diversi approcci teorici ognuno dei quali focalizza aspetti diversi del problema e lo conduce a cause diverse.
Già verso la metà del ventesimo secolo Si contavano oltre 200 definizioni i modelli teorici del cosiddetto alcolismo (Jellinek, 1960).
Oggi la letteratura, soprattutto in area anglosassone, oppone un gran numero di articoli che affrontano il fenomeno da svariati punti di vista: praticamente ogni approccio teorico si è confrontato con il comportamento di uso di alcol e di altre droghe.

Nel 1980 il National Institute on Drug abuse (NIDA) ha selezionato 43 approcci teorici sull’uso di alcol e altre droghe li ha raccolti in una monografia (Theories and Drug Abuse. Selected Contemporary Prospective) nella quale sono stati classificati in base all’enfasi  posta sul , sulla relazione con gli altri, sulla società e sulla costituzione biologica.

 

(Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità — Guido Guidoni  e Angela Tilli)

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

Il primo modello teorico che propone un’eziologia e un trattamento per problemi connessi all’uso di alcool è il modello morale che ha dominato per tutto XIX secolo.
Tale modello attribuisce il bere eccessivo o ubriachezza a deficit della responsabilità personale o della forza spirituale.
Il dottor Benjamin Rush nel 1785 considerava l’ubriachezza come “una malattia della volontà“.
Rush prescriveva come cura l’astensione immediata e totale del delle bevande alcoliche e riteneva che l’alcolista fosse una vittima della diffusa e approvata usanza sociale di bere sostanze che provocano dipendenza ( Rush 1970).
Secondo Levine (1979) nel lavoro di Rush apparve per la prima volta il concetto di dipendenza (Addiction) e questo rappresentò l’avvento di un nuovo paradigma che segna una rottura con le precedenti concezioni secondo le quali le persone bevevano e si ubriacavano perché lo volevano e non perché erano in qualche modo costrette (Levine, 1979).

Da queste idee, verso la fine del XVIII secolo, negli Stati Uniti, nacque il Movimento di Temperanza e durante il XIX secolo si sviluppano varie organizzazioni di astinenti, come l’Esercito della Salvezza e l’Organizzazione Internazionale dei Buoni Templari, che si battevano contro la produzione, la diffusione e consumo di bevande alcoliche.
Queste associazioni fondavano anche degli asili dove gli alcolisti potevano ricevere trattamenti specifici.
Tuttavia, con il diffondersi dell’industrializzazione, l’accento fu spostato sugli effetti negativi dell’alcol legati agli incidenti sul lavoro, al costo per i lavoratori e le loro famiglie soprattutto sul ruolo del bar come luogo di nascita del crimine e dell’immoralità.

L’alcolista fu visto sempre meno come una vittima e sempre più come una minaccia per la comunità e l’ideologia dei vari movimenti di temperanza divenne più estrema e si orientò verso il Proibizionismo.

L’applicazione del proibizionismo ebbe il suo culmine negli Stati Uniti con l’approvazione del 18° emendamento della Costituzione che vietò la produzione, la vendita ed il consumo di alcolici dal 1919 al 1933, anno in cui fu abolito perché, nonostante ci fosse stata un’effettiva riduzione del consumo di alcol (alcolismo) e dei problemi alcol-correlati questa legge aveva creato più problematiche di quante ne avesse risolte ( contrabbando, mala vita, ecc.).
Alcuni autori preferiscono considerare il modello di Temperanza come distinto dal modello morale, in quanto il primo vede
l’alcol come una droga pericolosa da consumare in ogni caso con cautela, mentre il secondo vede nella debolezza dell’individuo la causa dei problemi legati al consumo di alcol.

Altri distinguono il modello morale in due sotto modelli: un modello morale  (dry) asciutto che considera l’alcol come una sostanza nociva e quindi comunque inaccettabile ed un modello morale (wet) bagnato per il quale gli alcolisti sono persone che non obbediscono alle regole di un modo di bere socialmente accettabile (Hester, Sheeby 1990).

Il Modello Morale ha dominato nel 1800 ma non ha cessato del tutto di influenzare il pensiero sul fenomeno.

Infatti ancora oggi, sia nel linguaggio comune che in quello professionale, vengono usati termini come vizio, colpa ed alcolizzato con la sua connotazione dispregiativa.

Negli ultimi duecento anni la definizione dell’alcolismo si è del resto modellato sugli sviluppi del pensiero sulla devianza in generale e sulla malattia mentale in particolare.

Fino al XX secolo, malattia mentale e ubriachezza abituale (alcolismo) erano entrambe attribuite a un fallimento nel regolare se stessi e di conseguenza erano utilizzati trattamenti morali e repressivi nell’intento di ricostruire il potere di autocontrollo attraverso la disciplina, la routine e il duro lavoro ( Hudolin, 1991; Levine, 1979).

Si veda anche il ‘Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – Guido Guidoni e Angela Tilli

La Tolleranza all’alcool

La tolleranza all’alcool

La tolleranza può essere riferita una condizione di resistenza fisica e psichica: agli stress psichici oppure resistenza allo sforzo lavorativo, agonistico, sportivo ovvero sostanze come l’alcool i narcotici, alcuni farmaci e così via.

Si parla a volte di massima tolleranza alle frustrazioni al di là della quale, la difesa della personalità cede e si crea un conflitto che finisce con le esprimersi attraverso sintomi psichici.

Il cambiamento della tolleranza  avviene anche per motivi fisici quale un cambiamento del metabolismo o, per quanto riguarda una diminuita tolleranza verso l’alcol in alcuni soggetti, la presenza ad esempio, di lesioni cerebrali.

La tolleranza di solito dipende da una serie di fattori e nel corso della vita può aumentare o diminuire.

La tolleranza all’alcool anche delle persone normali può essere soggetta a variazioni.

È noto che alcune persone talora sopportano anche notevoli quantità di alcool senza peraltro dimostrare evidenti segni di ubriachezza; mentre al contrario possono versare in stato di ubriachezza dopo aver assunto quantità relativamente piccole.

La diversa tolleranza all’alcol nelle persone normalmente sane è legata cause per ora sconosciute probabilmente costituzionali ed ereditarie.

Potrebbe forse risultare importante la struttura congenita della barriera ematoencefalica.

Cioè di quella particolare membrana che separa il cervello del sangue che vi circola nel corso dello sviluppo dell’alcolismo si distinguono ogni caso alcune fasi nelle quali la tolleranza all’alcol si modifica gradualmente.

Nella fase del consumo sociale si verifica un processo di graduale associazione all’alcol è un progressivo aumento della tolleranza ad esso.

La tolleranza dipende dalla quantità e dal modo in cui viene ingerito l’alcool.
In seguito prendi inizio la fase della malattia alcoliche durante la quale la tolleranza all’alcol resta a lungo invariata.

Alcuni autori sostengono che la tolleranza aumenta nell’ alcolista grazie di un meccanismo di ingrandimento del fegato- ipertrofia- visto che la trasformazione dell’alcol avviene per mezzo di alcuni enzimi alcoldeidrogenasi, catalasi, MEOS, presenti principalmente nel fegato.

È ovvio che in un fegato grande ce ne sono quantitativamente di più che non in un fegato ridotto di volume come avviene ad esempio nella fase avanzata della cirrosi epatica.

Secondo questa stessa teoria la tolleranza dell’alcool comincerebbe a diminuire quando il fegato diventa più piccolo come nel caso della cirrosi alcolica.

Il segno della diminuzione della tolleranza all’alcol e un sintomo chiaro di uno stato avanzato dell’alcolismo.

Intolleranza all’alcool si riscontra nelle fasi finali dell’ alcolismo quando gli ammalati su ubriacano già dopo una modestissima quantità di bevande alcoliche.

È caratteristico che gli ammalati in questa fase davanti al medico neghino il loro alcolismo e lamentino vari disturbi somatici che sono in verità conseguenze dirette dello stesso.

L’alcolismo come problema personale viene rifiutato da questi ammalati che lo si assimilano invece ad uno stato di debolezza fisica generale:

‘sono così debole dottore che sono ubriaco dopo un bicchiere di vino’.

La tolleranza all’alcol può invece cambiare in seguito a gravi lesioni cerebrali traumatiche infiammatorie o di altra natura.

Probabilmente la causa è dovuta al fatto che tali lesioni danneggiano anche la barriera ematoencefalica per cui l’alcol penetra in notevole concentrazione e con rapidità nelle parti più profonde del cervello magari insieme ad altri prodotti tossici.

Le persone che hanno superato un trauma o un processo morboso anche lieve devono essere avvertiti di questa possibilità poiché in questi casi anche piccolissime quantità di alcol possono portare turbe psichiche acute e molto gravi e talvolta anche attacchi epilettici.

Si può riprodurre una simile intolleranza all’alcool anche negli animali da esperimento dopo averne in precedenza organizzata la barriera ematoencefalica.

Le persone che hanno avuto un grave trauma o una grave malattia il cervello è meglio consigliare una astinenza permanente all’uso di bevande alcoliche.

Le 12 domande sull’Alcolismo del prof. V. Hudolin nel 1980

La serie di ’12 domande sull’alcol’ è stato estrapolato in versione originale dalla decima edizione di: ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ edizione del 1985. Inutile rimarcare la incredibile attualità del testo.

Alcolismo di Vladimir Hudolin
Il lavoro denominato ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ fu edito prima in lingua Croata e successivamente anche in lingua italiana. Arrivò allla X edizione.

Dopo aver stabilito, in base ad una comune discussione preliminare con il lettore, che assolutamente necessario scrivere sull’alcolismo, porrò l’attenzione su alcune domande fondamentali.

Desidero anche rilevare che oggi si parla sempre più spesso di alcoldipendenza invece che di alcolismo e, nell’ambito delle discussioni sull’alcolismo, oltre che di alcoldipendenza si parla molto dei problemi collegati al bere alcolico.

Le domande principali sono:

1- Cosa si intende per problemi connessi con il consumo di bevande alcoliche?

  • uno stato normale,
  • una malattia,
  • un vizio,
  • un disturbo temporaneo della Salute,
  • un incidente
  • infrazioni delle leggi

Leggi la risposta.

Qual è il modo per prevenirli e per combatterli? Introduzione al proibizionismo? La lotta per la moderazione del bere? La lotta contro l’alcolismo?? L’educazione sanitaria sociale?

2- Che cos’è la ubriachezza o l’intossicazione acuta da alcol?

  • uno stato normale?
  • un comportamento approvato?
  • un disturbo mentale?
  • una malattia?
  • alcolismo?

3- Che cos’è la dipendenza dall’alcol o alcoolismo?

  • una malattia?
  • un fenomeno sociale?
  • un vizio morale?

4- quando possiamo chiamare qualcuno alcolista o dipendente?

  • quando beve ogni giorno indipendentemente dalla quantità e senza ubriacarsi?
  • quando si ubriaca?
  • quando si ubriaca Uno due tre o più volte al mese anche se non beve ogni giorno?
  • quando beve saltuariamente?
  • quando beve solo determinate bevande?
  • quando beve tutto quello che gli capita?
  • quanto beve 1 2 o 3 o più bicchieri al giorno?

5- Qual è l’influenza dell’alcol sulla capacità lavorativa?

  • diminuisce la capacità lavorativa?
  • migliora la capacità lavorativa?
  • non influisce sulla capacità lavorativa?

6- l’alcolismo porta all’invalidità?

  • si
  • sì- no-
  • ha un particolare affetto in questo senso

7- L’alcol influisce sulla quantità e sulla qualità della produzione individuale o collettiva?

  • la peggiora
  • la migliora-
  • non influisce

8 – è necessario curare l’alcolista vale a dire la persona dipendente dall’alcol?

  • no
  • qualche volta
  • solo Se si hanno disturbi manifesti della Salute

9- possono gli stessi alcolisti cioè le persone dipendenti dall’alcol partecipare più attivamente il proprio mantenimento e come?

  • si-
  • no-
  • nell’ambito di specifiche organizzazioni
  • sotto la guida dell’operatore sanitario o sociale
  • senza intervento degli operatori sanitari o sociali

10- Che cosa è il ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’?

  • un gruppo sociale-
  • un gruppo terapeutico-
  • uno strumento sostitutivo della società

L’appartenenza a questo gruppo che rappresenta un handicap per l’alcolista e i suoi familiari? Si o no?

11- E’ necessario adottare delle misure di lotta contro l’alcolismo e, in caso affermativo, quali dovrebbero potrebbero essere?

  • giuridiche amministrative
  • socio-sanitarie
  • esclusivamente sociali
  • esclusivamente mediche
  • nessuna

12- Quali atteggiamenti dovrebbero assumere le società, le organizzazioni specializzate, gli Alcolisti in Trattamento, i terapeuti nei confronti dell’astinenza e degli astinenti?

  • sostenerli-
  • ostacolare l’astinenza-
  • comportarsi con indifferenza.

Cercherò di esporre quanti più fatti possibili per permettere al lettore di formulare più facilmente un suo parere un giudizio finale che gli permetta poi di prendere una posizione personale nei confronti delle bevande alcoliche e dell’alcolismo.

Già da queste poche domande si intravedono varie possibilità di discutere dell’alcolismo a seconda dei diversi punti di vista e pertanto i quesiti potrebbero essere infiniti.

Mi limiterò però alle domande elencate sopra!