I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

Teorie socio culturali

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

 

Tra le teorie socio culturali saranno considerati quei modelli che, provenienti da aree di studio diverse, danno particolare rilievo all’impatto dell’ambiente sociale e culturale sullo sviluppo di problemi connessi al bere.

Nell’ambito delle teorie dell’apprendimento alcuni autori sottolineano il fatto che i problemi dovuti all’uso di sostanze non esisterebbero se le persone non avessero accesso alle sostanze stesse.

Questi studiosi sottolineano il ruolo dei fattori economici, della disponibilità e accettabilità della sostanza, delle punizioni sociali, dei modelli e rinforzi sociali per uno stile di vita ‘drug-free’ (Lerner e Raczynsky, 1988; Crowley, 1988).

Nel 2005 si è tenuto un Simposio al Meeting Annuale della Research Society on Alcoholism con lo scopo di esplorare l’ampio impatto dell’ambiente sociale nello sviluppo dei problemi alcolcorrelati.

I temi trattati sono stati: il supporto sociale, le reti sociali e le reti sociali naturali (ambiente di lavoro, famiglia), Il ruolo del pari (McCrady, 2006).

Ricerche di tipo sociologico hanno dimostrato che variabile demografiche e etniche hanno un ruolo importante nello sviluppo di problemi alcolcorrelati.

Cahalan e Room (1974) hanno identificato come variabili predittive di problemi con l’alcol, la giovane età, il basso livello socio-economico, l’appartenenza certe minoranze etniche.

Classico é lo studio di Valliant (1983) che, in un campione di Boston, ha trovato per persone di origine irlandese erano più alcoldipendenti delle persone con origine Mediterranea (greci, italiani) e che le persone provenienti da classe operaia lo erano più degli studenti.

Numerosi studi sono stati realizzati successivamente per determinare epidemiologia, pattern di consumo ed atteggiamenti culturali relative all’uso di alcol.

La teoria epidemiologica statistica elaborata da Ledermann  (1964) ha dimostrato che consumo medio pro capite di alcol è proporzionale alla prevalenza dei problemi alcol correlati ( su tali teorie si basano anche le indicazioni dell’OMS di Ridurre il consumo di alcol nei diversi paesi).

Room e Makela (2000), in seguito ad una revisione della letteratura, concludono che sono identificabili quattro tipi di culture in base all’atteggiamento nei confronti del bere: società astinenti, cultura in cui il bene è vincolato a rituali, cultura in cui il bere è normale e cultura in cui è permesso ubriacarsi nei momenti di festa.

È interessante notare quando nelle teorizzazioni ci si sposta da un’ottica individuale un’ottica socio culturale sempre più si parla di problemi alcolcorrelati anziché di alcolismo o alcoldipendenza o bere problematico.

Secondo Treno e Lee (2002) il termine “bere problematico” (problem drinking) descrive il comportamento di una persona e di conseguenza trattamento e prevenzione basate su tale idea sono rivolti al l’individuo che beve, considerando come colui sul quale ricadranno le conseguenze del bere (come rischio per la salute, nel lavoro e nella vita familiare).

Al contrario i temi e problemi alcolcorrelati drinking related problems), si riferisce alla conseguenza del consumo di alcol che possono affliggere molte persone oltre quelle che beve (familiari e vicini, colleghi altri membri della comunità).

Queste conseguenze includono costi in termini di salute, costi sociali ed economici della comunità come incidenti, crimini e violenze, assenze da scuola o dal lavoro. Inoltre poiché la maggioranza delle persone che consumano alcol non sono classificabili come bevitori problematici, è evidente che la gran parte dei problemi alcolcorrelati deriva da bevitori non problematici (Treno e Lee, 2002).

Il passaggio da alcolismo a problemi alcolcorrelati segna un nuovo modo di riferirsi al problema e apre la strada a nuovi modelli che sembrano riuscire a comprendere pienamente la complessità del fenomeno e rendere conto della sua multidimensionalità al di là delle dichiarazioni di principio.

Infatti nonostante sembri essere data per scontata l’ eziologia multifattoriale dell’alcolismo, di fatto intorno agli anni 80 si assiste, soprattutto negli USA, ad un’ampia produzione di articoli e ricerche che danno vita ad una decennale controversia e si organizza intorno alle posizioni di coloro che sostengono un approccio medico-biologico, incentrato sulla perdita di controllo sul bere e sulla  conseguente necessità di orientare il trattamento verso la totale astinenza,  e coloro che, basandosi su ricerche  socio-psicologiche, attribuiscono più importanza  a fattori ambientali e propongono trattamenti che possono ricondurre gli individui alla gestione di un bere controllato (Blame, 1990; Donald 1990; Engs, 1990; Peele, 1984;Wallace, 1990).

Tra queste due posizioni estreme ci sono gli studi di coloro che, percependo la complessità del problema, propongono modelli che si spostano dell’alcolismo ai problemi alcolcorrelati, assumono più compiutamente un’ottica multifattoriale e oppongono trattamenti integrati, orientandosi anche in maniera più decisa sul versante della prevenzione primaria e delle politiche governative (Kumpfer,1990; Room, 1990).

Per esempio il modello biopsicosociale che ha rappresentato una risposta alla esigenza di una teoria che fosse più complessa, internazionale e contestuale del paradigma biomedico, è stato applicato anche al campo dei problemi connessi all’uso di alcol e di altre droghe.

Questo approcio si basa su un’ottica sistemica in cui i principi sono:

1- la casualità è multi direzionale, multicausale, probabilistica
2- cambiamenti in un aspetto dei sistemi persona-persona o persona-ambiente possono rivelarsi in tutto il sistema.
3- tra la persona e l’ambiente avvengono transazioni reciproche
4- la persona è influenzata dagli eventi futuri ed è orientato ad uno scopo

5- le persone non si muovono sempre verso uno stato ideale ma possono essere anche distruttive

6- per essere capita una persona deve essere studiata in relazione al suo contesto particolare inclusi i fattori storici, correnti e futuri; dovrebbero essere analizzati anche gli avvenimenti particolari e il loro significato per quella persona

7- tentativi di misurare il sistema persona-ambiente modificano il sistema

8- se da una parte può essere necessaria la grande sintesi di una teoria generale devono essere considerate anche le molte eccezioni basate sulla complessità del sistema
(kumpfer, 1990)

Anche il Pubblic Health Model propone una visione integrata.

Il modello concettualizza i problemi di salute come un interazione tra tre fattori:
1- l’agente (l’etanolo con le sue proprietà biochimiche e conseguenti effetti sull’organismo)
2- l’ospite (l’individuo con le sue caratteristiche biologiche e psicologiche sociali)
3- l’ambiente (i fattori sociali, culturali, politici, economici che influenzano l’uso di alcol).

I Pubblic Health Model ritiene comunque che l’alcol sia così una sostanza pericolosa e che il suo uso in qualsiasi quantità possa portare a dei problemi.

Tra i modelli che sottolineano un eziologia multifattoriale in Italia emerge, come esperienza particolarmente importante, l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi del professor Vladimir Hudolin, uno psichiatra di Zagabria che fin dagli anni quaranta si è occupato di problemi legati all’uso di alcool fino a diventare un esperto dell’OMS.

La differenza tra l’approcio di Hudolin e le altre teorizzazioni che pure propongono modelli multifattoriali, è che il Professore a fin dall’inizio investito sul fare e ha creato un sistema di trattamento sostenibile, efficace e a  bassissimo costo, replicabile e implementabile in culture diverse tanto che oggi è presente in 37 paesi del mondo.

Hudolin, già nel ’64, aveva istituito presso l’ospedale universitario di Zagabria dove era direttore della clinica di neurologia, psichiatria, alcologia ed altre dipendenze, un reparto per alcolisti e, sulla base delle esperienze che aveva avuto con la comunità terapeutica di Maxwell Jones e i club socioterapeutici di Joshua Bierer oltre che dalla conoscenza di gruppi degli Alcolisti Anonimi, organizzò sul territorio della città dei gruppi con i pazienti dimessi dall’ospedale e la loro famiglia.

Hudolin chiamò  questi gruppi Club degli Alcolisti in Trattamento e via via questi diffuso capillarmente sul territorio dell’ex Jugoslavia.

All’inizio Hudolin adottava il modello secondo cui l’alcolismo è visto come una malattia ma aveva già una percezione dei diversi aspetti coinvolti in tale “malattia” e con una visione globale della salute come “benessere fisico psichico e sociale” tanto che definiva il suo modello come approccio psico-medico-sociale.

Fin dal primo  diffondersi della ‘teoria generale dei sistemi‘, composta negli anni 40 da Ludwig Von Bertalanffy, Hudolin aveva intravisto la possibilità di impostare un programma per i problemi alcolcorrelati basata sul principio di tale teoria.

Negli anni ’70 infatti egli invitò William Gray, uno dei fondatori dell’Associazione per la ricerca e la promozione della teoria dei sistemi, a tenere una serie diseminari Zagabria (Lazic, 2000).

La profonda consapevolezza della complessità del problema, acquisita oltre che nei suoi studi nel lavoro pratico con gli alcolisti, lo ha portato negli anni a sviluppare teoria incorporando sempre più aspetti dell’ ottica sistemica e del lavoro di rete.

Importante è stato anche l’incontro con i servizi socio sanitari Italiani nel 1979 quando il professore Hudolin ha introdotto il suo metodo nel nostro paese.

In Italia Hudolin ha infatti trovato una situazione vergine in campo alcologico ma piena di energia stimolan dalle discussioni intorno alla riforma del sistema sanitario in particolare alla legge 180 sulla abolizione manicomi che, fino ad allora, avevano accolto la maggior parte delle domande di trattamento per alcolismo (Folgheraiter 2000).

All’inizio degli anni ’90 Hudolin iniziò a definire suo modello come ‘ecologico o verde‘ e poco dopo come il nome di “approccio ecologico sociale” introducendo con la parola ‘ecologico’ un esplicito riferimento all’ottica sistemica.

In questa revisione della teoria, l’alcolismo viene visto in maniera diversa dalle precedenti teorizzazioni: il termine stesso di alcolismo lascio il posto al termine ‘problemi ‘alcolcorrelati‘ e soprattutto cessò di essere visto come una malattia dell’individuo ma venne inquadrato come un comportamento e, come tale  influenzato da infiniti fattori di natura interna ed esterna dell’individuo tra i quali la cultura riveste particolare importanza.

In questo senso l’approcio di Hudolin può essere inquadrato tra gli approcci socio-culturali.

Una caratteristica importante dell”approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi‘ risiede nel fatto che la teoria di Hudolin è permeata da una profonda comprensione sistemica dei fenomeni umani, che orienta lo sguardo al maggiore numero di aspetti che é possibile includere, coniugata alla consapevolezza che l’osservatore stesso è parte di ciò che sta guardando.

Nonostante la difficoltà a tradurre in un lavoro concreto gli assunti provenienti della comprensione della complessità del problema, l’approcio di Hudolin è permeato da una tensione pragmatica che di fatto mette al centro dell’attenzione le persone reali che soffrono a causa dell’alcol e che vivono in comunità dove è spesso presente una sua sofferenza antropospirituale.

Nella pratica questo si traduce nella  costante interazione tra prevenzione primaria secondaria, terziaria.

L’approcio di Hudolin  parte infatti dalla famiglia come sistema minimo sul quale intervenire e si rivolge non solo alle famiglie che hanno problemi dovuti all’alcol ma anche le famiglie che non li hanno e a tutte le istituzioni pubbliche e private delle comunità dove le persone vivono, in particolare alle istituzioni sanitarie.

L’ottica è quella di mettere in rete coloro che si occupano di problemi correlati e di far sì che sempre più persone istituzioni se ne interessano, rendendo le  comunità sempre più responsabili e competenti nei confronti della propria salute (Cecchi 2000).

Lo scopo finale è il cambiamento della cultura generale, sanitaria, culturale che per Hudolin è il fattore che più di ogni altro determina l’esistenza dei problemi alcolcorrelati.

Per R. Room (2005) nonostante le nuove conoscenze acquisite dalle scienze, i problemi alcolcorrelati continuano ad essere uno che le sfide maggiori per salute pubblica.

Per gli autori questo dipende anche dal fatto che gli approcci di salute pubblica di comunità sono state trascurate favore di approcci orientati agli individui che tendono ad essere più palliativi che preventivi.

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati,l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin la psicologia di comunità Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali 

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Teoria cognitivo comportamentale

Nell’area cognitivo-comportamentale un filone importante di ricerca e quello basato sulle teorie dell’apprendimento.

Nel 1968 il National Institute on Drug Abuse (NIDA) ha pubblicato una monografia intitolata Learning Factors in Substance Abuse.
In questo contesto ‘apprendimento’ si riferisce ai cambiamenti nel comportamento dovuti alle esperienza sia che questi si verifichino a livello dello stile di vita, sia a livello del funzionamento cellulare (Ray, 1988).

L’evidenza che le droghe producono risposte condizionate risale gli studi di Pavlov (1927).

Ricerche successive hanno anche evidenziato che sia la tolleranza sia i sintomi di astinenza possono essere condizionati (Siegal, 1988).

È stato dimostrato che sia stimoli esterocettivi sia stimoli interocettivi elicitare il comportamento di ricerca della sostanza.

Situazioni ambientali precedentemente associata l’assunzione della sostanza, assunzione di una singola dose di alcol, altre persone nel ruolo di modelli, regole ed istituzioni possono tutti influire sul comportamento di uso di alcol.

Spesso questi sintomi agiscono in maniera complessa come quando per esempio, il rinforzo di una risposta in presenza di un certo stimolo è condizionato da un altro stimolo (Bikel e Kelly, 1988).

Secondo Monti (1988) la teoria dell’apprendimento sociale che comprende l’apprendimento rispondente, l’apprendimento operante e certi specifici fattori cognitivi all’interno di una teoria integrata, ha permesso di superare il GAP tra teoria e pratica in particolare nelle applicazioni riferite all’uso di alcool.

La teoria dell’apprendimento sociale evidenziato che gli alcolisti hanno appreso risposte cognitive e comportamentali che li rendono vulnerabili alle situazioni ad alto rischio di ricadute (pressioni interpersonali, stress interpersonali che esistano in rabbia e frustrazione, stati affettivi negativi come depressione noia e la presenza di Steam ID correlati all’alcol e al bere).

Queste reazioni apprese includono:
A aspettative
B abilità di coping
C risposte condizionate gli stimoli commessi dall’alcol al bere.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

Teorie della personalità

L’idea che le caratteristiche di personalità abbiano un ruolo nello sviluppo di problemi legati all’uso di alcol ha una lunga tradizione a partire dal concetto di degenerazione presente nelle Teorie del XIX secolo (Peel, 1990).

Tuttavia nonostante l’enorme mole di ricerche, non è stato possibile definire una personalità alcolica o analcolica.

La maggior parte degli studi concordano sul fatto che le strutture di personalità delle persone alcoliste sono molto diverse tra loro (Rigliano, 2004).

Tuttavia sono state condotte molte ricerche con l’obiettivo di individuare tratti di personalità correlati all’uso di alcool.

McCelland e colleghi (1972), hanno studiato l’alcolismo in relazione il bisogno di potere con il Thermatic Apperception  Test (TAT), evidenziando in studenti di college forti  bevitori un elevato bisogno di potere.

Ma i risultati non sono stati replicati e altri tratti come l’impulsività e la personalità antisociale sembrano descrivere meglio i ‘bevitori problematici’ (Peele, 1990).

Dall’ampio uso del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (mmpi) sono stati fatti numerosi sforzi per cercare una sottoscala del test che correlasse con l’alcolismo.

La scala che ha avuto più sviluppo stata la Mac scale elaborata da Craig McAndrew.

La scala è stato testata con persone ricoverate in un servizio psichiatrico e in questo ambito mostra una certa validità nel discriminare gli alcolisti dai pazienti psichiatrici.

Il manuale del mmpi-2 riporta che alti punteggi alla Scala Mac, indicano persone estroverse, esibizioniste, e desiderose di correre rischi che possono essere associati ad una può pensione generale alla tossicodipendenza piuttosto che al solo alcolismo ( Hathaway e McKinley 1989).

Poiché non tutti gli alcolisti erano identificati correttamente dalla MC Scale McaAdrew  proppose un di considerare le persone con alti punteggi alla scala come alcolisti primari e quelli non identificati correttamente come secondari.

Studi successivi sembravano confermare la validità di questa proposta e sembrava non esservi delle grandi somiglianze tra l’alcolista primario con punteggi alla scala Mac e l’alcolista Tipo II di Clonninger (Ward eJackson, 1990; Svanum e Ehrman, 1992).

Mcandrew modificò poi la scala nel tentativo di individuare personalità  prealcolica. Creò la SAP /(Substance Abuse Proclivity) Scale che ha mostrato qualche successo nell’identificare giovani bevitori problematici e consumatori di altre droghe.

In ambito cognitivo alcune ricerche della teoria del locus of control di Rotter hanno mostrato che le persone con un orientamento verso l’esterno hanno più probabilità di diventare bevitori  problematici e alcolisti; non tutte le ricerche hanno confermato questo risultato (Rohsenow e O’Leary, 1978).

Gli studi sul concetto di campo-dipendenza elaborato David King e colleghi hanno prodotto risultati consistenti mostrando che gli alcolisti sono più campo- dipendenti dei non alcolisti (Barnes 1979).

Una recente revisione nella letteratura riporta che  le dimensioni di personalità maggiormente associati alle dipendenze sono: sensation-seeking, personalità antisociale e novelty seeking (Lejoyeux, 2004).

Vari sono stati anche i tentativi di creare delle tipologie personologiche di alcolisti a partire dalla classificazione di Jellinek ma nessuno si è dimostrata consistente.

Secondo Girosi (2004) la complessità dell’alcolismo richiede necessariamente un modello eziologico multifattoriale capace di comprendere fattori genetici, processi neurofisiologici, eventi di vita e contesti sociali e culturali: un simile approcio esclude a priori la possibilità di individuare una specifica tipologia di personalità alcolica.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale 

Tratto dal lavoro di Guido Guidoni e Angela Tilli: Modelli Teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunita.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

La peculiarità dell’ approcio ecologico sociale del professor Vladimir Hudolin, risiede nel fatto che, aderendo in maniera profonda ad una visione sistemica della vita, riesce a comprendere i molteplici livelli dei problemi alcolcorrelati.

E’ stato scritto che l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi può essere considerato come:

1. un modello epistemologico
2. una tecnica di trattamento
3. Una filosofia di vita
(Guidoni e Tilli, 2003)

Come dire che mette insieme teoria, pratica e spiritualità cercando di abbracciare in questo modo la complessità del fenomeno.
In particolare il punto due non solo prevede una tecnica di trattamento ma pone in relazione tutti e tre i livelli di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria) e si concretizza nella metodologia dei club degli alcolisti in trattamento.

IL MODELLO EPISTEMOLOGICO:

Hudolin considera l’alcolismo come un comportamento, uno stile di vita e, come tale, determinato da molteplici fattori di natura biologica, psicologica e sociale. Invece di alcolismo preferisce usare il termine problemi alcolcorrelati.

Il problema alcolcorrelato viene considerato come un disturbo nel sistemi ecologico-sociali nei quali l’uomo è inserito. Soprattutto viene sottolineato che i problemi alcolcorrelati sono legati alla cultura del bere presente nelle nostre comunità e che una loro prevenzione e un miglioramento dello stile di vita legato al bere non possa prescindere da un cambiamento della cultura sanitaria e generale delle comunità.

La teoria ecologico-sociale aderisce all’approcio sistemico (Hudolin 1990, 1991, 1997; Ceccuti 1990; Sforzina 1990) approcio che secondo De Leo e Patrizi (1992) ha storicamente contribuito all’epistemologia della complessità.

Con la teoria sistemica il comportamento problematico, dalla devianza psichiatrica alla tossicomania, viene inserito all’interno del contesto in cui si esprime e di cui ha qualche livello di realtà è espressione.  Non più seguito del singolo, della sua mente o di patologie organiche, il comportamento negativo viene riletto con un disagio del sistema cui l’individuo appartiene, come comportamento significato e significante se riferito quel sistema di interazioni. (De Leo e Patrizi, 1992, pagine 88-89).

Così abbiamo la valorizzazione del contesto come sottosistema ecologico Di cui ogni comportamento è pappe ed è da esso definito la comunità, cioè l’ambiente dove l’uomo vive e lavora, e sistema di cui l’alcolismo È espressione sotto Family stile di vita a cui la comunità stessa da significato iuzzolini 1990-1997.
La famiglia rappresenta un sottosistema fondamentale del sistema comunità che si configura di fatto con una comunità di famiglie. l’approccio familiare quindi ritenuto essere l’approccio minimo indispensabile per affrontare il problema (Noventa 1993).

Secondo Sforzina, integrazione di alcuni dei principi del lavoro di gruppo, dell’approccio familiare e della comunità terapeutica in una cornice sistemica, presente una delle grandi innovazioni apportate dal professor alla comprensione e al trattamento di problemi alcolcorrelati (Sforzina 1990).

Hudolin sostiene che l’approccio ecologico sociale sebbene nato in relazione ai problemi alcolcorrelati e complessi può essere applicato con minimali modifiche, a tutte le altre sofferenze comportamentali ed alle loro varie combinazioni ( Hudolin 1997)

Tecnica di trattamento:
…..sezione a parte-

 

UNA FILOSOFIA DI VITA:

Agli inizi degli anni novanta il professor Hudolin  ha introdotto il concetto di ‘Spiritualità Antropologica‘, da lui definito come ‘la cultura sociale umana basata sui valori che l’uomo ha da sempre posseduto come un codice interno di regole di comportamento’ (Hudolin 1994 pag. 81 ).

La spiritualità antropologica coerentemente con una visione sistemica, è vista come parte dell’ecosistema umano e cambia con il cambiare di questo.

Secondo prof. Hudolin  in questo momento storico è caratterizzato da una crisi della spiritualità antropologica a livello planetario.

I Club degli Alcolisti in Trattamento si basano sulla solidarietà, sull’amicizia, sull’amore, sulla ricerca della Pace e della convivenza e sulla necessità di cambiamento della cultura sanitaria e generale e quindi della spiritualità antropologica.

Per questo raggiungere l’astinenza dal bere  è considerata solo una tappa intermedia di un percorso verso l’elaborazione di una filosofia di vita incentrata sui valori della solidarietà, amicizia, amore, pace, giustizia sociale, impegno per i diritti umani fondamentali, sull’accettazione della diversità.

In questo modo i programmi alcologici territoriali entrano a far parte di una vasta azione di protezione e promozione della salute (e quindi della vita) e dei valori spirituali specifici della specie umana ( Hudolin 1994).
Secondo Maturana e Varela (1984 ) patrimonio esclusivo dell’essere umano, tramite il linguaggio, è la riflessione.

Riflessione permette di trascendere ad una prospettiva più ampia della quale ci si rende conto che, come esseri umani, abbiamo solo il mondo che creiamo insieme agli altri.
A questo livello, secondo gli autori, ci si arriva spesso attraverso l’amore e, da loro definito come ‘l’accettazione dell’altro, da parte di qualcuno nella convivenza‘. Per Maturana e Varela, ‘ l’amore è il fondamento biologico del fenomeno sociale: senza nuove, senza accettazione dell’altro da parte di ciascuno di noi, non c’è socializzazione, e senza socializzazione non c’è umanità.
Qualunque cosa che distrugga o limiti l’accettazione dell’altro da parte di qualcuno distrugge o limita l’essere umano’.

Partecipare al Club è in generale lavorare seguendo questo approccio, comporta quindi, ‘un cambiamento individuale con la posizione di una specifica filosofia di vita‘.

Infatti poiché in base a questo può cioè ognuno di noi è parte integrante dell’ecosistema che esprime la sofferenza multidimensionale, nessuno nemmeno il professionista può avanzare pretese di controllo, cura, gestione, o quant’altro dei dei vari problemi e, proprio per lo stesso motivo, nemmeno nessuno se ne può chiamare fuori.

Unica possibilità che resto ognuno sia professionista che non è quindi quella di porsi al servizio di questo ecosistema umano-planetario perché è solo mettendoci al servizio di questo nostro mondo che noi potremmo migliorare la vita che è anche la nostra.

Questo vuol dire che operare secondo l’approccio ecologico sociale non significa soltanto quando esco delle persone con problemi alcolcorrelati della famiglia e implica della profonda esperienza personale che comporta l’adozione di una nuova filosofia di vita.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

 

 

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcorrelati, l’approcio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

Il primo modello teorico che propone un’eziologia e un trattamento per problemi connessi all’uso di alcool è il modello morale che ha dominato per tutto XIX secolo.
Tale modello attribuisce il bere eccessivo o ubriachezza a deficit della responsabilità personale o della forza spirituale.
Il dottor Benjamin Rush nel 1785 considerava l’ubriachezza come “una malattia della volontà“.
Rush prescriveva come cura l’astensione immediata e totale del delle bevande alcoliche e riteneva che l’alcolista fosse una vittima della diffusa e approvata usanza sociale di bere sostanze che provocano dipendenza ( Rush 1970).
Secondo Levine (1979) nel lavoro di Rush apparve per la prima volta il concetto di dipendenza (Addiction) e questo rappresentò l’avvento di un nuovo paradigma che segna una rottura con le precedenti concezioni secondo le quali le persone bevevano e si ubriacavano perché lo volevano e non perché erano in qualche modo costrette (Levine, 1979).

Da queste idee, verso la fine del XVIII secolo, negli Stati Uniti, nacque il Movimento di Temperanza e durante il XIX secolo si sviluppano varie organizzazioni di astinenti, come l’Esercito della Salvezza e l’Organizzazione Internazionale dei Buoni Templari, che si battevano contro la produzione, la diffusione e consumo di bevande alcoliche.
Queste associazioni fondavano anche degli asili dove gli alcolisti potevano ricevere trattamenti specifici.
Tuttavia, con il diffondersi dell’industrializzazione, l’accento fu spostato sugli effetti negativi dell’alcol legati agli incidenti sul lavoro, al costo per i lavoratori e le loro famiglie soprattutto sul ruolo del bar come luogo di nascita del crimine e dell’immoralità.

L’alcolista fu visto sempre meno come una vittima e sempre più come una minaccia per la comunità e l’ideologia dei vari movimenti di temperanza divenne più estrema e si orientò verso il Proibizionismo.

L’applicazione del proibizionismo ebbe il suo culmine negli Stati Uniti con l’approvazione del 18° emendamento della Costituzione che vietò la produzione, la vendita ed il consumo di alcolici dal 1919 al 1933, anno in cui fu abolito perché, nonostante ci fosse stata un’effettiva riduzione del consumo di alcol (alcolismo) e dei problemi alcol-correlati questa legge aveva creato più problematiche di quante ne avesse risolte ( contrabbando, mala vita, ecc.).
Alcuni autori preferiscono considerare il modello di Temperanza come distinto dal modello morale, in quanto il primo vede
l’alcol come una droga pericolosa da consumare in ogni caso con cautela, mentre il secondo vede nella debolezza dell’individuo la causa dei problemi legati al consumo di alcol.

Altri distinguono il modello morale in due sotto modelli: un modello morale  (dry) asciutto che considera l’alcol come una sostanza nociva e quindi comunque inaccettabile ed un modello morale (wet) bagnato per il quale gli alcolisti sono persone che non obbediscono alle regole di un modo di bere socialmente accettabile (Hester, Sheeby 1990).

Il Modello Morale ha dominato nel 1800 ma non ha cessato del tutto di influenzare il pensiero sul fenomeno.

Infatti ancora oggi, sia nel linguaggio comune che in quello professionale, vengono usati termini come vizio, colpa ed alcolizzato con la sua connotazione dispregiativa.

Negli ultimi duecento anni la definizione dell’alcolismo si è del resto modellato sugli sviluppi del pensiero sulla devianza in generale e sulla malattia mentale in particolare.

Fino al XX secolo, malattia mentale e ubriachezza abituale (alcolismo) erano entrambe attribuite a un fallimento nel regolare se stessi e di conseguenza erano utilizzati trattamenti morali e repressivi nell’intento di ricostruire il potere di autocontrollo attraverso la disciplina, la routine e il duro lavoro ( Hudolin, 1991; Levine, 1979).

Si veda anche il ‘Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità – Guido Guidoni e Angela Tilli