SENZA IL CLUB TANTI RIPRENDONO A BERE

Rilanciamo un articolo tratto da l’Arena di Verona di di Barbara Bertasi dove si evidenzia un problema comune a tutte le Acat del territorio.

Con le attuali modalità di comunicazione virtuale imposte dal coronavirus gli Acat non riescono più a mantenere uno stretto legame con i propri soci

SENZA IL CLUB TANTI RIPRENDONO A BERE

Molti stanno distruggendo anni di lotta contro la dipendenza. In meno di un anno almeno il 10% è tornato al vecchio stile di vita

Tommasi: Le enoteche online hanno raggiunto picchi di vendite pari al 425%

La vice-presidente: La solitudine potenzia il potere degli alcolici visti come l’unica via di fuga.

(di Barbara Bertasi)

E’ accorato l’Sos dell’Associazione Club Alcologici Territoriali (Acat) che con le attuali modalità di comunicazione virtuale imposta dal Coronavirus, non riesce più a mantenere lo stretto legame con i propri soci.

Molti infatti, e sempre più frequentemente, stanno ripiombando nel circolo vizioso della dipendenza. Il tiranno, che siano l’alcol o la droga, sta riapparendo più insidioso, nella mente di chi ne è o ne era rimasto schiavo.

Perché sono troppi gli abbracci venuti a mancare, le strette di mano trattenute, le parole filtrate dalle mascherine, i chilometri non fatti per andare da amici e parenti.

Esagerato è il vuoto da colmare per chi a se stesso crede di non saper bastare e si illude di poterlo fare riempiendo d’alcol un bicchiere o ingerendo sostanze.

Un’illusione che, in un attimo, può distruggere ore, giorni, mesi anni di lotta per non soggiacere. Una lotta che ora pare ai ferri corti perché le “armi”, ossia i gruppi e gli operatori, stanno mancando.

Gli incontri ai Clubs sono vietati e le uscite impensabili. Favorirebbero il contatto e quindi il diffondersi del virus. “Durante il primo lock-down, che durò dal dieci marzo a fine aprile tutti i dodici Club del Baldo Garda furono chiusi.

Solo nove sono stati riaperti tra maggio e ottobre quando sono stati richiusi nuovamente a causa della seconda ondata pandemica”, premette la vice-presidente Elena Tommasi. “In poco meno di un anno”, ragguaglia, “almeno il 10 per cento dei nostri soci, un centinaio con i loro famigliari, è tornato al vecchio stile di vita.

Sono aumentate le ricadute, l’ansia, la depressione, l’angoscia: sono stati dovuti al diradarsi delle visite tra amici e parenti, ma anche alla perdita del lavoro e alle conseguenti difficoltà economiche.

Qui”, informa Tommasi, “come in tutta Italia, si è registrato un netto incremento dell’assunzione di alcol, soprattutto di vino, seguito da birra e superalcolici”. Del resto basta fare un giro, la sera, per notare, tra i tanti cartoni di pizze e involucri di panini gettai a terra, sempre più lattine, bottiglie, cocci e persino bicchieri di plastica e vetro.

“Non siamo ancora giunti a un’osservazione clinica, ma le indagini di settore indicano che le enoteche on-line attraverso l’e-commerce hanno raggiunto picchi di vendite pari a oltre il 425%, dato superiore alle vendite attraverso i canali tradizionali che sono a propria volta contrassegnati del segno “più” come quelle nei supermercati”.

Dove è sempre più frequente vedere, in coda alle casse, uomini e donne che tengono in mano solo bottiglie o lattine di vino.

“I più penalizzati sono i consumatori che erano a rischio”, sottolinea.

E’ vero che gli eventi sociali potevano favorire i brindisi. “Ma la solitudine”, dice Tommasi, “potenzia il potere del bere, ne assolutizza il momento di assunzione, lo trasforma in nell’unica via di fuga da una vita non amata.

Così, correlato a questa inedita pandemia, è sempre più frequente l’allontanamento dal Club, che non prevede più le amate modalità di un tempo.

I Club sono sempre stati considerati da noi una famiglia”.  “Lì”, ricorda, “ci si abbracciava, ci si baciava, si condividevano torte dolci e salate.

Ora tutto ciò è un ricordo e le vie telematiche non stimolano tutti. Vi si aggiunge il fatto”, continua, “che in questo periodo di emergenza sanitaria, i servizi di Alcologia non possono più attivare i cosiddetti ricoveri programmati per chi ne avrebbe la necessità.

Persone che così sono sempre più a rischio di contrarre patologie, quindi anche il virus, perché l’utilizzo di alcol pregiudica anche le difese immunitarie”, conclude.

 

Il presidente Fabrizio Bertoldi: “chi ha avuto ricadute ricordi che può rialzarsi”

Se un buon 10% delle persone che assumevano alcol, con la pandemia, è ripiombato nella dipendenza il restante 90% ha “tenuto botta” e spera che le cose cambino.

Fa sapere Fabrizio Bertoldi presidente dei Club dell’Acat Baldo Garda, e servitore (operatore) dal 2011. “Frequento questo gruppo da tredici anni e mai mi sarei aspettato che scoppiasse un’emergenza sanitaria con conseguenze deleterie come quelle implicate da questo isolamento. Un lock-down duro che mi ha fatto capire, più di prima quanto la nostra attività sia vitale.  Grazie al Club, dopo anni di dipendenza, sono tornato a provare la bellezza della sobrietà”, dice. “Ad assaporare il valore del controllo, della misura, della moderazione, un senso di equilibrio che senza accorgermi avevo perso.

Il bere”, rileva, “mi ha fatto perdere tanti anni, tante belle cose della vita che si apprezzano quando si è sobri. Ora, mi manca tantissimo la quotidianità degli incontri al Club”, ammette. “Rimpiango i momenti in cui organizzavamo eventi, congressi, uscite. Però, grazie al lavoro fatto su di me stesso e con le famiglie dei Club dell’Acat Baldo Garda sto bene, assicura Fabrizio.

Questo è un periodo difficile”, riconosce. “Ci resta solo la possibilità di incontrarci on-line, momenti che non apprezzo molto perché, purtroppo, non amo gli strumenti informatici. Provo tanta nostalgia”, confessa, “ma non posso bruciare l’enorme sforzo fatto per uscire dal tunnel dell’alcol e poter stare bene come sto ora.

Sono convinto”, prosegue, “che le cose cambieranno, che torneremo a fare festa insieme, a promuovere la nostra azione di aiuto a chi è vittima di dipendenza. So che qualcuno ha avuto una ricaduta ma, se vuole, può rialzarsi. La pandemia finirà. Intanto la vita continua. E io approfitterò per imparare ad usare meglio questi maledetti, ma necessari, strumenti informatici”. B.B.