Alcol e giovani: i numeri del fenomeno


Con il termine alcolismo intendiamo «il cronico disordine comportamentale, caratterizzato dalla ripetuta ingestione di bevande alcoliche in eccesso rispetto agli usi dietetici e sociali della comunità, con gravi conseguenze sulla salute del bevitore e sul suo funzionamento psicosociale» (Janiri & Martinotti, 2008).

L’alcol presente nella birra, nel vino e nei liquori è alcol etilico, meglio chiamato etanolo.

Si tratta di una vera e propria droga perchè agisce sul sistema nervoso in maniera del tutto simile alle sostanze psicotrope e stupefacenti che determinano
dipendenza.

Gli effetti disinibenti ed euforizzanti dell’alcol tendono ad indurre con maggior facilità le persone a farne uso perchè la sostanza permette di modificare
illusoriamente la percezione di se stessi e della realtà.

Ogni anno, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)
sono attribuibili, direttamente o indirettamente al consumo di alcol, il 10% di tutte le malattie, il 10% di tutti i tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, il 41%
degli omicidi, il 45% di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie
croniche.

I giovani sono i più vulnerabili agli effetti sia fisici che mentali dell’alcol e
pertanto sono più esposti ai suoi rischi. I ragazzi tra gli 11 e i 15 anni sono
orientati in numero sempre più crescente verso il modello che in America è
chiamato Binge Drinking, cioè un abuso di alcol concentrato in singole occasioni.
In particolare, gli episodi sono circoscritti al fine settimana: i ragazzi bevono in modo occasionale, alle feste, all’aperitivo o in discoteca, e raramente da soli.

Questo comportamento ha effetti devastanti sulla salute in quanto l’organismo di un adolescente è ancora in completa evoluzione e l’alcol ha l’effetto di rallentare lo sviluppo mentale (Baiocco, D’Alessio & Laghi, 2008).

Attualmente, in letteratura, la definizione di Binge Drinking è ampiamente utilizzata. Wechsler, nell’ormai noto report del 1992 (Wechsler & Isaac, 1992), lo
definì come«l’assunzione di cinque o più drink alcolici in una stessa serata da parte degli uomini e quattro o più per le donne».

Binge Drinking e Binge Drinker Binge drinking letteralmente significa
“bevute compulsive”.

In realtà, non si tratta di una vera e propria tendenza legata all’alcool, quanto piuttosto di una tendenza rivolta alla ricerca dello “sballo”, ricercato
ingerendo alcolici in quantità superiore al dovuto, solitamente a stomaco
vuoto.
È una tendenza pericolosa, rispetto alla quale non sempre il soggetto che
manifesta Binge Drinking è consapevole delle conseguenze a cui può portare
il suo comportamento.
Risulta opportuno descrivere il Binge Drinker sia sulla base della quantità di
alcol ingerito che di frequenza d’attuazione del comportamento di abuso.

Un episodio di Binge Drinking è caratterizzato dal consumo di 4 o più drink in una sola occasione per le ragazze e più drink per i ragazzi.
Dal punto di vista psicologico, è fondamentale ricordare che, al di là della
sostanza ingerita, lo scopo principale delle abbuffate alcolicheè la perdita
di controllo, l’ubriacatura.

Spesso, dunque, la sostanza rappresenta solo un mezzo e non un fine.

Tratto dalla Newsletter dell’associazione ‘In Viaggio’

L’Associazione “In Viaggio” ha trasferito la propria sede in Via Verdi n°7- San Polo di Torrile, Parma presso la casa del volontariato.




Ripartendo dalla Fragilità- Conferenza 5 ottobre 2019


Il 5 ottobre 2019 alle ore 17 c/o Auditorium Toscanini di via Cuneo a Parma

conferenza a Parma via Cuneo c/o Auditorium Toscanini 5 ottobre[/caption]

La vasta rete associativa molto attiva a Parma nel Sociale riunita in un unico progetto, ‘Ripartendo dalla Fragilità’, organizza una conferenza c/o Auditorium Toscanini di via Cuneo dalle 17,00 alle 20,30 , sabato 5 ottobre.

  • Capire
  • Informare
  • Prevenire

ma soprattutto Ripartire, sono questi i progetti e le azioni che vogliamo mettere in atto.

Ci rivolgiamo a quella sempre più diffusa ‘zona grigia’ della nostra città, alle situazioni difficili e non sempre facilmente identificabili.

Interverranno alla conferenza come relatori:

Prof.ssa Giovanna Vendemia dei Servizi Sociali di Parma

Prof. Federico Ghillani della Cisl Parma e Piacenza

Ospite don. Giacomo Panizza della Comunità Progetto Sud Lamezia Terme.

A seguire una azzeccatissima Pièce teatrale della Compagnia Teatro del Cerchio dal titolo:

Il gatto e la volpe (aspettando Mangiafuoco).

Teaser Associazione Ripartendo dalla Fragilità (video)

La rete di Associazioni di Volontariato attivo è composta da :

  • Associazione San Cristoforo -facciamo un pezzo di strada insieme-
  • Cento per Uno
  • Associazione Ri cre di ti
  • Intercral Parma
  • Ancescao
  • Acat Parma ‘Il Volo’ – Associazione dei Club degli Alcolisti in trattamento
  • Culturalmente
  • Snupi
  • Rete Carcere

Finanziato dal Ministero Politiche Sociali e dalla Regione Emilia Romagna

Conferenza a Parma via Cuneo c/o Auditorium Toscanini 5 ottobre ore 17,00



Corso Acat (Associazione dei Club degli Alcolisti in trattamento) a Parma dal 25 al 30 novembre 2019


Acat Parma organizza il Corso di Sensibilizzazione all’approcio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi (Metodo Hudolin) a Parma la settimana del 25 novembre al 30 novembre.

In collaborazione con la Scuola Nazionale di Perfezionamento in Alcologia ARCAT Emilia Romagna.

Presso la Sede dell’associazione in via Laudedeo Testi 4/B a Parma.

Direttore del corso sarà il Dott. Paolo E. Di Mauro e co/ direttore Dott. Paolo Loffredo.

I relatori e i Co-Conduttori sono in fase di definizione o conferma.

La finalità del Corso è quella di sensibilizzare i corsisti come parte delle comunità locali e promuovere il loro inserimento nei programmi territoriali per i problemi alcolcorrelati, in particolare nei Club degli Alcolisti in trattamento.

Gli obiettivi del corso sono:

  • mettere in discussione le convinzioni ed i comportamen ti legati ai luoghi comuni nei confronti dell’uso dell’alcol e dei problemi alcolcorrelati e complessi, promuovendo un coinvolgimento personale dei corsisti.
  • trasmettere le conoscenze più aggiornate sui problemi alcolcorrelati e complessi
  • formare i corsisti per operare nei club degli alcolisti in trattamento, quali ‘servitori-insegnanti’, secondo l’approcio ecologico sociale;
  • favorire lo sviluppo del sistema ecologico-sociale nella comunità locale dove si svolge il corso.

per informazioni mail-to acat.parmasud@virgilio.it

telefono 375 602 6361

 

elenco relatori al corso ACAT di sensibilizzazione all'approcio ecologico sociale



Isolamento Sociale- Insieme per risalire- a Parma


A Parma, Ripartendo dalla Fragilità, un pool di Associazioni del Terzo Settore in prima linea contro l’isolamento sociale

 

L’incontro si è svolto in un clima estremamente positivo e di grande visione per il futuro della città reso possibile da una conoscenza scientifica dei bisogni del passato. La Fragilità famigliare, emotiva, economica come riconoscerla?

Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino
Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino

In primis Don Cocconi ci ricorda che gli altri siamo noi e che la fragilità momentanea dell’uno è la nostra fragilità di comunità.

Le famiglie che iniziano un brutto periodo di fragilità sono la nostra comunità.

La Prof.Giovanna Vendemia, responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Parma ci aggiorna sulle novità di approcio e di sviluppo degli interventi dei Servizi.

In particolare si evidenziano le troppe ripetitività delle crisi di ‘bisogno’ quasi come se ci fossero sempre gli stessi ‘modi operandi’ all’origine.

Si devono stimolare l’attenzione e la responsabilità della persona che ha necessità.

Non sono sufficienti solo aiuti economici spot ma un continuo insegnamento ed aggiornamento responsabilizzante.

Intercettiamo la capacità della Persona di ‘chiedere‘ e quella di ‘ascoltare‘ non sempre azioni presenti nel rapporto istituzioni/persona ma spesso date per scontate.

Dobbiamo quantificare e qualificare la ‘fragilità emotiva‘ come la paura, l’ascoltare troppo gli altri od il negare troppo oppure l’incapacità di relazionarsi agli altri perchè non tutti siamo uguali e non tutti abbiamo la stessa storia.

Studiamo quindi una metodologia per entrare in contatto ma come? Ascoltando e cogliendo le sfumature ed indirizzare alla rete delle Associazioni che operano a Parma.

 

Il Prof. Federico Ghillani espone un ragionamento completo e fluente, partendo dall’prologo: ‘ prima della fragilità c’è la solitudine‘.

Il percorso narrativo del Professore ci chiarisce le idee sui due polmoni che danno respiro al  contrastoalla fragilità:

  • Istituzionale, politica e Parlamento
  • corpi intermedi, associazioni

I corpi intermedi sono l’oggetto principale della risposta alla fragilità in tutti i suoi aspetti. Le Case della Salute, i Sindacati, le Associazioni , i Punti di Comunità sono tutte le risposte che abbiamo messo in campo e sono ormai tutte in rete.

Le Associazioni ascoltano, orientano, organizzano e aiutano la dove c’è necessità.

Al termine prende la parola Don Giacomo Panizza che ci racconta la sua testimonianza.

Ci racconta la sua storia dell’alleanza contro la povertà.

Don Giacomo Panizza a Parma- Ripartendo dalla fragilità - Acat Parma Don Giacomo PanizzaDon GIacomo Panizza- Acat Parma Conferenza- Ottobre 2019 Don Giacomo PanizzaDon Giacomo Panizza - Ripartendo dalla Fragilità-Acat Parma Conferenza Don Giacomo PanizzaDon Giacomo Panizza- Ripartendo dalla Fragilità- Acat Parma Don Giacomo Panizza

La lotta di Don Panizza inizia in Calabria ormai 40 anni fa, dove inizia a parlare ai poveri ed ai disabili che allora vivevano solo di sussidio e spesso segregati in casa.

Nonostante l’opposizione della n’drangheta, il Don riesce ad organizzare spazi e centri di lavoro per ridare dignità ai disabili ma e soprattutto insegna come imporre i propri diritti e fare rete tra di loro per potersi migliorare la vita.

I Partners:

  • Associazione San Crisoforo info@sancristoforo.org
  • Rete Carcere retecarcere@libero.it
  • RI CRE DI TI info@ricrediti.it
  • Snupi (sostegno nuove patologie intestinali) info@snupi.it
  • CENTOPERUNO info@emporioparma.org
  • INTERCRAL Parma info@intercralparma.it
  • AnCeSCAO cpancescao@comitatianzianiparma.it
  • ACAT Parma ‘Il Volo’ acat.parmasud@virgilio.it



Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?


Non solo radicato nella nostra cultura ma anche fonte di reddito, accondiscendenza collettiva verso gli effetti intossicanti confusi con piacevoli stati mentali che, accompagnano i gusti raffinati.

È l’ultimo lato della menzogna alcolica che vogliamo esplorare in questo capitolo.

Lo faccio per una ragione molto semplice perché esiste oggi un’apparente sensibilità nei confronti dei problemi alcol correlati con dispiegamento di programmi educativi sui temi della sicurezza stradale, un po’ meno sulla gravidanza e pressoché assenti sulle radici culturali di questa abitudine e sulla prospettiva di poter effettuare una concreta scelta analcolica.


La menzogna e quindi l’inganno di cui si tratta in questo caso, riguarda la concentrazione sugli aspetti problematici e disturbanti del bere e, dà come corrispettivo il non celato desiderio pedagogico di istruire le giovani generazioni a diventare consumatori responsabili e non trasgressivi di bevande alcoliche.

L’arcano desiderio è quello di ridare credibilità ad una droga legale

,che rischiava e rischia, se letta con correttezza, di suscitare numerose perplessità relativamente al suo uso, senza per questo dover lasciarsi andare a misura e poi visionista. Sempre più si osserva un crescendo di iniziative che vanno sotto il nome di prevenzione dell’alcolismo e dei problemi alcol-correlati o, ancora dell’ alcolismo giovanile o delle stragi del sabato sera.

Tali iniziative vengono promosse anche da associazioni che non si sono mai occupati di alcologia e nemmeno una valenza genericamente culturale e che forse amano anche incontrarsi nella convivialità di un buon bicchiere di vino di qualità associato cibi pregiati.

La visione che accompagna questa forme associative è caratterizzata dalla valorizzazione della società e delle persone per bene, preoccupate dagli eccessi e fini coltivatrici della moderazione e della tradizione Compresa quella vitivinicola.

Il messaggio che veicolano è il ripristino degli antichi valori e la fiera opposizione nei confronti di qualsiasi comportamento che è conforme alle proprie scelte comportamentali.


Si tratta di un miscuglio di ipocrisia e di perbenismo che si associa alla perfezione alla vecchia terminologia alcologica.

Frequentemente infatti che queste sottrazioni contino tra i loro membri illustri esperti o rivolgono a professionisti che abilmente con convinzione confermano il pregiudizio- alcolisti che sono ben distinti dai bevitori moderati.

Spesso la loro vita è stata segnata dal trauma infantile o dalla sfortuna o in qualche caso dalla pervicace lasciva del Vizio o mancanza di valori.

I problemi alcolcorrelati della popolazione giovanile sono il frutto di mode libertarie e trasgressive, inquinamenti intollerabili nei confronti dei sacchi principi fondati sul rispetto delle regole.

Non mi meraviglierei che potessero avere anche il retro pensiero che questa sana cultura vinicola possa rappresentare un deterrente nei confronti dei consumi di droghe illegali.

A questo proposito non ho elementi per poterlo affermare con certezza e sufficienti indizi per cogliere la disparità di giudizio infondato sulla pericolosità reale di tutte le droghe legali e illegali.

L’atteggiamento di convenzione espressa della politica da molti mondi e da gran parte dell’opinione pubblica largamente manipolata sono caratterizzate da una scala di pericolosità delle droghe che non risponde né a considerazioni di ordine scientifiche né a semplici rilevazioni numeriche sui danni prodotti dalle diverse droghe.

È a tutti noto infatti che le droghe più pericolose, sono quelle legali alcol e tabacco.


Le altre fanno ugualmente male ma nella scala dei danni ne fanno decisamente meno.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Chi non è libero tende ad assecondare le credenze dominanti e grazie alla benevolenza dei forti facendo la voce grossa nei confronti dei deboli.

Tutto questo sembra lontano dalla alcologia ma in realtà mina le radici tutta la fatica di questi 30 anni attraverso i quali i programmi alcologici territoriali dei club degli alcolisti in trattamento hanno posto con forza la necessità di trattare i problemi alcolcorrelati al di fuori sia del paradigma morale che di quello del concetto di malattia.

I club hanno riconciliato con fatica l’alcolista con il suo contesto di appartenenza, interrompendo una vecchia pratica di eliminazione ma hanno anche sottolineato proprio attraverso il tentativo di superamento dello stigma che il vero problema è collocato nel consumo di bevande alcoliche e nella cultura che lo sostiene.

Purtroppo la persistenza dei vecchi concetti che per un certo periodo è stato necessario mantenere per avviare progetti di cambiamento di significato ci ha costretti a non definire in maniera coerente alcuni passaggi che presentano la criticità fondamentale che ci distingue dai programmi che appartengono la convinzione senza necessariamente affermarlo esplicitamente o facendolo solo in certe circostanze che l’alcolismo e l’alcol dipendenza, siano malattie con diverse teorie eziologiche dai una radicale diversità tra i bevitori moderati e gli alcolisti.


I primi sono i virtuosi esempi di uno stile di vita encomiabile all’insegna del controllo e del buon gusto,
fedeli custodi delle radicate tradizioni delle nostre terre
ospiti impareggiabili gentili affabili ma anche gioviali e seducenti, capace di creare intorno a sé tra un sorso e l’altro quella calda atmosfera avvolgente che la funzione socializzante dell’alcol sprigiona dagli animi Nobili e vincenti di uomini e donne di una sottile accattivante intreccio erotico con Grazia ed eleganza, cultura dei piaceri della vita che sgorgano con spontanea immediatezza dai lodevoli praticanti della moderazione dell’ottimismo manierato della bolla onirica. che sanno costruire in incontro favoloso tra gli effetti di alcol etilico ed invidiabili personalità.

I secondi rappresentano il segno inequivocabile del degrado che spetta a chi ha voluto sfidare il carattere avvolgente dell’alcol e non ne ha potuto fare a meno per una debolezza fisica e interiore e volgari trasandati poco usi l’apprezzamento dei retrogusti sublimi dei distillati dei vini fino alle raffinate birre.

Maleducati, violenti e perdenti, segno inequivocabile di una mancanza di rispetto nei confronti del bere prezioso dell’alcol che fin dall’antichità è stato consegnato agli umani per farne un uso saggio.


Inospitali, con una sessualità animalesca gli alcolisti.

Potrei continuare a lungo il divario tra le due categorie intorno alla quale si costruisce lo spartiacque rispetto al quale si inneggia ai bevitori moderati al buon bere e si condannano gli alcolisti esaltando il valore reale simbolico dell’alcol etilico e redarguendo aspramente chi vi abbia voluto metterlo in cattiva luce.

È una logica che risulta totalmente al servizio della cultura del bere rispetto alla quale, in posizione diametralmente opposta si colloca quella che ha dichiarato l’assoluta autonomia degli interessi dei produttori di farmaci per curare l’alcolismo delle lobby professionali e dei produttori di bevande alcoliche.

Radicali diversità non riguardano solo il sistema degli interessi ma la stessa visione del mondo.


Per dissipare ogni equivoco il terreno più determinante è quello dei linguaggi e delle terminologie che utilizziamo e che riflette il nostro modo di essere e di interpretare ciò che accade.


In zona alcool attribuibile è quella generata dell’asservimento della cultura del bere alla cultura del controllo, dell’egocentrismo culturale della quale ci si può liberare soltanto recuperando la propria autonomia di giudizio in una dimensione di relazione ecologica.

L’alcol è sempre in gioco con la sua ambivalenza ma, come fattore interferente nella gioia percepita di poterlo controllare e dominare presumendo che in questo modo di essere annoverati tra i virtuosi e nella disperata condizione di chi si lascia andare all’ubriacatura frequente e perpetua, ponendosi dal lato scomodo dei viziosi, dicasi dei malati che trascinano la loro esistenza tra il susseguirsi di ricadute con la speranza remota di cedere le armi ed affidarsi alle espiazione del l’astinenza.


Le cose non stanno precisamente in questo modo ma riguardano piuttosto due tipi di elementi che certamente concorrono a creare quelle condizioni.


L’aspetto più difficile del riconoscere è che l’alcol è in sé una droga, un fattore di rischio che comunque danneggia chiunque, mentre le condizioni esistenziali appartengono alla vita e la persona e quindi non sono riconducibili alle condizioni arbitraria dell’alcolismo.


La menzogna è tutta qua nel considerare gli alcolisti i peggiori e i bevitori moderati i migliori rappresentanti della normalità.


Gli alcolisti non sono peggiori semplicemente dal punto di vista ontologico esistenziale, sono semplicemente una costruzione arbitraria che semplifica paurosamente la realtà dei fatti.
In sostanza non esiste il risultato di un’attribuzione.

Esistono solo in quanto persone.

C’è l’alcol e c’è una persona, c’è un comportamento e c’è un essenza individuale, ci sono problemi correlati all’uso di alcol e ci sono persone che hanno storie diverse, gioie e sofferenze diversi, si tratta di un passaggio non semplice che rappresenta il nucleo fondamentale di questa discussione fondativa della teoria ecologico-sociale antropo-spirituale.