'approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi'

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

Teorie socio culturali

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

 

Tra le teorie socio culturali saranno considerati quei modelli che, provenienti da aree di studio diverse, danno particolare rilievo all’impatto dell’ambiente sociale e culturale sullo sviluppo di problemi connessi al bere.

Nell’ambito delle teorie dell’apprendimento alcuni autori sottolineano il fatto che i problemi dovuti all’uso di sostanze non esisterebbero se le persone non avessero accesso alle sostanze stesse.

Questi studiosi sottolineano il ruolo dei fattori economici, della disponibilità e accettabilità della sostanza, delle punizioni sociali, dei modelli e rinforzi sociali per uno stile di vita ‘drug-free’ (Lerner e Raczynsky, 1988; Crowley, 1988).

Nel 2005 si è tenuto un Simposio al Meeting Annuale della Research Society on Alcoholism con lo scopo di esplorare l’ampio impatto dell’ambiente sociale nello sviluppo dei problemi alcolcorrelati.

I temi trattati sono stati: il supporto sociale, le reti sociali e le reti sociali naturali (ambiente di lavoro, famiglia), Il ruolo del pari (McCrady, 2006).

Ricerche di tipo sociologico hanno dimostrato che variabile demografiche e etniche hanno un ruolo importante nello sviluppo di problemi alcolcorrelati.

Cahalan e Room (1974) hanno identificato come variabili predittive di problemi con l’alcol, la giovane età, il basso livello socio-economico, l’appartenenza certe minoranze etniche.

Classico é lo studio di Valliant (1983) che, in un campione di Boston, ha trovato per persone di origine irlandese erano più alcoldipendenti delle persone con origine Mediterranea (greci, italiani) e che le persone provenienti da classe operaia lo erano più degli studenti.

Numerosi studi sono stati realizzati successivamente per determinare epidemiologia, pattern di consumo ed atteggiamenti culturali relative all’uso di alcol.

La teoria epidemiologica statistica elaborata da Ledermann  (1964) ha dimostrato che consumo medio pro capite di alcol è proporzionale alla prevalenza dei problemi alcol correlati ( su tali teorie si basano anche le indicazioni dell’OMS di Ridurre il consumo di alcol nei diversi paesi).

Room e Makela (2000), in seguito ad una revisione della letteratura, concludono che sono identificabili quattro tipi di culture in base all’atteggiamento nei confronti del bere: società astinenti, cultura in cui il bene è vincolato a rituali, cultura in cui il bere è normale e cultura in cui è permesso ubriacarsi nei momenti di festa.

È interessante notare quando nelle teorizzazioni ci si sposta da un’ottica individuale un’ottica socio culturale sempre più si parla di problemi alcolcorrelati anziché di alcolismo o alcoldipendenza o bere problematico.

Secondo Treno e Lee (2002) il termine “bere problematico” (problem drinking) descrive il comportamento di una persona e di conseguenza trattamento e prevenzione basate su tale idea sono rivolti al l’individuo che beve, considerando come colui sul quale ricadranno le conseguenze del bere (come rischio per la salute, nel lavoro e nella vita familiare).

Al contrario i temi e problemi alcolcorrelati drinking related problems), si riferisce alla conseguenza del consumo di alcol che possono affliggere molte persone oltre quelle che beve (familiari e vicini, colleghi altri membri della comunità).

Queste conseguenze includono costi in termini di salute, costi sociali ed economici della comunità come incidenti, crimini e violenze, assenze da scuola o dal lavoro. Inoltre poiché la maggioranza delle persone che consumano alcol non sono classificabili come bevitori problematici, è evidente che la gran parte dei problemi alcolcorrelati deriva da bevitori non problematici (Treno e Lee, 2002).

Il passaggio da alcolismo a problemi alcolcorrelati segna un nuovo modo di riferirsi al problema e apre la strada a nuovi modelli che sembrano riuscire a comprendere pienamente la complessità del fenomeno e rendere conto della sua multidimensionalità al di là delle dichiarazioni di principio.

Infatti nonostante sembri essere data per scontata l’ eziologia multifattoriale dell’alcolismo, di fatto intorno agli anni 80 si assiste, soprattutto negli USA, ad un’ampia produzione di articoli e ricerche che danno vita ad una decennale controversia e si organizza intorno alle posizioni di coloro che sostengono un approccio medico-biologico, incentrato sulla perdita di controllo sul bere e sulla  conseguente necessità di orientare il trattamento verso la totale astinenza,  e coloro che, basandosi su ricerche  socio-psicologiche, attribuiscono più importanza  a fattori ambientali e propongono trattamenti che possono ricondurre gli individui alla gestione di un bere controllato (Blame, 1990; Donald 1990; Engs, 1990; Peele, 1984;Wallace, 1990).

Tra queste due posizioni estreme ci sono gli studi di coloro che, percependo la complessità del problema, propongono modelli che si spostano dell’alcolismo ai problemi alcolcorrelati, assumono più compiutamente un’ottica multifattoriale e oppongono trattamenti integrati, orientandosi anche in maniera più decisa sul versante della prevenzione primaria e delle politiche governative (Kumpfer,1990; Room, 1990).

Per esempio il modello biopsicosociale che ha rappresentato una risposta alla esigenza di una teoria che fosse più complessa, internazionale e contestuale del paradigma biomedico, è stato applicato anche al campo dei problemi connessi all’uso di alcol e di altre droghe.

Questo approcio si basa su un’ottica sistemica in cui i principi sono:

1- la casualità è multi direzionale, multicausale, probabilistica
2- cambiamenti in un aspetto dei sistemi persona-persona o persona-ambiente possono rivelarsi in tutto il sistema.
3- tra la persona e l’ambiente avvengono transazioni reciproche
4- la persona è influenzata dagli eventi futuri ed è orientato ad uno scopo

5- le persone non si muovono sempre verso uno stato ideale ma possono essere anche distruttive

6- per essere capita una persona deve essere studiata in relazione al suo contesto particolare inclusi i fattori storici, correnti e futuri; dovrebbero essere analizzati anche gli avvenimenti particolari e il loro significato per quella persona

7- tentativi di misurare il sistema persona-ambiente modificano il sistema

8- se da una parte può essere necessaria la grande sintesi di una teoria generale devono essere considerate anche le molte eccezioni basate sulla complessità del sistema
(kumpfer, 1990)

Anche il Pubblic Health Model propone una visione integrata.

Il modello concettualizza i problemi di salute come un interazione tra tre fattori:
1- l’agente (l’etanolo con le sue proprietà biochimiche e conseguenti effetti sull’organismo)
2- l’ospite (l’individuo con le sue caratteristiche biologiche e psicologiche sociali)
3- l’ambiente (i fattori sociali, culturali, politici, economici che influenzano l’uso di alcol).

I Pubblic Health Model ritiene comunque che l’alcol sia così una sostanza pericolosa e che il suo uso in qualsiasi quantità possa portare a dei problemi.

Tra i modelli che sottolineano un eziologia multifattoriale in Italia emerge, come esperienza particolarmente importante, l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi del professor Vladimir Hudolin, uno psichiatra di Zagabria che fin dagli anni quaranta si è occupato di problemi legati all’uso di alcool fino a diventare un esperto dell’OMS.

La differenza tra l’approcio di Hudolin e le altre teorizzazioni che pure propongono modelli multifattoriali, è che il Professore a fin dall’inizio investito sul fare e ha creato un sistema di trattamento sostenibile, efficace e a  bassissimo costo, replicabile e implementabile in culture diverse tanto che oggi è presente in 37 paesi del mondo.

Hudolin, già nel ’64, aveva istituito presso l’ospedale universitario di Zagabria dove era direttore della clinica di neurologia, psichiatria, alcologia ed altre dipendenze, un reparto per alcolisti e, sulla base delle esperienze che aveva avuto con la comunità terapeutica di Maxwell Jones e i club socioterapeutici di Joshua Bierer oltre che dalla conoscenza di gruppi degli Alcolisti Anonimi, organizzò sul territorio della città dei gruppi con i pazienti dimessi dall’ospedale e la loro famiglia.

Hudolin chiamò  questi gruppi Club degli Alcolisti in Trattamento e via via questi diffuso capillarmente sul territorio dell’ex Jugoslavia.

All’inizio Hudolin adottava il modello secondo cui l’alcolismo è visto come una malattia ma aveva già una percezione dei diversi aspetti coinvolti in tale “malattia” e con una visione globale della salute come “benessere fisico psichico e sociale” tanto che definiva il suo modello come approccio psico-medico-sociale.

Fin dal primo  diffondersi della ‘teoria generale dei sistemi‘, composta negli anni 40 da Ludwig Von Bertalanffy, Hudolin aveva intravisto la possibilità di impostare un programma per i problemi alcolcorrelati basata sul principio di tale teoria.

Negli anni ’70 infatti egli invitò William Gray, uno dei fondatori dell’Associazione per la ricerca e la promozione della teoria dei sistemi, a tenere una serie diseminari Zagabria (Lazic, 2000).

La profonda consapevolezza della complessità del problema, acquisita oltre che nei suoi studi nel lavoro pratico con gli alcolisti, lo ha portato negli anni a sviluppare teoria incorporando sempre più aspetti dell’ ottica sistemica e del lavoro di rete.

Importante è stato anche l’incontro con i servizi socio sanitari Italiani nel 1979 quando il professore Hudolin ha introdotto il suo metodo nel nostro paese.

In Italia Hudolin ha infatti trovato una situazione vergine in campo alcologico ma piena di energia stimolan dalle discussioni intorno alla riforma del sistema sanitario in particolare alla legge 180 sulla abolizione manicomi che, fino ad allora, avevano accolto la maggior parte delle domande di trattamento per alcolismo (Folgheraiter 2000).

All’inizio degli anni ’90 Hudolin iniziò a definire suo modello come ‘ecologico o verde‘ e poco dopo come il nome di “approccio ecologico sociale” introducendo con la parola ‘ecologico’ un esplicito riferimento all’ottica sistemica.

In questa revisione della teoria, l’alcolismo viene visto in maniera diversa dalle precedenti teorizzazioni: il termine stesso di alcolismo lascio il posto al termine ‘problemi ‘alcolcorrelati‘ e soprattutto cessò di essere visto come una malattia dell’individuo ma venne inquadrato come un comportamento e, come tale  influenzato da infiniti fattori di natura interna ed esterna dell’individuo tra i quali la cultura riveste particolare importanza.

In questo senso l’approcio di Hudolin può essere inquadrato tra gli approcci socio-culturali.

Una caratteristica importante dell”approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi‘ risiede nel fatto che la teoria di Hudolin è permeata da una profonda comprensione sistemica dei fenomeni umani, che orienta lo sguardo al maggiore numero di aspetti che é possibile includere, coniugata alla consapevolezza che l’osservatore stesso è parte di ciò che sta guardando.

Nonostante la difficoltà a tradurre in un lavoro concreto gli assunti provenienti della comprensione della complessità del problema, l’approcio di Hudolin è permeato da una tensione pragmatica che di fatto mette al centro dell’attenzione le persone reali che soffrono a causa dell’alcol e che vivono in comunità dove è spesso presente una sua sofferenza antropospirituale.

Nella pratica questo si traduce nella  costante interazione tra prevenzione primaria secondaria, terziaria.

L’approcio di Hudolin  parte infatti dalla famiglia come sistema minimo sul quale intervenire e si rivolge non solo alle famiglie che hanno problemi dovuti all’alcol ma anche le famiglie che non li hanno e a tutte le istituzioni pubbliche e private delle comunità dove le persone vivono, in particolare alle istituzioni sanitarie.

L’ottica è quella di mettere in rete coloro che si occupano di problemi correlati e di far sì che sempre più persone istituzioni se ne interessano, rendendo le  comunità sempre più responsabili e competenti nei confronti della propria salute (Cecchi 2000).

Lo scopo finale è il cambiamento della cultura generale, sanitaria, culturale che per Hudolin è il fattore che più di ogni altro determina l’esistenza dei problemi alcolcorrelati.

Per R. Room (2005) nonostante le nuove conoscenze acquisite dalle scienze, i problemi alcolcorrelati continuano ad essere uno che le sfide maggiori per salute pubblica.

Per gli autori questo dipende anche dal fatto che gli approcci di salute pubblica di comunità sono state trascurate favore di approcci orientati agli individui che tendono ad essere più palliativi che preventivi.

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati,l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin la psicologia di comunità Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

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I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

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I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali 

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