I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Teoria cognitivo comportamentale

Nell’area cognitivo-comportamentale un filone importante di ricerca e quello basato sulle teorie dell’apprendimento.

Nel 1968 il National Institute on Drug Abuse (NIDA) ha pubblicato una monografia intitolata Learning Factors in Substance Abuse.
In questo contesto ‘apprendimento’ si riferisce ai cambiamenti nel comportamento dovuti alle esperienza sia che questi si verifichino a livello dello stile di vita, sia a livello del funzionamento cellulare (Ray, 1988).

L’evidenza che le droghe producono risposte condizionate risale gli studi di Pavlov (1927).

Ricerche successive hanno anche evidenziato che sia la tolleranza sia i sintomi di astinenza possono essere condizionati (Siegal, 1988).

È stato dimostrato che sia stimoli esterocettivi sia stimoli interocettivi elicitare il comportamento di ricerca della sostanza.

Situazioni ambientali precedentemente associata l’assunzione della sostanza, assunzione di una singola dose di alcol, altre persone nel ruolo di modelli, regole ed istituzioni possono tutti influire sul comportamento di uso di alcol.

Spesso questi sintomi agiscono in maniera complessa come quando per esempio, il rinforzo di una risposta in presenza di un certo stimolo è condizionato da un altro stimolo (Bikel e Kelly, 1988).

Secondo Monti (1988) la teoria dell’apprendimento sociale che comprende l’apprendimento rispondente, l’apprendimento operante e certi specifici fattori cognitivi all’interno di una teoria integrata, ha permesso di superare il GAP tra teoria e pratica in particolare nelle applicazioni riferite all’uso di alcool.

La teoria dell’apprendimento sociale evidenziato che gli alcolisti hanno appreso risposte cognitive e comportamentali che li rendono vulnerabili alle situazioni ad alto rischio di ricadute (pressioni interpersonali, stress interpersonali che esistano in rabbia e frustrazione, stati affettivi negativi come depressione noia e la presenza di Steam ID correlati all’alcol e al bere).

Queste reazioni apprese includono:
A aspettative
B abilità di coping
C risposte condizionate gli stimoli commessi dall’alcol al bere.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Le 12 domande sull’Alcolismo del prof. V. Hudolin nel 1980

La serie di ’12 domande sull’alcol’ è stato estrapolato in versione originale dalla decima edizione di: ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ edizione del 1985. Inutile rimarcare la incredibile attualità del testo.

Alcolismo di Vladimir Hudolin
Il lavoro denominato ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ fu edito prima in lingua Croata e successivamente anche in lingua italiana. Arrivò allla X edizione.

Dopo aver stabilito, in base ad una comune discussione preliminare con il lettore, che assolutamente necessario scrivere sull’alcolismo, porrò l’attenzione su alcune domande fondamentali.

Desidero anche rilevare che oggi si parla sempre più spesso di alcoldipendenza invece che di alcolismo e, nell’ambito delle discussioni sull’alcolismo, oltre che di alcoldipendenza si parla molto dei problemi collegati al bere alcolico.

Le domande principali sono:

1- Cosa si intende per problemi connessi con il consumo di bevande alcoliche?

  • uno stato normale,
  • una malattia,
  • un vizio,
  • un disturbo temporaneo della Salute,
  • un incidente
  • infrazioni delle leggi

Leggi la risposta.

Qual è il modo per prevenirli e per combatterli? Introduzione al proibizionismo? La lotta per la moderazione del bere? La lotta contro l’alcolismo?? L’educazione sanitaria sociale?

2- Che cos’è la ubriachezza o l’intossicazione acuta da alcol?

  • uno stato normale?
  • un comportamento approvato?
  • un disturbo mentale?
  • una malattia?
  • alcolismo?

3- Che cos’è la dipendenza dall’alcol o alcoolismo?

  • una malattia?
  • un fenomeno sociale?
  • un vizio morale?

4- quando possiamo chiamare qualcuno alcolista o dipendente?

  • quando beve ogni giorno indipendentemente dalla quantità e senza ubriacarsi?
  • quando si ubriaca?
  • quando si ubriaca Uno due tre o più volte al mese anche se non beve ogni giorno?
  • quando beve saltuariamente?
  • quando beve solo determinate bevande?
  • quando beve tutto quello che gli capita?
  • quanto beve 1 2 o 3 o più bicchieri al giorno?

5- Qual è l’influenza dell’alcol sulla capacità lavorativa?

  • diminuisce la capacità lavorativa?
  • migliora la capacità lavorativa?
  • non influisce sulla capacità lavorativa?

6- l’alcolismo porta all’invalidità?

  • si
  • sì- no-
  • ha un particolare affetto in questo senso

7- L’alcol influisce sulla quantità e sulla qualità della produzione individuale o collettiva?

  • la peggiora
  • la migliora-
  • non influisce

8 – è necessario curare l’alcolista vale a dire la persona dipendente dall’alcol?

  • no
  • qualche volta
  • solo Se si hanno disturbi manifesti della Salute

9- possono gli stessi alcolisti cioè le persone dipendenti dall’alcol partecipare più attivamente il proprio mantenimento e come?

  • si-
  • no-
  • nell’ambito di specifiche organizzazioni
  • sotto la guida dell’operatore sanitario o sociale
  • senza intervento degli operatori sanitari o sociali

10- Che cosa è il ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’?

  • un gruppo sociale-
  • un gruppo terapeutico-
  • uno strumento sostitutivo della società

L’appartenenza a questo gruppo che rappresenta un handicap per l’alcolista e i suoi familiari? Si o no?

11- E’ necessario adottare delle misure di lotta contro l’alcolismo e, in caso affermativo, quali dovrebbero potrebbero essere?

  • giuridiche amministrative
  • socio-sanitarie
  • esclusivamente sociali
  • esclusivamente mediche
  • nessuna

12- Quali atteggiamenti dovrebbero assumere le società, le organizzazioni specializzate, gli Alcolisti in Trattamento, i terapeuti nei confronti dell’astinenza e degli astinenti?

  • sostenerli-
  • ostacolare l’astinenza-
  • comportarsi con indifferenza.

Cercherò di esporre quanti più fatti possibili per permettere al lettore di formulare più facilmente un suo parere un giudizio finale che gli permetta poi di prendere una posizione personale nei confronti delle bevande alcoliche e dell’alcolismo.

Già da queste poche domande si intravedono varie possibilità di discutere dell’alcolismo a seconda dei diversi punti di vista e pertanto i quesiti potrebbero essere infiniti.

Mi limiterò però alle domande elencate sopra!

Spiritualità Antropologica-Prof. Hudolin

Il Club è… parte I°

Le Malattie dell’alcol: delirium tremens

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’alcolismo

delirium tremens

Il delirium tremens è il disturbo più noto e il più grave scompenso psichico acuto nel corso dell’alcolismo solo quando l’alcolismo è iniziato da almeno cinque anni.

Nella maggior parte dei casi si manifesta all’improvviso, acutamente, soprattutto se l’alcolista viene colpito da un’altra malattia acuta come broncopolmonite, febbre, in seguito ad un intervento chirurgico, ferite eccetera.

Nel delirium tremens l’ammalato ha molti disturbi di carattere fisico psichico: irrequietezza, paura, confusione, allucinazioni, sudorazione e febbre.

È possibile anche che si verifichi all’improvviso un arresto cardiaco come complicazione estrema.

Le cure devono essere accuratamente iniziate in un ospedale del reparto di cura intensiva, va rimarcato che malgrado i metodi attuali di trattamento muore 8/ 15% degli ammalati colpiti da delirium.

Non è sufficiente solamente guarire il malato dai disturbi acuti del delirio ma bisogna  in seguito trattare l’alcolismo. Se non viene fatto appena dimesso dall’ospedale l’alcolista ricomincia a bere e spesso ricade di nuovo nello stato di delirio durante il quale può morire.

Eccezionalmente il delirium tremens si può verificare anche nella prima adolescenza quando il bere inizia già durante l’infanzia.

A volte detta complicazione puoi esordire in modo insolito ed evidenzia sin da prima come palesi soltanto di notte: molti sogni paura, confusione ed insonnia, sudorazione, tachicardia mal di testa,  per molto tempo alcolista resta più o meno normale.

A volte questo stato viene chiamato pre delirio.

Alcuni pensano che il delirium tremens si verifichi a chi ha smesso improvvisamente di bere e quindi secondo questo ragiornamento esso si verificherebbe più spesso nelle persone in ricovero coatto oppure in quelle che improvvisamente smettono di bere.

Oggi l’improvvisa interruzione del consumo di alcolici non presenta alcun pericolo se l’alcolista viene contemporaneamente inserito in un trattamento.

Si parla eccezionalmente cosiddetto delirium tremens del neonato da madre alcolista quando il neonato viene improvvisamente privato dell’acqua che fino a quel momento gli arrivava  dal sangue della madre e si instaura un grave stato di privazione alcolica che lo può portare alla morte.

Sotto verranno menzionate le malformazioni e ritardi mentali, fetopatia alcolica dei bambini nati da donne alcoliste o che bevevano durante la gravidanza.

Tratto da: Vladimi HudolinVincere l’Alcolismo– una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico spesso sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- PIEMME 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine 

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

Le Malattie dell’alcool: alcolismo ed ansia

Alcolismo ed ansia:

È assai frequente scoprire nei casi di alcolismo, la presenza di stati ansiosi.

Sono presenti di solito quando gli alcolisti non sono in un periodo in cui bevono molto e sono in relazione con l’astinenza fisiologica.

L’ansia può anche essere presente come manifestazione di un conflitto psicologico.

La frequenza dell’ansia nell’alcolismo ha contribuito a far si che i medici prescrivessero continuamente agli alcolisti tranquillanti minori come il Librium ed il Valium.

Questi sono utili nella fase di astinenz, a ma controindicati per il mantenimento, dal momento che gli alcolisti corrono il rischio di assuefarvisi.

Si dovrebbe notare che alcune manifestazioni di astinenza possono durare fino a 3, 12 mesi.

Questo periodo prolungato è stato descritto come Sindrome di astinenza protratta e la sua terapia è descritta nel capitolo  sulle “complicazioni psichiatriche e neurologiche dell’alcolismo”.

L’alcolismo può entrare come componente in stati di ansia fobica e disturbi panici poiché gli individui che ne sono affetti si volgeranno all’alcol per trovare sollievo all’intensa reazione panica.

In tal caso si tratta evidentemente di alcolismo secondario.

Il disturbo panico primario può essere trattato con medicinali antidepressivi, specialmente imipramina.

Con il miglioramento disturbo panico l’alcolismo si risolve.

 

Tratto da Sheldon Zimberg (1982)- La cura clinica dell’alcolismo- Ferro Edizioni Milano.

Tutte le ricerche sull’alcolismo si imbattono o si scontrano, notoriamente con ostacolie difficolta ricorrenti, Tra questi un ‘eccesso di semplificazione’ , che riduce il problema ad uno dei suoi dettagli o ad uno dei suoi aspettie, più spesso ad un eccesso di informazioni, che si annoda in confusa ed intricatamescolanza di elementi, a r4ifletterela complessità della quewstione senza chiarirla.

Era il 1982, era il back-ground culturale da cui si diffuse il Metodo Hudolin in Italia.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine

Alcolismo e Sindrome di Confine:

Il cosiddetto paziente di confine così come è stato definito da alcuni autori ( Kamber Grinker, e Stone) usa frequentemente l’alcol come automedicazione.

I pazienti, sono diagnosticati come soggetti affetti da disturbi di confine della personalità in DSM-III e sono caratterizzati dall’ incapacità a dominare gli impulsi; relazioni interpersonali, collera ingiustificate e intensa mancanza di auto , sono autolesionisti e sono afflitti da depressione cronica, vacuità, noia, solitudine e ansia.

In pazienti di questo genere ènecessario affrontare direttamente l’alcolismo.

Può essere efficace l’uso di piccole dosi  di Tioridazina da 50-100 mg al giorno da sola o in combinazione con altri antidepressivi e unicamente a un trattamento psicoterapeutico.

Entrare a far parte di AA può soddisfare alcuni dei bisogni di tendenza di questi pazienti, può migliorare la relazione interpersonale e ridurre la sensazione di solitudine contribuendo così ad affrontare l’alcolismo.

Che paziente di confine non consuma più l’alcool si evidenziano i gravi difetti del suo ego.

Gli alcolisti primari al contrario hanno di solito un Ego integro ed efficace, quando non bevono.

Dopo il trattamento dell’alcolismo necessario per questi pazienti di confine una terapia psicoterapia prolungata.

Tratto da: Sheldon Zimberg- La cura clinica dell’alcolismo (1982)- Ferro Edizioni Milano 1984

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista

 

Le Malattie dell’alcol: l’invecchiamento precoce dell’alcolista

Invecchiamento dell’alcolista

Un invecchiamento generale più rapido accompagna regolarmente il bere problematico e l’alcolismo.

A volte l’alcolismo può essere diagnosticato a prima vista dall’aspetto invecchiato dell’ ammalato che in effetti è ancora giovane.

Invecchiamento rapido, i cambiamenti cutanei e l’aspetto trasandato spesso conferiscono al comportamento dell’alcolista un tono particolare che viene chiamato stile etilico  di comportamento.

Altre lesioni nervose

Le lesioni del sistema nervoso, oltre a quelle menzionate nel capitolo dei disturbi psichici, sono relativamente frequenti nell’alcolista.

La lesione più frequente consiste nella atrofia  (il raggrinzimento) nervosa che comporta un allargamento degli spazi e della cavità del cervello, occupati dal liquido cerebrale.

Questo si può osservare nella radiografia, sei liquido cerebrale viene precedentemente estratto e sostituito con l’aria (pneumoencefalografia).

Gli spazi cerebrali allargati si possono evidenziare anche con gli ultrasuoni (encefalografia) o con un metodo più moderno, la cosiddetta termografia assiale computerizzata del cervello (TAC).

Le lesioni possono essere riscontrate anche nel  cervelletto atrofia del cervelletto e nel midollo spinale.

Nell’alcolista possono sopraggiungere anche raccolte emorragiche sotto la membrana meningea esterna della dura madre (ematoma subdurale).

In conclusione a qualcosa tutte le lesioni fisiche psichiche dell’alcolista si può dire che non si tratta di alcolismo, di questo legame specifico che si instaura qua fra l’alcolista ed il suo bere, ma delle conseguenze del bere e del alcolismo.

Oggi molte di queste complicazioni dell’ alcolismo possono essere curate molto meglio di una volta se l’alcolista viene tempestivamente inserito nel trattamento.

Con la cura delle complicazioni non si è fatto niente per alcolismo, e l’alcolista, deve simultaneamente alla cura essere inserito con la famiglia nei Club degli Alcolisti in Trattamento.

 

Tratto da: Vladimi HudolinVincere l’Alcolismo– una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico spesso sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- PIEMME 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine

 

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

Che cosa èla dipendenza dall’alcol o dall’alcolismo?

(tratto da: Alcolismo- Alkoholizam di V. Hudolin- a cura della Jugoslavenska Medicinska Naklada Biblioteka – marzo 1985)

Il termine “alcolismo cronico” è stato usato per la prima volta nel 1852 da Magnus Huss, professore di medicina interna dell’Università di Stoccolma, anche se le abitudini alcoliche si possono fa risalire a ben più remoti tempi e con esse l’ubriachezza e la malattia dell’alcolismo.

Alcuni disturbi della Salute già da epoche lontane venivano collegati con il bere (ad es. il Delirium tremens), però l’alcolismo sotto molti aspetti e per lungo tempo non è stato considerato una malattia vera e propria.

È ben noto il fatto che già una sola ubriacatura può portare a gravi alterazioni comportamentali e fisiche, limitate sia pure nel tempo.

In questo caso si parla di uno stato di ebbrezza acuta, di intossicazione da alcol o semplicemente di ubriachezza.

Non sempre è facile notare il comportamento particolare di una persona ubriaca.

Durante lo stato di ubriachezza acuta possono altresì verificarsi gravi disturbi psichici da risultare a volte pericolosi per la persona ubriaca e per coloro che le stanno vicino.

Un disturbo così grave è considerato “stato patologico di ubriachezza“.

Nel corso dell’ebbrezza possono verificarsi anche attacchi epilettici e/o altre lesioni acute (ad es. del pancreas), nonostante la malattia alcolica non sia ancora presente.

Se il consumo di bevande alcoliche diventa regolare, ed eccessivo poiché nel frattemp si é instaurata una dipendenza alcolica con conseguente perdita della capacità di astensione del bere, allora si può parlare di alcolismo.

In corso di alcolismo o meglio di alcoldipendenza i soggetti colpiti manifestano disturbi comportamentali, lesioni organiche, problemi familiari e in generale problemi economici spesso gravati anche da altri problemi sociali che a volte si concludono solo con la morte dei soggetti stessi.

Tutte le varie conseguenze dell’alcolismo si sviluppano con una sequenza temporale diversa più o meno accelerata, a seconda di vari fattori.

Una persona gracile fisicamente debole che beve a stomaco vuoto e velocemente cederà infatti all’alcol molto prima di una persona fisicamente forte, di robusta costruzione, che beve lentamente e dopo aver mangiato.

Dopo 5 anni di consumo eccessivo e continuativo di bevande alcoliche si possono verificare gravi danni alla salute, però le conseguenze dell’alcolismo sul piano economico, familiare e sociale possono verificarsi anche molto tempo prima.

È anche vero che le prime a comparire possono essere propri complicanze organiche (come ad esempio le lesioni pancreatiche epatiche neurologiche).

Cause dell’alcolismo ed il suo sviluppo

Credo che la maggioranza dei lettori si chiederà come si instaura la dipendenza dell’alcol ovvero l’alcolismo.

I motivi che nei singoli casi portano l’alcolismo possono essere diversi.

Molto spesso l’alcolismo nasce come abitudine perché il singolo già nell’infanzia si è abituato a consumare bevande alcoliche.

L’educazione bambino in un ambiente di alcolisti influisce negativamente sullo sviluppo della personalità.

Addirittura al 80% degli alcolisti proviene da famiglie in cui uno o più membri tra parenti più stretti  è alcolista.

Se questi dati si aggiungono anche problemi familiari o difficoltà di altro tipo lo sviluppo del alcolismo sarà ovviamente più esteso e l’individuo cercherà infatti di alleviare le difficoltà della propria esistenza con l’uso reiterato dell’alcol.

È noto che alcune malattie fisiche e psichiche possono contribuire allo sviluppo della malattia alcolica.

Ad esempio, le persone depresse o quelle con malattie digestive possono le volte ricorrere al consumo di bevande alcoliche.

Anche in questi casi la persona ammalata cerca di trovare l’oblio nell’alcool.

Nel complesso si può dire che l’alcolismo nasca dal connubio di tre gruppi di fattori causali: organici, psicologici e sociali.

Molto spesso si parla di cause ditate dell’alcolismo. Ultimamente si tende a dedicare loro maggiore attenzione.

Va detto però che, accettando la possibilità che in un ristretto numero di casi si tratti di uno stato psichico ereditario specifico, in ordine al quale la persona tende all’alcolismo, è difficile credere che tutti gli alcolisti che giungono alla dipendenza debbano tale loro condizione a ragioni strettamente genetiche.

D’altronde non è mai stato provato in modo indiscutibile il condizionamento genetico dell’alcolismo, in ogni modo una tale evenienza non cambierebbe niente circa la possibilità del trattamento e della riabilitazione.

Molti alcolisti come pure molti cosiddetti bevitori moderati sostengono di poter fare a meno dell’alco e di bere per ragioni sociali o per altri motivi essi affermano altresì che volendo potrebbero smettere di consumare bevande alcoliche in qualsiasi momento.

Da qui nasce la necessità di dare la possibilità ad ogni cittadino di definire con un esperimento molto semplice il suo rapporto con le bevande alcoliche.

Si tratta infatti di consigliare la persona di smettere di bere ogni sei mesi per un periodo di 6 settimane.

Se nella fase di interruzione alcolica questa persona non sente alcun bisogno di consumare bevande alcoliche e addirittura non pensa continuamente al bere allora si può dire che si tratta del cosiddetto consumo normale di bevande alcoliche.

Se d’altra parte la stessa non può interrompere il bere o il periodo di interruzione è irrequieta e sento il bisogno vivo di bere dovrebbe richiedere una visita ed il parere del medico esistente già la sintomatologia individuale.

Inoltre ogni cittadino dovrebbe essere informato sulle possibilità di cura determinate malattie ed in particolar modo su quelle forme di trattamento che può applicare da solo senza l’esistenza di organizzazioni specializzate.

Del resto una parte particolare viene applicata anche nel caso di molte altre gravi e lunghe malattie come ad esempio il cancro della mammella, l’ipertensione arteriosa.

Già dai tempi più remoti da quando cioè esiste consumo di bevande alcoliche esistono gli alcolisti e le difficoltà che li coinvolgono.

Negli antichi scritti di alcuni popoli come il nostro si parla di ubriachezza dell’alcolismo e di alcune misure consigliate per combattere questi fenomeni.

Nella storia sociale si fa spesso menzione di alcolismo.

Con l’inizio della Rivoluzione Industriale del mondo sorge il problema del imbrigliamento della classe operaia al quale ha contribuito in un certo qual modo anche l’alcool.

Pensiamo soltanto alla consuetudine di quel tempo secondo la quale lo stipendio veniva distribuito ogni sabato nello osteria che di solito apparteneva al padrone della città.

Il lavoratore Infatti lasciava la maggior parte del proprio guadagno nell’osteria del padrone.

Il capitalismo odierno e probabilmente non solo il capitalismo, non agisce più in questo modo perché alla fine non esiste un vero e proprio tornaconto tuttavia ancora oggi ci sono delle situazioni che potrebbero benissimo rifarsi e molti esempi storici di un passato non tanto lontano.

Il colonialismo mondiale tra l’altro ha fatto spesso leva sull’alcol.

Con l’esercito il conquistatore portava nel paese occupato anche i barili di superalcolici.

Quindi l’alcolismo visto come male sociale, in ogni periodo storico ha mostrato aspetti particolari in relazione a motivazioni e situazioni sociali specifiche.

Come del resto considerare il fenomeno odierno dei paesi sviluppati che fanno credito ai paesi sottosviluppati per favorire la costruzione di fabbriche destinati alla produzione di bevande alcoliche?

Il consumo di bevande alcoliche nelle varie fasi storiche è legato ovviamente a cause specifiche per cui la lotta contro l’abuso dell’alcol dovrebbe adeguarsi il periodo storico nel quale essa viene intrapresa.

C’è stato un periodo quando l’alcolismo veniva considerato “difetto” e “vizio“.

Il rapporto verso gli alcolisti era basato su questi principi e proprio per tale ragione non era pensabile nemmeno la cura dell’alcolismo, sìcche l’alcolista veniva sottoposto unicamente a misura disciplinari a cattivi e non ultimo rifiuto dalla società.

Le misure amministrative nel trattamento degli alcolisti ancora ai giorni nostri sono effettiv*amente frequenti.

Nell’ultimo decennio però il punto di vista scientifico verso il problema dell’alcolismo ha cambiato sostanzialmente.

Si è appurato che l’alcolista non beve per il fatto che desidera bene ma perché in lui si è sviluppato una malattia della dipendenza dell’alcool che gli impone di bere.

Se egli smette di bere si manifestano disturbi ovvero insorge la cosiddetta “sindrome di astinenza” o “malattia astinenziale“.

Egli beve per essere  efficiente e vitale.

L’alcolista da solo in assenza di cura di solito non è in grado di aiutarsi.

Va ribadito che ogni consumo di bevande alcoliche non può essere considerato malattia.

L’ubriachezza acuta comporta varie difficoltà però non in ogni caso ubriachezza acuta si può parlare di malattia alcolica.

Esiste anzi La credenza del consumo cosiddetto normale sociale moderato di bevande alcoliche anche se è difficile accettare inopinatamente il parere che un tale consumo sia un fatto del tutto normale.

Per poter giustificare il bere alcolico come modello normale di comportamento la società tende a ricorrere a vari argomentazioni.

Ad esempio alcune bevande alcoliche più frequentemente il vino e la birra vengono dichiarati prodotti alimentari utili se non primarie da in tal modo che a volte il loro consumo viene giustificato.

Un consumo spontaneo di bevande alcoliche tantomeno l’alcolismo non esiste in alcuna specie animale ma solamente dell’uomo.

Se il consumo di bevande alcoliche fosse una necessità biologica normale probabilmente esso ricorrerebbe anche negli animali.

Le difficoltà in campo scientifico si presentano anche per il fatto che alcolismo spontaneo non è provocabile sperimentalmente nell’animale come avviene invece per altre malattie.

Si è tentato di sviluppare la Corinne sperimentale negli animali però ciò è stato possibile realizzare solo sottoponendole caviglia lo stress biologico ad esempio lo stesso motivo presente quotidianamente dell’uomo.

Diminuendo o eliminando i vari fattori di stress si registra un ritorno alla normalità e conseguente cessazione di assunzione alcolica.

All’una smodato del bere subentra la tossicodipendenza alcolica che porta inevitabilmente a turbe psichiche e fisiche con perdite di trattore decisivi: volontà, forza e capacità reattiva.

L’aggravvio della malattia alcolica viene così esteso al gruppo familiare alla società che devono farsi carico nel dare all’alcolista l’equilibrio e la fiducia in se stesso in modo da portarlo ad essere un elemento creativo e produttivo all’interno di quella realtà abbandonata nel decorso della malattia.

Erroneamente si pensa che l’alcolismo sia legato esclusivamente alle fascie del sottoproletariato della sottocultura in generale mentre l’estensione del fenomeno tocca tutti i ceti sociali.

In nessun caso si deve levare i pregiudizi inesorabili, la stima, la rispettabilità, la capacità lavorativa di questi malati che una volta trattate rientrano nella normalità.

Il comportamento delle persone appartenenti ai vari gruppi sociali può essere più o meno positivo e quanto più positiva se risulta tanto più la singola persone si trova vicino al centro del cerchio sociale.

Alla periferia del cerchio si trovano individuo e gruppi di emarginati frange sottoculturali, personalità che con il loro comportamento possono arrivare fino alla criminalità organizzata. Nei gruppi marginali si trovano spesso molti alcolisti e dipendenti da droghe.

Quando un individuo incomincia bere inizia con il proprio comportamento il suo tragitto verso il gruppo degli emarginati.

Il passaggio nel gruppo degli emarginati ovviamente non è improvviso ma graduale o addirittura , nonostante l’alcolismo, esso può anche non avvenire.

Il movimento verso la periferia della società dovrebbe essere impedito molto prima dell’accertamento diagnostico dell’alcolismo senza attendere quindi che si instaurino i gravi ed irreparabili disturbi di ordine sanitario o sociale.

Accade spesso che parallelamente al l’individuo la famiglia intera posso trovarsi nel gruppo marginale.

Il modello medico della lotta contro l’alcolismo ancora oggi si orienta prevalentemente verso la cura sintomatica e dell’alcolista: ciò significa spesso attendere che la malattia alcolica si manifesti chiaramente prima di iniziare il trattamento ma chiudendo spesso ogni possibilità di riabilitazione completa.

Questo è il motivo per cui oggi l’approccio medico tende ad essere sostituito da un altro tipo di intervento che prevenga in tempo ogni possibile sviluppo della malattia alcolica e i gravi deterioramente medici sociali che la caratterizzano.

Tale modello viene definito modello medico sociale.

Lo sviluppo della malattia alcolica viene accompagnato da molti segnali  grazie ai  quali è possibile individuare alcune fasi.

Il cambiamento della tolleranza verso l’alcol rappresenta una caratteristica relativamente costante di alcune fasi del bere e della dipendenza dall’alcol.

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista

Allucinosi dell’alcolista.

Alterazioni Nervose e psichiche in conseguenza all’alcolismo.

Si tratta di una grave malattia psichica che insorge nell’alcolista.

La malattia accompagnata da sgradevole allucinazioni visive  e soprattutto uditive.

Il malato in genere sente voci alle quali non può restare indifferente, perché lo minacciano i vari modi.

Le allucinazioni possono accompagnarsi anche ad altre turbe psichiche.

Questa malattia va curata in ospedale.

A volte si registrano miglioramenti relativamente rapidi, ma In altri casi i danni psichici possono persistere definitivamente.

Alcuni pensano che l’allucinosi appartenga al gruppo della schizofrenia e pertanto non sarebbe da includere tra le complicazioni alcoliche.

Altri pensano che una parte delle cosiddette allucinosi alcoliche sia dovuto lesioni organiche del cervello.

 

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessita di conoscrere ciò che si deve sconfiggere – Vladimir Hudolin – PIEMME edizioni 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione 

l’allucinosi dell’alcolista