Perchè bisogna scrivere sull’Alcolismo di V. Hudolin (1981)

Breve conversazione con il Lettore…

'Perchè bisogna scrivere sull'Alcolismo' è stato l'inizio del lavoro del Prof. Vladimir Hudolin del suo Libro 'Alcolismo' (Alkohlizam di Vladimir Hudolin- a cura della Jugoslavenska Medicinska Naklada Bibilioteka), ho voluto riportare il testo integrale e senza correzioni del suo pensiero del 1980. Si arrivò alla X edizione ovviamente sempre riveduta ed aggiornata. Il libro è pressochè introvabile.
Un attento e preparato lettore può notare come il 'disturbo da abuso di sotanze alcoliche' possa essere superatoefficacemente solo attraverso il cambiamento degli stili di vita.

Leggendo con attenzione si riscoprono ancora gli embrioni della lotta al disturbo da abuso di sonstanze alcoliche  ancora tristemente attuali…


Alcolismo di Vladimir Hudolin
Il lavoro denominato ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ fu edito prima in lingua Croata e successivamente anche in lingua italiana. Arrivò allla X edizione.

L’alcolismo ed i molteplici problemi, connessi con il consumo di bevande alcoliche, risultano infatti, oggi, ancora più complessi per la medicina sociale.

L’alcolismo rappresenta la terza malattia per il numero di colpiti, preceduta soltanto dalle malattie cardiovascolari e dei tumori maligni, rispettivamente il primo e secondo posto.

Anche per quanto riguarda la mortalità l’alcolismo in alcuni paesi si trova al terzo posto.

In questa edizione, come nelle precedente devo scusarmi per un certo anacronismo dal momento che, come autore, nell’introduzione discuto con i miei lettori.

Sarebbe stato meglio permettere al lettore di valutare criticamente il contenuto del libro senza che l’autore ponendosi sulle difensive fin dall’inizio potesse influenzarne il giudizio.

Questo modo di scrivere è in parte determinato del timore di una possibile avversione iniziale del lettore.

Tra l’altro l’alcolista che leggerà questo libro certamente dirà che il suo consumo di bevande alcoliche moderato, permesso, accettato o come l’interessato spesso afferma: normale.

Le persone guardano in questa guisa il proprio consumo alcolico per cui se non ci fosse possibilità di discussione, molti riterrebbero immutata la propria opinione.

Infatti consumo di bevande alcoliche talmente legato alla vita di ogni giorno che uno si sente aggredito quasi personalmente quando se ne critica il bere e l’abitudine relativa.

Rifiutare l’offerta di un bicchiere viene considerato come un’offesa personale, per cui ho ritenuto indispensabile fin dall’inizio prendere una chiara posizione di fronte al consumo delle bevande alcoliche.

Noi abbiamo accettato le norme comportamentali secondo le quali viene data una completa libertà di bere, mentre ci siamo del tutto scordati l’effetto per alcolista che  molte volte non può far conto sulla libertà di non bere e ciò spesso comporta gravi difficoltà all’alcolista, sprattutto nella fase iniziale della sua separazione dall’alcol, quando viene meno il consenso sociale a iniziare una nuova vita in astinenza.

E’ quasi impossibile scrivere sull’alcolismo e omettere di parlare delle bevande alcoliche e del ‘consumo moderato normale’ perché nonostante tutto non esiste alcolismo senza Alcol non esistono alcolisti senza consumatore moderati.

Credo che ognuno abbia sentito parlare dei danni che il bere e la malattia alcolica causano al singolo e alla società, ma pochi però conoscono la vera portata del pericolo del ‘bere moderato’.

Si afferma spesso che viene data troppa importanza ma vediamo se è proprio così.

Quando ho cominciato a scrivere su questo argomento avevo in mente prima di tutto, la prevenzione e poi la lotta contro l’alcolismo e la cura degli alcolisti.

Questa vuole essere, precisazione, quanto mai opportuna, onde evitare ogni possibile malinteso con i lettori.

Non vorrei che qualcuno pensasse che scrivo con l’intenzione di proporre il divieto al di consumo di bevande alcoliche.

Spetta eventualmente agli organi dello Stato e non a noi, nel corso del nostro colloquio, risolvere il problema che sia necessario oppure no proibire l’uso delle bevande alcoliche.

Leggendo il titolo, saranno, probabilmente in molti ad avere un gesto di stizza ed a  sospirare: ‘ancora un opuscolo sull’alcolismo!’.

A me sembra invece che si scriva e si discute troppo poco su questo problema e, come si può vedere, già all’inizio della nostra conversazione si accende la polemica.

Alcuni cominciano a bere già durante la gestazione poiché l’alcol arrivano valore attraverso il sangue della madre che durante la gravidanza beve..
tutti noi facciamo la nostra conoscenza con l’alcol fin dai primi giorni di vita da quando ci si trova dove a partecipare, sia pure marginalmente, al bere in famiglia e ai brindisi degli amici che festeggiano la nostra nascita.

Questa nostra partecipazione al bere continua per tutta la vita.

Qualche volta il contatto con il bere non è solamente marginale se qualcuno dei festeggiati o dei familiari talvolta trovo opportuno un ‘assaggio‘ anche al neonato.

Vorrei pertanto chiarire qualche opinione sul problema avanzata da alcuni autori in base alle ultime ricerche.

E’ stato delle vericato che anche il bere moderato della gestante nei primi mesi di gravidanza può risultare pericoloso per il bambino poiché, a volte può provocare lesioni fetali che rientrano in quella sindrome denominata ‘fetopatia alcolica’ oppure ‘embriopatia alcolica’.

Vorrei porre alcune domande sull’alcolismo che forse potranno interessare il lettore e lo potranno indurre a leggere attentamente questo libro.

Cercherò inoltre le risposte da dare in base alle dimostrazioni scientifiche su pericolo e sul danno che può comportare il bere alcolico fino ad arrivare all’alcolismo, inteso quale conseguenza di Maggiore entità.

Il lettore dovrà puoi aver chiaro il proprio punto di vista.
Alla maggior parte delle persone non fa difetto tanto la conoscenza sulla pericolosità dell’alcol quanto una presa di posizione di un comportamento risoluto nei confronti delle bevande alcoliche.

Questo libro intende in tal caso motivare il lettore a rivedere la sua posizione.

Il Libro dovrebbe avere un ruolo educativo per il lettore con particolare riguardo l’educazione sociale sanitaria. La sola lettura del libro può non essere sufficiente per indurre un cambiamento comportamentale, per cui proporei ai lettori di visitare anche uno dei club più vicini degli Alcolisti Trattamento, dove potrà verificare ciò che in questo libro ho cercato di esporre.

La visita Club degli alcolisti in trattamento è utile a tutti i lettori siano essi consumatori moderati che alcolisti.

Il lavoro scientifico nel campo dell’alcolismo è sempre più ampio e i dati in proposito sono sempre più ricchi.

Nel momento in cui scrivo sia sicuramente giunti a nuove conoscenze sull’alcolismo necessario inserire continuamente nuove acquisizioni scientifiche nel nostro lavoro quotidiano. Il libro dovrebbe perseguire anche questa finalità.

Non vorrei però che quando sto’ affermandi avesse un carattere puramente propagandistico.

Tutti sanno che la propaganda è una cosa strana e spesso ognuno di noi la concepisce a suo modo.

Questo fatto è illustrato bene dal racconto del ‘pescatore di Filadelfia’.

Si narra  che costui avesse scritto sopra il suo negozio ‘Qui si vende pesce fresco‘ e presto però i clienti uno dopo l’altro cominciarono a discutere sulla scritta sostenendo che alcune delle parti era superflua.  Così per  successive modifiche dalla scritta ‘si vende pesce fresco‘,  si arrivò a ‘si vende pesce‘ e poi solo ‘pesce‘. Uno dei clienti ritenne che nemmeno indicazione ‘pesce’ fosse necessaria perché si sentiva la puzza a km di distanza ed era possibile sapere che lì si vendeva pesce.

Questo esempio, forse anche banale, dimostra chiaramente quanto sia difficile valutare quali dati abbiano essere riportati in un libro come questo che tratta dell’alcolismo.

A un determinato lettore i dati esposti potrebbero essere più o meno noti, mentre ad un altro andrebbero invece offerte conoscenza maggiore di quelle esposte dall’autore.

Non desidererei che la lettura di questo mio libro forse limitata solamente alla parola ‘alcolismo‘ per il fatto che come era accaduto ai critici della scritta del negozio di pesce, dell’alcolismo ormai si suppone di sapere tutto.

E’ particolarmente difficile scrivere opere di questo genere poiché in un libro, concepito con finalità didattiche-scientifiche, bisogna esporre chiaramente e in modo accessibile a tutti, anche le più recenti conquiste in campo scientifico, a volte non ancora perfettamente note nemmeno agli addetti ai lavori e pertanto non universalmente accettate.

Chiunque intraprenda un lavoro didattico-scientifico deve tuttavia essere preparato alla critica e a rischio di non riuscire a riscuotere in ogni caso il consenso generale.

Io pure corro questo rischio!

Devo dire però che mi trovo in una posizione di relativo vantaggio rispetto a molti miei predecessori, poiché la soddisfazione sui volti dei bambini e quelle di molte famiglie in trattamento che vivono la vita in subrietà e inseriti nella società, mi ricompensa concretamente per tutti i dispiaceri e le difficoltà che ho avuto in questo lavoro.

Il modo con il quale vengono descritti l’Alcolismo e la lotta ingaggiata da tempo contro di esso sono il risultato di alcuni miei pensieri, maturati durante gli ultimi 35 anni e assunti come concetti basilari per lo sviluppo dei programmi comunali, rivolti al controllo dei problemi alcolcorrelati.

Alcolismo di Vladimir Hudolin
Rifiutare l’offerta di un bicchiere viene considerato come un’offesa personale, per cui ho ritenuto indispensabile fin dall’inizio prendere una chiara posizione di fronte al consumo delle bevande alcoliche.
Detti programmi attualmente confluiscono nei programmi comunali per la protezione e miglioramento della salute mentale in generale.

Nell’ulteriore elaborazione della mia concezione sono stato coadiuvato dai miei collaboratori, da vari altri operatori sociali, da professionisti ma anche da alcolisti ed alle loro famiglie.

Una particolare cooperazione ed un costante apporto cui provengono dai ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’ che assieme ai miei collaboratori o ha costruito ancora nel 1964.

Desidero sottolineare la collaborazione dell’ assistente sociale Alemek, la quale fin dall’inizio ha collaborato alla costituzione dei ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’ e quella del dottor Branco Lang, che fino ad oggi è rimasto mia collaboratore ed amico insieme a tanti altri.

Sull’alcolismo e sul bere esistono molti pregiudizi.

Da una parte molto diffusa la credenza che l’alcol non sia poi tanto pericoloso e dall’altra si dice che all’alcolista non si può dare l’aiuto per il fatto che

‘una volta alcolista, egli è destinato a rimanere permanentemente alcolista.

E’ necessario ora dire che consumo degli alcolici con porta spesso difficoltà e gravi danni al singolo, alla sua famiglia e dalla società, al punto che il bere può essere pericoloso anche in assenza di una vera e propria malattia alcolica.

D’altronde l’alcolista può essere trattato con successo e riabilitato se viene intrapreso tempestivamente anche un adeguato trattamento familiare e i risultati sono spesso migliori di quelli che si conseguono nella cura di altre malattia croniche.

Leggi anche le 12 domande sull’Alcolismo del Prof. Vladimir Hudolin nel 1981

Spiritualità Antropologica-Prof. Hudolin

La Spiritualità Antropologica e  Approccio Ecologico sociale del Professore Vladimir hudolin

Sulla possibilità di introdurre l’approccio antropo-spirituale nei programmi territoriali che si occupano dei problemi alcol-correlati e complessi, è opportuno ricordare che l’uomo è un essere con una struttura biofisica della quale fa parte la spiritualità.

Potremmo dire che la personalità umana può essere vista come insieme spirituale, formato da una parte biofisica che assieme alla spiritualità da compattezza e completezza ad una struttura unica.

L’una e l’altra parte sono ugualmente importanti e formano insieme senza l’una l’altra non possiamo immaginare l’uomo.

La spiritualità in questa esposizione viene vista come insieme delle caratteristiche comportamentali umane trasmessa attraverso la filogenesi e l’ontogenesi.

In altre parole, può essere vista come la cultura umana esistente e non esclusivamente in senso religioso.

È difficile immaginare l’uomo e la sua Comunità senza la dimensione spirituale.

Possiamo ipotizzare che abbia avuto sviluppo da un processo biofisico differenziato in tante forme quanti sono gli individui, ma alla base, esiste sempre un codice etico uguale, difficilmente riducibile a processi biofisici.

Talvolta questo codice se alterato, può causare disagio.

Allora la sofferenza spirituale può essere combinata con varie altre sofferenze fisiche, psichiche e sociali, incluse quelle alcol-correlate e incrociate.

Così anche le sofferenze spirituali possono rientrare nel concerto della multidimensionalità della sofferenza.

Spiritualità rende l’uomo diverso da tutte le altre forme di vita che lo circondano.

I programmi territoriali per i problemi alcol-correlati e complessi fanno parte della protezione e promozione della salute, e si basano sulla solidarietà, sull’amicizia, sull’amore, sulla ricerca della pace della convivenza, sulla necessità del cambiamento della cultura sanitaria e generale esistente.

In altre parole si basa  sul cambiamento della spiritualità antropologica, radicata nel patrimonio ereditario genetico e acquisite durante la filogenesi e l’ontogenesi cioè durante lo sviluppo della specie e non dell’individuo.

Con l’acquisizione di questo approcio ecologico sociale ai  problemi alcol correlati  e complessi sono iniziate varie discussioni, dal momento che nei club si abbandonava sempre di più il concetto medico tradizionale per un concetto alternativo.

È necessario modificare la tua le cultura sanitarie generale che ritiene scientifico solo ciò che può essere misurato, pensato, osservato a livello microscopico, o diagnosticato con precise ed oggettivee metodologie investigative.

Con questo non si vuole negare l’importanza di tutto ciò che può essere misurato, contato o direttamente osservato ma affermare che rappresenta solamente una piccola parte della vita umana.

Enfatizzando solo questo aspetto si rischia di svalutare come non scientifica la gran parte delle caratteristiche umane che distinguono l’uomo da tutte le forme di vita del nostro pianeta.

Il nostro pensiero dovrebbe indirizzarsi non solamente alle definizioni e alla terminologia riguardanti a Spiritualità Antropologica ma prima di tutto alla sua applicazione nel lavoro territoriale di ogni giorno.

Questo concetto espresso dal prof. Vladimir Hudolim nel suo

‘Club degli Alcolisti in Trattamento’

manuale per il lavoro e club degli alcolisti trattamento-prima stesura 1994

Leggi anche: Approcio Ecologico Sociale

Il Club è… parte I°

Il club è una associazione privata che appartiene a noi famiglie che lo frequentiamo per iniziare e poi consolidare il cambiamento del nostro stile di vita e naturalmente per smettere di bere.

Ci incontriamo una volta la settimana per un ora e mezzo.

Il club è una comunità multifamiliare.

Vuol dire che noi famiglie ci troviamo a condividere un cammino in un clima che è comunitario perché mettiamo in comunione le nostre storie, le nostre difficoltà, i nostri poggetti, le nostre speranze, i nostri successi, le gioie ed i  dolori della vita quotidiana.

Le nostre famiglie fanno parte del paese, del quartiere dove si trova il club espressione di quel paese, di quel quartiere e se ne sente parte.
In questo modo per tutti noi è più facile frequentarci ed essere vicini ad una famiglia che si trova in difficoltà.

Il nostro Club è un’associazione chiusa, non è un’isola, non è una setta più o meno segreta.

Il club è una porta aperta per le famiglie in difficoltà e per questo non nascondiamo la nostra appartenenza al club.
Sono membri del club le nostre famiglie, il Servitore e le nuove famiglie.

Il Club è il perno fondante della nostra metodologia proposta dal Prof. V. Hudolin.

Il Club è delle Famiglie…

I Club sono nati per le famiglie che hanno problemi alcol correlati e complessi.

Noi diciamo sempre che il club lavora secondo un approccio familiare.

Vuol dire che noi pensiamo che quando in una famiglia c’è un ‘problema’, quel problema non riguarda mai un singolo membro,  ad esempio la persona che difficoltà con l’alcol, ma tutta la famiglia e in senso più  ampio la comunità in cui la famiglia vive.

Per noi sembra ovvio ma è molto frequente ragionare separando chi beve da chi non beve, vedere nella famiglia colpevoli e vittime, persone da curare e altre da proteggere.

Questo modo di ragionare ha un piccolo grande difetto: non risolve i problemi della famiglia anzi li aggrava.

L’importanza di lavorare secondo un approccio famigliare  deriva anche dall’ esperienza maturata in questi 40 anni di metodo Hudolin.

Quando tutta la famiglia presente frequenta il club, cambiare stile di vita, smettere di bere diventa decisamente più facile e naturalmente più bello.

Del resto se ci pensate un attimo sarete sicuramente d’accordo.

Abbiamo detto che si viene al club per cambiare il proprio stile di vita ed esso riguarda ovviamente tutta la famiglia non un singolo familiare.

Se tutti frequentano il club,  si riesce prima a mantenere la sobrietà e crescere come responsabilità della persona.
Naturalmente tra il dire e il fare a volte…

Può succedere che il nostro club vediate famiglie che non frequentano insieme, mariti che ci lasciano, figli che non si vedono mai.

Se succede tirategli le orecchie ricordategli che al club viene tutta la famiglia compreso i bambini che non sono certo un problema o un disturbo,  E poi i figli al club hanno esperienza importante: condividono il cambiamento delle nostre famiglie, superano i momenti negativi che hanno vissuto.
A volte può succedere che all’inizio si decida di venire al club solo una parte della famiglia.
È comunque un inizio e noi ne siamo contenti.
Ma è ovvio che lavoreremo perché anche il resto della famiglia ci raggiunga quanto prima.
Con pazienza e rispettando i tempi di ognuno perchè per il Club, il tempo è una risorsa importante.

 

Scegli il tuo Club a Parma tra quelli attivi: dove sono i club a Parma  

 

Alcol e giovani: i numeri del fenomeno


Con il termine alcolismo intendiamo «il cronico disordine comportamentale, caratterizzato dalla ripetuta ingestione di bevande alcoliche in eccesso rispetto agli usi dietetici e sociali della comunità, con gravi conseguenze sulla salute del bevitore e sul suo funzionamento psicosociale» (Janiri & Martinotti, 2008).

L’alcol presente nella birra, nel vino e nei liquori è alcol etilico, meglio chiamato etanolo.

Si tratta di una vera e propria droga perchè agisce sul sistema nervoso in maniera del tutto simile alle sostanze psicotrope e stupefacenti che determinano
dipendenza.

Gli effetti disinibenti ed euforizzanti dell’alcol tendono ad indurre con maggior facilità le persone a farne uso perchè la sostanza permette di modificare
illusoriamente la percezione di se stessi e della realtà.

Ogni anno, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)
sono attribuibili, direttamente o indirettamente al consumo di alcol, il 10% di tutte le malattie, il 10% di tutti i tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, il 41%
degli omicidi, il 45% di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie
croniche.

I giovani sono i più vulnerabili agli effetti sia fisici che mentali dell’alcol e
pertanto sono più esposti ai suoi rischi. I ragazzi tra gli 11 e i 15 anni sono
orientati in numero sempre più crescente verso il modello che in America è
chiamato Binge Drinking, cioè un abuso di alcol concentrato in singole occasioni.
In particolare, gli episodi sono circoscritti al fine settimana: i ragazzi bevono in modo occasionale, alle feste, all’aperitivo o in discoteca, e raramente da soli.

Questo comportamento ha effetti devastanti sulla salute in quanto l’organismo di un adolescente è ancora in completa evoluzione e l’alcol ha l’effetto di rallentare lo sviluppo mentale (Baiocco, D’Alessio & Laghi, 2008).

Attualmente, in letteratura, la definizione di Binge Drinking è ampiamente utilizzata. Wechsler, nell’ormai noto report del 1992 (Wechsler & Isaac, 1992), lo
definì come«l’assunzione di cinque o più drink alcolici in una stessa serata da parte degli uomini e quattro o più per le donne».

Binge Drinking e Binge Drinker Binge drinking letteralmente significa
“bevute compulsive”.

In realtà, non si tratta di una vera e propria tendenza legata all’alcool, quanto piuttosto di una tendenza rivolta alla ricerca dello “sballo”, ricercato
ingerendo alcolici in quantità superiore al dovuto, solitamente a stomaco
vuoto.
È una tendenza pericolosa, rispetto alla quale non sempre il soggetto che
manifesta Binge Drinking è consapevole delle conseguenze a cui può portare
il suo comportamento.
Risulta opportuno descrivere il Binge Drinker sia sulla base della quantità di
alcol ingerito che di frequenza d’attuazione del comportamento di abuso.

Un episodio di Binge Drinking è caratterizzato dal consumo di 4 o più drink in una sola occasione per le ragazze e più drink per i ragazzi.
Dal punto di vista psicologico, è fondamentale ricordare che, al di là della
sostanza ingerita, lo scopo principale delle abbuffate alcolicheè la perdita
di controllo, l’ubriacatura.

Spesso, dunque, la sostanza rappresenta solo un mezzo e non un fine.

Tratto dalla Newsletter dell’associazione ‘In Viaggio’

L’Associazione “In Viaggio” ha trasferito la propria sede in Via Verdi n°7- San Polo di Torrile, Parma presso la casa del volontariato.




CONCLUSIONI CORSO DI SENSIBILIZZAZIONE ALL’APPROCCIO ECOLOGICO- Parma 25/29 novembre 2019

Si è svolto nei giorni 25-29 novembre 2019 presso la sede ACAT di Parma il corso di Sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale, dai problemi alcolcorrelati alla promozione della salute

Direttore del corso: Dott.Peppino Nicolucci

Responsabilità scientifica: Dott. Peppino Nicolucci

Dott. Giuseppe Fertonani Affini

Co-direttore : Mirca Grossi

Supervisione dei gruppi: Mirca Grossi

Conduttori dei gruppi: Ivano Marchi, Sergio Abretti , Mirzia Bocchia

Co-conduttori: Gianni Magnani

Si ringrazia l’Acat di Parma “Il Volo” e le famiglie dei club per aver dato la possibilità ai corsisti di visitare i loro club.

Il nostro particolare ringraziamento alla costante presenza di Adriana Stori e Elena Ferron che hanno sostenuto la segreteria di Sergio Abretti e Mirzia Bocchia ed hanno contribuito al corretto funzionamento del corso

Si ringrazia il Dott. Peppino Nicolucciper aver accettato la Direzione del corso.

Il Dott. Nicolucci Peppino ringrazia in modo particolare Sergio e Mirzia per il grande impegno, per la disponibilità e per la sincera accoglienza che hanno dato al sottoscritto, a tutto lo staff ed ai corsisti. Ciò si racchiude in una sola frase: Siete due persone MERAVIGLIOSE.

Si ringraziano il Dott. Pietro Pellegrini,Direttore del Dipartimento Integrato Salute Mentale e Dipendenze della AUSL di Parma; la Dott.ssa Cristiana Di Gennaro Responsabile Centro di Alcologia Azienda Ospedaliera–Universitaria di Parma; la Signora Cecilia Scaffardi direttrice Caritas Parma; Dott. Berselli Roberto, vice Presidente Consorzio

Gruppo CEIS; Dott. Fertonani Affini Giuseppe responsabile dell’UOS, Alcologia; la

Prof.ssa Chiara Scivoletto presidente dei CDL unificati in Servizio Sociale Università di Parma; la Dott.ssa Cristina Giuffredi Psicopedagogista; Dott.ssa Cristiana Ghidini Medico di Medicina Interna Azienda Ospedaliera Parma.

Un ringraziamento particolare al Prof. Pier Paolo Vescovi Direttore del Dipartimento Medico Ospedale San Camillo di Cremona, promotore della nascita dei CLUB a Parma

Ringraziamo il Dott. Valentino Patussi, Ospedale Careggi di Firenze, per i saluti in video conferenza ai corsisti e allo staff.

Un apprezzamento per patrocinio va al Comune di Parma , Parma 2020 capitale Italiana della cultura; Gruppo Ceis di Parma, CRI comitato di Parma; SSR Emilia Romagna Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma; Università di Parma – Centro di alcologia-clinica sperimentale Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma; l’Associazione “ripartendo dalla fragilità”; ARCAT Emilia Romagna.

Si ringrazia per il tangibile contributo concesso , la fondazione CARIPARMA.

Al corso hanno partecipato 23 corsisti provenienti dall’Emilia Romagna, dalla Puglia, dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Lombardia, dal Marocco e dalla Georgia. Tutto si è svolto in un clima positivo e di partecipazione che ha suscitato numerosi spunti di riflessione che hanno portato alle seguenti considerazioni.

Il lavoro negli incontri frontali, nei gruppi e soprattutto nella visita ai Club non ha evidenziato alcuna condizione di disagio e differenza nell’approccio dei Club Alcologici Territoriali e dei Club degli Alcolisti in Trattamento alla condizione di sofferenza delle famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi.

  1. Il club è sempre una opportunità per riconoscere ed esercitare la spiritualità antropologica che è fondamentale per il cambiamento della cultura dominante e per migliorare la qualità della nostra esistenza quotidiana a partire dagli stili di vita sostenibili e dalla complessità della vita.
  2. Il club è nato per affrontare i problemi alcol-correlati, incontrando in tanti anni la complessità dell’esistenza ed è per questo motivo che i club si sono aperti alla multidimensionalità della vita. Il club condivide l’unione e la condivisione della sofferenza, della felicità e della gioia e diventa partecipe lasciando la libertà di scelta e togliendo lo stigma che costruisce i muri sia tra le persone che tra diverse culture.
  3. La corresponsabilità è un valore fondante della rete planetaria dei club in base al principio che siamo tutti corresponsabili di tutti. Questo nasce dalla consapevolezza dell’interdipendenza dove ciascuno di noi è interconnesso con ogni altro essere vivente su questo pianeta.
  4. Questo corso ha ribadito l’importanza di mettere al centro la persona, la famiglia, la comunità, tutte in relazione tra di loro. Ha inoltre sottolineato l’importanza di assumere uno stile di vita rivolto all’attenzione, all’eco ed equosostenibilità come valori di ricchezza, di crescita e di cambiamento.
  5. L’esperienza del corso ha fornito abilità e opportunità utili per il miglioramento della comunicazione nella vita relazionale. Pur riconoscendo la difficoltà di parlare di sè stessi, si ribadisce l’importanza di parlare in prima persona come assunzione di responsabilità e di rispetto, evitando quindi di esprimere giudizi sugli altri.
  6. Il lavoro nei piccoli gruppi ha permesso di apprendere ed agire quelle abilità e modalità di comunicazione e di ascolto in maniera partecipata, di mettersi in relazione con l’altro passando dalla teoria alla pratica ed esporre le proprie emozioni nel “qui e ora”, perché le emozioni non sono sempre le stesse e si sentono nel momento in cui le si vivono.
  7. Il lavoro di comunità e dei piccoli gruppi ha permesso a ognuno di esprimere le proprie opinioni e credenze, in un’ottica di non giudizio, rispettando la libertà di espressione di ognuno, in linea con i valori di libertà e condivisione che sono fondanti dell’Ecologia Sociale.
  8. Se si vuole diffondere la cultura dell’Ecologia Sociale c’è bisogno di ritrovare una unità di tutto il sistema dei Club e rafforzare la rete con i servizi territoriali sia pubblici sia privati e con il volontariato sociale privato. Occorre costruire una rete delle reciprocità che si basino sullo sviluppo culturale del metodo, sempre aperto alle innovazioni.
  9. La leggerezza e l’armonia all’interno dei club possono aiutare il processo di cambiamento di tutti, sia dentro che fuori dal club.
  10. Si auspica che si possano sviluppare a tutti i livelli del movimento dei Club la democrazia e l’ecologia delle scelte e delle decisioni perché la democrazia è una ricchezza che oltre alla costruzione dei consensi, che non è mai scontata, ha bisogno delle diversità e delle minoranze. Il sistema Emiliano Romagnolo, democratico, vivo e partecipato, ha superato il conflitto grazie all’auto-mutua-supervisione applicando e vivendo la democrazia.
  11. Si propone la data del 10-01-2020 ore 17 per incontrare i corsisti che hanno dato la disponibilità ad attivarsi a qualsiasi titolo nel nostro territorio al fine di promuovere i club e il messaggio dell’ecologia sociale che vede il superamento con gli stili di vita sostenibili dei paradigmi di malattia, dipendenza e trattamento. I club e le associazioni hanno bisogno di persone disponibili che sappiano mantenere reti funzionali e che si facciano carico di prendersene cura e soprattutto che dialoghino tra loro per il conseguimento di uno sviluppo del sistema.
  12. Si auspica la partecipazione delle famiglie e dei servitori ai Congressi, Convegni, Interclub e a tutti i momenti di aggregazione ed eventi promossi dai vari livelli associativi.
  13. Si propone di organizzare un nuovo Corso di Sensibilizzazione con il sostegno di tutto il movimento Emiliano-Romagnolo, nei tempi e nelle modalità che la realtà locale impone.
  14. Queste conclusioni verranno inviate all’Aicat, all’Arcat dell’Emilia Romagna e alle Acat presenti, e a tutte le realtà istituzionali e non che hanno contribuito alla realizzazione del corso, alla rivista Camminando Insieme eal Direttivo Wacat (in lingua inglese) per la più ampia diffusione. Sarà prevista anche una pubblicizzazione dell’operato e del significato del Corso di Sensibilizzazione.

Le presenti conclusioni sono state condivise da:

Laura Padula

Romina Rossi

Chiara Salaris

Ilenia Rella

Mirca Grossi

Ivano Marchi

Alcol, anche quello passivo fa male


Il consumo di bevande alcoliche è responsabile o aumenta il rischio dell’insorgenza di numerose patologie: cirrosi epatica, pancreatite, tumori maligni e benigni (per esempio quello del seno), epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia, depressione.

L’alcol è inoltre responsabile di molti danni indiretti (i cosiddetti danni alcol-correlati), dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro e degli episodi di violenza.

A completare la lista dei danni c’è anche l’alcol “passivo”, quello di seconda mano, che provoca danni anche a chi non lo assume. Dagli incidenti stradali alle molestie alla violenza fisica sono diverse le gravi conseguenze che possono subire le persone solo perché altri bevono alcolici.

Negli Stati Uniti questa platea è stata stimata in 53 milioni, come riferiscono i rappresentanti dell’Alcohol Research Group, un programma del Public Health Institute di Oakland (Usa) in una ricerca pubblicata di recente su Journal of Studies on Alcohol and Drugs.

Queste conseguenze si configurano come un ulteriore motivo per intervenire con politiche pubbliche che mirino alla riduzione dei livelli di consumo di alcol, ricordano gli autori dello studio.

Il team di ricerca per elaborare i danni da alcol passivo hanno condotto due sondaggi, svolti negli Stati Uniti nel 2015:

  • il National Alcol Harming to Others Survey
  • il National Alcohol Survey

 

E’ emerso che circa il 21% delle donne e circa il 23% degli uomini, per un totale di 53 milioni di adulti, aveva subito un danno a causa dell’assunzione altrui di alcolici nei dodici mesi precedenti alla rilevazione.

 

Gli effetti dell’ “alcol passivo” potavano a compiere minacce, molestie, vandalismo o danni alla proprietà, aggressioni fisiche, lesioni dovute a incidenti stradali, problemi familiari o finanziari.

Le minacce e le molestie erano le conseguenze principali, riportate nel 16% dei casi.

Le risposte variavano in base al genere, all’età e anche in base ai consumi di alcolici. I problemi finanziari e familiari, i danni alla proprietà, il vandalismo e le aggressioni riguardavano di più le donne.

Inoltre, come riferiscono gli autori dello studio, per le donne il rischio derivava in particolare dalla presenza di uomini che bevono, soprattutto nelle mura domestiche, mentre per gli uomini dai consumatori fuori dalle famiglie.

Gli under 25 erano inoltre più a rischio di subire gli effetti dell’alcol di seconda mano. Questi coinvolgevano anche gli stessi consumatori di alcolici, e non solo se fossero forti bevitori (cinque o più drink per gli uomini, quattro o più per le donne, in una sola occasione e almeno una volta al mese).

Chi assumeva alcolici in quantità inferiori aveva un rischio maggiore di molestie, minacce e lesioni da incidenti stradali, da due a tre volte più grande di quello di chi non beveva per nulla.

Per cercare di limitare gli effetti dannosi dell’alcol su chi non beve è importante assumere delle iniziative con cui cercare di controllare il consumo di alcolici.

“La libertà di bere alcol dev’essere controbilanciata dalla libertà degli altri di non subire le conseguenze della sua assunzione dagli omicidi alle aggressoni sessuali, dagli incidenti automobilistici agli abusi domestici”, scrive Timothy Naimi del Boston Medical Center in un editoriale.

Tra le misure applicabili ci sono le politiche sui prezzi, dall’aumento delle imposte sulle bevande alcoliche alla politica del prezzo minimo: “Ci sono sempre più ricerche sugli effetti delle politiche nazionali”, ricorda in un altro commento l’esperta Sven Andréasson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), “in particolare gli effetti delle politiche di prezzo su tutte le forme di violenza, da quella sessuale a quella sui minori”.



Corso Acat (Associazione dei Club degli Alcolisti in trattamento) a Parma dal 25 al 30 novembre 2019


Acat Parma organizza il Corso di Sensibilizzazione all’approcio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi (Metodo Hudolin) a Parma la settimana del 25 novembre al 30 novembre.

In collaborazione con la Scuola Nazionale di Perfezionamento in Alcologia ARCAT Emilia Romagna.

Presso la Sede dell’associazione in via Laudedeo Testi 4/B a Parma.

Direttore del corso sarà il Dott. Paolo E. Di Mauro e co/ direttore Dott. Paolo Loffredo.

I relatori e i Co-Conduttori sono in fase di definizione o conferma.

La finalità del Corso è quella di sensibilizzare i corsisti come parte delle comunità locali e promuovere il loro inserimento nei programmi territoriali per i problemi alcolcorrelati, in particolare nei Club degli Alcolisti in trattamento.

Gli obiettivi del corso sono:

  • mettere in discussione le convinzioni ed i comportamen ti legati ai luoghi comuni nei confronti dell’uso dell’alcol e dei problemi alcolcorrelati e complessi, promuovendo un coinvolgimento personale dei corsisti.
  • trasmettere le conoscenze più aggiornate sui problemi alcolcorrelati e complessi
  • formare i corsisti per operare nei club degli alcolisti in trattamento, quali ‘servitori-insegnanti’, secondo l’approcio ecologico sociale;
  • favorire lo sviluppo del sistema ecologico-sociale nella comunità locale dove si svolge il corso.

per informazioni mail-to acat.parmasud@virgilio.it

telefono 375 602 6361

 

elenco relatori al corso ACAT di sensibilizzazione all'approcio ecologico sociale



Isolamento Sociale- Insieme per risalire- a Parma


A Parma, Ripartendo dalla Fragilità, un pool di Associazioni del Terzo Settore in prima linea contro l’isolamento sociale

 

L’incontro si è svolto in un clima estremamente positivo e di grande visione per il futuro della città reso possibile da una conoscenza scientifica dei bisogni del passato. La Fragilità famigliare, emotiva, economica come riconoscerla?

Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino
Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino

In primis Don Cocconi ci ricorda che gli altri siamo noi e che la fragilità momentanea dell’uno è la nostra fragilità di comunità.

Le famiglie che iniziano un brutto periodo di fragilità sono la nostra comunità.

La Prof.Giovanna Vendemia, responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Parma ci aggiorna sulle novità di approcio e di sviluppo degli interventi dei Servizi.

In particolare si evidenziano le troppe ripetitività delle crisi di ‘bisogno’ quasi come se ci fossero sempre gli stessi ‘modi operandi’ all’origine.

Si devono stimolare l’attenzione e la responsabilità della persona che ha necessità.

Non sono sufficienti solo aiuti economici spot ma un continuo insegnamento ed aggiornamento responsabilizzante.

Intercettiamo la capacità della Persona di ‘chiedere‘ e quella di ‘ascoltare‘ non sempre azioni presenti nel rapporto istituzioni/persona ma spesso date per scontate.

Dobbiamo quantificare e qualificare la ‘fragilità emotiva‘ come la paura, l’ascoltare troppo gli altri od il negare troppo oppure l’incapacità di relazionarsi agli altri perchè non tutti siamo uguali e non tutti abbiamo la stessa storia.

Studiamo quindi una metodologia per entrare in contatto ma come? Ascoltando e cogliendo le sfumature ed indirizzare alla rete delle Associazioni che operano a Parma.

 

Il Prof. Federico Ghillani espone un ragionamento completo e fluente, partendo dall’prologo: ‘ prima della fragilità c’è la solitudine‘.

Il percorso narrativo del Professore ci chiarisce le idee sui due polmoni che danno respiro al  contrastoalla fragilità:

  • Istituzionale, politica e Parlamento
  • corpi intermedi, associazioni

I corpi intermedi sono l’oggetto principale della risposta alla fragilità in tutti i suoi aspetti. Le Case della Salute, i Sindacati, le Associazioni , i Punti di Comunità sono tutte le risposte che abbiamo messo in campo e sono ormai tutte in rete.

Le Associazioni ascoltano, orientano, organizzano e aiutano la dove c’è necessità.

Al termine prende la parola Don Giacomo Panizza che ci racconta la sua testimonianza.

Ci racconta la sua storia dell’alleanza contro la povertà.

Don Giacomo Panizza a Parma- Ripartendo dalla fragilità - Acat Parma Don Giacomo PanizzaDon GIacomo Panizza- Acat Parma Conferenza- Ottobre 2019 Don Giacomo PanizzaDon Giacomo Panizza - Ripartendo dalla Fragilità-Acat Parma Conferenza Don Giacomo PanizzaDon Giacomo Panizza- Ripartendo dalla Fragilità- Acat Parma Don Giacomo Panizza

La lotta di Don Panizza inizia in Calabria ormai 40 anni fa, dove inizia a parlare ai poveri ed ai disabili che allora vivevano solo di sussidio e spesso segregati in casa.

Nonostante l’opposizione della n’drangheta, il Don riesce ad organizzare spazi e centri di lavoro per ridare dignità ai disabili ma e soprattutto insegna come imporre i propri diritti e fare rete tra di loro per potersi migliorare la vita.

I Partners:

  • Associazione San Crisoforo info@sancristoforo.org
  • Rete Carcere retecarcere@libero.it
  • RI CRE DI TI info@ricrediti.it
  • Snupi (sostegno nuove patologie intestinali) info@snupi.it
  • CENTOPERUNO info@emporioparma.org
  • INTERCRAL Parma info@intercralparma.it
  • AnCeSCAO cpancescao@comitatianzianiparma.it
  • ACAT Parma ‘Il Volo’ acat.parmasud@virgilio.it