I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per problemi alcol correlati:

Il modello medico.

Nel ventesimo secolo si sviluppò compiutamente il  modello medico dell’alcolismo.
L’idea del ubriachezza abituale come malattia era già presente nel pensiero di Rush nel 1700, all’inizio dell’800 fu descritto il quadro clinico del delirium tremens e nel 1849 si ebbe la prima descrizione del ‘alkoholismus cronicus’ come specifica sindrome, ad opera del medico svedese Magnus Huss (1849).
Tuttavia, solo nel 1900, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, gli alcolisti cominciavano ad essere sottoposti a cure specifiche, tra le quali, anche le diverse terapie psichiatriche allora disponibili come l’elettroshock , la lobotomia, i sedativi, il decondizionamento.
E fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che si diffuse il concetto dell’alcolismo come malattia.
Mentre i primi tentativi di dare una spiegazione medica dell’alcolismo , come quello di Rush, attribuivano all’alcol la proprietà di condurre le persone ad una perdita di controllo sul bere, la versione più moderna del concetto del medico dell’alcolismo, nata dopo il fallimento del proibizionismo americano che aveva fatto collare l’obiettivo di un astinenza universale, affermo che l’alcolismo era una caratteristica di un piccolo gruppo di individui con una innata suscettibilità per questa malattia.
All’ affermarsi di tale modello contribuì in maniera decisiva il movimento degli Alcolisti Anonimi (AA).
Associazione alcolisti anonimi Nacque nel 1935 ad Akron negli USA negli Stati Uniti, quando Bill Wilson di Bob Smith un agente di borsa un medico entrambi alcolisti, scoprirono che. Aiutandosi reciprocamente riuscivano a mantenersi astemi.
In opposizione all’approcio moralistico seguito negli Stati Uniti, consideravano l’alcolismo come una malattia cronica dalla quale non si può guarire ma che si può arrestare smettendo di bere e indusse una nuova modalità per il raggiungimento il mantenimento dell’astinenza: il metodo dell’ auto-aiuto.

Bill e Bob ispirandosi alla medicina, alla psicologia e alla religione, elaborarono il metodo dei 12 passi che descrisseronel  libro ‘Alcolisti Anonimi’ noto come ‘Il Grande Libro‘ pubblicato nel 1939.

In movimento degli alcolisti anonimi a caratteristiche tipicamente statunitensi: la tipica atmosfera da revival americano lo avvicina le compagnie di temperanza del XIX  secolo che avevano radici in movimenti religiosi, per questo nonostante la sua grande diffusione non ha influenzato in altre nazioni le politiche e i trattamenti per l’alcolismo tanto quanto negli  Stati Uniti.
Inoltre chiede i partecipanti alcune capacità come un discreto livello di scolarità, ideazione, concettualizzazione e verbalizzazione fluida.
Successivamente, il modello medico trovo’ il suo suggello nell’opera di Jellinek che nel 1960 pubblico il libro ‘Disease Concept of alcohlism‘.

Questa opera divenne il testo di riferimento del modello medico per quanto l’autore definisca alcolismo come qualunque uso di bevande alcoliche che provochi un qualsiasi danno all’individuo o alla società o  adentrambi.
Jellinek propone una classificazione delle diverse forme di alcolismo:Alfa, Beta, Gamma, Delta ed Epsilon.

Il tipo Alfa è caratterizzato dal dipendenza degli effetti dell’alcol che viene utilizzata per mitigare sofferenze fisiche o emotive; chi ne soffre non ha perso la capacità di controllare il consumo della sostanza e gli effetti negativi di questo emergono solo nelle relazioni interpersonali.
Non si riscontra in questo tipo una sindrome di astinenza, nè una progressione della malattia.

Nel tipo Beta invece sono presenti gravi complicanze mediche senza sintomi evidenti di dipendenza fisica o psicologica. Questa è la forma di alcolismo, progressiva, tipica di paesi in cui si consuma vino quotidianamente come usanza sociale,  e dove spesso si trovano anche abitudini alimentare carenti.

L’alcolismo Gamma è caratterizzato da dipendenza da alcol e dalla perdita di controllo sulla quantità di sostanza assunta; presente un forte deterioramento fisico e sociale ed è questa la forma di alcolismo più comune negli Stati Uniti.

Tali caratteristiche sono presenti anche nell’alcolismo  Delta tranne nel fatto che il l’individuo riesce ad avere un controllo sull’alcol astenendosi dall’uso per alcuni periodi.

alcolismo  Epsilon era ritenuto la forma meno comune in America ed è caratterizzato da sbornia periodiche.

Ricerche successive non hanno però confermato questa  classificazione (Peele, 1984).

Il modello medico dell’alcolismo considera quindi l’alcol come una sostanza socialmente accettabile che fa ammalare solo alcune persone. L’alcolista è una persona in qualche modo diversa costituzionalmente dai non alcolisti e, a causa di tale differenza individuale, per l’alcolista impossibile bere in modo moderato.

Il trattamento basato su tale modello è focalizzato sull’aiuto dato l’individuo nel suo sforzo di controllare il proprio comportamento compulsivo ( Levine, 1979).
La causa della malattia viene ricercata più dell’individuo che non nella sostanza in sé.

Siccome però non sono mai stati individuati assetti di personalità, tratti psicologici o costituzionali specificatamente correlati con l’alcolismo è molto difficile proporre interventi di prevenzione primaria basati su questo modello.
Il modello medico oggi riscuote molta popolarità ed è appoggiato anche dai produttori di bevande alcoliche poiché implica che la maggioranza delle persone possa bere senza rischio di diventare alcolista (Hester R.K. s Sheeby N., 1980).
Il modello medico è stato importante perché esteso la protezione sanitaria e sociale agli alcolisti alle loro famiglie ed ha permesso di pensare a loro non più come persone da condannare Ma come persone bisognose di cure.

Tuttavia allo stesso tempo ha frenato lo sviluppo all’approcio ai problemi alcolcorrelati,   occupandosi prevalentemente delle complicanze somatiche o psichiatriche dell’alcolismo senza considerarne le componenti sociali e culturali che invece emergono chiaramente da numerose ricerche. Inoltre la forte enfasi data all’idea di alcolismo come una specifica malattia ha oscurato la  diffusione dell’evidenza che di fatto nessuna singola causa è mai stata stabilita, nel cui singolo fattore causale biologico è mai stato risultato essere decisivo (Fingarette, 1990).
Dopo la Seconda Guerra Mondiale lo sviluppo della alcologia è stato rapido e la complessità dei disturbi alcol correlati ha portato l’emozione diversi approcci teorici ognuno dei quali focalizza aspetti diversi del problema e lo conduce a cause diverse.
Già verso la metà del ventesimo secolo Si contavano oltre 200 definizioni i modelli teorici del cosiddetto alcolismo (Jellinek, 1960).
Oggi la letteratura, soprattutto in area anglosassone, oppone un gran numero di articoli che affrontano il fenomeno da svariati punti di vista: praticamente ogni approccio teorico si è confrontato con il comportamento di uso di alcol e di altre droghe.

Nel 1980 il National Institute on Drug abuse (NIDA) ha selezionato 43 approcci teorici sull’uso di alcol e altre droghe li ha raccolti in una monografia (Theories and Drug Abuse. Selected Contemporary Prospective) nella quale sono stati classificati in base all’enfasi  posta sul , sulla relazione con gli altri, sulla società e sulla costituzione biologica.

 

(Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati, l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin e la psicologia di comunità — Guido Guidoni  e Angela Tilli)

Le Malattie dell’alcol: la psicosi di Korsakoff

La Psicosi di Korsakoff

La psicosi di korsakoff dell’alcolista viene così chiamata in omaggio al grande psichiatra russo Korsakoff, che è stato il primo a descrivere questa malattia.

Si tratta di una vera e grave turba psichica, abitualmente accompagnata anche da un lesione dei nervi periferici, la cosiddetta polineuropatia alcolica, per cui la malattia viene anche chiamata psicosi Polineuritica.

La malattia si evidenzia e con un rapido decadimento intellettuale dell’alcolista.

L’ammalato dimentica; egli ricorda gli avvenimenti recenti, con crescente difficoltà; spesso egli è distratto è irrequieto.

Dal momento che il malato dimentica alcuni avvenimenti si verificano, come si dice a volte, dei “buchi” nei suoi ricordi.

Questa mancanza di ricordo viene sostituita dall’amalato con riferimenti e avvenimenti inventati e ciò viene scientificamente chiamato confabulazione.
Così, per esempio, l’ammalato che non riconosce il suo medico, lo saluterà come un compagno di osteria, incontrato la sera prima, malgrado egli si trovi in ospedale già da parecchi giorni.

La malattia di Korsakoff è una gravissima complicazione dell’alcolismo.

In un terzo dei casi non è possibile alcun recupero, per un altro terzo sono possibili alcuni miglioramenti e soltanto il restante gruppo può guarire, se le cure vengono prestate tempestivamente.

Ancora poco tempo fa si riteneva che non si potesse ottenere alcun risultato con il trattamento della malattia di Korsakoff.

A volte disturbi psichici, simili a quelli che si verificano nella psicosi di Korsakoff, possono insorgere anche in seguito ad altre malattie e non devono necessariamente essere soltanto una conseguenza dell’alcolismo.

In questi casi, di solito, non via polineuropatia.

La psicosi di Korsakoff si verifica in alcolisti nei quali, dopo un annoso alcolismo, si instaurano gravi lesioni del tessuto cerebrale.

La lesione del cervello si evidenzia con un atrofia del cervello.

L’atrofia colpisce qualche volta in modo particolare la corteccia cerebrale nelle regioni frontali; più comune è una combinazione dell’atrofia corticale e sottocorticale.

 

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica  

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessità di conoscere ciò che si deve sconfiggere   di Vladimir Hudolin

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Teoria cognitivo comportamentale

Nell’area cognitivo-comportamentale un filone importante di ricerca e quello basato sulle teorie dell’apprendimento.

Nel 1968 il National Institute on Drug Abuse (NIDA) ha pubblicato una monografia intitolata Learning Factors in Substance Abuse.
In questo contesto ‘apprendimento’ si riferisce ai cambiamenti nel comportamento dovuti alle esperienza sia che questi si verifichino a livello dello stile di vita, sia a livello del funzionamento cellulare (Ray, 1988).

L’evidenza che le droghe producono risposte condizionate risale gli studi di Pavlov (1927).

Ricerche successive hanno anche evidenziato che sia la tolleranza sia i sintomi di astinenza possono essere condizionati (Siegal, 1988).

È stato dimostrato che sia stimoli esterocettivi sia stimoli interocettivi elicitare il comportamento di ricerca della sostanza.

Situazioni ambientali precedentemente associata l’assunzione della sostanza, assunzione di una singola dose di alcol, altre persone nel ruolo di modelli, regole ed istituzioni possono tutti influire sul comportamento di uso di alcol.

Spesso questi sintomi agiscono in maniera complessa come quando per esempio, il rinforzo di una risposta in presenza di un certo stimolo è condizionato da un altro stimolo (Bikel e Kelly, 1988).

Secondo Monti (1988) la teoria dell’apprendimento sociale che comprende l’apprendimento rispondente, l’apprendimento operante e certi specifici fattori cognitivi all’interno di una teoria integrata, ha permesso di superare il GAP tra teoria e pratica in particolare nelle applicazioni riferite all’uso di alcool.

La teoria dell’apprendimento sociale evidenziato che gli alcolisti hanno appreso risposte cognitive e comportamentali che li rendono vulnerabili alle situazioni ad alto rischio di ricadute (pressioni interpersonali, stress interpersonali che esistano in rabbia e frustrazione, stati affettivi negativi come depressione noia e la presenza di Steam ID correlati all’alcol e al bere).

Queste reazioni apprese includono:
A aspettative
B abilità di coping
C risposte condizionate gli stimoli commessi dall’alcol al bere.

 

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati:l’approcio ecologico-sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Le 12 domande sull’Alcolismo del prof. V. Hudolin nel 1980

La serie di ’12 domande sull’alcol’ è stato estrapolato in versione originale dalla decima edizione di: ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ edizione del 1985. Inutile rimarcare la incredibile attualità del testo.

Alcolismo di Vladimir Hudolin
Il lavoro denominato ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ fu edito prima in lingua Croata e successivamente anche in lingua italiana. Arrivò allla X edizione.

Dopo aver stabilito, in base ad una comune discussione preliminare con il lettore, che assolutamente necessario scrivere sull’alcolismo, porrò l’attenzione su alcune domande fondamentali.

Desidero anche rilevare che oggi si parla sempre più spesso di alcoldipendenza invece che di alcolismo e, nell’ambito delle discussioni sull’alcolismo, oltre che di alcoldipendenza si parla molto dei problemi collegati al bere alcolico.

Le domande principali sono:

1- Cosa si intende per problemi connessi con il consumo di bevande alcoliche?

  • uno stato normale,
  • una malattia,
  • un vizio,
  • un disturbo temporaneo della Salute,
  • un incidente
  • infrazioni delle leggi

Leggi la risposta.

Qual è il modo per prevenirli e per combatterli? Introduzione al proibizionismo? La lotta per la moderazione del bere? La lotta contro l’alcolismo?? L’educazione sanitaria sociale?

2- Che cos’è la ubriachezza o l’intossicazione acuta da alcol?

  • uno stato normale?
  • un comportamento approvato?
  • un disturbo mentale?
  • una malattia?
  • alcolismo?

3- Che cos’è la dipendenza dall’alcol o alcoolismo?

  • una malattia?
  • un fenomeno sociale?
  • un vizio morale?

4- quando possiamo chiamare qualcuno alcolista o dipendente?

  • quando beve ogni giorno indipendentemente dalla quantità e senza ubriacarsi?
  • quando si ubriaca?
  • quando si ubriaca Uno due tre o più volte al mese anche se non beve ogni giorno?
  • quando beve saltuariamente?
  • quando beve solo determinate bevande?
  • quando beve tutto quello che gli capita?
  • quanto beve 1 2 o 3 o più bicchieri al giorno?

5- Qual è l’influenza dell’alcol sulla capacità lavorativa?

  • diminuisce la capacità lavorativa?
  • migliora la capacità lavorativa?
  • non influisce sulla capacità lavorativa?

6- l’alcolismo porta all’invalidità?

  • si
  • sì- no-
  • ha un particolare affetto in questo senso

7- L’alcol influisce sulla quantità e sulla qualità della produzione individuale o collettiva?

  • la peggiora
  • la migliora-
  • non influisce

8 – è necessario curare l’alcolista vale a dire la persona dipendente dall’alcol?

  • no
  • qualche volta
  • solo Se si hanno disturbi manifesti della Salute

9- possono gli stessi alcolisti cioè le persone dipendenti dall’alcol partecipare più attivamente il proprio mantenimento e come?

  • si-
  • no-
  • nell’ambito di specifiche organizzazioni
  • sotto la guida dell’operatore sanitario o sociale
  • senza intervento degli operatori sanitari o sociali

10- Che cosa è il ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’?

  • un gruppo sociale-
  • un gruppo terapeutico-
  • uno strumento sostitutivo della società

L’appartenenza a questo gruppo che rappresenta un handicap per l’alcolista e i suoi familiari? Si o no?

11- E’ necessario adottare delle misure di lotta contro l’alcolismo e, in caso affermativo, quali dovrebbero potrebbero essere?

  • giuridiche amministrative
  • socio-sanitarie
  • esclusivamente sociali
  • esclusivamente mediche
  • nessuna

12- Quali atteggiamenti dovrebbero assumere le società, le organizzazioni specializzate, gli Alcolisti in Trattamento, i terapeuti nei confronti dell’astinenza e degli astinenti?

  • sostenerli-
  • ostacolare l’astinenza-
  • comportarsi con indifferenza.

Cercherò di esporre quanti più fatti possibili per permettere al lettore di formulare più facilmente un suo parere un giudizio finale che gli permetta poi di prendere una posizione personale nei confronti delle bevande alcoliche e dell’alcolismo.

Già da queste poche domande si intravedono varie possibilità di discutere dell’alcolismo a seconda dei diversi punti di vista e pertanto i quesiti potrebbero essere infiniti.

Mi limiterò però alle domande elencate sopra!

Le difficoltà connesse all’uso di bevande alcolice

Spiritualità Antropologica-Prof. Hudolin

Il Club è… parte I°

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

Teorie socio culturali

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

 

Tra le teorie socio culturali saranno considerati quei modelli che, provenienti da aree di studio diverse, danno particolare rilievo all’impatto dell’ambiente sociale e culturale sullo sviluppo di problemi connessi al bere.

Nell’ambito delle teorie dell’apprendimento alcuni autori sottolineano il fatto che i problemi dovuti all’uso di sostanze non esisterebbero se le persone non avessero accesso alle sostanze stesse.

Questi studiosi sottolineano il ruolo dei fattori economici, della disponibilità e accettabilità della sostanza, delle punizioni sociali, dei modelli e rinforzi sociali per uno stile di vita ‘drug-free’ (Lerner e Raczynsky, 1988; Crowley, 1988).

Nel 2005 si è tenuto un Simposio al Meeting Annuale della Research Society on Alcoholism con lo scopo di esplorare l’ampio impatto dell’ambiente sociale nello sviluppo dei problemi alcolcorrelati.

I temi trattati sono stati: il supporto sociale, le reti sociali e le reti sociali naturali (ambiente di lavoro, famiglia), Il ruolo del pari (McCrady, 2006).

Ricerche di tipo sociologico hanno dimostrato che variabile demografiche e etniche hanno un ruolo importante nello sviluppo di problemi alcolcorrelati.

Cahalan e Room (1974) hanno identificato come variabili predittive di problemi con l’alcol, la giovane età, il basso livello socio-economico, l’appartenenza certe minoranze etniche.

Classico é lo studio di Valliant (1983) che, in un campione di Boston, ha trovato per persone di origine irlandese erano più alcoldipendenti delle persone con origine Mediterranea (greci, italiani) e che le persone provenienti da classe operaia lo erano più degli studenti.

Numerosi studi sono stati realizzati successivamente per determinare epidemiologia, pattern di consumo ed atteggiamenti culturali relative all’uso di alcol.

La teoria epidemiologica statistica elaborata da Ledermann  (1964) ha dimostrato che consumo medio pro capite di alcol è proporzionale alla prevalenza dei problemi alcol correlati ( su tali teorie si basano anche le indicazioni dell’OMS di Ridurre il consumo di alcol nei diversi paesi).

Room e Makela (2000), in seguito ad una revisione della letteratura, concludono che sono identificabili quattro tipi di culture in base all’atteggiamento nei confronti del bere: società astinenti, cultura in cui il bene è vincolato a rituali, cultura in cui il bere è normale e cultura in cui è permesso ubriacarsi nei momenti di festa.

È interessante notare quando nelle teorizzazioni ci si sposta da un’ottica individuale un’ottica socio culturale sempre più si parla di problemi alcolcorrelati anziché di alcolismo o alcoldipendenza o bere problematico.

Secondo Treno e Lee (2002) il termine “bere problematico” (problem drinking) descrive il comportamento di una persona e di conseguenza trattamento e prevenzione basate su tale idea sono rivolti al l’individuo che beve, considerando come colui sul quale ricadranno le conseguenze del bere (come rischio per la salute, nel lavoro e nella vita familiare).

Al contrario i temi e problemi alcolcorrelati drinking related problems), si riferisce alla conseguenza del consumo di alcol che possono affliggere molte persone oltre quelle che beve (familiari e vicini, colleghi altri membri della comunità).

Queste conseguenze includono costi in termini di salute, costi sociali ed economici della comunità come incidenti, crimini e violenze, assenze da scuola o dal lavoro. Inoltre poiché la maggioranza delle persone che consumano alcol non sono classificabili come bevitori problematici, è evidente che la gran parte dei problemi alcolcorrelati deriva da bevitori non problematici (Treno e Lee, 2002).

Il passaggio da alcolismo a problemi alcolcorrelati segna un nuovo modo di riferirsi al problema e apre la strada a nuovi modelli che sembrano riuscire a comprendere pienamente la complessità del fenomeno e rendere conto della sua multidimensionalità al di là delle dichiarazioni di principio.

Infatti nonostante sembri essere data per scontata l’ eziologia multifattoriale dell’alcolismo, di fatto intorno agli anni 80 si assiste, soprattutto negli USA, ad un’ampia produzione di articoli e ricerche che danno vita ad una decennale controversia e si organizza intorno alle posizioni di coloro che sostengono un approccio medico-biologico, incentrato sulla perdita di controllo sul bere e sulla  conseguente necessità di orientare il trattamento verso la totale astinenza,  e coloro che, basandosi su ricerche  socio-psicologiche, attribuiscono più importanza  a fattori ambientali e propongono trattamenti che possono ricondurre gli individui alla gestione di un bere controllato (Blame, 1990; Donald 1990; Engs, 1990; Peele, 1984;Wallace, 1990).

Tra queste due posizioni estreme ci sono gli studi di coloro che, percependo la complessità del problema, propongono modelli che si spostano dell’alcolismo ai problemi alcolcorrelati, assumono più compiutamente un’ottica multifattoriale e oppongono trattamenti integrati, orientandosi anche in maniera più decisa sul versante della prevenzione primaria e delle politiche governative (Kumpfer,1990; Room, 1990).

Per esempio il modello biopsicosociale che ha rappresentato una risposta alla esigenza di una teoria che fosse più complessa, internazionale e contestuale del paradigma biomedico, è stato applicato anche al campo dei problemi connessi all’uso di alcol e di altre droghe.

Questo approcio si basa su un’ottica sistemica in cui i principi sono:

1- la casualità è multi direzionale, multicausale, probabilistica
2- cambiamenti in un aspetto dei sistemi persona-persona o persona-ambiente possono rivelarsi in tutto il sistema.
3- tra la persona e l’ambiente avvengono transazioni reciproche
4- la persona è influenzata dagli eventi futuri ed è orientato ad uno scopo

5- le persone non si muovono sempre verso uno stato ideale ma possono essere anche distruttive

6- per essere capita una persona deve essere studiata in relazione al suo contesto particolare inclusi i fattori storici, correnti e futuri; dovrebbero essere analizzati anche gli avvenimenti particolari e il loro significato per quella persona

7- tentativi di misurare il sistema persona-ambiente modificano il sistema

8- se da una parte può essere necessaria la grande sintesi di una teoria generale devono essere considerate anche le molte eccezioni basate sulla complessità del sistema
(kumpfer, 1990)

Anche il Pubblic Health Model propone una visione integrata.

Il modello concettualizza i problemi di salute come un interazione tra tre fattori:
1- l’agente (l’etanolo con le sue proprietà biochimiche e conseguenti effetti sull’organismo)
2- l’ospite (l’individuo con le sue caratteristiche biologiche e psicologiche sociali)
3- l’ambiente (i fattori sociali, culturali, politici, economici che influenzano l’uso di alcol).

I Pubblic Health Model ritiene comunque che l’alcol sia così una sostanza pericolosa e che il suo uso in qualsiasi quantità possa portare a dei problemi.

Tra i modelli che sottolineano un eziologia multifattoriale in Italia emerge, come esperienza particolarmente importante, l’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi del professor Vladimir Hudolin, uno psichiatra di Zagabria che fin dagli anni quaranta si è occupato di problemi legati all’uso di alcool fino a diventare un esperto dell’OMS.

La differenza tra l’approcio di Hudolin e le altre teorizzazioni che pure propongono modelli multifattoriali, è che il Professore a fin dall’inizio investito sul fare e ha creato un sistema di trattamento sostenibile, efficace e a  bassissimo costo, replicabile e implementabile in culture diverse tanto che oggi è presente in 37 paesi del mondo.

Hudolin, già nel ’64, aveva istituito presso l’ospedale universitario di Zagabria dove era direttore della clinica di neurologia, psichiatria, alcologia ed altre dipendenze, un reparto per alcolisti e, sulla base delle esperienze che aveva avuto con la comunità terapeutica di Maxwell Jones e i club socioterapeutici di Joshua Bierer oltre che dalla conoscenza di gruppi degli Alcolisti Anonimi, organizzò sul territorio della città dei gruppi con i pazienti dimessi dall’ospedale e la loro famiglia.

Hudolin chiamò  questi gruppi Club degli Alcolisti in Trattamento e via via questi diffuso capillarmente sul territorio dell’ex Jugoslavia.

All’inizio Hudolin adottava il modello secondo cui l’alcolismo è visto come una malattia ma aveva già una percezione dei diversi aspetti coinvolti in tale “malattia” e con una visione globale della salute come “benessere fisico psichico e sociale” tanto che definiva il suo modello come approccio psico-medico-sociale.

Fin dal primo  diffondersi della ‘teoria generale dei sistemi‘, composta negli anni 40 da Ludwig Von Bertalanffy, Hudolin aveva intravisto la possibilità di impostare un programma per i problemi alcolcorrelati basata sul principio di tale teoria.

Negli anni ’70 infatti egli invitò William Gray, uno dei fondatori dell’Associazione per la ricerca e la promozione della teoria dei sistemi, a tenere una serie diseminari Zagabria (Lazic, 2000).

La profonda consapevolezza della complessità del problema, acquisita oltre che nei suoi studi nel lavoro pratico con gli alcolisti, lo ha portato negli anni a sviluppare teoria incorporando sempre più aspetti dell’ ottica sistemica e del lavoro di rete.

Importante è stato anche l’incontro con i servizi socio sanitari Italiani nel 1979 quando il professore Hudolin ha introdotto il suo metodo nel nostro paese.

In Italia Hudolin ha infatti trovato una situazione vergine in campo alcologico ma piena di energia stimolan dalle discussioni intorno alla riforma del sistema sanitario in particolare alla legge 180 sulla abolizione manicomi che, fino ad allora, avevano accolto la maggior parte delle domande di trattamento per alcolismo (Folgheraiter 2000).

All’inizio degli anni ’90 Hudolin iniziò a definire suo modello come ‘ecologico o verde‘ e poco dopo come il nome di “approccio ecologico sociale” introducendo con la parola ‘ecologico’ un esplicito riferimento all’ottica sistemica.

In questa revisione della teoria, l’alcolismo viene visto in maniera diversa dalle precedenti teorizzazioni: il termine stesso di alcolismo lascio il posto al termine ‘problemi ‘alcolcorrelati‘ e soprattutto cessò di essere visto come una malattia dell’individuo ma venne inquadrato come un comportamento e, come tale  influenzato da infiniti fattori di natura interna ed esterna dell’individuo tra i quali la cultura riveste particolare importanza.

In questo senso l’approcio di Hudolin può essere inquadrato tra gli approcci socio-culturali.

Una caratteristica importante dell”approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi‘ risiede nel fatto che la teoria di Hudolin è permeata da una profonda comprensione sistemica dei fenomeni umani, che orienta lo sguardo al maggiore numero di aspetti che é possibile includere, coniugata alla consapevolezza che l’osservatore stesso è parte di ciò che sta guardando.

Nonostante la difficoltà a tradurre in un lavoro concreto gli assunti provenienti della comprensione della complessità del problema, l’approcio di Hudolin è permeato da una tensione pragmatica che di fatto mette al centro dell’attenzione le persone reali che soffrono a causa dell’alcol e che vivono in comunità dove è spesso presente una sua sofferenza antropospirituale.

Nella pratica questo si traduce nella  costante interazione tra prevenzione primaria secondaria, terziaria.

L’approcio di Hudolin  parte infatti dalla famiglia come sistema minimo sul quale intervenire e si rivolge non solo alle famiglie che hanno problemi dovuti all’alcol ma anche le famiglie che non li hanno e a tutte le istituzioni pubbliche e private delle comunità dove le persone vivono, in particolare alle istituzioni sanitarie.

L’ottica è quella di mettere in rete coloro che si occupano di problemi correlati e di far sì che sempre più persone istituzioni se ne interessano, rendendo le  comunità sempre più responsabili e competenti nei confronti della propria salute (Cecchi 2000).

Lo scopo finale è il cambiamento della cultura generale, sanitaria, culturale che per Hudolin è il fattore che più di ogni altro determina l’esistenza dei problemi alcolcorrelati.

Per R. Room (2005) nonostante le nuove conoscenze acquisite dalle scienze, i problemi alcolcorrelati continuano ad essere uno che le sfide maggiori per salute pubblica.

Per gli autori questo dipende anche dal fatto che gli approcci di salute pubblica di comunità sono state trascurate favore di approcci orientati agli individui che tendono ad essere più palliativi che preventivi.

Tratto da: Modelli teorici per i problemi alcolcorrelati,l’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi di Vladimir Hudolin la psicologia di comunità Guido Guidoni e Angela Tilli

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

I modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: l’approcio Ecologico-Sociale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie psicodinamiche

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie della personalità

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali 

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

approcio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

Le Malattie dell’alcol: delirium tremens

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’alcolismo

delirium tremens

Il delirium tremens è il disturbo più noto e il più grave scompenso psichico acuto nel corso dell’alcolismo solo quando l’alcolismo è iniziato da almeno cinque anni.

Nella maggior parte dei casi si manifesta all’improvviso, acutamente, soprattutto se l’alcolista viene colpito da un’altra malattia acuta come broncopolmonite, febbre, in seguito ad un intervento chirurgico, ferite eccetera.

Nel delirium tremens l’ammalato ha molti disturbi di carattere fisico psichico: irrequietezza, paura, confusione, allucinazioni, sudorazione e febbre.

È possibile anche che si verifichi all’improvviso un arresto cardiaco come complicazione estrema.

Le cure devono essere accuratamente iniziate in un ospedale del reparto di cura intensiva, va rimarcato che malgrado i metodi attuali di trattamento muore 8/ 15% degli ammalati colpiti da delirium.

Non è sufficiente solamente guarire il malato dai disturbi acuti del delirio ma bisogna  in seguito trattare l’alcolismo. Se non viene fatto appena dimesso dall’ospedale l’alcolista ricomincia a bere e spesso ricade di nuovo nello stato di delirio durante il quale può morire.

Eccezionalmente il delirium tremens si può verificare anche nella prima adolescenza quando il bere inizia già durante l’infanzia.

A volte detta complicazione puoi esordire in modo insolito ed evidenzia sin da prima come palesi soltanto di notte: molti sogni paura, confusione ed insonnia, sudorazione, tachicardia mal di testa,  per molto tempo alcolista resta più o meno normale.

A volte questo stato viene chiamato pre delirio.

Alcuni pensano che il delirium tremens si verifichi a chi ha smesso improvvisamente di bere e quindi secondo questo ragiornamento esso si verificherebbe più spesso nelle persone in ricovero coatto oppure in quelle che improvvisamente smettono di bere.

Oggi l’improvvisa interruzione del consumo di alcolici non presenta alcun pericolo se l’alcolista viene contemporaneamente inserito in un trattamento.

Si parla eccezionalmente cosiddetto delirium tremens del neonato da madre alcolista quando il neonato viene improvvisamente privato dell’acqua che fino a quel momento gli arrivava  dal sangue della madre e si instaura un grave stato di privazione alcolica che lo può portare alla morte.

Sotto verranno menzionate le malformazioni e ritardi mentali, fetopatia alcolica dei bambini nati da donne alcoliste o che bevevano durante la gravidanza.

Tratto da: Vladimi HudolinVincere l’Alcolismo– una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico spesso sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- PIEMME 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine 

Che cosa è la dipendenza dall’alcol o alcolismo?

Le Malattie dell’alcool: alcolismo ed ansia

Alcolismo ed ansia:

È assai frequente scoprire nei casi di alcolismo, la presenza di stati ansiosi.

Sono presenti di solito quando gli alcolisti non sono in un periodo in cui bevono molto e sono in relazione con l’astinenza fisiologica.

L’ansia può anche essere presente come manifestazione di un conflitto psicologico.

La frequenza dell’ansia nell’alcolismo ha contribuito a far si che i medici prescrivessero continuamente agli alcolisti tranquillanti minori come il Librium ed il Valium.

Questi sono utili nella fase di astinenz, a ma controindicati per il mantenimento, dal momento che gli alcolisti corrono il rischio di assuefarvisi.

Si dovrebbe notare che alcune manifestazioni di astinenza possono durare fino a 3, 12 mesi.

Questo periodo prolungato è stato descritto come Sindrome di astinenza protratta e la sua terapia è descritta nel capitolo  sulle “complicazioni psichiatriche e neurologiche dell’alcolismo”.

L’alcolismo può entrare come componente in stati di ansia fobica e disturbi panici poiché gli individui che ne sono affetti si volgeranno all’alcol per trovare sollievo all’intensa reazione panica.

In tal caso si tratta evidentemente di alcolismo secondario.

Il disturbo panico primario può essere trattato con medicinali antidepressivi, specialmente imipramina.

Con il miglioramento disturbo panico l’alcolismo si risolve.

 

Tratto da Sheldon Zimberg (1982)- La cura clinica dell’alcolismo- Ferro Edizioni Milano.

Tutte le ricerche sull’alcolismo si imbattono o si scontrano, notoriamente con ostacolie difficolta ricorrenti, Tra questi un ‘eccesso di semplificazione’ , che riduce il problema ad uno dei suoi dettagli o ad uno dei suoi aspettie, più spesso ad un eccesso di informazioni, che si annoda in confusa ed intricatamescolanza di elementi, a r4ifletterela complessità della quewstione senza chiarirla.

Era il 1982, era il back-ground culturale da cui si diffuse il Metodo Hudolin in Italia.

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Medico

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine

Alcolismo e Sindrome di Confine:

Il cosiddetto paziente di confine così come è stato definito da alcuni autori ( Kamber Grinker, e Stone) usa frequentemente l’alcol come automedicazione.

I pazienti, sono diagnosticati come soggetti affetti da disturbi di confine della personalità in DSM-III e sono caratterizzati dall’ incapacità a dominare gli impulsi; relazioni interpersonali, collera ingiustificate e intensa mancanza di auto , sono autolesionisti e sono afflitti da depressione cronica, vacuità, noia, solitudine e ansia.

In pazienti di questo genere ènecessario affrontare direttamente l’alcolismo.

Può essere efficace l’uso di piccole dosi  di Tioridazina da 50-100 mg al giorno da sola o in combinazione con altri antidepressivi e unicamente a un trattamento psicoterapeutico.

Entrare a far parte di AA può soddisfare alcuni dei bisogni di tendenza di questi pazienti, può migliorare la relazione interpersonale e ridurre la sensazione di solitudine contribuendo così ad affrontare l’alcolismo.

Che paziente di confine non consuma più l’alcool si evidenziano i gravi difetti del suo ego.

Gli alcolisti primari al contrario hanno di solito un Ego integro ed efficace, quando non bevono.

Dopo il trattamento dell’alcolismo necessario per questi pazienti di confine una terapia psicoterapia prolungata.

Tratto da: Sheldon Zimberg- La cura clinica dell’alcolismo (1982)- Ferro Edizioni Milano 1984

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista