Le 12 domande sull’Alcolismo del prof. V. Hudolin nel 1980

La serie di ’12 domande sull’alcol’ è stato estrapolato in versione originale dalla decima edizione di: ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ edizione del 1985. Inutile rimarcare la incredibile attualità del testo.

Alcolismo di Vladimir Hudolin
Il lavoro denominato ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ fu edito prima in lingua Croata e successivamente anche in lingua italiana. Arrivò allla X edizione.

Dopo aver stabilito, in base ad una comune discussione preliminare con il lettore, che assolutamente necessario scrivere sull’alcolismo, porrò l’attenzione su alcune domande fondamentali.

Desidero anche rilevare che oggi si parla sempre più spesso di alcoldipendenza invece che di alcolismo e, nell’ambito delle discussioni sull’alcolismo, oltre che di alcoldipendenza si parla molto dei problemi collegati al bere alcolico.

Le domande principali sono:

1- Cosa si intende per problemi connessi con il consumo di bevande alcoliche?

  • uno stato normale,
  • una malattia,
  • un vizio,
  • un disturbo temporaneo della Salute,
  • un incidente
  • infrazioni delle leggi

Leggi la risposta.

Qual è il modo per prevenirli e per combatterli? Introduzione al proibizionismo? La lotta per la moderazione del bere? La lotta contro l’alcolismo?? L’educazione sanitaria sociale?

2- Che cos’è la ubriachezza o l’intossicazione acuta da alcol?

  • uno stato normale?
  • un comportamento approvato?
  • un disturbo mentale?
  • una malattia?
  • alcolismo?

3- Che cos’è la dipendenza dall’alcol o alcoolismo?

  • una malattia?
  • un fenomeno sociale?
  • un vizio morale?

4- quando possiamo chiamare qualcuno alcolista o dipendente?

  • quando beve ogni giorno indipendentemente dalla quantità e senza ubriacarsi?
  • quando si ubriaca?
  • quando si ubriaca Uno due tre o più volte al mese anche se non beve ogni giorno?
  • quando beve saltuariamente?
  • quando beve solo determinate bevande?
  • quando beve tutto quello che gli capita?
  • quanto beve 1 2 o 3 o più bicchieri al giorno?

5- Qual è l’influenza dell’alcol sulla capacità lavorativa?

  • diminuisce la capacità lavorativa?
  • migliora la capacità lavorativa?
  • non influisce sulla capacità lavorativa?

6- l’alcolismo porta all’invalidità?

  • si
  • sì- no-
  • ha un particolare affetto in questo senso

7- L’alcol influisce sulla quantità e sulla qualità della produzione individuale o collettiva?

  • la peggiora
  • la migliora-
  • non influisce

8 – è necessario curare l’alcolista vale a dire la persona dipendente dall’alcol?

  • no
  • qualche volta
  • solo Se si hanno disturbi manifesti della Salute

9- possono gli stessi alcolisti cioè le persone dipendenti dall’alcol partecipare più attivamente il proprio mantenimento e come?

  • si-
  • no-
  • nell’ambito di specifiche organizzazioni
  • sotto la guida dell’operatore sanitario o sociale
  • senza intervento degli operatori sanitari o sociali

10- Che cosa è il ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’?

  • un gruppo sociale-
  • un gruppo terapeutico-
  • uno strumento sostitutivo della società

L’appartenenza a questo gruppo che rappresenta un handicap per l’alcolista e i suoi familiari? Si o no?

11- E’ necessario adottare delle misure di lotta contro l’alcolismo e, in caso affermativo, quali dovrebbero potrebbero essere?

  • giuridiche amministrative
  • socio-sanitarie
  • esclusivamente sociali
  • esclusivamente mediche
  • nessuna

12- Quali atteggiamenti dovrebbero assumere le società, le organizzazioni specializzate, gli Alcolisti in Trattamento, i terapeuti nei confronti dell’astinenza e degli astinenti?

  • sostenerli-
  • ostacolare l’astinenza-
  • comportarsi con indifferenza.

Cercherò di esporre quanti più fatti possibili per permettere al lettore di formulare più facilmente un suo parere un giudizio finale che gli permetta poi di prendere una posizione personale nei confronti delle bevande alcoliche e dell’alcolismo.

Già da queste poche domande si intravedono varie possibilità di discutere dell’alcolismo a seconda dei diversi punti di vista e pertanto i quesiti potrebbero essere infiniti.

Mi limiterò però alle domande elencate sopra!

Le difficoltà connesse all’uso di bevande alcolice

Spiritualità Antropologica-Prof. Hudolin

Il Club è… parte I°

Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?


Non solo radicato nella nostra cultura ma anche fonte di reddito, accondiscendenza collettiva verso gli effetti intossicanti confusi con piacevoli stati mentali che, accompagnano i gusti raffinati.

È l’ultimo lato della menzogna alcolica che vogliamo esplorare in questo capitolo.

Lo faccio per una ragione molto semplice perché esiste oggi un’apparente sensibilità nei confronti dei problemi alcol correlati con dispiegamento di programmi educativi sui temi della sicurezza stradale, un po’ meno sulla gravidanza e pressoché assenti sulle radici culturali di questa abitudine e sulla prospettiva di poter effettuare una concreta scelta analcolica.


La menzogna e quindi l’inganno di cui si tratta in questo caso, riguarda la concentrazione sugli aspetti problematici e disturbanti del bere e, dà come corrispettivo il non celato desiderio pedagogico di istruire le giovani generazioni a diventare consumatori responsabili e non trasgressivi di bevande alcoliche.

L’arcano desiderio è quello di ridare credibilità ad una droga legale

,che rischiava e rischia, se letta con correttezza, di suscitare numerose perplessità relativamente al suo uso, senza per questo dover lasciarsi andare a misura e poi visionista. Sempre più si osserva un crescendo di iniziative che vanno sotto il nome di prevenzione dell’alcolismo e dei problemi alcol-correlati o, ancora dell’ alcolismo giovanile o delle stragi del sabato sera.

Tali iniziative vengono promosse anche da associazioni che non si sono mai occupati di alcologia e nemmeno una valenza genericamente culturale e che forse amano anche incontrarsi nella convivialità di un buon bicchiere di vino di qualità associato cibi pregiati.

La visione che accompagna questa forme associative è caratterizzata dalla valorizzazione della società e delle persone per bene, preoccupate dagli eccessi e fini coltivatrici della moderazione e della tradizione Compresa quella vitivinicola.

Il messaggio che veicolano è il ripristino degli antichi valori e la fiera opposizione nei confronti di qualsiasi comportamento che è conforme alle proprie scelte comportamentali.


Si tratta di un miscuglio di ipocrisia e di perbenismo che si associa alla perfezione alla vecchia terminologia alcologica.

Frequentemente infatti che queste sottrazioni contino tra i loro membri illustri esperti o rivolgono a professionisti che abilmente con convinzione confermano il pregiudizio- alcolisti che sono ben distinti dai bevitori moderati.

Spesso la loro vita è stata segnata dal trauma infantile o dalla sfortuna o in qualche caso dalla pervicace lasciva del Vizio o mancanza di valori.

I problemi alcolcorrelati della popolazione giovanile sono il frutto di mode libertarie e trasgressive, inquinamenti intollerabili nei confronti dei sacchi principi fondati sul rispetto delle regole.

Non mi meraviglierei che potessero avere anche il retro pensiero che questa sana cultura vinicola possa rappresentare un deterrente nei confronti dei consumi di droghe illegali.

A questo proposito non ho elementi per poterlo affermare con certezza e sufficienti indizi per cogliere la disparità di giudizio infondato sulla pericolosità reale di tutte le droghe legali e illegali.

L’atteggiamento di convenzione espressa della politica da molti mondi e da gran parte dell’opinione pubblica largamente manipolata sono caratterizzate da una scala di pericolosità delle droghe che non risponde né a considerazioni di ordine scientifiche né a semplici rilevazioni numeriche sui danni prodotti dalle diverse droghe.

È a tutti noto infatti che le droghe più pericolose, sono quelle legali alcol e tabacco.


Le altre fanno ugualmente male ma nella scala dei danni ne fanno decisamente meno.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Chi non è libero tende ad assecondare le credenze dominanti e grazie alla benevolenza dei forti facendo la voce grossa nei confronti dei deboli.

Tutto questo sembra lontano dalla alcologia ma in realtà mina le radici tutta la fatica di questi 30 anni attraverso i quali i programmi alcologici territoriali dei club degli alcolisti in trattamento hanno posto con forza la necessità di trattare i problemi alcolcorrelati al di fuori sia del paradigma morale che di quello del concetto di malattia.

I club hanno riconciliato con fatica l’alcolista con il suo contesto di appartenenza, interrompendo una vecchia pratica di eliminazione ma hanno anche sottolineato proprio attraverso il tentativo di superamento dello stigma che il vero problema è collocato nel consumo di bevande alcoliche e nella cultura che lo sostiene.

Purtroppo la persistenza dei vecchi concetti che per un certo periodo è stato necessario mantenere per avviare progetti di cambiamento di significato ci ha costretti a non definire in maniera coerente alcuni passaggi che presentano la criticità fondamentale che ci distingue dai programmi che appartengono la convinzione senza necessariamente affermarlo esplicitamente o facendolo solo in certe circostanze che l’alcolismo e l’alcol dipendenza, siano malattie con diverse teorie eziologiche dai una radicale diversità tra i bevitori moderati e gli alcolisti.


I primi sono i virtuosi esempi di uno stile di vita encomiabile all’insegna del controllo e del buon gusto,
fedeli custodi delle radicate tradizioni delle nostre terre
ospiti impareggiabili gentili affabili ma anche gioviali e seducenti, capace di creare intorno a sé tra un sorso e l’altro quella calda atmosfera avvolgente che la funzione socializzante dell’alcol sprigiona dagli animi Nobili e vincenti di uomini e donne di una sottile accattivante intreccio erotico con Grazia ed eleganza, cultura dei piaceri della vita che sgorgano con spontanea immediatezza dai lodevoli praticanti della moderazione dell’ottimismo manierato della bolla onirica. che sanno costruire in incontro favoloso tra gli effetti di alcol etilico ed invidiabili personalità.

I secondi rappresentano il segno inequivocabile del degrado che spetta a chi ha voluto sfidare il carattere avvolgente dell’alcol e non ne ha potuto fare a meno per una debolezza fisica e interiore e volgari trasandati poco usi l’apprezzamento dei retrogusti sublimi dei distillati dei vini fino alle raffinate birre.

Maleducati, violenti e perdenti, segno inequivocabile di una mancanza di rispetto nei confronti del bere prezioso dell’alcol che fin dall’antichità è stato consegnato agli umani per farne un uso saggio.


Inospitali, con una sessualità animalesca gli alcolisti.

Potrei continuare a lungo il divario tra le due categorie intorno alla quale si costruisce lo spartiacque rispetto al quale si inneggia ai bevitori moderati al buon bere e si condannano gli alcolisti esaltando il valore reale simbolico dell’alcol etilico e redarguendo aspramente chi vi abbia voluto metterlo in cattiva luce.

È una logica che risulta totalmente al servizio della cultura del bere rispetto alla quale, in posizione diametralmente opposta si colloca quella che ha dichiarato l’assoluta autonomia degli interessi dei produttori di farmaci per curare l’alcolismo delle lobby professionali e dei produttori di bevande alcoliche.

Radicali diversità non riguardano solo il sistema degli interessi ma la stessa visione del mondo.


Per dissipare ogni equivoco il terreno più determinante è quello dei linguaggi e delle terminologie che utilizziamo e che riflette il nostro modo di essere e di interpretare ciò che accade.


In zona alcool attribuibile è quella generata dell’asservimento della cultura del bere alla cultura del controllo, dell’egocentrismo culturale della quale ci si può liberare soltanto recuperando la propria autonomia di giudizio in una dimensione di relazione ecologica.

L’alcol è sempre in gioco con la sua ambivalenza ma, come fattore interferente nella gioia percepita di poterlo controllare e dominare presumendo che in questo modo di essere annoverati tra i virtuosi e nella disperata condizione di chi si lascia andare all’ubriacatura frequente e perpetua, ponendosi dal lato scomodo dei viziosi, dicasi dei malati che trascinano la loro esistenza tra il susseguirsi di ricadute con la speranza remota di cedere le armi ed affidarsi alle espiazione del l’astinenza.


Le cose non stanno precisamente in questo modo ma riguardano piuttosto due tipi di elementi che certamente concorrono a creare quelle condizioni.


L’aspetto più difficile del riconoscere è che l’alcol è in sé una droga, un fattore di rischio che comunque danneggia chiunque, mentre le condizioni esistenziali appartengono alla vita e la persona e quindi non sono riconducibili alle condizioni arbitraria dell’alcolismo.


La menzogna è tutta qua nel considerare gli alcolisti i peggiori e i bevitori moderati i migliori rappresentanti della normalità.


Gli alcolisti non sono peggiori semplicemente dal punto di vista ontologico esistenziale, sono semplicemente una costruzione arbitraria che semplifica paurosamente la realtà dei fatti.
In sostanza non esiste il risultato di un’attribuzione.

Esistono solo in quanto persone.

C’è l’alcol e c’è una persona, c’è un comportamento e c’è un essenza individuale, ci sono problemi correlati all’uso di alcol e ci sono persone che hanno storie diverse, gioie e sofferenze diversi, si tratta di un passaggio non semplice che rappresenta il nucleo fondamentale di questa discussione fondativa della teoria ecologico-sociale antropo-spirituale.



I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: teorie socio-culturali

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Teorie Cognitivo Comportamentali

Alcol, anche quello passivo fa male


Il consumo di bevande alcoliche è responsabile o aumenta il rischio dell’insorgenza di numerose patologie: cirrosi epatica, pancreatite, tumori maligni e benigni (per esempio quello del seno), epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia, depressione.

L’alcol è inoltre responsabile di molti danni indiretti (i cosiddetti danni alcol-correlati), dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro e degli episodi di violenza.

A completare la lista dei danni c’è anche l’alcol “passivo”, quello di seconda mano, che provoca danni anche a chi non lo assume. Dagli incidenti stradali alle molestie alla violenza fisica sono diverse le gravi conseguenze che possono subire le persone solo perché altri bevono alcolici.

Negli Stati Uniti questa platea è stata stimata in 53 milioni, come riferiscono i rappresentanti dell’Alcohol Research Group, un programma del Public Health Institute di Oakland (Usa) in una ricerca pubblicata di recente su Journal of Studies on Alcohol and Drugs.

Queste conseguenze si configurano come un ulteriore motivo per intervenire con politiche pubbliche che mirino alla riduzione dei livelli di consumo di alcol, ricordano gli autori dello studio.

Il team di ricerca per elaborare i danni da alcol passivo hanno condotto due sondaggi, svolti negli Stati Uniti nel 2015:

  • il National Alcol Harming to Others Survey
  • il National Alcohol Survey

 

E’ emerso che circa il 21% delle donne e circa il 23% degli uomini, per un totale di 53 milioni di adulti, aveva subito un danno a causa dell’assunzione altrui di alcolici nei dodici mesi precedenti alla rilevazione.

 

Gli effetti dell’ “alcol passivo” potavano a compiere minacce, molestie, vandalismo o danni alla proprietà, aggressioni fisiche, lesioni dovute a incidenti stradali, problemi familiari o finanziari.

Le minacce e le molestie erano le conseguenze principali, riportate nel 16% dei casi.

Le risposte variavano in base al genere, all’età e anche in base ai consumi di alcolici. I problemi finanziari e familiari, i danni alla proprietà, il vandalismo e le aggressioni riguardavano di più le donne.

Inoltre, come riferiscono gli autori dello studio, per le donne il rischio derivava in particolare dalla presenza di uomini che bevono, soprattutto nelle mura domestiche, mentre per gli uomini dai consumatori fuori dalle famiglie.

Gli under 25 erano inoltre più a rischio di subire gli effetti dell’alcol di seconda mano. Questi coinvolgevano anche gli stessi consumatori di alcolici, e non solo se fossero forti bevitori (cinque o più drink per gli uomini, quattro o più per le donne, in una sola occasione e almeno una volta al mese).

Chi assumeva alcolici in quantità inferiori aveva un rischio maggiore di molestie, minacce e lesioni da incidenti stradali, da due a tre volte più grande di quello di chi non beveva per nulla.

Per cercare di limitare gli effetti dannosi dell’alcol su chi non beve è importante assumere delle iniziative con cui cercare di controllare il consumo di alcolici.

“La libertà di bere alcol dev’essere controbilanciata dalla libertà degli altri di non subire le conseguenze della sua assunzione dagli omicidi alle aggressoni sessuali, dagli incidenti automobilistici agli abusi domestici”, scrive Timothy Naimi del Boston Medical Center in un editoriale.

Tra le misure applicabili ci sono le politiche sui prezzi, dall’aumento delle imposte sulle bevande alcoliche alla politica del prezzo minimo: “Ci sono sempre più ricerche sugli effetti delle politiche nazionali”, ricorda in un altro commento l’esperta Sven Andréasson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), “in particolare gli effetti delle politiche di prezzo su tutte le forme di violenza, da quella sessuale a quella sui minori”.



Isolamento Sociale- Insieme per risalire- a Parma


A Parma, Ripartendo dalla Fragilità, un pool di Associazioni del Terzo Settore in prima linea contro l’isolamento sociale

 

L’incontro si è svolto in un clima estremamente positivo e di grande visione per il futuro della città reso possibile da una conoscenza scientifica dei bisogni del passato. La Fragilità famigliare, emotiva, economica come riconoscerla?

Ripartendo dalla fragilità- Acat Parma -Don Giacomo Panizza, Prof. Giovanna Vendemia, Don Cocconi, Prof Federico Ghillani, Abramo Costantino

In primis Don Cocconi ci ricorda che gli altri siamo noi e che la fragilità momentanea dell’uno è la nostra fragilità di comunità.

Le famiglie che iniziano un brutto periodo di fragilità sono la nostra comunità.

La Prof.Giovanna Vendemia, responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Parma ci aggiorna sulle novità di approcio e di sviluppo degli interventi dei Servizi.

In particolare si evidenziano le troppe ripetitività delle crisi di ‘bisogno’ quasi come se ci fossero sempre gli stessi ‘modi operandi’ all’origine.

Si devono stimolare l’attenzione e la responsabilità della persona che ha necessità.

Non sono sufficienti solo aiuti economici spot ma un continuo insegnamento ed aggiornamento responsabilizzante.

Intercettiamo la capacità della Persona di ‘chiedere‘ e quella di ‘ascoltare‘ non sempre azioni presenti nel rapporto istituzioni/persona ma spesso date per scontate.

Dobbiamo quantificare e qualificare la ‘fragilità emotiva‘ come la paura, l’ascoltare troppo gli altri od il negare troppo oppure l’incapacità di relazionarsi agli altri perchè non tutti siamo uguali e non tutti abbiamo la stessa storia.

Studiamo quindi una metodologia per entrare in contatto ma come? Ascoltando e cogliendo le sfumature ed indirizzare alla rete delle Associazioni che operano a Parma.

 

Il Prof. Federico Ghillani espone un ragionamento completo e fluente, partendo dall’prologo: ‘ prima della fragilità c’è la solitudine‘.

Il percorso narrativo del Professore ci chiarisce le idee sui due polmoni che danno respiro al  contrastoalla fragilità:

  • Istituzionale, politica e Parlamento
  • corpi intermedi, associazioni

I corpi intermedi sono l’oggetto principale della risposta alla fragilità in tutti i suoi aspetti. Le Case della Salute, i Sindacati, le Associazioni , i Punti di Comunità sono tutte le risposte che abbiamo messo in campo e sono ormai tutte in rete.

Le Associazioni ascoltano, orientano, organizzano e aiutano la dove c’è necessità.

Al termine prende la parola Don Giacomo Panizza che ci racconta la sua testimonianza.

Ci racconta la sua storia dell’alleanza contro la povertà.

Don Giacomo Panizza Don Giacomo Panizza Don Giacomo Panizza Don Giacomo Panizza

La lotta di Don Panizza inizia in Calabria ormai 40 anni fa, dove inizia a parlare ai poveri ed ai disabili che allora vivevano solo di sussidio e spesso segregati in casa.

Nonostante l’opposizione della n’drangheta, il Don riesce ad organizzare spazi e centri di lavoro per ridare dignità ai disabili ma e soprattutto insegna come imporre i propri diritti e fare rete tra di loro per potersi migliorare la vita.

I Partners:

  • Associazione San Crisoforo info@sancristoforo.org
  • Rete Carcere retecarcere@libero.it
  • RI CRE DI TI info@ricrediti.it
  • Snupi (sostegno nuove patologie intestinali) info@snupi.it
  • CENTOPERUNO info@emporioparma.org
  • INTERCRAL Parma info@intercralparma.it
  • AnCeSCAO cpancescao@comitatianzianiparma.it
  • ACAT Parma ‘Il Volo’ acat.parmasud@virgilio.it



Ansia ed Alcol

Ansia e Alcool: il ruolo dell’ansia sociale nello sviluppo dell’alcolismo

Un recente studio mostra come l’ansia sociale è il maggior predittore dell’alcolismo rispetto agli altri disturbi d’ansia

  L’alcolismo spesso costituisce una risposta alle situazioni che generano ansia. Tuttavia esistono diverse tipologie di disturbi d’ansia: qual è in particolare il ruolo dell’ ansia socialenell’uso o abuso di alcol?

Erica Ben

Di tutti i disturbi d’ansia, l’ ansia sociale risulterebbe avere un effetto diretto sul rischio di sviluppare una dipendenza da alcol.

Lo indica una nuova ricerca della Norwegian Institute of Public Health.

Attraverso la somministrazione di interviste semi-strutturate ad un campione di 2,801 gemelli adulti, i ricercatori del presente studio hanno valutato la correlazione tra alcolismo, disturbo di ansia sociale, disturbo d’ansia generalizzata, disturbo da attacchi di panico, agorafobia e fobie specifiche. Ciò che è emerso è che, tra le diverse tipologie di disturbi d’ansia, il disturbo di ansia sociale è quello che aveva una più forte correlazione con l’ alcolismo.

Nello studio, il disturbo di ansia sociale ha infatti predetto la presenza di sintomi collegabili all’ alcolismo in maniera nettamente superiore rispetto agli altri disturbi d’ansia. In aggiunta, questa tipologia di distubo è risultata correlata a un più alto rischio di sviluppare successivamente una dipendenza da alcol. Non è stato lo stesso per gli altri disturbi d’ansia.

In conclusione

Questi risultati suggeriscono che gli interventi tesi alla prevenzione o al trattamento dell’ ansia socialepotrebbero avere un ulteriore effetto benefico nella prevenzione dell’ alcolismo.

Secondo i ricercatori, è fondamentale riconoscere che molti individui che soffrono di questa tipologia di disturbo non sono in trattamento: questo vuol dire che abbiamo un potenziale sottoutilizzato, non solo per la riduzione dell’enorme quantità di diagnosi di ansia sociale, ma anche per la prevenzione di problemi relativi all’ alcolismo in comorbilità con tale disturbo.

A tal proposito, la terapia cognitivo-comportamentale e le sue esposizioni controllate alle situazioni temute ha mostrato ottimi risultati.

 

Incontro a Trieste per i 40 anni del primo club degli alcolisti in trattamento (CAT) in 9 novembre 2019

Alcol, anche quello passivo fa male

Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?

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