Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine

Alcolismo e Sindrome di Confine:

Il cosiddetto paziente di confine così come è stato definito da alcuni autori ( Kamber Grinker, e Stone) usa frequentemente l’alcol come automedicazione.

I pazienti, sono diagnosticati come soggetti affetti da disturbi di confine della personalità in DSM-III e sono caratterizzati dall’ incapacità a dominare gli impulsi; relazioni interpersonali, collera ingiustificate e intensa mancanza di auto , sono autolesionisti e sono afflitti da depressione cronica, vacuità, noia, solitudine e ansia.

In pazienti di questo genere ènecessario affrontare direttamente l’alcolismo.

Può essere efficace l’uso di piccole dosi  di Tioridazina da 50-100 mg al giorno da sola o in combinazione con altri antidepressivi e unicamente a un trattamento psicoterapeutico.

Entrare a far parte di AA può soddisfare alcuni dei bisogni di tendenza di questi pazienti, può migliorare la relazione interpersonale e ridurre la sensazione di solitudine contribuendo così ad affrontare l’alcolismo.

Che paziente di confine non consuma più l’alcool si evidenziano i gravi difetti del suo ego.

Gli alcolisti primari al contrario hanno di solito un Ego integro ed efficace, quando non bevono.

Dopo il trattamento dell’alcolismo necessario per questi pazienti di confine una terapia psicoterapia prolungata.

Tratto da: Sheldon Zimberg- La cura clinica dell’alcolismo (1982)- Ferro Edizioni Milano 1984

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista

 

Le Malattie dell’alcol: l’invecchiamento precoce dell’alcolista

Invecchiamento dell’alcolista

Un invecchiamento generale più rapido accompagna regolarmente il bere problematico e l’alcolismo.

A volte l’alcolismo può essere diagnosticato a prima vista dall’aspetto invecchiato dell’ ammalato che in effetti è ancora giovane.

Invecchiamento rapido, i cambiamenti cutanei e l’aspetto trasandato spesso conferiscono al comportamento dell’alcolista un tono particolare che viene chiamato stile etilico  di comportamento.

Altre lesioni nervose

Le lesioni del sistema nervoso, oltre a quelle menzionate nel capitolo dei disturbi psichici, sono relativamente frequenti nell’alcolista.

La lesione più frequente consiste nella atrofia  (il raggrinzimento) nervosa che comporta un allargamento degli spazi e della cavità del cervello, occupati dal liquido cerebrale.

Questo si può osservare nella radiografia, sei liquido cerebrale viene precedentemente estratto e sostituito con l’aria (pneumoencefalografia).

Gli spazi cerebrali allargati si possono evidenziare anche con gli ultrasuoni (encefalografia) o con un metodo più moderno, la cosiddetta termografia assiale computerizzata del cervello (TAC).

Le lesioni possono essere riscontrate anche nel  cervelletto atrofia del cervelletto e nel midollo spinale.

Nell’alcolista possono sopraggiungere anche raccolte emorragiche sotto la membrana meningea esterna della dura madre (ematoma subdurale).

In conclusione a qualcosa tutte le lesioni fisiche psichiche dell’alcolista si può dire che non si tratta di alcolismo, di questo legame specifico che si instaura qua fra l’alcolista ed il suo bere, ma delle conseguenze del bere e del alcolismo.

Oggi molte di queste complicazioni dell’ alcolismo possono essere curate molto meglio di una volta se l’alcolista viene tempestivamente inserito nel trattamento.

Con la cura delle complicazioni non si è fatto niente per alcolismo, e l’alcolista, deve simultaneamente alla cura essere inserito con la famiglia nei Club degli Alcolisti in Trattamento.

 

Tratto da: Vladimi HudolinVincere l’Alcolismo– una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico spesso sottovalutato. La necessita di conoscere ciò che si deve sconfiggere- PIEMME 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

Le Malattie dell’alcol: lo Stato di Ebbrezza Patologica

Le Malattie dell’alcol: la Sindrome di Confine

 

Le Malattie dell’alcol: l’allucinosi nell’alcolista

Allucinosi dell’alcolista.

Alterazioni Nervose e psichiche in conseguenza all’alcolismo.

Si tratta di una grave malattia psichica che insorge nell’alcolista.

La malattia accompagnata da sgradevole allucinazioni visive  e soprattutto uditive.

Il malato in genere sente voci alle quali non può restare indifferente, perché lo minacciano i vari modi.

Le allucinazioni possono accompagnarsi anche ad altre turbe psichiche.

Questa malattia va curata in ospedale.

A volte si registrano miglioramenti relativamente rapidi, ma In altri casi i danni psichici possono persistere definitivamente.

Alcuni pensano che l’allucinosi appartenga al gruppo della schizofrenia e pertanto non sarebbe da includere tra le complicazioni alcoliche.

Altri pensano che una parte delle cosiddette allucinosi alcoliche sia dovuto lesioni organiche del cervello.

 

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessita di conoscrere ciò che si deve sconfiggere – Vladimir Hudolin – PIEMME edizioni 1993

 

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione 

l’allucinosi dell’alcolista

Le Malattie dell’alcol: la gelosia e la psicosi di persecuzione

Alterazioni nervose e psichiche in conseguenza dell’alcolismo.

La gelosia dell’alcolista.

È una complicazione molto frequente dell’alcolismo.

Si può dire che un sentimento di gelosia caratteristico dell’alcolista: la gelosia patologica dell’alcolista finisce per trasformarsi qualche volta in vera e propria malattia psichica.

Ciò rende impossibile la vita di lavoro sia lo stesso alcolista sia ai membri della sua famiglia.

Aggressioni alla moglie, causate dalla gelosia, assumono forme veramente assurde spesso impossibili da sopportare, le quali possono anche arrivare ad attacchi fisici alle persone all’omicidio.

La gelosia dell’alcolista spesso è la causa principale è la dissoluzione della sua famiglia, tanto è vero che, quando l’ammalato smette di bere,, la situazione di solito migliora notevolmente.

La psicosi di persecuzione.

A volte, però, la gelosia patologica, nonostante l’ammalato abbia smesso di bere, sfocia in una grave alterazione psichica di carattere durevole, che prende la forma di psicosi paranoide (delirio di persecuzione).

Vi sono altre forme di gelosia, che possono essere infantili ed irreali, ad esempio quando l’alcolista accusa la moglie, anziane ammalata, di adulterio e con ogni persona che incontra per caso.

Si tratta di solito delle cosiddette idee di persecuzione ( idee paranoidi).

Il malato Infatti sospetta di chiunque lo circondi, sviluppando la costante paura di essere perseguitato, di essere ucciso da qualcuno e così via.

Quando si arriva ad uno stadio così grave, di solito la completa guarigione non è più possibile.

Nei casi più gravi è urgente un trattamento ospedaliero ed una sorveglianza assidua, poiché l’ammalato può essere pericoloso per se stesso e per quanti lo circondano.

 

Tratto da: Vincere l’Alcolismo- una moltitudine di esistenze bruciate, la pace perduta di molte famiglie, un nemico troppo spesso sottovalutato. La necessità di conoscere ciò che si deve sconfiggere Vladimir Hudolin.

 

Le Malattie dell’alcol: la psicosi di Korsakoff

 

gelosia dell’alcolista la psicosi di persecuzione di solito la completa guarigione non è più possibile.

Perchè bisogna scrivere sull’Alcolismo di V. Hudolin (1981)

Breve conversazione con il Lettore…

'Perchè bisogna scrivere sull'Alcolismo' è stato l'inizio del lavoro del Prof. Vladimir Hudolin del suo Libro 'Alcolismo' (Alkohlizam di Vladimir Hudolin- a cura della Jugoslavenska Medicinska Naklada Bibilioteka), ho voluto riportare il testo integrale e senza correzioni del suo pensiero del 1980. Si arrivò alla X edizione ovviamente sempre riveduta ed aggiornata. Il libro è pressochè introvabile.
Un attento e preparato lettore può notare come il 'disturbo da abuso di sotanze alcoliche' possa essere superatoefficacemente solo attraverso il cambiamento degli stili di vita.

Leggendo con attenzione si riscoprono ancora gli embrioni della lotta al disturbo da abuso di sonstanze alcoliche (alcolismo) ancora tristemente attuali…


Alcolismo di Vladimir Hudolin
Il lavoro denominato ‘Alcolismo di Vladimir Hudolin’ fu edito prima in lingua Croata e successivamente anche in lingua italiana. Arrivò allla X edizione.

L’alcolismo ed i molteplici problemi, connessi con il consumo di bevande alcoliche, risultano infatti, oggi, ancora più complessi per la medicina sociale.

L’alcolismo rappresenta la terza malattia per il numero di colpiti, preceduta soltanto dalle malattie cardiovascolari e dei tumori maligni, rispettivamente il primo e secondo posto.

Anche per quanto riguarda la mortalità l’alcolismo in alcuni paesi si trova al terzo posto.

In questa edizione, come nelle precedente devo scusarmi per un certo anacronismo dal momento che, come autore, nell’introduzione discuto con i miei lettori.

Sarebbe stato meglio permettere al lettore di valutare criticamente il contenuto del libro senza che l’autore ponendosi sulle difensive fin dall’inizio potesse influenzarne il giudizio.

Questo modo di scrivere è in parte determinato del timore di una possibile avversione iniziale del lettore.

Tra l’altro l’alcolista che leggerà questo libro certamente dirà che il suo consumo di bevande alcoliche moderato, permesso, accettato o come l’interessato spesso afferma: normale.

Le persone guardano in questa guisa il proprio consumo alcolico per cui se non ci fosse possibilità di discussione, molti riterrebbero immutata la propria opinione.

Infatti consumo di bevande alcoliche talmente legato alla vita di ogni giorno che uno si sente aggredito quasi personalmente quando se ne critica il bere e l’abitudine relativa.

Rifiutare l’offerta di un bicchiere viene considerato come un’offesa personale, per cui ho ritenuto indispensabile fin dall’inizio prendere una chiara posizione di fronte al consumo delle bevande alcoliche.

Noi abbiamo accettato le norme comportamentali secondo le quali viene data una completa libertà di bere, mentre ci siamo del tutto scordati l’effetto per alcolista che  molte volte non può far conto sulla libertà di non bere e ciò spesso comporta gravi difficoltà all’alcolista, sprattutto nella fase iniziale della sua separazione dall’alcol, quando viene meno il consenso sociale a iniziare una nuova vita in astinenza.

E’ quasi impossibile scrivere sull’alcolismo e omettere di parlare delle bevande alcoliche e del ‘consumo moderato normale’ perché nonostante tutto non esiste alcolismo senza Alcol non esistono alcolisti senza consumatore moderati.

Credo che ognuno abbia sentito parlare dei danni che il bere e la malattia alcolica causano al singolo e alla società, ma pochi però conoscono la vera portata del pericolo del ‘bere moderato’.

Si afferma spesso che viene data troppa importanza ma vediamo se è proprio così.

Quando ho cominciato a scrivere su questo argomento avevo in mente prima di tutto, la prevenzione e poi la lotta contro l’alcolismo e la cura degli alcolisti.

Questa vuole essere, precisazione, quanto mai opportuna, onde evitare ogni possibile malinteso con i lettori.

Non vorrei che qualcuno pensasse che scrivo con l’intenzione di proporre il divieto al di consumo di bevande alcoliche.

Spetta eventualmente agli organi dello Stato e non a noi, nel corso del nostro colloquio, risolvere il problema che sia necessario oppure no proibire l’uso delle bevande alcoliche.

Leggendo il titolo, saranno, probabilmente in molti ad avere un gesto di stizza ed a  sospirare: ‘ancora un opuscolo sull’alcolismo!’.

A me sembra invece che si scriva e si discute troppo poco su questo problema e, come si può vedere, già all’inizio della nostra conversazione si accende la polemica.

Alcuni cominciano a bere già durante la gestazione poiché l’alcol arrivano valore attraverso il sangue della madre che durante la gravidanza beve..
tutti noi facciamo la nostra conoscenza con l’alcol fin dai primi giorni di vita da quando ci si trova dove a partecipare, sia pure marginalmente, al bere in famiglia e ai brindisi degli amici che festeggiano la nostra nascita.

Questa nostra partecipazione al bere continua per tutta la vita.

Qualche volta il contatto con il bere non è solamente marginale se qualcuno dei festeggiati o dei familiari talvolta trovo opportuno un ‘assaggio‘ anche al neonato.

Vorrei pertanto chiarire qualche opinione sul problema avanzata da alcuni autori in base alle ultime ricerche.

E’ stato delle vericato che anche il bere moderato della gestante nei primi mesi di gravidanza può risultare pericoloso per il bambino poiché, a volte può provocare lesioni fetali che rientrano in quella sindrome denominata ‘fetopatia alcolica’ oppure ‘embriopatia alcolica’.

Vorrei porre alcune domande sull’alcolismo che forse potranno interessare il lettore e lo potranno indurre a leggere attentamente questo libro.

Cercherò inoltre le risposte da dare in base alle dimostrazioni scientifiche su pericolo e sul danno che può comportare il bere alcolico fino ad arrivare all’alcolismo, inteso quale conseguenza di Maggiore entità.

Il lettore dovrà puoi aver chiaro il proprio punto di vista.
Alla maggior parte delle persone non fa difetto tanto la conoscenza sulla pericolosità dell’alcol quanto una presa di posizione di un comportamento risoluto nei confronti delle bevande alcoliche.

Questo libro intende in tal caso motivare il lettore a rivedere la sua posizione.

Il Libro dovrebbe avere un ruolo educativo per il lettore con particolare riguardo l’educazione sociale sanitaria. La sola lettura del libro può non essere sufficiente per indurre un cambiamento comportamentale, per cui proporei ai lettori di visitare anche uno dei club più vicini degli Alcolisti Trattamento, dove potrà verificare ciò che in questo libro ho cercato di esporre.

La visita Club degli alcolisti in trattamento è utile a tutti i lettori siano essi consumatori moderati che alcolisti.

Il lavoro scientifico nel campo dell’alcolismo è sempre più ampio e i dati in proposito sono sempre più ricchi.

Nel momento in cui scrivo sia sicuramente giunti a nuove conoscenze sull’alcolismo necessario inserire continuamente nuove acquisizioni scientifiche nel nostro lavoro quotidiano. Il libro dovrebbe perseguire anche questa finalità.

Non vorrei però che quando sto’ affermando avesse un carattere puramente propagandistico.

Tutti sanno che la propaganda è una cosa strana e spesso ognuno di noi la concepisce a suo modo.

Questo fatto è illustrato bene dal racconto del ‘pescatore di Filadelfia’.

Si narra  che costui avesse scritto sopra il suo negozio ‘Qui si vende pesce fresco‘ e presto però i clienti uno dopo l’altro cominciarono a discutere sulla scritta sostenendo che alcune delle parti era superflua.  Così per  successive modifiche dalla scritta ‘si vende pesce fresco‘,  si arrivò a ‘si vende pesce‘ e poi solo ‘pesce‘. Uno dei clienti ritenne che nemmeno indicazione ‘pesce’ fosse necessaria perché si sentiva la puzza a km di distanza ed era possibile sapere che lì si vendeva pesce.

Questo esempio, forse anche banale, dimostra chiaramente quanto sia difficile valutare quali dati abbiano essere riportati in un libro come questo che tratta dell’alcolismo.

A un determinato lettore i dati esposti potrebbero essere più o meno noti, mentre ad un altro andrebbero invece offerte conoscenza maggiore di quelle esposte dall’autore.

Non desidererei che la lettura di questo mio libro forse limitata solamente alla parola ‘alcolismo‘ per il fatto che come era accaduto ai critici della scritta del negozio di pesce, dell’alcolismo ormai si suppone di sapere tutto.

E’ particolarmente difficile scrivere opere di questo genere poiché in un libro, concepito con finalità didattiche-scientifiche, bisogna esporre chiaramente e in modo accessibile a tutti, anche le più recenti conquiste in campo scientifico, a volte non ancora perfettamente note nemmeno agli addetti ai lavori e pertanto non universalmente accettate.

Chiunque intraprenda un lavoro didattico-scientifico deve tuttavia essere preparato alla critica e a rischio di non riuscire a riscuotere in ogni caso il consenso generale.

Io pure corro questo rischio!

Devo dire però che mi trovo in una posizione di relativo vantaggio rispetto a molti miei predecessori, poiché la soddisfazione sui volti dei bambini e quelle di molte famiglie in trattamento che vivono la vita in subrietà e inseriti nella società, mi ricompensa concretamente per tutti i dispiaceri e le difficoltà che ho avuto in questo lavoro.

Il modo con il quale vengono descritti l’Alcolismo e la lotta ingaggiata da tempo contro di esso sono il risultato di alcuni miei pensieri, maturati durante gli ultimi 35 anni e assunti come concetti basilari per lo sviluppo dei programmi comunali, rivolti al controllo dei problemi alcolcorrelati.

Alcolismo di Vladimir Hudolin
Rifiutare l’offerta di un bicchiere viene considerato come un’offesa personale, per cui ho ritenuto indispensabile fin dall’inizio prendere una chiara posizione di fronte al consumo delle bevande alcoliche.

Detti programmi attualmente confluiscono nei programmi comunali per la protezione e miglioramento della salute mentale in generale.

Nell’ulteriore elaborazione della mia concezione sono stato coadiuvato dai miei collaboratori, da vari altri operatori sociali, da professionisti ma anche da alcolisti ed alle loro famiglie.

Una particolare cooperazione ed un costante apporto cui provengono dai ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’ che assieme ai miei collaboratori o ha costruito ancora nel 1964.

Desidero sottolineare la collaborazione dell’ assistente sociale Alemek, la quale fin dall’inizio ha collaborato alla costituzione dei ‘Club degli Alcolisti in Trattamento’ e quella del dottor Branco Lang, che fino ad oggi è rimasto mia collaboratore ed amico insieme a tanti altri.

Sull’alcolismo e sul bere esistono molti pregiudizi.

Da una parte molto diffusa la credenza che l’alcol non sia poi tanto pericoloso e dall’altra si dice che all’alcolista non si può dare l’aiuto per il fatto che

‘una volta alcolista, egli è destinato a rimanere permanentemente alcolista.

E’ necessario ora dire che consumo degli alcolici con porta spesso difficoltà e gravi danni al singolo, alla sua famiglia e dalla società, al punto che il bere può essere pericoloso anche in assenza di una vera e propria malattia alcolica.

D’altronde l’alcolista può essere trattato con successo e riabilitato se viene intrapreso tempestivamente anche un adeguato trattamento familiare e i risultati sono spesso migliori di quelli che si conseguono nella cura di altre malattia croniche.

Leggi anche le 12 domande sull’Alcolismo del Prof. Vladimir Hudolin nel 1981

Approcio Ecologico Sociale

Spiritualità Antropologica-Prof. Hudolin

Cosa sono i Club Acat

L’elemento fondante del metodo del Prof. Hudolin per i problemi alcolcorrelati e complessi si basa sul lavoro delle famiglie nei club.

Il Prof. Vladimir Hudolin, psichiatra croato, ha sintetizzato un ‘metodo’ contro l’alcolismo che principalmente si pone l’obbiettivo di ‘fare smettere di bere’ ma, come fine ultimo, quello di proseguire nel suo percorso interiore di sobrietà permanente per tutta la famiglia.

L’obbiettivo è quello di smettere per sempre di bere e di assumere sonstanze psicotrope che troppo spesso sono associate all’alcol.

I club sono frequentati  dagli alcolisti e dale famiglie degli alcolisti insieme. Un insieme di Club del territorio si riuniscono in un ACAT.

I club si basano su un principio ecologico-sociale, dinamico e aperto ai cambiamenti, che si modifica continuamente, configurandosi in una longitudinale dinamica di sviluppo.

Lo sviluppo dei club è condizionato dalla necessità di trovare un modo più efficace di trattare le famiglie nel cui ambito insorgono problemi alcolcorrelati e complessi.

La bibliografia presenta quasi 50 differenti approci oggi e il metodo Hudolin è solo uno di questi.

L’approccio ecologico sociale è molto dinamico, e cambia sotto l’influenza di un gran numero di fattori esterni, tenuti in base a:

  • ricerche scientifiche
  • la legislazione sanitaria
  • le condizioni politiche sociali
  • le esperienze pratiche (principalmente).

Anche se necessario, il coordinamento del lavoro dei club degli alcolisti in trattamento incontra numerose e varie difficoltà.

I Cat (Club degli alcolisti in trattamento) sono concepiti come comunità multifamiliari composte da un numero massimo di 12 famiglie in continuo cambiamento dello stile di vita, di crescita.

Si deve ricordare che il CAT viene sottoposto a una suddivisione dopo l’entrata della tredicesima famiglia.

L’autonomia dei club non può causare una serie di problemi concernenti i rapporti con l’associazione della quale i Club fanno parte e con i servizi pubblici con i quali devono collaborare.

Azioni pubbliche e private cercano spesso di prevaricare club.

Nonostante tutto questo l’autonomia dei club è una condizione preliminare fondamnetale per la sua attività, per la crescita e la maturazione delle famiglie che ne fanno parte.

Crescita e maturazione dell’alcolista e della sua famiglia cominciano nel club, ma si realizzano a casa e nell’ambito della comunità locale, gli operatori pubblici, le famiglie stesse, tendono spesso a trasformare i club in un gruppo chiuso in cui si organizza la cura.

La riabilitazione dipende in parte della Formazione classica e dell’atteggiamento dei quadri medici e dalla cultura sanitaria prevalente nella comunità territoriale.

I club sono comunità che riuniscono persone e famiglie differenti per sesso, età, educazione, professione, comportamento verso gli alcolici e gli stili di vita.

E’comune a tutti i membri del club solamente il problema alcol.

Alcuni pensano che i club andrebbero organizzati in base alla caratteristica predeterminante dei membri e del livello sociale di essi: questo è un errore in quanto la società deve essere il più possibile rppresentata all’interno del metodo e dei club.

Il club deve essere una esperienza reale, multifamiliare, di confronto.

Come base a un concetto che vede i problemi alcol-correlati come tipi di comportamento diversi, differenti, difficoltà causate da relazione difficile da interazioni di sistemi ecologici nella famiglia, nella comunità locale e nel gruppo di lavoro.

Ne segue che l’intero sistema, nel cui ambito rientra l’alcolista, deve fare parte del trattamento, non perché costituito da malati alienati, ma come parte della Comunità a pieno diritto.

Secondo la teoria ecologico sociale, il consumo degli alcolici è un tipo di comportamento.

È più facile, sia per gli operatori professionali preparati in modo tradizionale che per le famiglie, accettare il concetto dell’alcolismo come malattia.

Questo atteggiamento libera da ogni responsabilità e riduce al minimo la partecipazione attiva al trattamento.

Per questa ragione il termine terapeuta all’inizio veniva usato ma sostituito poi da servitore insegnante del Club.

Il termine terapeuta venne abbandonato in quanto non  ci fu la necessità di curare nulla in quanto l’alcolismo non viene definito come malattia ma come disturbo del comportamento.

I Club sono organizzati a scopo di realizzare e psichiatrizzare il trattamento è di assicurare una libera crescita e maturazione di tutti i membri.

Il servitore insegnante come catalizzatore può aiutare e facilitare il processo di cambiamento del comportamento del famiglia ma non può curare le malattie indotte e secondarie causate dall’alcolismo.

Il Club si riunisce una volta alla settimana, di regola per 1 ora e mezza.

A turno i membri parlano e dicono cio che vogliono ed eventualmente alla fine del loro intervento gli altri membri interagiscono se lo credono opportuno.

Un membro alla volta, a turno, stila il verbale della seduta dove si segnano i presenti e gli argomenti principali che servira eventualmente come traccia per il conduttore la volta seguente.

Chi scrive il verbale ha facoltà di gestire sequenza e tempi del club successivo e si definisce il ‘Conduttore’.

Il verbale è un forte catalizzatore del processo di maturazione della persona (ai Club il verbale si redige a rotazione).

I club possono essere composti da massimo 12 famiglie, oltre è necessaria la divisione in due club di  famiglie pronte per crescere ancora a 12.

Dove sono i Club

 Il Club è… parte I°

I Club degli Alcolisti: istruzioni per l’uso parte II°

 

 

La Tolleranza all’alcool

La tolleranza all’alcool

La tolleranza può essere riferita una condizione di resistenza fisica e psichica: agli stress psichici oppure resistenza allo sforzo lavorativo, agonistico, sportivo ovvero sostanze come l’alcool, i narcotici, alcuni farmaci e così via.

Si parla a volte di massima tolleranza alle frustrazioni al di là della quale, la difesa della personalità cede e si crea un conflitto che finisce con le esprimersi attraverso sintomi psichici.

Il cambiamento della tolleranza  avviene anche per motivi fisici quale un cambiamento del metabolismo o, per quanto riguarda una diminuita tolleranza verso l’alcol in alcuni soggetti, la presenza ad esempio, di lesioni cerebrali.

La tolleranza di solito dipende da una serie di fattori e nel corso della vita può aumentare o diminuire.

La tolleranza all’alcool anche delle persone normali può essere soggetta a variazioni.

È noto che alcune persone, talora sopportano anche notevoli quantità di alcool senza peraltro dimostrare evidenti segni di ubriachezza; mentre al contrario possono versare in stato di ubriachezza dopo aver assunto quantità relativamente piccole.

La diversa tolleranza all’alcol nelle persone normalmente sane è legata cause per ora sconosciute probabilmente costituzionali ed ereditarie.

Potrebbe forse risultare importante la struttura congenita della barriera ematoencefalica.

Cioè di quella particolare membrana che separa il cervello dal sangue che vi circola, nel corso dello sviluppo dell’alcolismo si distinguono in ogni caso alcune fasi nelle quali la tolleranza all’alcol si modifica gradualmente.

Nella fase del consumo sociale si verifica un processo di graduale associazione all’alcol è un progressivo aumento della tolleranza ad esso.

La tolleranza dipende dalla quantità e dal modo in cui viene ingerito l’alcool.

In seguito prendi inizio la fase della malattia alcoliche durante la quale la tolleranza all’alcol resta a lungo invariata.

Alcuni autori sostengono che la tolleranza aumenta nell’alcolista grazie ad un meccanismo di ingrandimento del fegato- ipertrofia 3visto che la trasformazione dell’alcol avviene per mezzo di alcuni enzimi alcoldeidrogenasi, catalasi, MEOS, presenti principalmente nel fegato.

È ovvio che in un fegato grande ce ne sono quantitativamente di più che non in un fegato ridotto di volume come avviene ad esempio nella fase avanzata della cirrosi epatica.

Secondo questa stessa teoria la tolleranza dell’alcool comincerebbe a diminuire quando il fegato diventa più piccolo come nel caso della cirrosi alcolica.

Il segno della diminuzione della tolleranza all’alcol e un sintomo chiaro di uno stato avanzato dell’alcolismo.

Intolleranza all’alcool si riscontra nelle fasi finali dell’ alcolismo quando gli ammalati su ubriacano già dopo una modestissima quantità di bevande alcoliche.

È caratteristico che gli ammalati in questa fase davanti al medico neghino il loro alcolismo e lamentino vari disturbi somatici che sono in verità conseguenze dirette dello stesso.

L’alcolismo come problema personale viene rifiutato da questi ammalati che lo si assimilano invece ad uno stato di debolezza fisica generale: ‘sono così debole dottore che sono ubriaco dopo un bicchiere di vino’.

La tolleranza all’alcol può invece cambiare in seguito a gravi lesioni cerebrali traumatiche infiammatorie o di altra natura.

Probabilmente la causa è dovuta al fatto che tali lesioni danneggiano anche la barriera ematoencefalica per cui l’alcol penetra in notevole concentrazione e con rapidità nelle parti più profonde del cervello magari insieme ad altri prodotti tossici.

Le persone che hanno superato un trauma o un processo morboso anche lieve devono essere avvertiti di questa possibilità poiché in questi casi anche piccolissime quantità di alcol possono portare turbe psichiche acute e molto gravi e talvolta anche attacchi epilettici.

Si può riprodurre una simile intolleranza all’alcool anche negli animali da esperimento dopo averne in precedenza organizzata la barriera ematoencefalica.

Le persone che hanno avuto un grave trauma o una grave malattia il cervello è meglio consigliare una astinenza permanente all’uso di bevande alcoliche.

Tratto da ‘ALCOLISMO’ di V. Hudolin II versione italiana tratta dalla X edizione Yugoslava- Udine 1985

 

Tolleranza all’alcol: fare attenzione

Approcio Ecologico Sociale (Ecologia Sociale)

L’approccio Ecologico Sociale (Ecologia Sociale) vuole dire vedere l’uomo sempre e comunque calato nella sua realtà più ampia.

Approcio Ecologico Sociale

A partire dalla propria famiglia per comprendere tutta la rete di relazioni significative che lo rendono parte unica ed insostituibile della propria comunità.

Vuol dire sentirsi assieme in una grande Arca, dove ciascuno esiste tanto quanto esistono gli altri, dove ciascuno è un po responsabile per tutti e tutti sono responsabili per lui.

Dove l’indifferenza e l’egoismo, ma anche la solitudine, la mancanza di emozioni e di valori, sono i nostri peggiori nemici.

Un’Arca dove quello che accade anche al mio vicino, dove il mio cambiamento esiste se c’è il tuo, dove nessuno è un’isola, mai.

Un’Arca che crede in noi, sempre!

Dopo gli anni ’90 il concetto di Arca si è evoluto ed è stato rappresentato come ‘La Società’.

La Società è un ambiente liquido che si trasforma continuamente per mezzo dei continui cambiamenti delle persone che la compongono.

Il concetto di Arca abbandona le radici Mediterranee-Cristiane per evolversi in Cultura Indo-Europea nel concetto di ‘Sii il cambiamento che vuoi che avvenga’ di chiara estrazione Buddhista.

Ma il concetto importante che deve rimanere è che:

‘l’uomo ha la possibilità di cambiare il mondo,

un passo alla volta

iniziando da subito

lui stesso’.

Leggi anche: Spiritualità Antropologica

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: Il Modello Morale

I principali modelli teorici per i problemi alcolcorrelati: approcio familiare sistemico